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Piombo nei vaccini, l’accusa viaggia in rete

A rilevare la presenza di questa ed altre sostanze potenzialmente pericolose sarebbe uno studio mai pubblicato. Ripercorriamo le tappe della vicenda fino ad oggi

Piombo nei vaccini, l’accusa viaggia in rete

I vaccini non smettono di essere al centro dell’occhio del ciclone. Negli ultimi mesi a riaccendere le polemiche riguardo alla sicurezza di questi prodotti dell’industria farmaceutica è anche un video caricato su youtube che getta un’ombra gigantesca sui produttori di vaccini, accusandoli di non voler giustificare il ritrovamento all’interno delle preparazioni finali di polveri ultrasottili contenenti sostanze potenzialmente dannose come il piombo.

A lanciare l’accusa è Stefano Montanari, esperto di nanopatologie laureato in farmacia e direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, nonché consulente dell’Osservatorio Militare italiano, che parla di una ricerca mai pubblicata che avrebbe rilevato la presenza di piombo e di altro materiale inorganico all’interno di diversi vaccini. La scoperta, frutto del lavoro di una studentessa dell’Università di Parma, ha inizialmente stupito anche Montanari e i suoi collaboratori.

Infatti, come ha spiegato lo stesso Montanari,

le soluzioni iniettabili, cioè tutto ciò che si inietta tramite una siringa, dovrebbe essere prodotto in una maniera assolutamente perfetta, quindi senza nessun tipo di inquinante, prodotto in ambienti privi di polvere, controllatissimi. Non solo, ma ogni prodotto che esce dovrebbe essere ricontrollato in una maniera assolutamente maniacale.

Eppure già i primi 20 campioni analizzati hanno svelato la presenza di varie impurità. Da qui la decisione di estendere le analisi ad altri vaccini, arrivando ad un totale di 24 prodotti, tutti distribuiti da diverse aziende farmaceutiche e con usi terapeutici o preventivi diversi fra loro. All’interno di tutti i campioni analizzati sono state trovate polveri delle dimensioni dell’ordine di grandezza variabile tra i nano- e i micrometri, formate da sostanze inorganiche non biodegradabili e non biocompatibili la cui presenza non è in alcun modo prevista. Nel Gardasil, vaccino che offre una protezione nei confronti dell’Hpv, è stato ad esempio trovato del piombo, ma anche bismuto e ferro.

Secondo Montanari se iniettate in quantità molto piccole queste sostanze non provocano reazioni visibili a livello clinico. Tuttavia l’esperto sottolinea anche i possibili rischi, spiegando che una volta nel sangue possono arrivare ovunque, anche nel cervello, dove il loro accumulo può essere associato allo sviluppo di patologie come l’autismo.

Montanari precisa anche che al momento è difficile quantificare i possibili rischi. Per farlo sarebbero necessarie indagini su “larghissima scala” che, però, al momento non sono disponibili. Secondo l’esperto spesso queste ricerche non vengono nemmeno condotte o, se anche vengono fatte, “sono taroccate”.

Da parte sua il ricercatore ha già più volte cercato di denunciare la situazione, anche contattando le aziende produttrici, ma denuncia l’ostilità del mondo farmaceutico italiano e internazionale. Per quanto riguarda il caso del Gardasil, Montanari avrebbe partecipato anche alla realizzazione di un servizio televisivo che non sarebbe andato in onda a causa di pressioni del produttore su Mediaset, che avrebbe dovuto trasmetterlo.

L’esperto sarebbe stato anche interrogato due volte dai Carabinieri, la prima nel 2011 e una seconda nel 2013. Le sue testimonianze sembrano però non aver avuto nessuna conseguenza. Montanari si aspettava che in qualche modo si sarebbe attivato almeno l’Istituto Superiore di Sanità, ma in realtà l’ente avrebbe risposto ad un’intervista pubblicata nel settembre del 2012 su “Il Salvagente” mettendo in dubbio la validità delle analisi, accusa quantomeno bizzarra se, come afferma Montanari, quello in cui sono state condotte è

uno dei 100 laboratori di punta della Comunità Europea.

Da parte sua Luigi Roberto Biasio, direttore medico scientifico di Sanofi Pasteur MSD, azienda produttrice del Gardasil, ha espresso fiducia nei confronti delle suddette analisi, dichiarando al Salvagente che

sono condotte con metodologia seria, ma non sono pertinenti agli standard di qualità richiesti dalle procedure di produzione e rilascio dei lotti di vaccini; le nanoparticelle si possono trovare anche in altre sostanze e alimenti e non possono considerarsi pericolose per la salute umana se rispettano i limiti previsti dalle norme. Opinione condivisa anche dalle autorità sanitarie che, messe a conoscenza dell’esistenza di queste analisi, hanno ritenuto non ci fossero i presupposti per un’azione.

Non metto in dubbio il fatto che particelle estranee possano essere individuate all’interno di un flacone di vaccino

ha proseguito Biasio

ma si tratta di rarissimi casi isolati, identificabili tramite l’ispezione visiva, sempre prevista da parte del medico prima della somministrazione di qualsiasi farmaco. I processi produttivi per i vaccini, come per qualsiasi altro prodotto, non sono perfetti, ma sono molto evoluti e lavoriamo perché ci sia un costante miglioramento. Ciò, tuttavia, non significa che i vaccini non siano dei prodotti altamente puri e sicuri: nessun prodotto è più controllato.

Il problema, insomma, riguarderebbe pochi campioni, che seppur rari sarebbero il 100% di quelli analizzati da Montanari e collaboratori. In altre parole, questa rassicurazione non sembra sufficiente, così come resta aperta la questione sul perché queste analisi non siano mai state pubblicate ufficialmente. Di quali parole bisogna fidarsi?

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