Psicologia: ecco perchè "le brave ragazze non fanno carriera"

Avete mai notato che le donne sono sempre le prime ad alzarsi per fare il caffè ai colleghi maschi, e durante le riunioni è scontato che sia sempre la collega donna a prendere appunti?

A porre l'accento su questi ed altri particolari è Lois P. Frankel, autrice di "Le brave ragazze non fanno carriera", edito da Corbaccio. Il titolo in inglese è ancora più esplicativo: "Nice girls don't get the corner office. 101 unconscious mistakes women make that sabotage their career".

Frankel per anni ha ascoltato e risolto i problemi di donne lavoratrici negli Usa in qualità di consulente in risorse umane e psicoterapeuta.

"Le donne devono lavorare il doppio dei colleghi per essere considerate brave la metà, guadagnano di meno a parità di ruolo, e sono più spesso ignorate per le promozioni a livelli superiori"

scrive l'autrice, secondo la quale questa è una situazione che le donne stesse hanno contribuito a creare.

In sintesi, due sono gli errori più grandi fatti dalle donne in carriera. Il primo è quello di non rendersi conto che ogni lavoro ha le sue "regole del gioco" a cui bisogna stare (come sanno bene i colleghi maschi).

E' inutile allora, come faceva una sua assistita, concentrarsi solo sul "lavorare sodo" e lamentarsi perchè i colleghi maschi, durante la stagione calcistica, passano la prima mezzora del lunedì mattina a commentare le partite della domenica con il capo.

"Gli uomini infatti sanno che parlando di calcio piuttosto che di golf o di tennis stanno costruendo relazioni che potranno rivelarsi utili in futuro".

In secondo luogo (e qui si spiega il titolo) il tallone d'Achille principale delle donne in carriera, ci spiega Frankel, è sicuramente quell'ansia di piacere a tutti i costi, di comportarci come "brave ragazze" anche sul lavoro, da cui deriva ad esempio:

- la paura di fare domande per il timore di sembrare stupide;
- la mania, tutta femminile, di fare faccette sorridenti o vocette flautate o ancora peggio di esprimersi in tono interrogativo, chiedendo conferma della giustezza di quello che si sta dicendo anche quando siamo interpellate su un importante obiettivo professionale;
- la tendenza a vedere i superiori come figure paterne, a cui si finisce per affezionarsi.

Cose che i capi e i colleghi maschi interpretano come sintomi di scarsa professionalità, inevitabilmente.

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