Il lavoro ti stressa? È tempo di agire!

stress da lavoro

Quale lavoro non è stressante... per quanto si ami la propria professione e ci si senta privilegiati ad avere un'occupazione in questo periodo di crisi, ci sono sempre situazioni particolari e conflitti che possono generare malessere, che si tratti di carichi eccessivi da sopportare piuttosto che di insoddisfazione personale o tensioni con superiori e colleghi.

Ovviamente si parla di stress cronico, una situazione di disagio psicofisico prolungato nel tempo che sottrae più risorse di quanto si è capaci di offrire e sfianca. Lo stress eccessivo abbassa le difese immunitarie, mettendo in circolo dosi elevate dell'ormone cortisolo. I danni dello stress, spesso sottovalutati, vanno da un maggiore rischio di malattie cardiovascolari all'insorgenza di ipertensione, depressione, ansia.

Ecco perché è bene monitorare il proprio ambiente di lavoro per accorgersi tempestivamente del rischio che si corre e porvi rimedio, cambiando atteggiamento. Al contrario di quanto si possa pensare, lo stress da lavoro non è semplicemente correlato al troppo lavoro, anche se è una delle situazioni certamente più ricorrenti. Tuttavia, ci sono altri fattori di rischio non meno incisivi che hanno a che fare con lo stato d'animo, l'umore, la realizzazione personale, i riconoscimenti, le relazioni interpersonali. La psicologa americana Sherrie Bourg Carter, autrice di High-Octane Women: How Superachievers Can Avoid Burnout, ha tracciato i profili dei lavoratori a rischio maggiore di stress, utilizzando otto situazioni tipo che si vengono a creare nell'ambiente di lavoro. Vediamoli insieme.

stress lavoro correlato

Lavoratori dipendenti che non hanno alcun margine di autonomia e nessun potere decisionale. Lavorano come automi, dall'orario di entrata all'orario di uscita, facendo esattamente quello che gli viene detto e senza che venga mai richiesta la loro opinione, senza possibilità di crescita o di nuovi stimoli che dimostrino altre attitudini ancora inesplorate.
In questo caso, spiega la psicologa, è utile cercare di essere coinvolti in qualche decisione, seppur piccola, facendo il primo passo, mostrandosi interessati a lavori di gruppo, fornendo la propria opinione ed offrendosi spontaneamente per altri compiti e mansioni che possono mettere in luce i propri punti di forza, evidenziando le capacità nascoste e rendendo più probabile una promozione. L'intraprendenza è fondamentale quando si tratta di ottenere riconoscimenti. Non basta possedere delle abilità, bisogna metterle al servizio degli altri, mostrarle apertamente.

Lavoratori con un alto rendimento a cui non corrisponde una ricompensa equa. Si tratta, spiega l'esperta, dei lavoratori maggiormente a rischio di stress, dal momento che lavorano molto con la speranza, puntualmente disattesa, che qualcuno se ne accorga e li premi. Se questo non avviene la frustrazione dilaga, minando l'autostima e portando ad odiare il proprio lavoro, non sentendosi valorizzati ed apprezzati a sufficienza malgrado l'impegno.
Per uscire da questo impasse, spiega la psicologa, è utile fissare degli obiettivi con i superiori e studiare insieme eventuali forme di crescita e riconoscimenti quando vengono raggiunti. In caso non si intraveda alcuna possibilità di crescita all'interno della propria azienda, si può valutare un trasferimento e guardarsi intorno alla ricerca di nuove offerte nello stesso campo che premino i risultati raggiunti e le competenze maturate.

Lavoratori che affrontano le difficoltà in solitudine, senza ricevere supporto e strumenti adeguati. Non hanno nessuno con cui sfogarsi e sono lasciati completamente soli di fronte ad una marea di problemi da risolvere.
La soluzione sta nel cercare aiuto, parlando apertamente con il capo e con i colleghi e spiegando come la situazione potrebbe migliorare, anche negli interessi dell'azienda, se ci fosse una maggiore cooperazione. Se ci si sente soli contro tutti, ad ogni modo, è sempre bene sfogarsi almeno con un amico perché parlarne aiuta a stare meglio ed a provare un immediato sollievo. Inoltre, dal confronto, potrebbero venir fuori consigli utili da esperienze simili vissute a lavoro da familiari o conoscenti.

Lavoratori costretti a fare buon viso e cattivo gioco, subendo di continuo offese e rimproveri da clienti, superiori e colleghi e tollerando mancanza di rispetto e maleducazione per non perdere il posto di lavoro. Imparare a gestire la rabbia, in questo caso, è fondamentale. Utile fare esercizio fisico per smaltire la tensione al di fuori dell'orario di lavoro. Imparare a trattare i clienti e le persone difficili, evitando di esasperare i conflitti e cercando un compromesso, ma spiegare con calma alle persone che si hanno di fronte che le buone maniere faciliterebbero il lavoro e dunque la soluzione ai loro problemi.

lavoratori stressati

Lavoratori costretti a soddisfare richieste impossibili da parte dei loro superiori, da lavori da consegnare in tempi troppo stretti a veri e propri abusi di potere. Sono situazioni molto rischiose per il benessere psicofisico. Se è vero che non esistono lavori senza fonti di stress, è pur vero che ci sono dei limiti che vanno rispettati pena gravi ripercussioni sulla salute fisica e psichica. Bisogna fissare delle regole e dei confini netti che i superiori non devono valicare con richieste che esulano dalle proprie mansioni. In caso di abusi fisici e molestie sessuali è bene rivolgersi ad un avvocato.

Lavoratori che devono essere sempre reperibili, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, anche durante le festività e le ferie. Hanno il telefono sempre acceso e vivono sempre in ansia. In questo caso è utile spiegare al proprio superiore che stare sempre concentrati sul lavoro nuoce alla produttività.

Lavoratori con ruoli delicati e grandi responsabilità. Medici, poliziotti, operatori del pronto soccorso. Utile prendersi di tanto in tanto un giorno di pausa e ricorrere alla meditazione per alleviare la tensione e sentirsi più leggeri, evitando di soccombere sotto il peso delle proprie responsabilità.

Lavoratori che sono o si credono vittime di ingiustizie, dai favoritismi al vedere riconosciuti ad altri il merito del proprio lavoro. Bisogna parlarne con i superiori laddove possibile, chiedendo una maggiore trasparenza ed equità. In caso le cose non cambino, guardarsi intorno alla ricerca di nuove opportunità lavorative o di un trasferimento in un'altra divisione.

Foto | stuartpilbrow; sun dazed; alancleaver_2000

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