Volete tenere a bada i livelli di colesterolo? Mangiate noci, soia e vegetali ricchi di fibre. A suggerirlo sono gli esperti dell’Harvard Medical School di Boston sulla base dei risultati di uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association.
Nella ricerca gli scienziati dell’Università di Toronto hanno chiesto a 351 uomini e donne con problemi di colesterolo alto, ma che non assumevano nessun farmaco per ridurne i livelli, di seguire un regime alimentare, ricco soprattutto di vegetali e, in alcuni casi, di cibi noti per la loro capacità di abbassare la quantità di colesterolo nel sangue. Fra questi erano inclusi la farina d’avena, l’orzo, le melanzane, noci, soia e derivati (come il latte e il tofu) e margarina arricchita di steroli vegetali. Gli altri partecipanti hanno seguito una dieta ricca di latticini a basso contenuto di grassi, cereali integrali, frutta e verdura, evitando, però, gli alimenti anti-colesterolo.
Dopo 6 mesi in chi aveva seguito il primo dei due regimi alimentari i livelli di colesterolo “cattivo” erano diminuiti del 13-14%, contro una riduzione del 3% - giudicata non significativa da parte degli esperti – ottenuta da chi aveva seguito la dieta a basso contenuto di grassi. Questi risultati corrispondono, nel primo caso, a una riduzione del rischio di avere un attacco di cuore nei 10 anni successivi pari all’11%.
In termini pratici, un’alimentazione anti-colesterolo basata sull’introduzione di 2.000 calorie al giorno dovrebbe includere:
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C’è un paese in provincia di Latina che si chiama Campodimele. Anche se molti non l’avranno mai sentito nominare, si tratta di un comune da guinness: meno di mille abitanti, è il paese della longevità. Oggi i ricercatori dell’Università “La Sapienza” di Roma hanno scoperto il segreto dei suoi abitanti: una mutazione nel gene che codifica per la proteina Angptl3 che permette loro di avere tassi di colesterolo particolarmente bassi.
La notizia arriva dalle pagine del Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, che ha pubblicato i risultati ottenuti da Marcello Arca e collaboratori, secondo cui i portatori della mutazione si “autoproteggono” dall’aterosclerosi e dal diabete.
Fino ad oggi si era pensato che il segreto della longevità degli abitanti di Campodimele fossero dovute a uno stile di vita e ad un’alimentazione salutari. La scoperta dei ricercatori romani ha, però, dimostrato che non basta seguire il buon esempio di questi cittadini per allungarsi la vita. Solo chi possiede la mutazione identificata ha valori di colesterolo totale e LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”) abbastanza bassi da evitare i disturbi cardiovascolari. Questa caratteristica genetica permette, infatti, di eliminare l’azione di Angptl3, che, normalmente, agisce come freno all’eliminazione delle proteine che trasportano il colesterolo e i trigliceridi nel sangue.
Arca ha spiegato che
l’esistenza di persone che sono totalmente prive della proteina Angptl3 e che al contempo godono di buona salute ci fa chiaramente ipotizzare lo sviluppo di farmaci diretti contro questa molecola per proteggere i pazienti a rischio di aterosclerosi.
Via | Il Sole 24 ore
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Anche il tè verde aiuta a mantenere in salute cuore e arterie. La bevanda tradizionale cinese, ormai da tempo entrata anche nelle nostre cucine, aiuta a ridurre i livelli di colesterolo totale e quelli del cosiddetto colesterolo “cattivo”. Gli ingredienti responsabili di questo effetto dell’infuso, già noto amico della salute, sono le catechine, molecole che riducono l’assorbimento intestinale del colesterolo.
A svelare questa nuova proprietà del tè verde è un’analisi pubblicata sul Journal of the American Dietetic Association in cui i ricercatori della Western University of Health Sciences hanno raccolto i risultati di 20 diversi studi clinici. I dati analizzati riguardano l’assunzione di tè verde sotto forma di infuso o di estratti in capsule da parte di ben 1.415 persone. E’ stato così scoperto che questa pianta riduce di 5-6 punti i livelli di colesterolo totale e aiuta a tenere alla larga quello cattivo. Non solo, berlo è meglio che assumerne i principi attivi sotto forma di capsule.
Ma il tè verde non può essere considerato la soluzione definitiva contro il grasso che intasa le arterie: non è stato, infatti, osservato nessun effetto sul colesterolo “buono”, quello che protegge cuore e vasi dall’aterosclerosi, né sui livelli di trigliceridi. Perciò chi ha problemi di colesterolo alto può usare il tè come sostegno alle terapie farmacologiche, senza, però, abbandonarle.
