C’è una cosa che gli inglesi amano più di tutto, e non è il gossip sulla casa reale e la Regina. E’ il burro, concentrato di grassi saturi che dà sapore ai cibi e ingrassa la fetta di pane, con gravi danni al sistema cardiocircolatorio degli inglesi.
Secondo Shyam Kolvekar, chirurgo dell’università del College Hospital di Londra il burro dovrebbe essere bandito dalla tavola degli inglesi, per essere sostituito con la margarina o altri derivati: ciò salverebbe tanti inglesi da infarti e problemi cardiocircolatori.
In Inghilterra ci sono persone che a causa dell’alimentazione sbagliata hanno bisogno di un bypass a 30 anni e la percentuale delle persone che consuma grassi saturi fuori controllo è elevatissima: il 90% dei bambini, l’88% degli uomini e l’83% delle donne. Bandire il burro dalle tavole di Londra sembra essere l’unico modo per far fronte ai problemi di salute degli inglesi, che, a quanto pare, non riescono a smettere col burro e hanno bisogno di un’imposizione che lo vieti.
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Sgranocchiare al cinema bibite e pop-corn, gli snack da film per eccellenza, pare essere attività molto più dannosa di un intero pranzo al fast food. Lo stop arriva da uno studio del Center for Science and Public Interest, che ha analizzato attentamente la coppia più solida di tutta la storia del cinema: burrosi pop-corn e bibite gassate.
Secondo i nutrizionisti che hanno condotto la ricerca, la coppia che scoppietta può arrivare ad un apporto di circa 1160 calorie, quasi l’intero fabbisogno giornaliero di un adulto, per non parlare dei grassi saturi contenuti nel veloce snack da pellicola, pari al fabbisogno di 3 giorni.
Mai avremmo pensato che sgranocchiare al cinema fosse tanto pericoloso per le nostre arterie. Per fortuna che i dati si basano sulle tendenze degli americani, che propendono per porzioni XXL ed hanno una cucina molto più grassa. Sentitevi liberi di andare al cinema a vedere le ultime novità e di sgranocchiare pure gli snack da film, occhio però a non abusare: ora sapete qual è il finale.
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Chi è a dieta tende a tagliare per prima cosa i grassi. Chi fa sport o combatte con il sovrappeso latente li teme come la peste. Eppure c’è un errore di fondo e un rischio nascosto nelle diete povere di grassi, che possono avere effetti negativi sullo sport ma anche sul benessere in generale.
I grassi, infatti, vanno distinti tra buoni e cattivi e sono essenziali in una dieta equilibrata tanto quanto gli altri nutrienti come proteine e carboidrati. La carenza di acidi grassi omega 3, per esempio, può comportare problemi infiammatori e disturbi della pressione sanguigna.
I grassi sono inoltre una buona fonte di energia e una manciata di mandorle può aiutarci nello sport più di quanto possiamo immaginare. Al tempo stesso, poi, una dieta povera di grassi può risultare anche carente in vitamine liposolubili come la A e la E, importantissimi antiossidanti.
La soluzione? Scegliere bene, favorendo gli acidi grassi contenuti nel pesce e nella frutta secca e limitando l’apporto dei grassi saturi. Provate a reinserire nella vostra dieta, da cui li avevate del tutto banditi, i grassi. Per prima cosa vedrete sparire il senso di stanchezza cronica che sembra non abbandonarvi mai da quando avete iniziate la dieta senza grassi.
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Vi piacerebbe poter avere una dieta realizzata su misura per voi e che sia in grado di garantirvi davvero dei buoni risultati e soprattutto un regime alimentare che vi allunga la vita? La nutrigenetica è quello che ci vuole. Si tratta di una nuova disciplina che studia i rapporti tra geni ed ambiente. In diversi anni di studi, gli esperti hanno selezionato un gruppo di geni che determinano il modo in cui ciascuno di noi reagisce ai vari nutrienti.
Ecco perché è possibile pensare ad una dieta su misura scegliendo in base al fenotipo la quantità e il tipo di nutrienti necessari all’organismo. Ora questo immenso bagaglio di conoscenze è contenuto in un test che si chiama “Personal NutriGene Report” ed è il frutto di diversi studi scientifici condotti in laboratori di varie parti del mondo. Si tratta di un test genetico che rivela le variazioni presenti in venti geni rilevanti per la nutrizione. I risultati vengono poi convertiti in un programma alimentare personalizzato sulla base dei bisogni dell’individuo.
Ciò significa che sarà possibile sapere quali sono i livelli ottimali di molti componenti essenziali per la nostra salute come l’acido folico, le vitamine e i minerali. Allo stesso modo, il test potrà dirci quali sono le sostanze che dobbiamo limitare in base al nostro fenotipo come, per esempio, i grassi saturi, la caffeina o il sale.
Tutto bene, dunque, se non fosse per qualche piccolo dubbio seminato qua e là. Secondo alcuni dietologi, infatti, la nutrigenetica non è una scienza così attendibile e le diete personalizzate servono a ben poco. Non avendo noi le conoscenze necessarie per fare una scelta, non resta che affidarsi a dei seri professionisti che possa spiegarci e farci capire come stanno davvero le cose.
