Andare in crisi, quando i problemi diventano un problema

preoccupazioni

Abbiamo affrontato momenti peggiori, superato mille difficoltà eppure ci sono dei periodi della nostra vita in cui un semplice insignificante imprevisto, qualcosa che va storto in mezzo ad una miriade di cose giuste ci innervosisce eccessivamente e ci demotiva. Facile riconoscere quei giorni: ci si sveglia convinti, chissà poi perché, che tutto dovrebbe filare nel modo giusto ed al minimo intoppo si va in crisi.

La nostra attitudine a considerare un imprevisto i problemi quotidiani li rende ancora più pesanti. Avversità e contrattempi sono parte integrante del percorso, eppure se arrivano inaspettatamente, proprio perché ci colgono impreparati, ci abbattono molto più degli ostacoli messi in conto. Motivo per cui ci spazientisce più una ruota a terra di un esame programmato da tempo.

È la paralisi del granello di polvere: un problema insignificante che sta lì e noi non riusciamo a capacitarci della sua esistenza, ci rimuginiamo su ancora e ancora piuttosto che fare la cosa più ovvia: eliminarlo. Secondo Matthew Edlund, autore di Designed to last, andiamo in crisi quando ci focalizziamo sul problema invece che sulla soluzione.

Sembra semplice, basta cambiare attitudine e tutto si risolve. In realtà, il nostro cervello è fuori controllo perché l'ansia ci domina quando siamo in crisi. Per prima cosa, dunque, spiega Edlund, dobbiamo gestire l'ansia, respirando profondamente e ritrovando la giusta lucidità per pensare. Sediamoci, prendiamoci cinque minuti di tempo per guardare il problema nella giusta prospettiva, ovvero cercando la soluzione più veloce ed indolore.

Il nostro cervello è progettato per studiare soluzioni e trarci d'impaccio, quindi rilassiamoci, ce la caveremo. L'esperto consiglia di concentrare tutta la nostra tensione sui muscoli facciali per poi partire con il rilassamento proprio da lì, imparando a gestire quel preciso punto del corpo dove abbiamo relegato le nostre ansie. Sarà più facile tenerle sotto controllo se non lasciamo che invadano tutto il nostro corpo, paralizzandoci.

Ora pensiamo brevemente alla natura del problema: è così grave da mettere completamente a rischio la nostra vita, i nostri affetti, la nostra carriera? Spesso, travolti dell'agitazione, facciamo di un sassolino una montagna. Impariamo ad inquadrare i piccoli problemi di ogni giorno in contesti più grandi. Non sarà un semplice imprevisto ad impedirci di realizzare un nostro sogno o di essere felici. Non sarà saltare una cena in famiglia che vanificherà un rapporto consolidato con i nostri affetti più cari.

amicizia

Il sostegno sociale è fondamentale nei momenti di crisi. Chiamare un amico, chiedere un consiglio, accettare l'aiuto degli altri quando si è in difficoltà è liberatorio. Le zavorre che ci portiamo dietro cadranno giù più in fretta, se si è in due a scaricare i pesi.

Per rilassarsi e riprendere il controllo delle nostre emozioni, è utile camminare, soprattutto in mezzo alla natura ed in compagnia di un amico, di un collega che condivide le nostre stesse preoccupazioni. Anche 5-10 minuti ci aiutano a ritrovare noi stessi e la calma perduta.

Se siamo tipi molto ansiosi, scrivere il problema nero su bianco può essere utile a guardarlo con distacco, affiancandolo alle ipotetiche soluzioni ed agli aiutanti, persone che possono far parte della soluzione.

Infine, se la nostra giornata ci sembra costellata di una miriade di problemi che siamo chiamati a risolvere, è utile fissare delle priorità, cinque o sei questioni tra le più urgenti o tra le più fattibili da spuntare quel giorno, lasciando le altre ai giorni seguenti o delegandole a qualcun altro.

Foto | Flickr; Gwennypics

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