
Oramai conviviamo tutti i giorni con un numero consistente di apparecchiature elettriche: microonde, cellulari, lavastoviglie, TV, computer e chi più ne ha più ne metta. Non possiamo e non riusciamo a fare a meno della maggior parte di essi. Tutti questi apparecchi sono, però, fonte di campi elettromagnetici e sembra che dobbiamo prestar loro maggiore attenzione soprattutto se siamo in gravidanza.
Le onde elettromagnetiche in questione, infatti, potrebbe scatenare più facilmente fenomeni di asma nel futuro nascituro. A questo risultato è giunta una ricerca americana che ha analizzato un campione di 800 donne incinta. I medici hanno misurato, infatti, la quantità di radiazioni elettromagnetiche che ogni mamma aveva ricevuto durante la gravidanza.
Monitorando poi i nati per 13 anni hanno evidenziato che quelli partoriti da donne che erano maggiormente esposte ai campi elettromagnetici hanno mostrato una tendenza tre volte superiore a sviluppare difficoltà respiratorie, tra cui l’asma.
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L’allattamento al seno potrebbe prevenire l’asma nei bambini. Che il latte materno sia benefico sia per la mamma che per il neonato non è certo una novitù: si sa che l’allattamento al seno costituisce una difesa immunitaria naturale per il bambino, per esempio. Si sa anche che può prevenire diabete e malattie cardiache nella madre. Si sa addirittura che riduce il rischio di disturbi di linguaggio nei bambini, a differenza di ciuccio e biberon, che potrebbero causarne.
Ora c’è un nuovo punto in favore di questa pratica naturale di alimentazione per i neonati: uno studio pubblicato dall’European Respiratory Journal prova che esiste un’incidenza rilevante fra l’allattamento al seno e la diminuzione di casi di asma in età prescolare.
Su un campione di 5.368 bambini, si è rilevato che aumentano i casi di asma fra coloro che non sono mai stati allattati rispetto a quelli che, invece, sono stati nutriti con latte materno in maniera esclusiva nei primi sei mesi di vita.
Anche una minor durata dell’allattamento oppure una dieta mista che comprenda latte naturale e latte artificiale può far crescere il rischio di sintomi legati all’asma.
Secondo una delle autrici che ha promosso lo studio presso l’Erasmus Medical Center di Rotterdam, la dottoressa Agnes Sonnenschein-van der Voort, questi risultati sarebbero un’ulteriore conferma della correttezza di tutte le campagne sanitarie che promuovono l’allattamento al seno in maniera esclusiva per i primi sei mesi di vita.
Parliamo nello specifico dell’asma nei bambini: una ricerca americana pubblicata sulla rivista Child Development ha monitorato 200 famiglie con bambini tra 5 e 12 anni affetti di disturbi respiratori. Nel periodo di tempo passato a tavola con la famiglia le crisi respiratorie diminuivano dimostrando che la qualità del tempo trascorso con gli affetti migliora le funzionalità polmonari.
La differenza è stata riscontrata nella qualità del dialogo familiare che diminuisce la paura dei sintomi a differenza di ambienti in cui televisione, telefono e distrazioni annullano il dialogo in famiglia. Il tempo medio che i bambini passano a tavola è di 18 minuti in tutti i casi ma è quando il tempo è qualitativamente migliore che l’impatto sulla salute dei bambini è positivo.
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È nota da secoli per le sue qualità ma tendiamo a considerare la menta solo per le sue proprietà aromatiche prima ancora che medicinali. Sono circa 600 le varietà esistenti ma tra le più diffuse c’è la menta piperita che deriva da un incrocio tra menta acquatica e menta spicata.
È un buon tonico, calmante e digestivo, con ottime proprietà antispasmodiche e antisettiche. Per migliorare la digestione è raccomandabile un infuso che aiuti lo stomaco a sopportare un pasto troppo ricco e pesante.
Per le proprietà antispasmodiche è consigliata anche in caso di coliche nervose, dolori mestruali, tosse o addirittura asma, perché aiuta a placare i crampi e aiuta anche l’espettorazione. Per le sue proprietà analgesiche può anche ridurre il dolore.
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Soffrite di asma e avete anche un capo antipatico? Potete dare la colpa a lui, o meglio al lavoro, più precisamente all’ambiente di lavoro che a quanto pare spesso è poco salubre per chi è allergico e soffre di questo disturbo.
Alcuni ricercatori spagnoli hanno stabilito che nel 15% dei casi i fastidi legati all’asma dipendono proprio dall’ambiente lavorativoasm: vernici, isolanti, materiali di costruzione e arredo, filtri dell’impianto di condizionamento non sempre correttamente revisionati contribuiscono ad accrescere il rischio e a peggiorare il nostro benessere.
L’ufficio, quindi, non fa male solo all’umore provocando stress o alla schiena provocando dolori per la postura forzata per molte ore al giorno, ma anche alla respirazione. Si aggiunge alla lista di disturbi di cui è corresponsabile il lavoro: in alcuni ambienti infatti concorrono anche gli alti livelli di inquinamento acustico, l’esposizione a radiazioni, i rischi di incidenti. Possiamo considerare l’asma il male minore nel contesto generale?
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Quando penso agli insetti rabbrividisco, e se immagino solo lontanamente che ci possa essere qualche cimice nel mio letto non riuscirei più a prendere sonno.
Invece, bisogna fare molta attenzione a questo tipo di insetto perchè non é solo fastidioso per il prurito causato dalla puntura ma é anche pericoloso perché può scatenare reazioni allergiche anche molto acute come l’anafilassi, una reazione che può causare difficoltà di respirazione, orticaria o gonfiore o senso di costrizione alla gola, e attacchi di asma.
