In teoria tutti sanno come funziona il ciclo mestruale, ma in pratica in pochi sanno davvero cosa succede ogni mese tra ovaie, utero ed estrogeni nel corpo della donna. Perché la questione sia più chiara, ed ognuno sappia quando e quali decisioni prendere in base all’ovulazione, ho scelto questo video, di Nucleus Medical Media con grafica in alta definizione e un inglese molto comprensibile, che illustra con precisione scientifica come funziona l’ovulazione.
Se siete donne, ora sapete a quali giorni affidare decisioni importanti; se siete uomini ora vi dovrebbe essere un po’ più chiaro in quali giorni evitare di far innervosire la vostra donna, soprattutto se soffre di sindrome premestruale, altro arcano di Madre Natura.
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A che età è arrivato il ciclo mestruale? La domanda nasce dalla scoperta fatta recentemente da alcuni ricercatori che mette in stretta relazione l’età del menarca appunto e le difficoltà del parto.
Il menarca, ovvero la comparsa della prima mestruazione, si verifica circa due anni dopo l’inizio dello sviluppo puberale che ha inizio tra gli otto e i tredici anni. Tuttavia, il ciclo mestruale impiega all’incirca altrettanto tempo prima di regolarizzarsi. Mentre l’età media della prima mestruazione si colloca in media intorno ai 12 anni e mezzo, in una piccola parte della popolazione femminile (circa l’1%) questo può avvenire anche prima dei dieci anni.
Questo studio si concentra appunto sugli effetti che un anticipo del menarca potrebbe avere sul parto. I ricercatori inglesi hanno preso in esame 3.739 donne primipare che in media avevano avuto la prima mestruazione a 13 anni. È emerso che i casi in cui è stato necessario ricorrere a strumenti d’emergenza, come il forcipe o la ventosa, interessava il 26,9% delle donne che avevano avuto il menarca non prima dei 15 anni, ma la quota saliva al 32,4% se l’età era sotto i 12 anni.
A spiegare questi fatti sarebbe da un lato una scelta di maternità tardiva e dall’altro l’età del menarca. L’ipotesi dei ricercatori è che un inizio precoce dei cicli mestruali espone la donna, per un periodo più lungo, a estrogeni e progesterone e questo potrebbe danneggiare il modo in cui l’utero si contrae durante il travaglio.
Via | Journal of Obstretics and Gynaecology
Foto | Flickr
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Secondo uno studio pubblicato da Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention (un organo dell’American Association for Cancer Research, delle donne asiatico-americane che hanno mangiato grandi quantitativi di soia durante l’infanzia hanno sviluppato una probabilità di contrarre tumori al seno ridotta del 58%.
Tradizionalmente, le donne asiatiche hanno un’incidenza minore di tumori di questo tipo rispetto alle donne nordamericane. Nel caso di emigrazione, le incidenze cominciano ad aumentare, anche senza poter essere dovute a fattori genetici, come i matrimoni misti.
Lo studio ha riguardato donne di origine cinese, giapponese e filippina: un totale di 597 casi con cancro al seno e 966 sani, i cui genitori sono stati contattati e intervistati sulla diete delle loro figlie durante l’infanzia. Non si è ancora sicuri sul motivo di questa statistica. Si suppone però che gli isoflavoni della soia (usati anche per curare alcuni sintomi della menopausa) possano produrre estrogeni atti a far maturare prima le cellule dei tessuti del seno, e a fortificarli dunque contro l’azione dei carcinogeni. A chi di voi piacciono i cibi a base di soya?
via Physorg
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Di questi tempi, con le angosce causate dalla crisi dei mercati, chi non ne soffre? Parliamo di ansia e di uno studio dell’Anxiety Disorders Association of America condotto dalla psichiatra Patricia Harris. Nonostante gli agenti di borsa siano in maggioranza uomini, sono le donne a soffrirne maggiormente, per cause chimiche.
Colpevoli, infatti, sono alcuni ormoni tipicamente femminili, specialmente quelli legati alla riproduzione come estrogeni e il progesterone, ma anche un ormone coinvolto nel funzionamento della tiroide, le cui patologie colpiscono maggiormente le donne.
Ma tra le cause c’è anche un importante aspetto sociale: le donne sarebbero più propense ad esprimere liberamente i propri stati d’ansia rispetto agli uomini per un semplice meccanismo di aspettative sociali rispetto ai ruoli femminile e maschile. Insomma, agiamo secondo quanto la società si aspetta da noi?
Via | CNN.com
Foto | Flickr
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L’amore sarà pure una faccenda romantica, per molti, ma per la scienza si tratta di pura chimica. Lo dimostrano gli ormoni coinvolti che reagiscono agli stimoli sessuali e affettivi e determinano grado di attrazione e innamoramento. Ecco quali sono.
Testosterone: è l’ormone del desiderio sessuale, presente sia negli uomini che nelle donne sebbene ovviamente in quantità differenti.
Estrogeni: sono gli ormoni della riproduzione, tipicamente femminili e connessi con ovulazione e ciclo mestruale e in senso lato con la fertilità.
Endorfine: gli ormoni del piacere, oppiacei naturali secreti dall’ipofisi responsabili sia della dilatazione uterina durante l’orgasmo che delle contrazioni durante il parto. Si associano anche al primo periodo dell’innamoramento.
Feromoni: praticamente l’odore della persona amata rilevato dal partner che agisce da afrodisiaco se una persona ci piace come si suol dire “a pelle”.
FEA o feniletilamina: l’ormone dell’amore a prima vista, del colpo di fulmine insomma, che in barba a chi crede non esista dimostra come l’attrazione sia fatta anche di primi sguardi. È collegata all’umore e produce effetti simili a quelli delle anfetamine: eccitazione, ottimismo, piacere.
Dopamina: l’ormone del piacere che innesca un meccanismo di ricerca dell’esperienza che ci ha reso felici, che ci ha procurato piacere e che vogliamo ripetere.
Serotonina: l’ormone dell’amore, che compare quando gli ormoni dell’innamoramento iniziale cominciano a svanire per lasciare il posto all’amore di lungo corso.
Foto | Flickr
Secondo uno studio dell’Università di Harvard consumare soia regolarmente potrebbe generare problemi di fertilità nll’uomo. Questo perché la soia riduce il numero di spermatozoi prodotti.
Lo studio non è ancora terminato, ma secondo gli esperimenti condotti fino all’uscita dell’articolo su Human Reproduction, su 99 uomini presi in esame, quello che hanno consumato soia e derivati nei precedenti tre mesi, in quantità superiore a mezza porzione al giorno, hanno un numero di spermatozoi sani pari a 41 milioni per millimetro in meno rispetto ad altri.
La correlazione che vi potrebbe essere è che alcune componenti chimiche della soia agiscano sulla produzione di estrogeni, gli ormoni femminili. Per lo stesso motivo, la minore produzione di spermatozoi sani è stata riscontrata su uomini obesi, che già producono una maggior quantità di estrogeni. Avete mai sentito qualcosa di simile?
Via | medicina-benessere
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