Il matrimonio fa bene alla salute, alla salute mentale, fa ingrassare le donne e chi più ne ha più ne metta. Ma un matrimonio felice, secondo i ricercatori dell’Università di Tel Aviv, protegge dall’ictus. Lo studio è stato presentato ieri alla conferenza annuale dell’American Stroke Association in corso in questi giorni a San Antonio, Texas, Usa.
Più di 10.000 dipendenti pubblici, tra il 1963 e il 1997, si sono sottoposti a questa indagine ed è emerso che gli uomini single o i mariti infelici hanno più probabilità di morire di ictus rispetto agli uomini felicemente sposati.
Gli studiosi hanno rilevato che la morte a causa di ictus interessa l’8,4% degli uomini single rispetto al 7,1% degli uomini sposati.
All’Einstein College di New York un team di ricercatori ha messo in corrispondenza il mal di testa e i disturbi cardiovascolari, ipotizzando un collegamento diretto tra emicrania ed infarti. Le analisi dei casi di più di 11mila pazienti, hanno confermato l’ipotesi: chi soffre di mal di testa ha il doppio delle probabilità di subire un attacco di cuore rispetto a chi non ne soffre.
I risultati dell’indagine sono stati pubblicati sulla rivista Neurology proprio per l’importanza che la scoperta riveste sia per chi soffre di emicrania ricorrente che per l’alto numero di persone che soffrono di disturbi cardiovascolari.
L’emicrania, disturbo molto diffuso, che colpisce soprattutto le donne, è quindi un campanello d’allarme per le malattie cardiovascolari e chi ne soffre farebbe bene a controllare di tanto in tanto la pressione, il cuore e anche i livelli di colesterolo.
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Giocare a calcio fa bene. Gli italiani non aspettavano altro? O forse non aspettavano affatto di sentirsi rivolgere l’invito di giocare a calcio per tenersi in forma perché in realtà è uno degli sport più amati e lo si pratica volentieri con grande soddisfazione.
La notizia comunque viene dalla Danimarca, dove forse la calcio-mania ha minor presa che in Italia: giocare a pallone fornisce un allenamento eccellente per mantenersi in forma perché comprende numerosi movimenti complessi che coinvolgono tutti i muscoli del corpo, aiuta il sistema cardiovascolare e scongiura i rischi di patologie a carico del cuore. Riduce anche la pressione arteriosa e rinforza la densità ossea.
Insomma, se la mattina vi alzate prima per andare a fare jogging in strada o al parco vicino casa, fareste meglio a godervi quella mezz’ora di sonno in più e programmare una partita con gli amici dopo il lavoro.
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Sappiamo che dentro di noi convivono i due fratelli antagonisti, dal cui equilibrio dipende la salute del nostro cuore: sono il colesterolo buono e quello cattivo, a cui recentemente sembra essersi aggiunto un fratello, il terzo colesterolo.
Del buono non ci curiamo, ma cosa possiamo fare per tenere sotto controllo il colesterolo cattivo? Mangiare tanti legumi, e mangiarne un po’ ogni giorno. Fagioli, ceci, fave, soia, piselli sono stati presi in analisi da due diversi gruppi di studio.
Il primo studio, pubblicato sul British Journal of Nutrition ha decretato che il potere di ridurre i livelli di colesterolo totale appartiene alle arachidi, mentre sono i fagioli bianchi i legumi più potenti contro LDL, il colesterolo cattivo.
Il secondo studio, pubblicato sulla rivista Nutrition Metabolism and Cardiovascular Diseases, ha analizzato i dati di 10 studi clinici, su 270 pazienti, per arrivare a stabilire che il consumo quotidiano di 80-140 grammi di legumi, a scelta tra lenticchie, piselli, fagioli o fave, per almeno 3 settimane, riduce i livelli del colesterolo cattivo di circa 8mg/dl.
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Le donne sono soggette ad avere problemi di tiroide e sono anche quelle che passano più tempo a maneggiare pentole e fornelli. Ciò porta ad una situazione potenzialmente pericolosa, a causa di una sostanza chimica, l’acido perfluoroattanico (Pfoa), presente nelle pentole antiaderenti, ma anche nei tappeti e in alcuni tessuti.
Sono giunti a questa conclusione alcuni ricercatori dell’Università di Exter, che hanno preso in esame i dati raccolti da Centri per il Controllo delle malattie dal 1999 al 2006, sottoponendo all’analisi più di 4000 casi di persone con disturbi alla tiroide.
Le donne, già maggiormente esposte a problemi di natura tiroidea, hanno il 25% in più di probabilità di sviluppare disfunzioni quando il livello di acido perfluoroattanico nell’organismo è più elevato, acido che vi entra attraverso il contatto con gli oggetti in cui è presente.
Già nel 2006, l’EPA aveva individuato il Pfoa come sostanza potenzialmente cancerogena, che dovrebbe scomparire dai processi produttivi americani dal 2015. Secondo l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, invece, il Pfoa non è una sostanza pericolosa e per decretarlo richiede ulteriori indagini oltre a questa di Exter.
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Chi non vorrebbe sentirsi prescrivere dal medico questa cura: “per evitare problemi futuri al cuore fai più sesso”. Tra uomo e donna, si sa, i primi sono più predisposti a ictus e infarti, e per la gioia di mogli, compagne e fidanzate si invitano principalmente i maschietti più pigri e svogliati ad esercitarsi di più in questa attività.
