
Quando si inizia una dieta dimagrante, la forza di volontà e l’autocontrollo protratti nel tempo ci sembrano armi imbattibili, tanto da dare per scontato che mangiare poco faccia necessariamente dimagrire. E se la dieta non funziona nonostante il nostro impegno a lungo termine? Da cosa può dipendere se non perdiamo peso malgrado l’adozione di un regime alimentare rigido, senza strappi alla regola? La dieta ipocalorica spesso non funziona proprio perché è eccessivamente severa. Lo ricorda sul suo sito il dottor Filippo Ongaro:
Cosa fareste se qualcuno vi riducesse lo stipendio? Cerchereste sicuramente di spendere di meno. Questo è esattamente quello che fa il nostro organismo quando riduciamo in modo drastico l’introito di cibo.
Insomma le diete troppo restrittive ci fanno perdere qualche chilo inizialmente, ma poi il nostro organismo si abitua a bruciare meno energia e non sente affatto la mancanza di un regime calorico standard. Anche se essere a dieta viene associato immediatamente con mangiare poco, non è soltanto la quantità che conta.
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Dopo le abbuffate natalizie, a patto che siano finite, è tempo di tornare a pensare alla linea. Addio panettoni e pandori, benvenuta cara vecchia insalata. E a proposito di insalata, i tipi del sito Hairspin hanno condotto una breve ricerca fotografica sull’argomento, raccogliendo scatti pubblicitari di donne pronte ad affondare i propri denti nelle foglie verdi. Basta scorrere la galleria che segue per notare che l’espressione sul volto delle signore in questione è sempre di sconfinata felicità. Manco avessero vinto alla lotteria di Capodanno (la fanno ancora, no?).
Fortunatamente il mondo della pubblicità non rispecchia la realtà e in questo momento, in qualche parte del nostro Paese, c’è una donna che se la ride di fronte ad un bel pezzo di torrone. Eppure, per strada e sui giornali, vedere una donna estasiata di fronte ad un piatto di foglie verdi è più comune di quanto possa sembrare. Ora che ve l’abbiamo fatto notare ve ne accorgerete anche voi.
Donne sempre felici di fronte ad un’insalata!





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Ci sono delle cose che si apprendono con l’esperienza, perché se prima non ci sbattiamo il muso, come si suol dire, non riusciamo a convincercene. Per quel che riguarda le diete ciò è tanto più vero perché la teoria la conosciamo tutti ma è la pratica che poi rende chiaro quanto alcuni miti siano da sfatare mentre altre verità siano inconfutabili. Lo sottolinea anche Daily Spark, che spiega quattro grandi verità sulla dieta.
Per cominciare la dieta dimagrante non può diventare uno stile di vita, non si può prendere e lasciare impunemente. In soldoni: il 95% di chi si mette a dieta riprende il peso che ha perso, almeno in parte. Le diete yo-yo sono un vero flagello. Non si può dunque adottarne una senza modificare il proprio stile di vita a tutto tondo.
Un’altra verità è che sì, si può perdere peso anche senza fare sport, però facendolo è meglio, non ci possono essere dubbi. Non solo lo sport riattiva il metabolismo e favorisce lo smaltimento dei grassi, ma ci rende anche più motivati, attivi, bendisposti verso l’alimentazione più curata.
In fin dei conti è tutta questione di calorie, prosegue Daily Spark. Quale che sia il regime che si decide di seguire, è solo riducendo l’apporto calorico o aumentandone il consumo attraverso sport e attività per cui serve un surplus energetico che si perde peso. Infine, mettete sempre in conto qualche inevitabile scivolone. Non lagnatevi lasciandovi andare, piuttosto rimediate alzandovi da quel divano e mettendovi in moto. Mollare per uno sgarro è l’errore più frequente quando si è a dieta.
Foto | Flickr
Seguire una dieta è arduo perchè siamo spesso distratti e cadiamo con facilità in tentazione. Ma quando seguiamo un programma dal dietologo arrivare allo scopo è più semplice, anche se non ci rechiamo presso lo studio del medico ma seguiamo il programma e i consigli per telefono. Almeno è quanto risulta da un recente studio pubblicato su New England Journal of Medicine.