Via | Medical News Today
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Scegliere di mettere nel piatto frutta e verdura è una delle strategie migliori per mantenersi in buona salute. Purtroppo, però, riuscire a metterla in pratica può non essere così semplice e raggiungere le 5 porzioni al giorno raccomandate dagli esperti può essere un’impresa ardua.
I motivi? Primo fra tutti, i prezzi, spesso paragonabili a quelli di un gioielliere. Il consiglio è scegliere prodotti di stagione e a Km0. Ma in genere, si tratta solo di vecchie abitudini, pigrizia e poca dimestichezza con frutta e verdura.
Esistono, però, semplici trucchi per riuscire ad aumentare il consumo di questi prodotti senza troppi sforzi. A suggerirli sono gli esperti di Harvard.
Continua a leggere: Frutta e verdura, i 7 trucchi per mangiarne di più
L’olio di cocco lo usate solo in spiaggia per favorire la tintarella e mantenere pelle e capelli idratati sotto il sole? Rivalutatene le proprietà perché potrebbero sorprendervi. Pur avendo un alto contenuto di grassi considerati poco salutari potrebbe trovare un uso anche sulle nostre tavole. Addirittura, dice qualche naturopata, persino essere utile per chi desidera dimagrire.
Quando scegliete l’olio di cocco per la tavola assicuratevi che non sia raffinato e sia privo di odore. Essendo composto da acidi grassi di origine vegetale non influisce sui livelli di colesterolo, ma anzi risulta utile perché naturale e organico. Contiene infatti elementi come l’acido laurico che agisce sul sistema immunitario e l’acido caprico che ha mostrato di avere effetti antivirali.
Per quanto riguarda le calorie sono simili a quelle contenute in altri oli vegetali. Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition addirittura potrebbe avere ottimi benefici sull’ipotiroidismo e sul metabolismo dei grassi. Pare che un noto nutrizionista abbia inserito l’olio di cocco nella dieta dei giocatori di rugby della nazionale inglese perché aiuta a bruciare i grassi favorendo la costruzione muscolare. Incredibile, vero? Vari studi però lo hanno dimostrato.
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Tenere a bada l’ipertensione richiede fondamentalmente qualche piccola accortezza a tavola ma abbiamo scoperto di recente che può aiutare a mantenere la pressione bassa anche pregare. Un utile aiuto arriva dai cereali integrali, che possono aiutare a prevenire la pressione alta. D’altronde il consumo abituale di cereali integrali ha dimostrato numerosi benefici sul nostro benessere, nella prevenzione di disturbi come nel miglioramento del transito intestinale, nel favorire il senso di sazietà e nella prevenzione dell’obesità, nella riduzione dei livelli di colesterolo.
Un recente studio condotto a Boston ha ora svelato che consumare quotidianamente cereali integrali, per esempio a colazione, aiuta a prevenire la pressione arteriosa alta, che è uno dei più diffusi fattori di rischio per altre patologie cardiovascolari. La ricerca ha dimostrato che il rischio si abbassa fino al 25%.
L’analisi è durata ben 16 anni esaminando le abitudini alimentari incrociate con i dati sulla salute di circa 13000 soggetti. Il motivo dell’impatto positivo sulla pressione si riconduce all’alta presenza di fibre e vitamine del gruppo B ed E insieme a minerali come selenio, zinco, magnesio, ferro e fosforo, che agiscono positivamente sul buon funzionamento dell’organismo.
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L’ipercolesterolemia è una delle malattie ereditarie più diffuse ed è sinonimo della presenza nel sangue di elevati livelli di colesterolo. La maggior parte delle persone viene curata tradizionalmente con farmaci che contrastano l’azione di questo “nemico”.
Esistono, però, anche delle piante che sono in grado di far abbassare i livelli di colesterolo nel sangue: alcune agiscono sul fegato, altre sull’intestino, e via dicendo. Sicuramente, un approccio del genere va pensato solo quando il problema non è estremamente grave e serio. Ma vediamo insieme qualcosa.
Per aiutare la funzionalità epatica, si può ricorrere al carciofo, sotto forma di tintura madre, 40 gocce, tre volte al giorno. In associazione l’aglio, che blocca l’asorbimento dei grassi e agisce in maniera benefica sulla circolazione sanguigna. Per favorire l’eliminazione dei grassi in eccesso, c’è il fieno greco, 30 gocce, 3 volte al giorno. Infine, per drenare i grassi in eccesso, è indicato il frassino, da associare al tarassaco, che aiutano a normalizzare i livelli di LDL nel sangue.
