All’Einstein College di New York un team di ricercatori ha messo in corrispondenza il mal di testa e i disturbi cardiovascolari, ipotizzando un collegamento diretto tra emicrania ed infarti. Le analisi dei casi di più di 11mila pazienti, hanno confermato l’ipotesi: chi soffre di mal di testa ha il doppio delle probabilità di subire un attacco di cuore rispetto a chi non ne soffre.
I risultati dell’indagine sono stati pubblicati sulla rivista Neurology proprio per l’importanza che la scoperta riveste sia per chi soffre di emicrania ricorrente che per l’alto numero di persone che soffrono di disturbi cardiovascolari.
L’emicrania, disturbo molto diffuso, che colpisce soprattutto le donne, è quindi un campanello d’allarme per le malattie cardiovascolari e chi ne soffre farebbe bene a controllare di tanto in tanto la pressione, il cuore e anche i livelli di colesterolo.
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Non è solo un modo di dire, la scienza ne parla con dettaglio perché esiste e può uccidere: è un vero e proprio disturbo clinico provocato dall’emotività e può derivare dalle situazioni più disparate, come per esempio un lutto, una delusione d’amore, un dispiacere acuto, la paura paralizzante di affrontare alcune situazioni.
I sintomi ricordano molto quelli dell’infarto, ma appunto non dipende dall’occlusione delle arterie quanto invece da uno stato emotivo che blocca le funzionalità cardiache. Scott Sharkey, cardiologo al Minneapolis Heart Institute, chiama la sindrome ”Una concussione cardiaca, un vero infarto scatenato da stress ed emozioni acute invece che da un’arteria bloccata“.
Secondo i risultati di alcuni studi recenti, gli esperti sono tutti d’accordo: la sindrome va trattata con cautela ed in modo appropriato, senza sottovalutarla. Secondo le ultime stime, tra l’1 e il 2% dei pazienti ricoverati per un infarto sono in realtà colpiti da “sindrome del cuore spezzato”, con una percentuale che sale addirittura al 6% tra le donne e in particolare quelle già in menopausa. Di solito i pazienti si riprendono in fretta dall’episodio, ma in alcuni rari casi la sindrome può essere letale e nel 10% dei casi è recidiva, ossia i sintomi si ripresentano.

Sappiamo che dentro di noi convivono i due fratelli antagonisti, dal cui equilibrio dipende la salute del nostro cuore: sono il colesterolo buono e quello cattivo, a cui recentemente sembra essersi aggiunto un fratello, il terzo colesterolo.
Del buono non ci curiamo, ma cosa possiamo fare per tenere sotto controllo il colesterolo cattivo? Mangiare tanti legumi, e mangiarne un po’ ogni giorno. Fagioli, ceci, fave, soia, piselli sono stati presi in analisi da due diversi gruppi di studio.
Il primo studio, pubblicato sul British Journal of Nutrition ha decretato che il potere di ridurre i livelli di colesterolo totale appartiene alle arachidi, mentre sono i fagioli bianchi i legumi più potenti contro LDL, il colesterolo cattivo.
Il secondo studio, pubblicato sulla rivista Nutrition Metabolism and Cardiovascular Diseases, ha analizzato i dati di 10 studi clinici, su 270 pazienti, per arrivare a stabilire che il consumo quotidiano di 80-140 grammi di legumi, a scelta tra lenticchie, piselli, fagioli o fave, per almeno 3 settimane, riduce i livelli del colesterolo cattivo di circa 8mg/dl.
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Vi sembrerà bizzarra l’associazione di idee, ma se avete trascorso sui banchi di scuola almeno otto anni avete meno probabilità di soffrire di cuore. È quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista Heart che ha messo a confronto 12000 infartuati e 14000 persone sane in 52 stati diversi.
Fino ad ora le variabili prese in considerazione erano lo stile di vita inteso come alimentazione, fumo, alcol, ma anche livelli socioeconomici e tipo di lavoro. Adesso c’è un elemento in più, secondo i ricercatori svedesi che hanno rivelato come la scuola possa influire sullo stato di salute futuro.
I motivi sono ancora da indagare ma si ipotizza che una persona più istruita sia più attenta alle problematiche legate a stile di vita e cattiva salute ed essendo più informata è anche più consapevole delle proprie scelte. I dati sono certo notevoli: chi è andato a scuola per meno di otto anno rischia il 30% in più di avere un infarto. Faticate a crederlo anche voi?
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C’è una cosa che gli inglesi amano più di tutto, e non è il gossip sulla casa reale e la Regina. E’ il burro, concentrato di grassi saturi che dà sapore ai cibi e ingrassa la fetta di pane, con gravi danni al sistema cardiocircolatorio degli inglesi.
Secondo Shyam Kolvekar, chirurgo dell’università del College Hospital di Londra il burro dovrebbe essere bandito dalla tavola degli inglesi, per essere sostituito con la margarina o altri derivati: ciò salverebbe tanti inglesi da infarti e problemi cardiocircolatori.
In Inghilterra ci sono persone che a causa dell’alimentazione sbagliata hanno bisogno di un bypass a 30 anni e la percentuale delle persone che consuma grassi saturi fuori controllo è elevatissima: il 90% dei bambini, l’88% degli uomini e l’83% delle donne. Bandire il burro dalle tavole di Londra sembra essere l’unico modo per far fronte ai problemi di salute degli inglesi, che, a quanto pare, non riescono a smettere col burro e hanno bisogno di un’imposizione che lo vieti.
