I nostri geni sarebbero responsabili della tipologia di musica che preferiamo. Questa è l’inusuale scoperta effettuata da alcuni ricercatori londinesi su un campione di 4000 gemelli, in cui è stata osservata l’influenza di fattori genetici sulle preferenze musicali.
Il DNA insomma influenza i nostri gusti in fatto di musica, soprattutto per quanto riguarda alcuni specifici generi; parliamo soprattutto di musica classica, il pop e l’hip-hop, seguiti dal jazz, il soul e il blues. Agli ultimi posti invece ci sono il country e la musica folk.
Infine gli studiosi hanno precisato che le influenze del DNA diminuiscono col passare degli anni, perché lasciano il posto alle esperienze personali ed individuali. Al di sotto dei 50 anni, infatti, i geni contano più dei fattori ambientali, mentre, superata quest’età, la tendenza si inverte e sono gli influssi esterni a condizionare i nostri gusti fino al 60%.
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L’obesità infantile è un problema che preoccupa molti genitori, sia per la salute dei propri figlia, sia per le conseguenze psicologiche che un problema di obesità può causare nell’adolescenza. Secondo uno studio britannico pubblicato su Nature, l’obesità infantile è una questione genetica.
Il team di ricercatori dell’Università di Cambridge ha analizzato il genoma di 300 bambini obesi in modo grave, per scoprire che è la perdita di una parte di Dna a causare nei bambini l’impulso irrefrenabile a mangiare. Il gene scomparso nei bambini obesi appartiene al cromosoma 16 ed è quello che regola la fame e i livelli di zucchero nel sangue.
In una società in cui i problemi di obesità infantile sono sempre più diffusi, la scoperta che collega una disfunzione matabolica ad una mancanza nel patrimonio genetico di ognuno apre una nuova via d’indagine.
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Per alcune persone anche una piccla quantità di alcool può scatenare mal di testa, cefalee ed emicranie fortissime, mentre per altri un bicchiere di alcool non ha efftti collaterali di questo tipo. Secondo uno studio italiano, pubblicato su Headache, la correlazione tra alcool e mal di testa è dovuta al DNA.
Il dottor Lorenzo Pinessi, direttore del Centro Cefalee dell’Università di Torino, che ha diretto lo studio ha spiegato come l’alcool si auna sostanza tossica che deve essere metabolizzata velocemente dall’organismo, attraverso due enzimi presenti nel fegato: l’alcol deidrogenasi e l’ aldeide deidrogenasi. In precedenza uno studio spagnolo aveva evidenziato la correlazione tra emicrania, alcool e un gene variante che codifica l’alcool deidrogenasi.
Il team di ricercatori dell’Università di Torino ha studiato i casi di 110 pazienti /volontari colpiti da cefalea a grappolo, disturbo caratterizzato da fasi attive in cui il dolore è fortissimo, e fasi recessive in cui il dolore non si manifesta. La maggior parte di coloro che assumendo alcool presenta attacchi di cefalea ha evidenziato la presenza di due variazioni di geni, mettendo in risalto la componente genetica della cefalea post consumo di alcool.
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Ho sempre pensato che il mondo si dividesse in due razze: da una parte gli individui freddi e distaccati, dall’altra gli empatici ed i sensibili. C’è chi si lascia coinvolgere di più dalle situazioni altrui, chi non può fare a meno di commuoversi davanti ad un film o una scena toccante e chi, invece, riesce a rimanere imperturbabile davanti alle gioie o al dolore altrui e anche immuni allo stress.
Ma ecco che una risposta ci arriva da uno studio condotto dal team della professoressa Sarina Rodrigues dell’Università dell’Oregon, riportato su Proceedings of the National Academy of Sciences, secondo il quale appartenere all’una o all’altra razza è scritto nel Dna.
Secondo quanto affermato nello studio il motivo è genetico e risiede nell’ormone dell’ossicitona (quello dell’affetto, della fiducia e dei legami affettivi) che dà il via libera all’empatia, pertanto all’inclinazione a comprendere le condizioni altrui, ed a decidere le nostre reazioni a situazioni stressanti.
I ricercatori hanno confrontato il Dna di 200 studenti con il loro grado di empatia e risposta allo stress. Lo studio è partito da questo: il gene per il recettore può presentarsi in due versioni: “A” e “G”. Gli individui portatori di coppie “GG” sono risultati più empatici e più reattivi a situazioni stressanti rispetto agli individui con coppie “AA” o “AG” nel Dna.
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Siete attaccati alle cose, agli oggetti della vostra vita. Collezionate ogni tipo di cianfrusaglia e non riuscite a liberarvene. Soffrite allora si disposofobia, l’accumulo compulsivo di cose e oggetti inutili e l’incapacità a staccarsene.
La colpa non è tutta vostra, e non siete degli inguaribili nostalgici attaccati a ricordi e conviventi con le memorie, la colpa è dei vostri geni, l’attaccamento morboso alle cose è scritto nel DNA. Quello che si lamenta più di tutti per la vostra tendenza a conservare oggetti è per caso vostro fratello/sorella? Ecco, di seguito, spiegato il perchè.
Un gruppo di ricercatori del King’s College di Londra ha condotto una ricerca su circa 5000 gemelli, per indagare la natura della disposofobia. Dallo studio, pubblicato sull’American Journal of Psychiatry, è emerso che le coppie di gemelli omozigoti, con lo stesso DNA, condividono la tendenza ad accumulare cose, mentre i gemelli eterozigoti, con DNA simile ma non uguale, non condividono la disposofobia.
