Ogni genitore, prima o poi, impara a decifrare il pianto del proprio neonato, non senza difficoltà nell’interpretare se i singhiozzi, le urla o i lacrimoni sono da attribuire a fame, sonno o dolore. Quest’ultima è poi tra le situazioni più complicate, perché non sempre si riesce a calmare il bebè che urla.
Secondo un team di ricercatori giapponesi, le urla dei bambini non sono tutte uguali e si possono catalogare in base ai bisogni, e tradurre grazie ad un computer. Lo studio, realizzato presso il Muroran institue od Technology e pubblicato sull’International Journal of Biometrics, ha permesso di decifrare tutta la gamma di suoni dei neonati e di associarvi un bisogno o un’emozione.
Attraverso l’indagine delle onde sonore il computer è in grado di comunicare ai genitori se il bambino ha sonno, fame o se avverte dolore. Per ora lo studio è ancora in fase sperimentale, ma presto dei piccoli monitor, simili ai Whycry, saranno l’interfaccia tra i genitori ed il proprio bebè.
Vi piace l’idea di un traduttore per il pianto dei neonati o preferite lasciare all’istinto del genitore l’interpretazione del pianto del proprio bambino?
Foto | Flickr
Il giorno di Natale è sicuramente tra i più belli per i bambini che ricevono i regali e aspettano di poterli aprire fremendo. I genitori che li scelgono però, devono fare molta attenzione all’acquisto dei doni, perché ne va della sicurezza dei propri figli. Un esempio di giocattoli nocivi può essere quello dei cosmetici per le bambine, ritirati dal mercato perché contenenti sostanze tossiche.
A Tal proposito l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma ha realizzato un vademecum dedicato ai genitori ed uno dedicato ad amici, nonni e parenti che si apprestano a scegliere il regalo più adatto a conquistare il cuore dei bambini.
Onde evitare di incappare in spiacevoli situazioni e mettere a rischio la salute dei bambini, chi acquista un giocattolo deve, per prima cosa, far attenzione che il gioco sia a marchio CE, ovvero a norma secondo le leggi della Comunità Europea. Per le altre norme, vi invito a leggere qui su Bebèblog le dieci regole per scegliere il regalo sicuro.
Foto | Flickr
Continua a leggere: Come scegliere giocattoli per bambini sicuri e certificati

L’obesità infantile è un problema che preoccupa molti genitori, sia per la salute dei propri figlia, sia per le conseguenze psicologiche che un problema di obesità può causare nell’adolescenza. Secondo uno studio britannico pubblicato su Nature, l’obesità infantile è una questione genetica.
Il team di ricercatori dell’Università di Cambridge ha analizzato il genoma di 300 bambini obesi in modo grave, per scoprire che è la perdita di una parte di Dna a causare nei bambini l’impulso irrefrenabile a mangiare. Il gene scomparso nei bambini obesi appartiene al cromosoma 16 ed è quello che regola la fame e i livelli di zucchero nel sangue.
In una società in cui i problemi di obesità infantile sono sempre più diffusi, la scoperta che collega una disfunzione matabolica ad una mancanza nel patrimonio genetico di ognuno apre una nuova via d’indagine.
Foto | Flickr
Continua a leggere: L'obesità infantile è genetica, causata da un buco nel Dna

Le emozioni sono elementi fondamentali della nostra vita. Da loro prendiamo spunto. Loro muovono tutto. E l’uomo ne è sempre alla continua ricerca. Soprattutto di quelle sensazioni che lo fanno stare bene e lo appagano. In una parola sola, l’uomo è alla ricerca di quella cosa che si chiama “felicità”.
Ma che cos’è la felicità? Quante volte ce lo siamo chiesti? Tante. Quante volte abbiamo risposto? Altrettante. Abbiamo mai risposto in maniera sbagliata? Non credo. Per ognuno di noi la felicità è uno stato emotivo di benessere diverso, e può dipendere da mille fattori.
Una ricerca ad opera di Luis Angeles dell’Università di Glasgow, pubblicata sul “Journal of Happiness Studies”, ha rivelato che per le persone di tutte le età (in particolare per le donne) i figli rappresentano la principale fonte di felicità, e più ce ne sono più sono felici. La felicità massima si raggiunge, quindi, essendo genitore ed avendo una vita sentimentale stabile e appagante.
Continua a leggere: La felicità? Figli e vita di coppia appagante
Viene prima la mancanza di autostima, che porta a trascurare la cura di sè, o viene prima l’obesità, che porta ad avere poca autostima di se stessi? Uno studio inglese, del King’s College di Londra, pubblicato su BMC Medicine, spiega che è l’autostima ad avere conseguenze sulla scelta del regime alimentare.
Per lo studio sono stati presi in analisi circa 6500 casi di persone che negli anni Settanta avevano 10 anni, le cui caratteristiche erano state misurate e registrate allora. I bambini che allora mostravano poca autostima e scarso controllo sulla propria vita, oggi, dopo vent’anni, mostrano tutti una maggiore propensione ad ingrassare, quindi un maggiore rischio obesità.
Lo studio dimostra quanto e come l’obesità non sia soltanto un fattore fisico e metabolico, ma quanto profondamente l’emotività giochi un ruolo fondamentale nell’insorgere di disturbi alimentari, e quanto un’infanzia serena e il sentirsi amati e stimati dai genitori siano determinanti.
Foto | Flickr
Continua a leggere: Poca autostima da bambini, rischio obesità da adulti
Via libera al progetto frutta snack, che porta nelle scuole primarie e secondarie d’Italia alimenti salutari al posto delle merendine, col beneplacito ed il cofinanziamento del Ministero dell’Economia e delle Finanze, secondo quanto consigliato da madre EU.
