
E’ meglio mangiare carni bianche rispetto a quelle rosse? La carne rossa fa male? E lo stesso discorso può essere fatto col burro: meglio l’olio d’oliva o il grasso animale? Quante volte ci siamo posti queste domande. E a quanto pare, non inutilmente, visto che puntualmente emergono studi scientifici che ci danno ragione.
Stavolta i ricercatori sono dell’Università di Harvard e la loro osservazione si è basata su donne di età avanzata che si nutrivano di un’elevata quantità di acidi grassi saturi, contenuti, appunto, proprio nella carne rossa e nel burro. Le donne in questione erano tutte con età superiore ai 65 anni ed il gruppo era costituito da più di 6000 persone.
Il risultato? Chi seguiva una dieta di questo tipo presentava seri problemi di memoria, soprattutto a breve termine e diversi disturbi cognitivi. Al contrario del gruppo di controllo, costituito da donne la cui dieta quotifìdiana era formata principalmente da alimenti contenenti acidi grassi monoinsaturi. Da qui, il collegamento tra un eccessivo consumo di questi cibi e il possibile aumento di rischio di contrarre malattie come l’Alzheimer.
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Su Benessereblog ci capita spesso di parlare dei benefici delle noci. Diversi studi hanno accertato che consumare noci ma anche altra frutta secca, tra cui mandorle, pistacchi, contribuisce a migliorare le abilità cognitive, contrastando l’invecchiamento cerebrale, e ci protegge dai fattori di rischio di diverse malattie croniche.
Un lettore ci faceva però giustamente notare in un commento che le noci sono ipercaloriche. Vero, ma non tutti i cibi ipercalorici sono da demonizzare ed in generale dare troppo peso al conteggio delle calorie può risultare controproducente in una dieta sana ed equilibrata. Lo spiega bene in un recente articolo il dottor Filippo Ongaro, autore di Mangia che dimagrisci, specificando che le calorie contano molto meno di quanto ci hanno raccontato. Ci sono infatti dei cibi ipocalorici, leggi molti prodotti light, industriali ed iperprocessati, che mandano delle informazioni sbagliate alle nostre cellule e sono sicuramente più demonizzabili delle noci. Inoltre:
Introducendo calorie buone con le noci chi le consuma evita di assumere calorie sbagliate da altri cibi.
Le noci, infine, garantiscono un elevato apporto di calcio, ma a differenza dei formaggi, prodotti decisamente più lavorati e complessi, non ci lasciano l’eredità scomoda del colesterolo cattivo.
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Chi beve caffè vive più a lungo. O almeno così suggerisce l’ennesimo studio sul legame tra caffeina e salute, pubblicato di recente sul The New England Journal of Medicine. I ricercatori dei National Institutes of Health hanno analizzato i dati sul consumo di caffè di 400 mila uomini e donne di età compresa tra i 50 ed i 71 anni.
Difficile determinare se il caffè fa bene o fa male per due buone ragioni: la prima è che chi beve molto caffè spesso è anche un fumatore e dunque non è facile capire a cosa sono imputabili eventuali malattie; la seconda è che il caffè alza la pressione sanguigna per effetto della caffeina, ma nello stesso tempo grazie agli antiossidanti possiede numerosi benefici anche per la salute cardiovascolare.
Del campione di anziani analizzato, seguito dai ricercatori per diversi anni, 52 mila persone sono morte entro il 2008. Molti consumatori di caffè consumavano anche carne rossa, fumavamo e conducevano una vita sedentaria.

Per dormire bene è fondamentale creare un ambiente conciliante per il riposo, vi davamo alcuni consigli per creare una stanza da letto sleepfriendly qui. Anche la posizione in cui dormiamo può fare la differenza se soffriamo di disturbi particolari: contro il mal di schiena, ad esempio, è preferibile adottare una posizione fetale.
Oggi parliamo di posizioni del sonno e personalità. Chris Idzikowski, direttore dello Sleep and Assessment Advisory Service, in uno studio del 2003 ha collegato le sei posizioni più comuni ai diversi tratti della personalità.
Idzikowski spiega che quando siamo svegli il linguaggio del nostro corpo è un libro aperto, ma quando dormiamo, per ovvie ragioni, non riusciamo ad interpretare i segnali inconsci trasmessi dalle diverse pose assunte.

