Test di medicina 2013, le donne penalizzate dai quiz a risposta multipla

Il test di medicina 2013, per poter entrare nelle facoltà a numero chiuso del nostro paese, non è un test per le donne. L'Università degli Studi di Bari, infatti, ha condotto uno studio che evidenzia come le donne siano svantaggiate dai quiz con risposta multipla.

Test di medicina 2013

Il test di medicina 2013 non è un test per le donne. Come del resto non lo sono nemmeno gli altri per l'ammissione alle facoltà a numero chiuso degli atenei italiani: tutta colpa dei quiz con risposta multipla. Nonostante il grado di preparazione delle studentesse che desiderano intraprendere questo percorso di studi, più alto rispetto ai colleghi maschi, proprio la modalità del test di ingresso le penalizza.

Uno studio condotto dall'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro", finanziato dal Ministero dell'Istruzione, infatti, ha svelato come per le studentesse che si accingono a compilare i quiz del test di medicina 2013 proprio la modalità pensata sia altamente penalizzante: e poco importa se le ragazze sono più preparate e magari hanno studiato di più.

Lo studio ha infatti analizzato i candidati ai test di ammissione dal 2005 al 2011, per un totale di 14mila giovani (2mila dei quali immatricolati alla facoltà di medicina). In sei anni di test di medicina il numero di iscritti alle prove di ingresso è di raddoppiato, ma solamente 8 su 100 riescono ad intraprendere il percorso di studi universitario.

Quello che è emerge e che è preoccupante è che ai test hanno più successo i ragazzi e non per livello di preparazione, voto di maturità o altro (senza dimenticare che il numero di donne che si iscrivono ai test di ammissione è solitamente doppio rispetto ai colleghi uomini). E' tutta colpa delle domande a risposta multipla, sulle quali probabilmente le donne si soffermano di più, essendo naturalmente più riflessive, mentre gli uomini agiscono più di istinto tentando comunque di rispondere alle domande sulle quale non sono certi, trovando spesso la risposta giusta.

Proprio a questo proposito, Corrado Petrocelli, rettore uscente dell'Università di Bari, si interroga sulle modalità di ammissione, su quei test di medicina per i quali anche il Codacons ha proposto un ricorso:

Confesso di non avere grandissima simpatia per i test usati come strumento di selezione, soprattutto per una professione delicata come quella del medico per la quale si potrebbero usare altri metodi, valutando meglio l'orientamento dello studente e cercando di irrobustire le conoscenze di chi dimostra, ad esempio, l'inclinazione a fare il medico. A fronte di una richiesta sempre crescente di medici, infermieri e scuole di specializzazione dobbiamo chiederci se il metodo dei test sia davvero efficace. Perché per esempio non fare un primo anno aperto a tutti che verifica le condizioni basilari come le nozioni di chimica e biologia e poi operare una selezione? Finché i test rimarranno una lotteria, non so se sarà la cosa migliore.

Via | Repubblica

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