I pazienti trovano la consulenza telefonica del dietologo più comoda che recarsi direttamente presso lo studio del medico, e coloro che seguivano un programma dal dietologo hanno preferito dopo le prime visite optare per una consulenza telefonica.
Circa il 40 per cento dei pazienti obesi monitorati nel corso di entrambi i programmi di dimagrimento (presso lo studio e con consulenza telefonica) hanno perso almeno il 5 per cento del loro peso, dicono i ricercatori.
Continua a leggere: Perdere peso: si può con una consulenza telefonica
Secondo me il momento più indicato per lasciarsi tentare da un’abbuffata nonostante siamo a dieta ferrea e abbiamo fatto un lungo periodo di sacrifici, può essere uno qualsiasi nel corso della giornata e della nottata.
In particolare è arduo dire no alle golosità quando siamo in casa a gironzolare e siamo poco impegnati, quando abbiamo difficoltà a prendere sonno, o quando siamo davanti alla televisione che chiama le leccornie con una veemenza indescrivibile. Invece, secondo un sondaggio condotto dal sito Melarossa, l’orario in cui, le persone che sono a dieta, sarebbero più inclini a compiere il ‘fattaccio’ sono le 15.23.
L’indagine è stata condotta monitorando 1.500 persone che stavano seguendo un qualche tipo di dieta dimagrante. Dalle risposte nel corso delle interviste è emerso che il primo pomeriggio è la fascia oraria più pericolosa (62%). Di seguito c’è la notte (22%) e la mattina (16%). Secondo gli esperti che hanno condotto il sondaggio allo scoccare delle 3 e 23 tutti si avventano con più facilità su dolci e dolcetti (lo zucchero chiama facilmente chi ha perso energie nel corso di una mattinata di lavoro) o patatine e snack ipercalorici mandando a quel paese settimane e settimane di dieta. E a voi a che ora capita di sgarrare?

Le diete sono alla portata di tutti, tutti conoscono i principi fondamentali per perdere peso e tutti possono farsi una dieta da sé, senza andare dal dietologo: è una falsa credenza fin troppo diffusa. Che equivale un po’ al mondo del calcio: nei bar, sono tutti allenatori imbattibili.
Ebbene, all’interno di questa convinzione ci sono anche quei “segreti” che passano, nell’immaginario collettivo, come verità assolute da rispettare. Prendendo spunto dall’operazione di debunking di questi segreti che ha abbozzato la rivista Shape, proviamo a smontarli uno per uno. Con il solo scopo di dimostrare che, per fare una dieta seria - se e solo se ce n’è davvero bisogno, ovviamente -, non c’è altra soluzione che affidarsi a un medico specializzato.
Che possibilmente non abbia curiose inclinazioni.
Il Primo Mito: mangiare solo quando si ha fame.
Pare ovvio, come suggerimento: se abbiamo fame, bisogna mangiare. Se no, no.
Ma ci sono vari fattori che determinano la fame. Esiste, per dire, anche una fame di origine nervosa. E quindi, non è assolutamente detto che seguire indiscriminatamente tutti gli stimoli del nostro corpo a proposito della fame sia garanzia di perdita di peso. Anzi. Persino saltare il pranzo se non si ha fame non è per nulla garanzia di perdere peso e introdurre un minor numero di calorie nel corso della giornata.
Lo stimolo della fame, infatti, è molto legato alle emozioni: semplificando, dipende dall’ipotalamo, che controlla anche emozioni, stati d’animo e umore. Ergo: la fame, come stimolo, è ingannevole.
Secondo il National Weight Control Registry (che non è un centro di dimagrimento, ma è una struttura, creata nel 1994 in Colorado, con un progetto di analisi a lungo termine del mantenimento della perdita di peso, attraverso un campione di 5.000 soggetti che hanno perso peso e mantenuto il peso raggiunto per un lungo periodo di tempo) rileva che una divisione del cibo durante la giornata, ad intervalli regolari, a partire dalla colazione, è una delle chiavi per perdere peso con successo. Chi salta i pranzi, per esempio, può essere molto più incline a problemi di peso, probabilmente perché si ritrova a mangiare molto e in maniera sbagliata una volta che, finalmente, si siede a tavola. I casi di maggior successo di perdita di peso e di mantenimento del livello raggiunto si riscontrano fra coloro che, durante la giornata, si nutrono regolarmente, ogni 4-5 ore (sono americani. Forse in Italia bisognerebbe dire 5-6 ore), senza cambiare troppo le proprie abitudini alimentari in giorni feriali o weekend.