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Deborah Clegg, dell’Università del Texas ha studiato il rapporto tra grassi, attività neurali e lo stimolo alla fame, per stabilire in che modo avvertiamo il senso di sazietà e di fame, e quali sostanze li inibiscono o stimolano.
Secondo lo studio, pubblicato su Journal of Clinical Investigation, un solo pasto ricco di grassi ha il potere di inibire i centri neurali che trasmettono allo stomaco il segnale di sazietà, così che, nonostante un’abbuffata, si continua ad avvertire un senso di appetito. L’effetto inibitorio, e quindi la propensione a mangiare continuamente perchè non ci si sente mai sazi, dura fino a 3 giorni.
Per ora, la ricerca è stata condotta sui topi, e dal comportamento delle cavie è emerso che sono soprattutto i grassi saturi a svolgere questa funzione. Tra tutti, l’acido palmitico svolge questo effetto inibitore del senso di sazietà per tre giorni.
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Può una bilancia costringere a seguire un regime alimentare sano? Si, se ogni volta che le si sottopone un alimento questa inizia a dirti grassi saturi e insaturi, percentuale di oleosità e poco ci manca che dica anche quanti cm di grasso accumuleremo se mangeremo quella schifezza o in quanti cm di cellulite si trasformerà quell’altra cosa impronunciabile.
Sto esagerando, ma la bilancia in questione davvero comunica all’utente qualità, proprietà nutritive, calorie, colesterolo, etc. etc, di ben 999 cibi diversi. Se non è un deterrente vedere tutti quei valori prima di mangiare, allora perchè state pesando il cibo?
Se i 999 cibi non dovessero bastarvi e volete tenere sotto controllo tutto, ma proprio tutto quello che mangiate perchè seguite la dieta di Wolverine, sappiate che la bilancia ha anche una memoria aggiuntiva che può schedare altri 99 cibi da sottoporre ad analisi. La trovate in vendita da Hammacher Schlemmer a circa 60 dollari.
via | gizmodiva
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Noi italiani preferiamo di solito usare l’olio, memori della tradizione della dieta mediterranea e ricchi come siamo di produzione d’olio di buona qualità, sebbene per friggere si ripieghi normalmente su prodotti di semi anziché d’oliva. All’estero, invece, per friggere si usa spesso il burro ma non ne siamo esenti neanche in patria, dove in alcune zone si preferisce, per comodità, costi e preferenze di gusto, usare il burro al posto dell’olio. Ma quali sono le differenze nutrizionali?
Il grafico di Vitonica mostra con chiarezza le differenze di contenuto in grassi saturi, monoinsaturi e polinsaturi dei due grassi: mentre l’olio d’oliva contiene più grassi polinsaturi e monoinsaturi, il burro è ricchissimo di grassi saturi, responsabili dell’aumento del colesterolo. Il profilo lipidico dei grassi di origine animale è infatti nettamente peggiore rispetto a quello dei grassi vegetali, che andranno sempre preferiti nella scelta.
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L’olio di colza comincia ad essere utilizzato in Inghilterra come sostituto dell’olio di oliva e inizia ad acquisire una certa rispettabilità culinaria. Questo perché, come l’olio d’oliva, è ricco di proprietà salutari, ma è più povero di grassi.
L’olio di semi di colza contiene Omega 3, 6 e 9, noti per contrastare il colesterolo e mantenere il cuore in salute, per le loro proprietà benefiche su tutto l’organismo e per mantenere la mente attiva. L’olio di colza è anche ricco di vitamina E. L’olio di colza ad alte temperature di cottura non perde i suoi antiossidanti, né il sapore, quindi è considerato un olio buono e salutare.
Rispetto all’olio di oliva, signore della dieta mediterranea, l’olio di colza contiene la metà dei grassi saturi. I francesi lo usano solo per i condimenti e gli inglesi cominciano a sostituirlo al burro. Pensate che in Italia l’olio di colza possa arrivare a sostituire l’olio d’oliva sulle nostre tavole? Secondo me no, ma è buono sapere di avere un’alternativa tanto salutare a portata di mano.
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La questione è di nuovo aperta: dopo aver dato alle uova una buona fetta della colpa per i livelli di colesterolo troppo alti in chi ne faceva un consumo assiduo, ecco che l’ennesimo studio dichiara l’esatto contrario. Assolte le uova, dunque, ed ecco perché.
Anzitutto lo studio dell’Università del Surrey inizia col dire che solo un terzo del colesterolo cattivo è da attribuirsi alla dieta. Poi risponde a chi suggeriva di non superare le tre uova a settimana che la colpa del colesterolo va distribuita anche su altri alimenti, specialmente le fonti di grassi saturi (come il burro, molto usato nelle preparazioni industriali e dunque spesso nascosto ma molto presente).
Alle uova invece si riconosce nuovamente l’altro valore nutrizionale – che a dire il vero appartiene più all’albume che al tuorlo, accusato di contenere alte quote di grassi – e l’importanza del loro utilizzo nell’alimentazione. A voi la scelta.
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