Si tichiude oggi a Parma la Conferenza ministeriale europea sul rapporto tra Salute e Ambiente, volta ad analizzare l’operato dei Paesi europei negli scorsi 20 anni e a stilare il piano d’azione per il futuro. Al centro della conferenza, il problema dell’inquinamento e la tutela della salute dei bambini, che sono i soggetti più colpiti.
In Europa, a causa delle emergenze climatiche, muoiono ogni anno quasi 13.000 bambini e il 33% delle malattie respiratorie nei bambini sotto i 5 anni è causato dall’inquinamento dell’aria. I bambini risentono dell’esposizione al particolato (Pm) sia all’esterno -inquinamento dell’aria, traffico, smog - sia all’interno degli edifici dove trascorrono la maggior parte del tempo, casa e scuola.
L’inquinamento dell’aria è la causa principale dell’aumento dei casi di asma, di malattie respiratorie, di malattie autoimmuni, e di allergie. Sempre più bambini soffrono di problemi alle vie respiratorie e nei paesi dell’Est 1 bambino su 5, ogni 1000, muore per problemi alle vie respiratorie causati dall’inquinamento.
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Ogni genitore, prima o poi, impara a decifrare il pianto del proprio neonato, non senza difficoltà nell’interpretare se i singhiozzi, le urla o i lacrimoni sono da attribuire a fame, sonno o dolore. Quest’ultima è poi tra le situazioni più complicate, perché non sempre si riesce a calmare il bebè che urla.
Secondo un team di ricercatori giapponesi, le urla dei bambini non sono tutte uguali e si possono catalogare in base ai bisogni, e tradurre grazie ad un computer. Lo studio, realizzato presso il Muroran institue od Technology e pubblicato sull’International Journal of Biometrics, ha permesso di decifrare tutta la gamma di suoni dei neonati e di associarvi un bisogno o un’emozione.
Attraverso l’indagine delle onde sonore il computer è in grado di comunicare ai genitori se il bambino ha sonno, fame o se avverte dolore. Per ora lo studio è ancora in fase sperimentale, ma presto dei piccoli monitor, simili ai Whycry, saranno l’interfaccia tra i genitori ed il proprio bebè.
Vi piace l’idea di un traduttore per il pianto dei neonati o preferite lasciare all’istinto del genitore l’interpretazione del pianto del proprio bambino?
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In Italia è allarme allergie: non solo soffre di allergia un italiano su 6, ma a soffrirne sono sempre di più i bambini, il che vuol dire che le malattie autoimmuni saranno sempre più diffusi e che è fondamentale proteggere i più piccoli.
Secondo i dati presentati durante la V Giornata Nazionale del bambino allergico, dal 1950 ad oggi la popolazione colpita da allergia è aumentata del 20% . Il 10% dei bambini al di sotto dei 14 anni soffre di asma bronchiale, non a caso definita la malattia del secolo; il 20% soffre di rinite allergica; il 10% di allergie della pelle ed un restante 8% dei bambini ha qualche allergia alimentare.
Se l’allergia è tra i disturbi più diffusi e più fastidiosi della primavera già per gli adulti, pensate a cosa può essere per un bambino. E’ quindi molto importante cercare di prevenire, a partire dalla cura e dall’igiene in casa e in tutti i luoghi dove vivono i bambini.
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Il latte è tra gli alimenti più importanti nella nostra alimentazione, fondamentale in quella dei bambini. Per questo motivo esperti di tutto il mondo si sono riuniti a Milano nel “V Meeting sull’Allergologia Pediatrica” per presentare un documento ufficiale che possa diventare la carta di riferimento per la cura dell’allergia al latte nei bambini. Il risultato del lavoro di squadra di 800 pediatri, provenienti da 34 Paesi diversi, si chiama Dracma (Diagnosis and Rationale for Action Against Cow’s Milk Allergy) ed è nata grazie alla spinta del WAO, l’organizzazione mondiale sulle Allergie.
L’allergia alle proteine del latte colpisce oggi circa il 2% dei bambini al di sotto dei 3 anni, ma spesso viene confusa con una semplice intolleranza. Purtroppo, l’unico modo per rilevare l’allergia è far assumere al bambino il latte e osservarne la reazione, secondo la procedura detta “test di carico”.
Quando si ha la certezza dell’allergia alle proteine del latte, si elimina l’alimento ed ogni sua forma derivata dall’alimentazione del bambino, sostitutendolo con idrolisati di riso e miscele di aminoacidi. Dopo 2, 3 anni, si comincia reinserire il latte in maniera graduale, fino a far diventare l’organismo tollerante. A proposito, si è così espresso Alessandro Fiocchi, primario dell’ospedale pediatrico Macedonio Melloni di Milano, intervistato da Italiasalute:
“Se il bambino allergico è sottoposto a dieta di eliminazione, si ristabilisce dopo 2-3 anni, tanto che quasi tutti, già in adolescenza, diventano tolleranti. Ma senza queste linee guida il bimbo con sospetta allergia al latte corre il rischio di vedersi porre una diagnosi senza alcun esame o di vedersi levare il latte come unico tentativo. E qualora venga diagnosticata l’allergia, corre il rischio di vedersi proporre sostitutivi inadeguati e di essere sottoposto definitivamente a una dieta priva di latte per paura di reazioni“.
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Nella colazione all’inglese c’è un alimento sano e naturale, che fa bene contro l’asma: si tratta del porridge, un composto ottenuto facendo bollire fiocchi d’avena nel latte fresco, che di solito si cosuma freddo.
