I primi segni dell’obesità infantile, e del sovrappeso in età adulta, compaiono nel bambino già a due anni. Questo è quello che sostengono un gruppo di ricercatori della Eastern Virginia Medical School, con uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics.
Secondo il team, che ha studiati i casi di 111 piccoli pazienti, la tendenza ad accumulare grasso inizia sin dalla prima infanzia ed è visibile dalle guance: quelle paffute possono essere un campanello d’allarme per il futuro sviluppo corporeo del bambino.
Della possibilità di sviluppare problemi di sovrappeso ed obesità dovrebbero accorgersi i pediatri, in modo da consigliare alle mamme una dieta indicata per i più piccoli con tendenze ad ingrassare, invece di aspettare l’insorgere di complicazioni. Ma credete davvero sia necessario mettere i bambini di due anni a dieta perché le loro guance sono paffutelle?
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Nella colazione all’inglese c’è un alimento sano e naturale, che fa bene contro l’asma: si tratta del porridge, un composto ottenuto facendo bollire fiocchi d’avena nel latte fresco, che di solito si cosuma freddo.
Un team di ricercatori finlandesi ha condotto uno studio prendendo in analisi i casi di circa 1300 bambini per circa 5 anni. Secondo lo studio, pubblicato sul British Journal of Nutrition, i bambini che fin dall’infanzia hanno mangiato il porridge a colazione, hanno evidenziato minori probabilità di sviluppare l’asma.
L’avena, nota per le sue virtù lenitive ed infiammatorie, avrebbe anche la proprietà di influenzare positivamente il sistema immunitario, e proteggerlo da attacchi esterni o da infiammazioni autoimmuni come allergie o asma.
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A partire dal 1° Gennaio 2010 gli alimenti per bambini saranno più sicuri, grazie ad un codice deontologico al quale le aziende produttrici di prodotti per l’infanzia dovranno attenersi.
Il codice nasce per volontà dell’AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari) al fine di regolamentare i rapporti tra aziende produttrici e mondo scientifico-sanitario. Il codice ha lo scopo di garantire a neonati e bambini un’alimentazione sicura, offrendo sostituti del latte materno di alta qualità, sicuri e certificati, così come garantisce la sicurezza di tutti gli altri alimenti necessari allo svezzamento dei bambini.
Tutte le associazioni promotrici e le istituzioni interessate, si dicono fiduciose e certe che il codice costituisca un primo passo importante nella prevenzione di disturbi alimentari e obesità e nello sviluppo di un regime alimentare sano ed equilibrato fin dalla prima infanzia.
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Secondo in gruppo di ricercatori della Exter University in Gran Bretagna, ricordare la propria infanzia fa bene, perchè tiene la mente attiva ed in allenamento. Il team ha sottoposto ad una serie di test un gruppo di persone tra i 70 e i 90 anni, per indagare il rapporto tra capacità di ricordare ed allenamento del cervello.
Coloro che hanno ricordato in gruppo la proria infanza, che hanno rievocato momenti della propria vita e condiviso ricordi ed emozioni passate, sono riusciti ad accrescere la propria capacità di ricordare di circa il 12%, rispetto a coloro che hanno raccontato la propria vita soltanto agli psicologi, stimolati da un input, da un oggetto o da una domanda.
Secondo lo studio, ricordare i momenti della propria vita, a partire dall’infanzia, se nulla può contro la demenza senile, di certo aiuta nel tenere la mente allenata e serve a trarre il massimo dalle abilità cognitive a disposizione e a immergersi in un momento denso di ricordi piacevoli. Cominciate voi, adesso, a raccontare il vostro ricordo più vecchio.
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Viene prima la mancanza di autostima, che porta a trascurare la cura di sè, o viene prima l’obesità, che porta ad avere poca autostima di se stessi? Uno studio inglese, del King’s College di Londra, pubblicato su BMC Medicine, spiega che è l’autostima ad avere conseguenze sulla scelta del regime alimentare.
Per lo studio sono stati presi in analisi circa 6500 casi di persone che negli anni Settanta avevano 10 anni, le cui caratteristiche erano state misurate e registrate allora. I bambini che allora mostravano poca autostima e scarso controllo sulla propria vita, oggi, dopo vent’anni, mostrano tutti una maggiore propensione ad ingrassare, quindi un maggiore rischio obesità.
Lo studio dimostra quanto e come l’obesità non sia soltanto un fattore fisico e metabolico, ma quanto profondamente l’emotività giochi un ruolo fondamentale nell’insorgere di disturbi alimentari, e quanto un’infanzia serena e il sentirsi amati e stimati dai genitori siano determinanti.
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L’ansia e la distruttività possono essere segnali di una potenziale tendenza al suicidio? Secondo un recente studio condotto dal McGill Group for Suicide Studies, sembra proprio di sì. E’ stato, infatti, appurato che le bambine ansioso-distruttive ed i bambini distruttivi hanno maggiori probabilità di tentare il suicidio nella prima età adulta. Il comportamento suicida, dunque, è un problema relativo allo sviluppo, almeno in alcuni soggetti.
Lo studio che ha portato a queste conclusioni è stato condotto presso la scuola francofona del Quebec, in Canada, negli anni scolastici dal 1986 al 1988 e ha coinvolto 1.000 bambini e 999 bambine seguite anche nell’età adolescenziale e in età adulta.
Precedenti studi avevano già dimostrato che il tentativo di suicidio è connesso ad elevati livelli di questi atteggiamenti, ma è la prima volta che questa associazione viene dimostrata identificando traiettorie comportamentali infantili.
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