Frutta snack, per la distribuzione di frutta nelle scuole, al fine di educare all’alimentazione sana i bambini fin dall’età scolare, aveva riscontrato grandi consensi già l’anno scorso, aumentanto il consumo di frutta da parte die più giovani.
Far capire la necessità di un’alimentazione sana e di una dieta equilibrata, attraverso la distribuzione di snack salutari, è un passo molto importante, perchè i giovani sono maggiormente esposti a rischio obesità, anche se a volte dovrebbero essere educati prima i genitori dei figli.
Foto | Flickr
Continua a leggere: Frutta snack, via libera al progetto cofinanziato
Vi definereste delle persone felici o tristi? Qualsiasi sia la risposta, sappiate che un po’ è merito - o colpa - dei vostri genitori. Secondo uno studio pubblicato su Bioscience Hypotheses i sentimenti e le emozioni che la coppia esperisce nel corso della vista possono influenzare il figlio, fin dalla nascita.
Secondo i ricercatori del Research Center Halabe and Darwich in Messico, i sentimenti e le emozioni che proviamo nel corso della vita possono influenzare i figli, fin da prima della nascita. In particolare, secondo Alberto Halabe Bucay, che ha diretto lo studio, un vasto gruppo di sostanze chimiche, presenti nel cervello in seguito a differenti stati emozionali, possono influire su ovuli e sperma, cellule all’origine della generazione successiva e modificare le cellule germinali.
“Naturalmente è noto che il comportamento dei genitori influenza i bambini e che i geni che un bambino riceve da mamma e papà contribuiscono a formare il suo carattere - ha spiegato Halabe Bucay - Il mio studio suggerisce una via attraverso la quale la psicologia dei genitori prima del concepimento può effettivamente incidere sui geni del bambino”.
via | Adkronos
Foto | Flickr
Continua a leggere: Felici o tristi? La felicità si eredita dai genitori
Seguire uno a caso dei telegiornali, in questi giorni, garantisce che almeno una notizia sia riferita ad uno stupro. Che se ne parli di più o che davvero si stia assistendo ad un maggior numero di simili barbarie, non possiamo dirlo. Sappiamo però, dati alla mano, che cresce il numero dei genitori che si rivolge a centri d’ascolto per avere supporto psicologico che possa aiutarli a gestire la paura quando i propri figli si trovano fuori, lontani da casa e dal proprio raggio di protezione.
I genitori, secondo l’Eurodap, l’Associazione europea disturbi da attacchi di panico che ha raccolto i dati, soffrono di attacchi d’ansia dovuti proprio al martellamento di notizie relative a stupri, aggressioni e pestaggi selvaggi: non riescono più a star tranquilli – ammesso che un genitore riesca davvero ad esserlo mai nei confronti del proprio figlio – e accusano disturbi come aumento della sudorazione e del battito cardiaco, sensazione di soffocamento e difficoltà respiratorie.
L’aiuto che si chiede è di duplice natura: da una parte i genitori richiedono un supporto psicologico che li aiuti a gestire la paura; dall’altro alcuni genitori invocano l’intervento di uno psicologo che li aiuti a ricucire il rapporto con i figli che si ribellano alla maggiore e spesso invadente protezione da parte di padri e madri preoccupati.
Foto | Flickr
Continua a leggere: Stupri: aumentano le richieste di aiuto per gestire la paura
Farà sicuramente storcere il naso a molti questa ricerca giapponese che ritiene cani e gatti capaci di dare ai loro proprietari le stesse emozioni di un figlio. Secondo un team di biologi dell’Azuba University, infatti, chi accarezza e coccola il proprio animale, fa aumentare il livelli dell’ossitocina, un ormone legato alle emozioni dell’amicia, dell’amore e dell’essere genitori.
Questo ormone è in grado di combattere stress e depressioni, aumentando invece l’autostima. La ricerca si è basata sull’analisi dell’urina di 55 padroni di animali, alcuni dei quali hanno giocato per più di un’ora con il proprio quadrupede. Nei padroni che hanno interagito con i propri animali, i ricercatori hanno rilevato un aumento del 20% di ossitocina.
Questa scoperta conferma soprattutto la validità scientifica della pet-therapy, utilizzata per curare molte malattie, e per la quale la comunità medica mostra sempre un maggiore interesse, grazie alla sua capacità di dare ai pazienti sensazioni positive e rilassanti.
Foto | Kevin N. Murphy
Continua a leggere: Cani e gatti, danno le stesse emozioni dei figli?
I fumatori hanno la vita sempre più difficile, tra tasse extra da pagare in alcuni Stati americani e divieti di ogni genere che per quanto legittimi, soprattutto per il rispetto dovuto a chi non fuma, rendono la vita impossibile – o almeno questo è lo scopo non troppo recondito di queste azioni deterrenti – a chi non sa proprio rinunciare alla sigaretta.
Adesso arriva l’ennesimo allarme che coinvolge i bambini e i rischi di renderli dipendenti da nicotina con il semplice atto di sottoporli al fumo passivo. Uno studio condotto dall’Università di Sherbrooke su quasi 2000 bambini tra gli 8 e i 12 anni, e pubblicato sulla rivista scientifica Addictive Behaviors, ha dimostrato che un buon 5% era già dipendente da nicotina senza aver fumato una sola sigaretta in vita sua, ma respirando in casa o in auto il fumo passivo da genitori fumatori.
Via | MedicalNewsToday.com
Foto | Flickr
Continua a leggere: Il fumo passivo rende i bambini dipendenti dalla nicotina