Piante e integratori a SANA 2013, le regole della qualità

Conoscere quali parti utilizzare, i metodi di preparazione e i reali benefici del materiale vegetale di partenza è fondamentale per produrre supplementi validi. Ecco le indicazioni degli esperti

Piante sana 2013

Nome della pianta, parti utilizzate e benefici per la salute: sono questi tre elementi fondamentali da prendere in considerazione quando si vuole essere sicuri della qualità degli integratori di origine vegetale. A sottolinearlo sono gli esperti che si sono incontrati a SANA 2013, il salone internazionale del biologico e del naturale in corso a Bologna. Una delle conferenze organizzate nell'ambito della manifestazione ha infatti puntato i riflettori sul mondo degli integratori derivati dalle piante, che rappresentano circa la metà dei supplementi alimentari presenti sul mercato italiano.

In Italia i prodotti erboristici sono sempre stati considerati salutistici, ma non ricadevano tra gli integratori alimentari e venivano venduti liberamente.

ha spiegato Mauro Serafini, docente di Biologia Farmaceutica all'Università "La Sapienza" di Roma.

Oggi la situazione è in parte cambiata: gli integratori a base di piante sono regolamentati come gli integratori alimentari ed esistono una normativa sull'etichettatura, indicazioni specifiche sul modo in cui devono essere utilizzate le piante e una lista delle specie utilizzabili negli integratori. Tuttavia, diversamente dal caso degli integratori di vitamine e sali minerali, non esistono norme europee che armonizzino le caratteristiche degli integratori di origine vegetale nei diversi Paesi dell'Unione. La conseguenza è una situazione confusionaria che rischia di compromettere proprio la qualità degli integratori.

Per questo motivo Belgio, Francia e Italia hanno lavorato insieme al progetto Belfrit, collaborazione iniziata nel 2011 sulla base della necessità di un mutuo riconoscimento per la diffusione dei prodotti. Il primo punto su cui si è concentrato il lavoro è proprio la definizione del nome botanico corretto.

Come ha spiegato Maria Laura Colombo, docente di Biologia Farmaceutica all'Università di Torino,

il nome botanico è un nome latino fatto di due parole che devono essere scritte con determinate regole: il primo nome maiuscolo, il secondo minuscolo, con eccezioni molto rare, sempre scritto in latino; poi, abbreviato, il nome del primo autore che l'ha descritta, non in corsivo. Talvolta due nomi latini non sono sufficienti e occorre aggiungere un terzo nome latino.

Grazie al lavoro fatto all'interno del progetto Belfrit oggi sono state eliminate le differenze di nomenclatura dovute all'adozione di sistemi di classificazione diversi.

Identificare la pianta di partenza non è però sufficiente. A sottolinearlo sono anche linee guida ministeriali, che precisano che è necessario anche precisare la parte che deve essere utilizzata, ad esempio i fiori o la radice, e il metodo di estrazione dei principi attivi. Infatti le molecole presenti nell'estratto variano a seconda dei trattamenti cui è sottoposta la pianta.

Infine, i benefici per la salute, che devono sempre essere plausibili. Come ha spiegato Stefania Dalfrà, esperta del Ministero della Salute, l'uso tradizionale delle piante, supportato da evidenze scientifiche, dovrebbe essere utilizzato come criterio che aiuti a definire le reali proprietà dell'integratore. L'importante è ricordare sempre che agli integratori non può essere attribuito un effetto terapeutico, peculiarità dei farmaci, ma al massimo la capacità di ridurre un fattore di rischio. Diffidate, quindi, delle promesse eccessive: effetti strabilianti sono con tutta probabilità irreali.

Foto | @si.sol.

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