Quante volte vi hanno detto che smettere di fumare è facile ed è solo questione di forza di volontà? Non so se sia di grande aiuto ripetere a chi ha serie difficoltà a smettere che in realtà darci un taglio con le sigarette è un gioco da ragazzi. Può sminuire la sfida che lo attende, che più che la forza di volontà e la resistenza alle tentazioni deve chiamare in gioco motivazioni personali.
Certo, ci sono motivazioni valide un po’ per tutti: tutelare la salute, evitare di avere il fiato corto dopo un solo piano di scale, liberarsi dall’alitosi e dall’odore di fumo nei capelli e sui vestiti, dalla tosse cronica. Però c’è sempre quella molla che scatta, più determinante di altre, che fa la differenza nella decisione definitiva di dire addio alle sigarette. Scoprire qual è la nostra molla, quella che ci farà sentire fieri della nostra scelta e determinati a non accenderci mai più una sigaretta, è fondamentale. Vi accorgerete di averla trovata quando non solo smetterete di fumare, ma ve ne andrete in giro a dire quanto è stato facile, ripetendo ad ogni fumatore quanto sia stupido fumare.
Oggi vi svelo la mia di molla: ho smesso quattro anni fa definitivamente, quando per motivi di lavoro mi sono imbattuta in tutti i danni che provoca il fumo e nello specifico nelle sostanze contenute nelle sigarette e/o sprigionate dal fumo. Più che per ragioni economiche e di altro genere, smettere per difendersi da questi veleni è stato più semplice e motivante. Vi elenco, di seguito, tre delle sostanze che più intossicano l’organismo, aiutandomi con il materiale dell’AIRC ed augurandomi che anche per voi saranno illuminanti (altrimenti continuate a cercare la vostra molla).
Continua a leggere: Smettere di fumare è più facile se sai cosa fumi

I cibi non fanno miracoli e non sostituiscono i farmaci, ma alcuni principi attivi contenuti negli alimenti possono sicuramente alleviare i sintomi di diversi disturbi e contribuire a lenire il dolore. Basti pensare agli alimenti con proprietà antinfiammatorie, ne parlava Silvia qui, o ai cibi efficaci contro il mal di testa. Ma la lista è infinitamente più lunga, di seguito i cibi adatti ad alleviare e prevenire diversi disturbi:
Continua a leggere: "Ricette" mediche, un cibo per ogni disturbo

Ne soffre una donna su tre ed un uomo su cinque. Parliamo dell’osteoporosi, l’indebolimento delle ossa. A far diventare le ossa più fragili, esponendole ad un rischio maggiore di fratture è un insieme di fattori: l’avanzare dell’età (nelle donne il rischio sale con la menopausa), una dieta povera di calcio, uno stile di vita scorretto, caratterizzato da eccessi alimentari e poco esercizio fisico, farmaci antiepilettici e medicinali a base di cortisone.
Non bisogna sottovalutare la salute delle ossa, dal momento che la fragilità ossea può causare la frattura del femore (curabile con un intervento chirurgico), del polso, dell’òmero e fratture vertebrali irreversibili: una vertebra deformata non si può più sistemare. Per prevenire l’osteoporosi bisogna limitare l’esposizione ai fattori di rischio principali: evitare di fumare, di assumere, per quanto possibile, farmaci a base di cortisone, di eccedere con i superalcolici. Inoltre bisogna fare attività fisica regolarmente ed esporsi al sole per permettere all’organismo di produrre vitamina D.
Nello specifico, gli esercizi più indicati sono quelli di resistenza: tapis roulant, jogging, bici, pesi. Per i pesi è essenziale procedere in modo graduale, senza sottoporsi a sforzi eccessivi. Fare attività fisica riduce il dolore e la rigidità ossea e rafforza il calcio nelle ossa.