Gli allergologi si sono riuniti nel del Convegno della American College of Allergy, Asthma and Immunology (ACAAI) iniziato a Phoenix, l’11 per concludersi il 16 novembre. La ACAAI è un’organizzazione professionale composta da circa 5000 medici allergologi-immunologi qualificati e dai relativi operatori sanitari. Gli esperti parteciperanno a un workshop per comprendere meglio la crescente epidemia da cimici dei letti, e studiare i migliori approcci diagnostici e le tecniche per sterminare l’ insetto.
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Per calmare l’asma in genere utilizziamo l’aerosol ma una recente ricerca americana ha scoperto che nei polmoni alcuni recettori possono essere sfruttati per rilassare il sistema respiratorio e scongiurare un attacco d’asma, semplicemente usando qualcosa di amaro.
Questi recettori, infatti, funzionano in modo diverso rispetto a quelli della lingua: non mandano segnali al cervello per segnalare l’aroma ma solo ai polmoni stessi, con la conseguenza di un rilassamento muscolare e l’apertura delle vie respiratorie, più che utilizzando i soliti farmaci utilizzati per gli attacchi d’ansia.
Per attivare questi recettori non basta però mangiare qualcosa di amaro. Si sta però lavorando sul fronte farmacologico per mettere a punto nuovi inalatori più efficaci sfruttando proprio questa nuova scoperta.
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Forse non abbiamo idea di quante sostanze chimiche vengono introdotte giornalmente nel nostro ambiente, anche nella camera dei bambini. Tali sostanze sono principalmente presenti nei materiali da costruzione, nelle vernici colorate, e in un gran numero di prodotti di consumo comune, come i detergenti, la plastica, giocattoli, i cosmetici e il materiale per il confezionamento.
L’uso di prodotti chimici nella nostra vita quotidiana comporta un aumento del rischio di allergie nei bambini, secondo uno studio condotto presso l’Università di Karlstad in Svezia. I ricercatori si sono concentrati sulle sostanze Pge, un gruppo di composti organici volatili trovati in vernici per interni a base di acqua, e detergenti.
La ricerca dimostra che la concentrazione degli eteri del glicole propilenico (o Pge), nell’aria all’interno della camera da letto, aumenta, il rischio di asma, febbre da fieno e eczema, e che la concetrazione di queste sostanze è anche legata a una maggiore presenza nei bimbi degli anticorpi per altri allergeni (come quella dei gatti o dei pollini). Lo studio condotto su 198 bambini in età prescolare con asma, allergie e 202 bimbi sani, hanno evidenziato che l’aria delle loro camerette presenta gruppi di composti chimici che aumentano di tre volte (fino al 180 %) il rischio di sviluppare asma, riniti ed eczema.
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Via | ScienceDaily

E’ il risultato di un team di ricercatori della York University che non chiarirà definitivamente perché in alcune persone lo sport sembra provocare un peggioramento ed in altre un miglioramento dell’asma, ma spiega che sicuramente fare attività aerobica per 30 minuti per tre volte a settimana è consigliata a chi soffre di asma e può essere utile per mantenere il controllo dei sintomi.
Lo studio ha coinvolto 36 pazienti asmatici con vita sedentaria e con parziale controllo della propria patologia. A 21 di essi è stato chiesto di seguire un programma di allenamento che prevedeva esercizi aerobici tre volte alla settimana (come camminare, fare la cyclette) e esercizi per la forza una volta la settimana.
Per i primi tre mesi i partecipanti hanno condotto gli esercizi sotto la guida di un allenatore, per i successivi tre mesi hanno invece proseguito l’allenamento in autonomia. Al termine del primo trimestre, gli studiosi si sono resi conto che nel gruppo attivo si registrava un netto miglioramento del punteggio relativo al controllo dei sintomi asmatici (la maggior parte dei soggetti passava da “relativamente ben controllati” a “ben controllati”) e risultava più elevato anche il punteggio relativo alla qualità della vita (indicata da quanto la persona si sentiva limitata nelle attività quotidiana o nel proprio benessere psicofisico).
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Lo sostiene uno studio della Cornell University presentato in occasione di una conferenza a New Orleans: assumere regolarmente vitamina E protegge i polmoni delle donne e diminuisce del 10% il rischio di Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) sia nelle fumatrici sia in chi non fuma.
La vitamina E è considerata l’antiossidante per eccellenza e grazie all’enzima carnosina fa piazza pulita dei radicali liberi. E’ utile nella prevenzione dell’arteriosclerosi, efficace nelle malattie cardiovascolari, fondamentale nella prevenzione del cancro, indispensabile per il corretto funzionamento dei muscoli, migliora il sistema immunitario, necessaria per una adeguata funzionalità dell’apparato riproduttivo. E’ anche un’antitrombina (previene la formazione di trombi). Viene distrutta da qualsiasi tipo di frittura, dai raggi ultravioletti, dall’ambiente alcalino, dall’ossigeno e dai sali ferrosi. L’assunzione di estrogeni, presenti nella pillola contraccettiva, può neutralizzarne l’effetto.
Ottime fonti vegetali di vitamina E sono: l’olio di germe di grano, gli olii vegetali spremuti a freddo (soia, arachidi, mais, olive, etc.), il tuorlo d’uovo, i semi interi e noci, gli ortaggi come broccoli e cavolfiori e anche la frutta.
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