
“Se potessi rivivere la mia vita, cercherei di fare maggiori errori. Non proverei ad essere così perfetto. Mi rilasserei maggiormente e riderei di più. Mi preparerei. Coglierei maggiori opportunità, scalerei più montagne, nuoterei in più fiumi, andrei in luoghi in cui non sono mai stato, mangerei più gelato e meno fagioli! Avrei davvero più problemi adesso e meno immaginari. Vedete, sono una di quelle persone che vivono con attenzione e sensibilità ora dopo ora, giorno dopo giorno. Oh, ho avuto i miei momenti; e se dovessi ricominciare, ne avrei di più. Di fatto, cercherei di non avere nient’altro che momenti, uno dopo l’altro, invece di vivere tanti anni guardando avanti ogni giorno”
Queste parole sono di Jorge Luis Borges, poeta nato a Buenos Aires nel 1899 e morto a Ginevra il 14 giugno 1986. Questa sua poesia si trova spesso sul web e mi ha colpito per il messaggio che è stato giustamente evidenziato da queste righe. Un modo per vivere al meglio la vita che abbiamo su questo mondo. Non è forse uno dei modi migliori di farlo, il verso senso della parole “benessere”?
Priorità, in ordine per essere più felici e ottenere di più dalla propria esistenza. E viverla serenamente, come tutti vogliamo fare. La coscienza di se stessi, del vivere la propria vita con quello che già abbiamo e permette che essere felici sia una nostra decisione. Frasi che per molti, ammetto anche per il sottoscritto, suonano molto facili, troppo teoricamente facili, ma quanto sono altrettanto vere?
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Non importa se si è uomini o donne: tornare a casa dopo una giornata di duro lavoro e non avere nessuno ad aspettarci ci espone a un maggior rischio di depressione. Chi vive da solo ha, infatti, più probabilità di dover ricorrere all’uso di antidepressivi rispetto a chi vive in famiglia o con degli amici.
L’efficacia della convivenza nella prevenzione della depressione è stata dimostrata da un gruppo di ricercatori finlandesi che hanno monitorato il ricorso all’uso di farmaci in 3.500 lavoratori, sia uomini che donne, per un totale di sette anni. Secondo Laura Pulkki-Raback, autrice principale dello studio pubblicato su BMC Public Health:
Nelle persone che vivono da sole il rischio di andare incontro alla depressione aumenta. In generale, non c’è differenza fra uomini e donne.
Le cause alla base del disturbo, però, sarebbero diverse. Nel caso degli uomini, infatti, il maggiore fattore che determina la depressione è l’assenza di un supporto sociale; mentre le donne sono più spesso vittime di condizioni abitative ritenute mediocri. Altri aspetti che possono contribuire al fenomeno sono il senso di isolamento, la mancanza di fiducia e le difficoltà associate ad eventi critici.
In realtà la ricercatrice crede che il rischio, sebbene alto, sia stato sottostimato dalla ricerca, perché le persone a maggior rischio di depressione sono anche quelle che hanno abbandonato più spesso lo studio prima della sua fine. Largo, quindi, alla convivenza: oltre a dividere le spese di affitto e bollette, stare con gli altri ci aiuta anche a mantenerci più sereni.

Prediligere le scale all’ascensore non è più una prerogativa esclusiva degli attenti al girovita ma potrebbe diventare la scelta prediletta dagli economisti più attenti all’efficienza lavorativa. Un gruppo di studiosi dell’Università Royal Hospital a Saskatoon, Saskatchewan, ha reclutato quattro medici del centro clinico per misurare il tempo impiegato da ogni medico per correre su e giù per le scale dell’ospedale, per 14 volte - non camminare, correre - e il tempo impiegato dagli stessi dottori per fare questi stessi viaggi tramite ascensore (in punti diversi del giorno della settimana e fine settimana). Ciò che hanno scoperto è che i medici erano molto più veloci degli ascensori. In media, impiegavano 13 secondi per salire un piano, mentre l’ascensore ne impiegava circa 37 secondi. Il tempo medio per salire le scale era di 10 minuti, contro il tempo medio impiegato dall’ascensore di 20 o 25 minuti.
Sia che lavoriamo in ospedale, sia che lavoriamo in ufficio (o comunque in edificio di 4 o 5 piani) dimenticare l’ascensore per le scale, ha i suoi vantaggi: sul girovita e il grasso corporeo, sulla pressione arteriosa ed il colesterolo “cattivo” LDL, ma anche sul tempo extra per noi, per qualche pausa in più che riusciremmo a ritagliarci evitando le lunghe attese per l’ascensore che si ferma ad ogni piano.
L’importante è che il nostro ufficio non sia l’ultimo piano di un grattacelo stile Manhattan.
Ecco un’altra cittadina termale, forse un po’ meno nota rispetto a Merano: Bormio. Le terme si trovano a pochi passi dal Parco nazionale dello Stelvio, con sorgenti che oggi alimentano tre centri termali. Nei dintorni, le più antiche sono le terme Bagni Vecchi, a circa 4 Km da Bormio, con vasche di età romana ed una grotta sudatoria che si dirama in due lunghe gallerie.
Le sue acque ipertermiche sono classificate come solfato-bicarbonato-alcalino-terrose e sono un toccasana per la pelle, perchè lo zolfo purifica e la parte bicarbonato-alcalina esercita un leggero peeling levigante. Si possono anche eseguire trattamenti ammorbidenti della cute nelle mani di esperti, con il savonage, ovvero massaggio di pulizia con sapone di Aleppo.
Il percorso termale completo dura circa 3 ore. Da provare assolutamente è il Qc Terme Ritual, un massaggio personalizzato di viso e corpo, con prodotti all’acqua termale, della durata di 75 minuti.
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Il bagno, in ogni civiltà, rappresenta il più sensuale rito del corpo, che permette di abbandonarsi totalmente al relax. I vapori derivanti da un bagno caldo sembrano influenzare la parte più antica del cervello, l’ipotalamo, che produce endorfine, gli ormoni del piacere. Ogni civiltà, nel tempo, ha arricchito questo rituale con i propri saperi; per questo oggi vi parlo nello specifico dei vapori russi.
Il bagno russo risale al X secolo ed è stato portato in Europa dai francesi in epoca napoleonica; é simile come concetto alla sauna finlandese, però a differenza di questa, viene prodotto vapore facendo scorrere ininterrotamente l’acqua su pietre roventi. Il vapore sale così fino al soffitto, da cui ridiscende come impalpabile e piacevole nebbiolina.
A questo bagno di vapore caldo, nelle tipiche stanze da bagno in legno, si associa generalmente un massaggio con foglie di betulla ed alla fine una sferzata di acqua fresca direttamente sulla pelle.
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