Facce da vip per scovare la demenza precoce

Un gruppo di studiosi ha messo a punto un test diagnostico basato sul riconoscimento di personaggi famosi. Ma perché è migliore rispetto ad altri?

vip demenza precoce

Volti di vip per per identificare i sintomi della demenza precoce: è questo il nuovo approccio diagnostico sperimentato con successo alla Northwestern University di Evanstone (Stati Uniti). In uno studio pubblicato su Neurology un gruppo di ricercatori coordinato da Emily Rogalsky, esperta del Cognitive Neurology and Alzheimer's Disease Center dell'ateneo statunitense, ha dimostrato che un semplice test sulla capacità di riconoscere il nome di personaggi può aiutare i medici a identificare la comparsa della demenza tra i 40 e i 65 anni.

Gli esperimenti condotti da Rogalsky e collaboratori hanno coinvolto 30 pazienti affetti da afasia primaria progressiva (una forma di demenza ad insorgenza precoce che colpisce soprattutto il linguaggio) e 27 individui sani. Ai partecipanti, di età media a 62 anni, è stato chiesto di riconoscere il volto di alcuni personaggi famosi, come John F. Kennedy, la principessa Diana, Martin Luther King Jr. ed Elvis Presley, ritratti in fotografie in bianco e nero e scelti perché ben noti alla popolazione al di sotto dei 65 anni. Tutte le volte in cui un partecipante non è riuscito ad associare ad un volto un nome gli è stato chiesto se sapesse almeno dire qualcosa a proposito del vip ritratto.

I pazienti con afasia primaria progressiva hanno ottenuto punteggi significativamente inferiori. Non solo, analisi di risonanza magnetica hanno svelato che i partecipanti che hanno incontrato maggiori difficoltà nell'associare un nome ai volti avevano più spesso a che fare con una perdita di tessuto cerebrale a livello del lobo temporale sinistro, mentre quelle che non riuscivano nemmeno a riconoscere i vip in questione erano caratterizzati da una perdita di tessuto sia nel lobo temporale sinistro, sia in quello destro.

In realtà test per la diagnosi della demenza basati sul riconoscimento dei volti sono disponibili già da tempo, ma come ha spiegato Tamar Gefen, autrice principale dello studio,

questo test distingue anche tra saper riconoscere i volti e riuscire a dar loro un nome, cosa che può aiutare a identificare il tipo specifico di deficit cognitivo di una persona.

La messa a punto di questo test non ha solo risvolti nella pratica clinica, ma anche nello studio del funzionamento del cervello. In partciolare, ha precisato Gefen,

questo test può aiutarci a capire come lavora il cervello per ricordare e recuperare le sue conoscenze su parole e oggetti.

Via | EurekAlert!
Foto | da Flickr di Rei Ayanami en Tokyotres

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