Un team di ricercatori finlandesi ha condotto uno studio prendendo in analisi i casi di circa 1300 bambini per circa 5 anni. Secondo lo studio, pubblicato sul British Journal of Nutrition, i bambini che fin dall’infanzia hanno mangiato il porridge a colazione, hanno evidenziato minori probabilità di sviluppare l’asma.
L’avena, nota per le sue virtù lenitive ed infiammatorie, avrebbe anche la proprietà di influenzare positivamente il sistema immunitario, e proteggerlo da attacchi esterni o da infiammazioni autoimmuni come allergie o asma.
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Un bebè nato prematuro è più sano e sereno se le neomamme lo circondano di musica classica, quella di Mozart in particolare. E’ la scoperta degli scienziati del centro medico dell’Università di Tel Aviv. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Pediatrics“.
Il consiglio nasce dagli obiettivi di un qualsiasi reparto di terapia intensiva neonatale, ovvero far aumentare di peso i piccoli nati prima del tempo in modo da farli arrivare a un peso accettabile prima di dimetterli al fine di rinforzare le sue difese immunitarie.
Infatti, dai risultati della ricerca è emerso che i bimbi che sentono una sonata di Mozart crescono e guadagnano peso più in fretta perché sembrano aver bisogno di meno calorie.
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In Italia si stima che l’incidenza dei casi di celiachia per quanto riguarda i bambini in età pediatrica è di uno su 200, ma si tratta di dati in continuo aumento. Queste statistiche sono state diffuse da associazioni di Gastroenterologia pediatrica, medica e chirurgica.
L’insorgenza di questa intolleranza totale o parziale al glutine si manifesta soprattutto in soggetti geneticamente predisposti e, finché non ci si accorge del disturbo, provoca la dimiunzione o la mancanza di assorbimento di cibo, che porta come conseguenza a gravi disturbi gastrointestinali, problemi nella crescita ed anemia.
Tutto ciò incide negativamente sulla vita sociale dl piccolo paziente e quindi è estremamente importante, fin da piccoli, arrivare ad una diagnosi sicura e precoce, per adottare uno stile alimentare privo di glutine.
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L’aneto è una spezia derivante dalla famiglia delle Apiaceae ed ha gambi lisci e sottili e fiori gialli e piccoli raggruppati in infiorescenze dette ad ombrello. Si trova soprattutto nella zona Meditrranea e richiede una forte esposizione al sole. I suoi semi, la parte utilizzata, sia in cucina che in fitoterapia, si raccolgono a maturità, a fine estate.
In cucina si usa per la preparazione del curry, ma anche per profumare altri alimenti. Il suo sapore è caldo e un po’ piccante e, se masticato, lascia in bocca un sapore gradevole e dolce.
L’aneto contiene un olio essenziale che agevola la digestione; è diuretico, antispasmodico e vermifugo. Un infuso a base di aneto calma un singhiozzo insistente ed anche il vomito, perciò è ideale per le colichette dei bambini. La sua radice, in decotto invece, è l’ideale contro l’influenza.
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Il giorno di Natale è sicuramente tra i più belli per i bambini che ricevono i regali e aspettano di poterli aprire fremendo. I genitori che li scelgono però, devono fare molta attenzione all’acquisto dei doni, perché ne va della sicurezza dei propri figli. Un esempio di giocattoli nocivi può essere quello dei cosmetici per le bambine, ritirati dal mercato perché contenenti sostanze tossiche.
A Tal proposito l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma ha realizzato un vademecum dedicato ai genitori ed uno dedicato ad amici, nonni e parenti che si apprestano a scegliere il regalo più adatto a conquistare il cuore dei bambini.
Onde evitare di incappare in spiacevoli situazioni e mettere a rischio la salute dei bambini, chi acquista un giocattolo deve, per prima cosa, far attenzione che il gioco sia a marchio CE, ovvero a norma secondo le leggi della Comunità Europea. Per le altre norme, vi invito a leggere qui su Bebèblog le dieci regole per scegliere il regalo sicuro.
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Babbo Natale è grasso: tutti conosciamo bene il suo pancione sotto la casacca rossa, ma è comunque un tipo atletico, visto che s’infila nei camini delle case dei bambini di tutto il mondo e per farvi il giro in una sola notte dev’essere allenato.
Non è d’accordo Nathan Grills, epidemiologo della Monash University in Australia, che vuole mettere a dieta Babbo Natale perchè rappresenta un cattivo esempio. Secondo l’esperto di salute pubblica l’immagine di Babbo Natale promuove uno stile di vita sedentario e poco sano, per non parlare poi di tutte le leccornie che assaggia di casa in casa, lasciate sotto ai camini dai bambini di tutto il mondo.
Così come ha riferito al British Medical Journal, il dottor Nathan Grills vorrebbe mettere a dieta l’immagine di Babbo Natale e fargli fare il giro del mondo in bicicletta, perchè un’immagine potente come la sua ha presa su un pubblico mondiale e target di tutte le età, non per nulla è il testimonial più gettonato nelle pubblcità di diversi prodotti, dagli alcolici alle bibite gassate, dai dolci ai sigari.
Nathan Grills ha ragione sul potere persuasivo dell’immagine di Babbo Natale e sul fatto che sia spesso associato ad uno stile di vita poco salutare, ma vorrei ricordare che Babbo Natale ci onora della sua presenza solo un giorno all’anno e che, proprio a Natale, chi è a dieta ferrea potrà fare un’eccezione e chi ha uno stile di vita sbagliato sono certa si conterrà almeno a Natale. Siete d’accordo con me o preferireste mettere a dieta Babbo Natale?
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