L’ananas è uno dei frutti più golosi e benché esotico ormai entrato a far parte della nostra tavola quotidiana, ma è noto anche per le sue proprietà dietetiche che vengono decantate da anni e che dovrebbero risiedere specialmente nel gambo. Ma davvero ha questi effetti dimagranti perché aiuta a bruciare i grassi, oltre a possedere un buon contenuto nutrizionale che ce lo rende prezioso a tavola?
L’ananas infatti contiene buone quantità di acqua e fibre a fronte di un basso apporto calorico e dunque un effetto saziante e diuretico. Ha anche buoni livelli di vitamine e minerali preziosi per il benessere. Perché allora spopolano letteralmente gli integratori a base di ananas? Non sarebbe più salutare mangiare il frutto fresco al naturale?
Tra l’altro grazie al contenuto di bromelina l’ananas favorisce anche il processo digestivo. Si rivela quindi un frutto ricco di virtù, ma assai difficile da contrassegnare come mero bruciagrassi, cosa che purtroppo spesso siamo indotti a credere dalla diffusione d prodotti che decantano l’uso dell’ananas come coadiuvante nelle diete.
Il suo potere collegato alla dieta infatti pare risieda esclusivamente nel contenuto di acqua e fibre e nel suo potere saziante e diuretico. Tuttavia resta più importante seguire una dieta variata che infarcire la propria alimentazione di solo ananas, dunque i benefici che apporta alla dieta dimagrante restano in ogni caso piuttosto limitati.
Foto | Flickr
Siete a dieta? Potrebbe interessarvi questa notizia secondo cui è la dieta immaginaria quella che più di tutte è efficace. Poveri noi se i nutrizionisti (ma siamo certi che non accadrà mai) dovessero adottare questa tecnica per saziare le nostre voglie alimentari mentre siamo a stretto regime ipocalorico.
Il fatto è che alcuni ricercatori americani hanno scoperto che basta immaginare di mangiare qualcosa di buono per saziarsi senza passare allo step successivo che manda alle stelle il conteggio calorico complessivo.
Gli esperimenti condotti sui volontari hanno dimostrato l’efficacia della fantasia, ma a dirla tutta io preferisco qualche caloria in più e il gusto vero di un sapore in bocca che non l’idea di esso, buono solo a procurarmi l’acquolina dell’attesa.
Via | ABC
Foto | Flickr

Il primo giorno, che è sempre un lunedì, siamo ligi al dovere e pieni di buoni propositi. Con il trascorrere dei giorni la dieta si fa più difficile, dimentichiamo le visioni di noi in costume da bagno con addominali tonici soppiantate da miraggi di enormi budini e piatti di pastasciutta fumanti e invitanti. Il quinto giorno pare sia il più difficile, quello che nel 99% dei casi, secondo la vignetta umoristica, decreta il fallimento ufficiale di molte diete. Siete d’accordo?
Via | Vitonica
Ormai abbiamo imparato a diffidare dalle etichette che sbandierano l’assenza di questo e quello da un prodotto il cui primo scopo sembra essere quello di essere raccolto dalla scaffale tra cento altri. Senza zuccheri, senza grassi idrogenati, senza calorie.
Favole, quasi sempre. Nel mucchio finiscono anche gli alimenti senza glutine che vengono inseriti nelle sezioni dietetiche delle scaffalature ed erroneamente, spesso, considerati alimenti leggeri o ipocalorici.
In realtà nonostante le ovvie differenze nutrizionali tra alimenti senza glutine a altri prodotti a base di cereali non esiste una rilevante differenza nell’apporto calorico. Secondo lo schema grafico preso a prestito da Vitonica si può apprezzare la quasi nulla rilevanza di queste lievissime differenze: a livello di carboidrati, proteine e grassi l’apporto calorico è quasi sempre identico.
La dicitura “alimento dietetico” non tragga in inganno: si riferisce solo al fatto che è stato prodotto in maniera mirata per chi deve seguire una dieta specifica che, dovremmo tutti sapere, si riferisce al regime alimentare e non ad una dieta dimagrante o ipocalorica.