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Conosciamo già la differenza tra i grassi buoni e quelli cattivi, ma quelli che consideriamo appartenenti a quest’ultima categoria lo sono davvero così tanto? I grassi saturi certo non sono la scelta migliore per il benessere del nostro organismo e sarebbe meglio poter scegliere ogni volta che sia possibile di integrare la dieta con i grassi insaturi.
Il consumo di grassi saturi viene associato spesso ad una maggiore incidenza di patologie cardiovascolari, colesterolo in primis. Uno studio condotto però su popolazioni ancora abbastanza lontane dal mondo occidentale industrializzato e globalizzato – Masai, Eschimesi, Tokelau e Kitavanos – e che consumano grandi quantità di questo tipo di grassi ha dimostrato che in realtà non è sempre vero.
Nonostante l’alto consumo infatti non presentano patologie cardiovascolari di rilievo o con un’incidenza importante. Probabilmente si sono adattati geneticamente al consumo di questi grassi, hanno inizialmente ipotizzato gli studiosi, scartando poi l’idea una volta verificato che quando queste popolazioni vengono a contatto con il tenore di vita occidentale ne sono vittima al pari di tutti noi.
Insomma, l’associazione tout court di grassi saturi e patologie non è sempre così automatica, anzi viene smentita da circostanze verificate seppure tuttora inspiegate. La soluzione probabilmente deriva dallo stile di vita. Una persona che ingerisce molti grassi saturi ma poi consuma molte calorie, prevede nell’alimentazione buone quantità di fibre e ha abitudini di vita sane non subirà gli stessi efetti di chi invece conduce una vita diversa, consumando poco, con cattive abitudini quali alcol, fumo e scarso esercizio fisico.
Via | Vitonica
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Le bevande zuccherate o gassate sono una droga per molti di noi. Il sapore dolce ci prende e ci accalappia quasi fosse una forma di dipendenza fino a quando abbiamo finito di bere e ci rendiamo conto del nostra “cattiva” azione. In effetti come dire di no a quelle belle bottiglie colorate, rinfrescanti e invitanti negli scaffali al supermercato?
Ma una nuova ricerca ci consiglia di fare attenzione e di bere non più di una bevanda zuccherata al giorno perchè queste bibite aumentano il rischio di diabete e malattie di cuore nelle donne.
I ricercatori della University of Oklahoma Health Sciences Center hanno monitorato oltre 4000 uomini e donne di età tra i 45 e gli 84 anni nel corso di cinque anni e hanno controllato quante bibite zuccherate (soft drink, acqua aromatizzata, birra analcolica, bibite gassate classiche, no light o diet) bevevano, tenendo sotto controllo il peso, la circonferenza vita, il colesterolo e i valori del diabete.
Continua a leggere: Donne: le bevande zuccherate fanno male al cuore

Come ridurre il sale a tavola? Quali sono gli alimenti con poco sodio? Troppo sale fa male!!!
Tutte questioni cui siamo abituati a prestare attenzione e che fanno ormai parte della nostra cultura alimentare, ma secondo un nuovo studio, pubblicato sull’American Journal of Hypertension, ridurre il sale potrebbe non essere così benefico come si pensava.
La ricerca sostiene che ridurre drasticamente la quantità di sale nei cibi non necessariamente proteggerebbe contro l’ictus e malattie cardiache: mentre una dieta povera di sale abbassa la pressione sanguigna, disturbo tra le principali cause di ictus e malattie cardiache, è anche vero che, nei pazienti oggetto dello studio sottoposti ad una dieta con una drastica riduzione di sale - una media di 150 milligrammi per litro, molto inferiore alle quantità raccomandate nelle linee guida-, si è verificato un aumento dei livelli di colesterolo, grassi e ormoni nel sangue che sono note per aumentare il rischio di malattie cardiache.
In pratica si genera un effetto inverso.
I risultati non sono stati considerati conclusivi ma sono serviti ad affermare che sebbene la riduzione di sale nella dieta sia riconosciuta per la sua capacità di abbassare la pressione sanguigna, nessuno studio ha finora dimostrato che diminuire l’apporto di sodio possa migliorare la salute del cuore.
Ulteriori studi su una dieta molto povera di sale sembra siano necessari.
Via | Daily Mail