La classifica degli ospedali d'Italia 2013: i migliori in Toscana, i peggiori in Campania

Pubblicata da Il Sole 24 Ore, in base ai dati raccolti dall'Agenas su 47 indicatori comuni, la lista dei migliori e peggiori ospedali italiani: ci sarà la polemica?

Una lista che farà discutere e riporterà alla ribalta le ruggini campanilistiche delle varie regioni italiane: è stata compilata la classifica nazionale degli ospedali migliori e peggiori del nostro Paese, redatta sulla base dei dati raccolti dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas) in base a 47 indicatori comuni.

Non è la stessa Agenas a fornire questa classifica, perché il fine della raccolta dati, che si basano su tempistiche come la mortalità a 30 giorni per ictus a quella per infarto, la proporzione dei parti con taglio cesareo fino alle complicanze a 30 giorni per colecistectomia, è quello di fornire la maggior trasparenza possibile nelle strutture sanitarie italiane, concedendo alle Regioni la migliore risposta in termini di operatività per intervento; tutto questo, come ha dichiarato l'ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin, mira a inserire l'Italia nel piano di mobilità sanitaria internazionale promosso dall'Unione Europea.

Il Sole24Ore ha estrapolato la classifica dei migliori e peggiori ospedali d'Italia in base ai punti percentuali di successo nei 47 indicatori comuni: ecco i risultati in un'immagine.

La Toscana guida la classifica dei migliori, seguita da Emilia-Romagna e Lombardia: la maglia nera spetta invece alla Campania, seguita da Abruzzo e Puglia.

Si potrebbe obiettare che l'elaborazione della classifica va a premiare le regioni più ricche, mentre i peggiori ospedali d'Italia si trovano in regioni commissariate e zone più economicamente difficoltose; inoltre al Nord sono frequenti gli ospedali di dimensioni maggiori e con più specializzazioni, che vengono sicuramente favoriti da una maggiore capillarità di intervento, mentre nel Sud manca spesso il personale necessario e le strutture ospedaliere non sono sempre all'avanguardia.

Impietosa, infine, la fotografia delle cliniche private italiane, che raggiungono una percentuale altissima di interventi anche quando potrebbero essere evitati: singolare lo scarto tra l'ospedale Palmanova di Udine e la Casa di cura Villa Cinzia di Napoli sulla base della percentuale di donne che finiscono sono i ferri per un parto cesareo. Nella struttura friulana, il cesareo riguarda il 4,34 % dei parti, mentre nella clinica partenopea la percentuale arriva al 93,61% delle partorienti.

Dopo la proposta di una soluzione per "liberalizzare" gli ospedali italiani attraverso una specie di Tripadvisor della Sanità Italiana, che consentirebbe ai cittadini di scegliere le strutture nelle quali curarsi, chissà quale sarà il commento del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin in merito a questi dati dell'Agenas, che potrebbero favorire lo spostamento in massa verso gli ospedali migliori, pregiudicando le strutture più deboli e dando indubbiamente più problemi gestionali dovuti al sovraffollamento.

Via | Il Sole 24 Ore, Repubblica

Foto dati | Il Sole 24 ore

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail