Il falso mito delle otto ore di sonno

donna che dorme

Dormire almeno otto ore ogni notte, senza interruzioni, figura tra le buone abitudini per uno stile di vita regolare e sano. Un consiglio generico accompagnato spesso da altre indicazioni, come non superare le dieci ore di sonno per notte, non scendere mai sotto le cinque ore... Dormire troppo o troppo poco è stato infatti associato ad obesità e malattie cardiache. Un discorso a parte, ne parlavamo non molto tempo fa su Benessereblog, lo meritano i long sleepers: persone che hanno bisogno di dormire più di dieci ore per notte.

Il mito delle otto ore di sonno consecutive negli ultimi anni è stato sfatato da diversi studi che hanno fatto delle precisazioni doverose. All'inizio degli anni Novanta lo psichiatra Thomas Wehr ha condotto un esperimento su un campione di persone, tenute al buio per 14 ore al giorno per un mese, senza fonti di distrazione e di disturbo del riposo (luci, tv, ecc).

Dopo tre settimane le abitudini ed il ritmo del sonno dei partecipanti si sono stabilizzati. Malgrado l'ambiente fosse dei più concilianti per il sonno, Wehr ha scoperto che i partecipanti dormivano quattro ore per poi svegliarsi e restare svegli per una-due ore e ripiombare successivamente nel sonno per altre 4 ore. In sintesi, le otto ore non erano affatto consecutive. Il che porterebbe a sminuire le preoccupazioni sui risvegli improvvisi e sul sonno interrotto nel cuore della notte. Le scoperte di Wehr, malgrado l'ampio risalto tra gli addetti ai lavori, non sono arrivate a smorzare l'opinione comune, ancora piuttosto diffusa, sulla necessità di dormire otto ore di fila.

Spesso questa ossessione per le otto ore può anche condurre a dormire male, tanto che gli psicologi consigliano di non considerare il sonno un compito o un lavoro. Dormire otto ore per notte, insomma, non dovrebbe figurare nella lista delle cose da fare. Bisogna mantenere un approccio naturale e rilassato verso il sonno, se ci si vuole davvero riposare e recuperare le energie.

Nel 2001 lo storico Roger Ekirch del Virginia Tech ha pubblicato un interessante studio, frutto di 16 anni di ricerca, incentrato sui modelli di sonno adottati dalle diverse civiltà nel corso dei secoli. Ebbene, dall'Odissea di Omero ai diari alle testimonianze dei medici delle diverse epoche, risulta che quella di dormire in due manches è una consuetudine piuttosto radicata nell'uomo, tanto che si trovano tracce di attività notturne svolte nella pausa tra i due tempi del sonno: dall'andare in bagno al cucinare, dallo scrivere al fumare.

insonnia donna

In un manuale medico francese del XVI° secolo addirittura si consiglia alle coppie di concepire dopo il primo sonno. In questa fase, infatti, si è molto attivi ed energici. Insomma, se ci ritroviamo a fissare il soffitto nel cuore della notte, con gli occhi spalancati, i sensi oltre modo attivi e la mente lucida, non è da attribuirsi a disturbi del sonno. Questo spiegherebbe perché spesso di notte ci si sveglia e ci si sente particolarmente produttivi. Pensiamo a chi compone, a chi studia, a chi scrive di notte.

Nel 1617 Parigi fu la prima città ad illuminare le strade di notte. Dormire, quando calavano le prime ombre della sera, non era più necessario, divenne quasi fuori moda. Anche oggi, grazie alle luci artificiali, proseguiamo le nostre attività in casa e fuori casa fino a notte inoltrata. Secondo Ekirch, anche se la maggior parte di noi si è abituata a dormire per otto ore consecutive, chi soffre di disturbi del sonno, oltre che nell'eccesso di luci artificiali, onnipresenti oggi, dovrebbe cercare la causa proprio nella preferenza naturale del corpo umano per il sonno in due tempi.

Lo psicologo Gregg Jacobs, specializzato in disturbi del sonno, spiega che per secoli abbiamo dormito seguendo questo schema. Svegliarsi nel cuore della notte fa dunque parte della fisiologia umana. Eppure la convinzione di dover dormire otto ore di fila è ancora piuttosto radicata, tanto da scatenare ansia in chi non ci riesce.

Un'ipotesi suggestiva avanzata da Jacobs ci vuole più stressati proprio perché ci preoccupiamo quando c'è una pausa tra una prima fase del sonno e l'altra. Quando le persone si svegliavano nel cuore della notte in passato non lo interpretavano affatto come un disturbo del sonno come avviene oggi. Di conseguenza occupavano il tempo lasciando la mente vagare, rilassandosi o dedicandosi ad attività piacevoli: dal sesso alla lettura agli hobbies. Oggi, invece, cerchiamo di riaddormentarci ad ogni costo ed andiamo in ansia se le famose otto ore di sonno vengono interrotte.

Via | BBC
Foto | planetchopstick; Alyssa L. Miller

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