Tutto nasce da una ricerca del New England Research Institutes di Watertown, Usa, pubblicata sull’American Journal of Cardiology, la quale sembra un po’ sfatare il mito della troppa attività sessuale controproducente per il cuore. Infatti i risultati di questo studio hanno dimostrato perfettamente il contrario.
Un campione di 1100 soggetti tra i 40 ed i 70 anni è stato monitorato per 16 anni. I ricercatori hanno scoperto che c’è correlazione tra vita sessuale e diminuzione delle malattie cardiovascolari. Prendendo in considerazione analisi precedenti, alcuni riportavano maggior presenza di malattie cardiovascolari nei soggetti colpiti da disfunzioni erettili (soprattutto in individui in sovrappeso, fumatori, affetti da diabete o ipertensione).
Insomma, con buona pace dei single, il sesso è una buona ginnastica che allena il cuore, sintomo di ottima salute fisica e psicologica.
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Vi sembrerà bizzarra l’associazione di idee, ma se avete trascorso sui banchi di scuola almeno otto anni avete meno probabilità di soffrire di cuore. È quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista Heart che ha messo a confronto 12000 infartuati e 14000 persone sane in 52 stati diversi.
Fino ad ora le variabili prese in considerazione erano lo stile di vita inteso come alimentazione, fumo, alcol, ma anche livelli socioeconomici e tipo di lavoro. Adesso c’è un elemento in più, secondo i ricercatori svedesi che hanno rivelato come la scuola possa influire sullo stato di salute futuro.
I motivi sono ancora da indagare ma si ipotizza che una persona più istruita sia più attenta alle problematiche legate a stile di vita e cattiva salute ed essendo più informata è anche più consapevole delle proprie scelte. I dati sono certo notevoli: chi è andato a scuola per meno di otto anno rischia il 30% in più di avere un infarto. Faticate a crederlo anche voi?
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Il magnesio, contenuto nella frutta oleaginosa (mandorle ecc.), legumi, cerali integrali, ortaggi verdi e acque minerali al alto contenuto, è un minerale essenziale utile in diverse situazioni, come l’attività sportiva, e per il benessere di tutto l’organismo. Ma c’è un particolare: il magnesio è maschio. Proprio così, a quanto riporta uno studio condotto dai ricercatori Tavia Mathers e Renea Beckstrand della Brigham Young University (Usa), i reali benefici per l’apparato cardiocircolatorio esistono solo per gli uomini, non per le donne.
La ricerca, pubblicata sul “Journal of the American Academy of Nurse Practitioners”, ha dimostrato come una maggiore assunzione di magnesio possa ridurre il rischio di malattie coronariche (CHD) nei pazienti di sesso maschile, mentre non ci sarebbero vantaggi per le pazienti di sesso femminile, seppure queste ne assumono dosi maggiori.
“C’è stato un rapporto tra una modesta assunzione di magnesio nella dieta e una riduzione del rischio di malattia coronarica nei soggetti di sesso maschile, tuttavia, non vi è stato alcun calo di rischio rilevato nello sviluppo della malattia di CHD nelle donne che assumevano anche elevate dosi di magnesio“, ha sottolineato Mathers.
Secondo quanto ha affermato il ricercatore, saranno necessari ulteriori studi per confermare questo collegamento, poiché in questo momento la ricerca è insufficiente a dimostrare che l’assunzione orale di magnesio diminuisca il rischio di sviluppo futuro di CHD. Tuttavia mantenere un livello elevato di magnesio nel siero ha dimostrato di sortire pochissimi effetti indesiderati e, dopo una diagnosi di CHC, è chiaramente positivo per evitare ulteriori complicazioni della malattia del cuore.
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E’ quanto hanno scoperto i ricercatori del UCLA Center for Health Policy Research che hanno preso in esame i dati raccolti in un ampio registro nazionale, che rappresenta un quadro di insieme di circa 3.8 milioni di donne tra i 18 e i 64 anni che vivono all’interno di nuclei familiari con un reddito del 200% al di sotto del livello federale di povertà.
Dai risultati è emerso che le donne appartenenti a gruppi familiari a basso reddito, risentendo delle difficoltà economiche, diventano estremamente vulnerabili a livello di salute.
Roberta Wyn, autrice dello studio, ha spiegato che le donne con un basso reddito hanno un rischio di soffrire di disturbi di varia natura di quattro volte superiore rispetto alle donne con reddito alto e di due volte superiore di vedere limitate le proprie attività quotidiane proprio da problemi di salute.
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Può capitare di accusare dolore al petto, difficoltà nel respirare e una specie di senso di oppressione, ma di essere giovani e con un cuore sano. I segni sono quelli di un infarto, ma non si tratta di un attacco di cuore, è invece un attacco di stress emotivo, che si manifesta così.
Quando questi sintomi di manifestano, ma il cuore è sano e non vi sono anomalie a livello delle coronarie, è la sindrome di Tako-Tsubo, di cui si è parlato nel quinto meeting CardioLucca 2009. Secondo le statistiche sono sempre più le persone che giungono al Pronto Soccorso presentando i segni di un infarto, ma non è il cuore, è lo stress.
Il cuore funziona bene, ma elevati livelli di stress ne possono alterare il battito e rendere difficoltosa la respirazione: è lo stress emotivo che scarica sostanze che causano infiammazione, liberano radicali liberi e fanno sì che i vasi sanguigni si restringano di volume, alterando il battito anche di un cuore sano. Intervenendo a livello emotivo e psicologico si risolve la questione, e il cuore riprende a pompare il sangue normalmente, ma è la mente che ha bisogno di attenzione.
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