Da cosa dobbiamo proteggere il nostro cuore? O meglio: quali sono gli indicatori di rischio più determinanti per le malattie cardiache? Un recente studio, pubblicato sulla rivista Circulation della American Heart Association, ne indica almeno sette. Per capire se stiamo proteggendo a sufficienza il nostro cuore dal rischio di patologie e disfunzioni dobbiamo esaminare il nostro rapporto (scarso, intermedio o ideale) con:
Via | Filippo Ongaro
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Rimedi naturali contro le zanzare ovvero come evitare di farsi pungere senza spalmarsi sulla pelle prodotti chimici forse più fastidiosi, sicuramente più nocivi, delle punture degli insetti. Il repellente naturale più efficace, tra quelli messi a confronto con il DEET (dietilmetilbenzamide o dietiltoluamide), uno degli insetticidi più utilizzati, è l’eucalipto al limone (Eucalyptus citrus Lemon Bush). Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha provato infatti che i repellenti ad uso topico a base di eucalipto al limone proteggono per 120 minuti contro le punture. Un prodotto con una percentuale del 4,75% di DEET (non tra i più aggressivi, dunque) ne assicura 88,4.
Per tenere lontane le zanzare io vi consiglio anche l’olio di Neem, lo trovate in erboristeria, costa intorno ai 15 euro. Potete applicarlo sulla pelle ma ha un odore disgustoso… e non solo per le zanzare. Però diluito e posizionato in una ciotola vicino alla finestra scoraggerà le zanzare dall’entrare in casa. Potete usarlo anche sui cani per prevenire le punture di insetti e diluito, inserito in uno spruzzino, per spargere un odore antizanzare in tutti gli ambienti, interni ed esterni.
Altri antizanzare naturali efficaci sono gli oli essenziali: particolarmente indicati l’olio essenziale di timo; l’olio essenziale di finocchio; l’olio di chiodi di garofano (da non usare però puro sulla pelle); l’olio essenziale di geranio; l’olio essenziale di citronella; l’olio essenziale di cedro; l’olio essenziale di cajeput o tea tree bianco; l’olio essenziale di tharconanthus camphoratus.

Capita di avere ancora fame persino dopo un pasto abbondante. Per capire da cosa può dipendere dobbiamo partire dai processi che regolano il senso di sazietà. I messaggi tra lo stomaco ed il cervello purtroppo non sono istantanei come un sms. Lo stomaco ha bisogno di 10-45 minuti per liberare l’ormone colecistochinina, che segnala al cervello che siamo sazi. Come potete notare tra 10 e 45 minuti c’è una bella differenza. Per alcuni di noi il senso di sazietà arriva prima, per altri occorre più tempo. Ecco perché è fondamentale capire i nostri ritmi e mangiare lentamente per evitare di sentirci affamati appena dopo pranzo.
Un altro fattore determinante per il senso di sazietà è legato alla soddisfazione del pasto. A livello mentale, più gustiamo ed assaporiamo un cibo, più ci sentiamo gratificati e sazi. Ecco perché i comfort foods ci fanno sentire bene già dopo pochi morsi: stimolano i sensi, olfatto, gusto e vista, e ci fanno ottenere quella ricompensa tanto agognata dal cervello. Non possiamo consumare cibi spazzatura, perché non sono sani e ci fanno ingrassare. Quello che possiamo fare, però, è cercare di aggiungere sapore ai nostri cibi, riassaporando il piacere di mangiare, di preparare pietanze sane e gustose, usando le spezie e variando il menu. Piatti bianchi e tristi, per intenderci, non ci faranno certo sentire sazi più in fretta. Qui trovate alcuni consigli per mangiare sano con gusto.
Per sentirci sazi più in fretta, possiamo anche optare per cibi a bassa densità calorica, come le verdure, che riempiono letteralmente lo stomaco facendoci sentire pieni, senza però apportare troppe calorie. In alcuni casi non ci sente sazi, malgrado si mangi lentamente, a causa della resistenza dell’organismo alla leptina, un ormone che regola il senso di sazietà e che influisce sui processi digestivi. In questo caso è bene consultare il medico.
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