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Ai due noti fratelli responsabili della salute del cuore, il colesterolo buono e il colesterolo cattivo, si aggiunge adesso un terzo colesterolo, dovuto ad un livello alto di lipoproteina A nel sangue, che aumenta notevolemente il rischio di infarto.
Questo è quanto riporta una ricerca internazionale pubblicata sul New England Journal of Medicine, che ha analizzato il patrimonio genetico di circa 16.000 cittadini europei. Secondo lo studio un aumento della lipoproteina A può essere responsabile dell’insorgere di malattie coronariche e la variante è presente in 1 soggetto ogni 6 circa.
Lo studio, chiamato Procardis, è stato realizzato dall’Istituto Mario Negri di Milano, in collaborazione con il Wellcome Trust Centre e la Clinical Trials Service Unit di Oxford, il Karolinska Institute di Stoccolma e l’Università tedesca di Munster.
Il colesterolo causato dalla lipoproteina A è comunque meno dannoso rispetto al colesterolo cattivo, ma a nulla sembrano valere per fermare questo moderno colesterolo l’esercizio fisico ed uno stile di vita sano. Tuttavia, la scoperta apre un importante filone di ricerca e di indagine per quanto riguarda le malattie cardiovascolari.
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Al ritorno dalle vacanze, per smaltire quei due chili di troppo, più o meno tutti ricorriamo alla dieta fai-da-te, eliminando dalla dieta pane, pasta e carboidrati in genere, perchè il buon senso ci insegna che questo è il modo più veloce per perdere i chili in eccesso.
Bisogna però fare attenzione perchè insieme ai chili estivi potreste perdere anche la salute, perchè la mancanza di carboidrati influisce sul sistema cardiovascolare. A lanciare l’allarme sulle diete fai-da-te sono i ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center negli USA, secondo i quali un’alimentazione priva di carboidrati aumenta il rischio di arteriosclerosi, ictus e infarto.
Secondo lo stesso studio poi, i rischi della dieta senza carboidrati ci sono, ma non sono facilmente visibili dagli esami del sangue perchè i valori rimangono inalterati e le conseguenze non sono immediatamente visibili.
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Se tutti conosciamo per esperienza i benefici immediati del cioccolato, sia esso fondente o al latte, non tutti siamo a conoscenza degli effetti positivi a lungo termine del cioccolato sul nostro organismo.
Tra gli effetti positivi del cioccolato fondente, c’è quello di ridurre i casi di mortalità nel post-infarto, ovvero di proteggere da complicazioni chi ha già subito un infarto. Lo studio, realizzato dal Karolinska Institute di Stoccolma e pubblicato sul Journal of Internal Medicine, ha tenuto in osservazione circa 1.600 persone di età comrpesa tra 45 e 70 anni, tutti colpiti da uno o più attacchi di cuore.
I ricercatori hanno constatato che per chi ha assunto per almeno due volte alla settimana cioccolato, i rischi di ulteriori complicazioni conseguenti all’infarto, tra cui anche la morte, sono minori rispetto a chi segue un regime alimentare privo di cioccolato.
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Al Sanit, forum internazionale della Salute giunto alla sua sesta edizione, iniziato ieri a Roma, si è parlato del rapporto tra Sport e Medicina, ovvero quanto è importante l’attività fisica nella prevenzione, nella cura e nella riabilitazione dalle malattie.
Durante il convegno dedicato a Sport e Medicina, sono stati enunciati alcuni dati importanti: esercizio fisico e alimentazione corretta prevengono il 70% di casi di cancro al colon, il 70% di casi di ictus e il 90% di casi di diabete di tipo 2.
L’esercizio fisico, inoltre, riduce il rischio di malattie cardiovascolari e ha effetti terapeutici, funzionando come un farmaco che, opportunamente somministrato, garantisce benefici e previene le malattie.
Fare sport migliora la salute, previene le malattie e mette di buonumore, favorendo l’interazione interpersonale e i rapporti sociali. Avvertite un leggero mal di testa? Provate a fare una passeggiata o una serie di addominali invece di ricorrere all’aspirina…
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Se siete tra i fortunati a vivere in una zona in cui si può ancora tranquillamente bere l’ acqua del rubinetto, senza pericoli per la salute derivanti dalla presenza di sostanze nocive, per voi sono in arrivo buone notizie. La composizione in minerali dell’acqua casalinga potrebbe, infatti, influenzare la salute del cuore.
Bere dell’acqua che viene definita dura, entro i limiti standard ovviamente, sembrerebbe proteggere il cuore dagli arresti cardiaci. La ricerca è stata condotta dal Geographical Survey della Finlandia, dopo un’indagine su circa 20000 individui, che avevano già avuto almeno un episodio di attacco al miocardio.
Per ogni unità in più di durezza dell’acqua, la probabilità d’infarto diminuisce dell’1%. Oltre a questa correlazione molto stretta tra durezza e rischio d’infarto, è stata posta molta attenzione anche sui singoli minerali contenuti. Ad esempio per ogni milligrammo di fluoro per litro d’acqua, il rischio d’arresto cardiaco diminiusce addirittura del 3%.
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