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In futuro sarà possibile stabilire una dieta personalizzata per ognuno di noi grazie alla lettura del nostro DNA. Secondo un’équipe di esperti nutrizionisti dell’Accademia internazionale si riuscirà in pratica a creare dei menù a misura che rispettino le esigenze nutrizionali di ognuno di noi.
Tramite dei test sul DNA si riuscirà a individuare tutte le particolarità genetiche sensibile alla dieta e allo stile di vita. Quindi non sarà solo il nostro regime calorico a trarre beneficio da questa scoperta, ma anche e soprattutto la presenza di eventuali intolleranze ed allergie.
Il codice genetico estratto servirà infatti ad evidenziare la presenza dei geni responsabili delle allergie alimetari e perciò tutti questi elementi, combinati insieme, permetteranno ai medici di stabilire quali e quanti nutrienti servono ogni giorno a ciascuno di noi per mantenerci sani e in forma e ritrovare il benessere fisico.
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Un gruppo di scienziati dell’Università di Leicester, nel Regno Unito, afferma di aver condotto uno studio che fa luce sulle conseguenze derivanti dall’uso di marijuana, pubblicato su Chemical Research in Toxicology.
Le ricerche sono state condotte in collaborazione con un gruppo di scienziati del Dipartimento di Studio sul Cancro e Medicina Molecolare di Stoccolma, che hanno analizzato in laboratorio i danni dell’uso di Cannabis sulla struttura del Dna.
La teoria sarebbe la seguente: la marjuana per essere fumata viene mischiata al tabacco, che contiene 4000 sostanze chimiche di cui 69 cancerogene; agli effetti dannosi del tabacco si aggiungono quelli della marjuana e dalla mistura di marjuana e tabacco deriva una sigaretta che contiene il 50% in più di policiclici aromatici cancerogeni.
In laboratorio sono stati rilevati gli effetti dannosi sul Dna, e la predisposizione ad ammalarsi di cancro nei soggetti che fumano marjuana, a causa della tossicità dell’acetaldeide, una sostanza presente sia nel tabacco che nella marjuana.
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Chi ha una visione positiva della vita vive meglio, e per crederci non abbiamo bisogno di esperimenti e ricerche perchè sicuramente ognugno di noi può trovare un esempio nel proprio cerchio di conoscenze. La novità è che l’autostima dipende dai geni, quindi se siete sicuri di voi stessi e della vita che avete è tutto merito dei vostri geni. Se invece siete degli inguaribili ottimisti, siete cresciuti in un ambiente sano e positivo, che è il fattore principale che influenza la visione di vita.
Le rivelazioni sulle cause dell’autostima e dell’ottimismo provengono da uno studio pubblicato sulla rivista Behaviour Genetics, coordinato dall’Iss in collaborazione con il dipartimento di psicologia delle Università Sapienza e Biccoca con l’ateneo di Stanford, che ha coinvolto 428 coppie di gemelli tra i 23 e 24 anni.
Se soffrite di carenza di autostima, poichè è ancora difficile cambiare i geni del DNA, il consiglio è quello di sorridere e di passare più tempo possibile in ambienti positivi e sani, in modo da sviluppare una visione ottimista e combattere il malumore quel tanto che basta per non farsi sopraffare da tutto il pessimismo che c’è in giro. Siete d’accordo che vive meglio chi guarda la vita sorridendo?
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La prospettiva della manipolazione genetica ci fa paura e suscita polemiche e vespai tra addetti ai lavori e non, diventando causa di accesi dibattiti nelle aule del potere, alla macchinetta del caffè, intorno ad un tavolo di amici e nelle accademie della scienza eppure, a dispetto dell’insanabile dibattito ancora in corso, le prime sperimentazioni sono già andate molto avanti.
In America e Australia c’è chi sottopone il feto a test del DNA per valutare con un certo anticipo quali saranno i possibili talenti del nascituro e tra questi c’è l’attitudine allo sport. Attitudine, precisiamo. Che tuttavia potrà essere incentivata da genitori al corrente dell’esistenza di una sorta di predisposizione genetica all’attività agonistica. Se non è anche questa una variante di programmazione genetica… ?
Le preoccupazioni sull’argomento sono ancora ben al di qua della assai più paurosa prospettiva secondo cui in futuro potremo scegliere di che colore avrà gli occhi nostro figlio, ma comportano comunque una seria riflessione su quanto un bambino possa subire una certa pressione sin dai primi anni della sua vita che orienterà le sue scelte nella direzione stabilita per lui da uno screening genetico sulla cui affidabilità non ci sentiamo al momento di scommettere.
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Spesso ci sarà capitato di sentire parlare del DNA e del suo “codice a barre” che identifica ogni singolo individuo e lo rende unico rispetto al resto dell’umanità. Innanzitutto cerchiamo di capire in breve il perchè di questa diversità: in pratica il DNA è presente nel nucleo delle nostre cellule non libero, ma legato a delle proteine specifiche dette nucleosomi e sono proprio i nucleosomi ad essere diversi per ognuno di noi, perchè formati da serie di amminoacidi differenti.
Alcuni ricercatori italiani hanno sviluppato una sorta di lettore per questo codice a barre e tale invenzione può risultare molto importante, soprattutto nella ricerca di alcune malattie, quali il cancro o patologie neurodegenerative. Questo perchè grazie a questo lettore si potrà confrontare il “codice” di individui sani e malati e scoprire l’impacchettamento del DNA che sta alla base di alcune patologie.
L’importanza notevole di questa scoperta risiede nel fatto che molte malattie sono appunto dovute non ad una mutazione dei geni, ma ad un difetto nel posizionamento dei nucleosomi sui geni sani.
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