Metodo Stamina, cosa succederà ora?

Dopo la consegna dei protocolli inizia l'attesa per sapere se e quando partirà la sperimentazione. Nel frattempo i disabili restano in piazza

Metodo Stamina

Lo scorso primo agosto Davide Vannoni, dopo più rinvii che hanno inevitabilmente posticipato l'avvio delle sperimentazioni, ha consegnato i protocolli del metodo Stamina all'Istituto Superiore di Sanità. Ora cosa succederà? E perché, nonostante questo passo in avanti, non si è ancora fermata la protesta dei disabili che da giorni manifestano in piazza Montecitorio per poter aver accesso alle cure?

Alla prima domanda risponde il professor Garattini, dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano, spiegando che

di prassi il comitato dell'Istituto e dell'Agenzia italiana per il farmaco, ricevuti i documenti, iniziano dalla valutazione del merito scientifico. Si tratta di capire anzitutto se si tratta davvero di cellule staminali e poi di valutare come queste vengono prodotte. Se esiste una procedura standardizzata e se le colture sono sotto controllo.

Prima di vedere l'avvio della sperimentazione sarà quindi necessario aspettare ancora un po' di tempo. Secondo Vannoni

non inizierà presumibilmente prima dell'autunno, dopo cioè la valutazione da parte del comitato e l'individuazione della cell-factory per la produzione delle cellule.

Per quanto riguarda, invece, le patologie che potrebbero essere incluse nella sperimentazione, le candidate sono tre, la Sla bulbare, la sindrome di Kennedy e la paresi cerebrale infantile, ma tra queste ne dovrebbero essere scelte una o due, per un numero totale di pazienti coinvolti pari a 20-30.

I centri in cui sarà condotta la sperimentazione non sono stati ancora individuati, mentre la produzione delle cellule staminali dovrebbe avvenire in una delle 13 cell-factory certificate dall'Aifa.

Le proteste

Nel frattempo i manifestanti riuniti a piazza Montecitorio continuano a combattere per chiedere l'accesso al metodo Stamina sotto forma di cure compassionevoli. Ieri la discussione sulle "Disposizioni in materia di trapianti" contenute nell'articolo 43 del "decreto del fare" è passata al Senato. La questione verte su se ripristinare o meno il decreto Turco-Fazio del 2006, in base al quale per accedere a cure compassionevoli basate su terapie al di fuori delle perimentazioni ufficiali sono necessari solo il nulla osta della Commissione etica dell'ospedale e il consenso informato del paziente e le cure devono essere gratuite e fornite da un laboratorio pubblico diretto da un esperto con almeno 5 anni di esperienza nel settore.

I manifestanti chiedono che oltre ai pazienti coinvolti nella sperimentazione anche i malati più gravi possano aver accesso alle cure. Per questo nel caso in cui dal Senato non dovesse emergere un voto favorevole i disabili sono intenzionati a rimanere in piazza fino all'8 agosto, giorno di chiusura dei lavori del Parlamento, ma non è detto che le proteste non riprendano a settembre.

Le ipotesi alternative hanno però già iniziato a farsi largo: dalla richiesta di asilo politico in uno stato estero, come la Russia, in cui le cure compassionevoli sono consentite alla richiesta di potersi curare all'estero appellandosi alla possibilità concessa dal Servizio Sanitario Nazionale qualora le strutture sanitarie italiane non siano in grado di offrire cure adeguate o i tempi d'attesa fossero così lunghi da compromettere lo stato di salute del paziente.

Nel frattempo i fratelli Biviano, ancora in piazza insieme agli altri manifestanti, hanno preparato un video appello diretto a Rosario Crocetta - presidente della Regione Sicilia - e all'assessore Borsellino per ottenere un delibera che, dopo l'apertura della sanità siciliana alle cure compassionevoli, assicuri a loro e alle sorelle malate l'accesso alla cura.

Una situazione ancora controversa

Al di là di come si dovranno muovere i soggetti coinvolti nella sperimentazione e nelle cure compassionevoli, continuano a restare dei punti oscuri, primo fra tutti quello degli eventuali effetti collaterali della terapia.

Da parte loro, i sostenitori del metodo Stamina sembrano non avere dubbi sull'assenza di alcun pericolo.

Come quando si va a Lourdes, male che vada ti sei fatto un viaggio...

ha dichiarato alla stampa Roberto Meloni, uno dei manifestanti, affetto da distrofia muscolare

Non ci sono rigetti, non ci sono problemi di nessun tipo, neanche febbre.

Restano, però, le denunce di alcuni pazienti (62 secondo alcune fonti, ma solo 9 secondo Vannoni) che attribuiscono alla cura secondo il metodo Stamina alcune problematiche di salute - attacchi epilettici inclusi - scatenate, a loro dire, proprio dall'infusione delle cellule mesenchimali.

In questa situazione ancora precaria Vannoni ha annunciato che è in preparazione un lavoro scientifico sulla metodica che dovrebbe essere pubblicato tra settembre e ottobre su una rivista internazionale.

Via | SuperAbile; Movimento Vite Sospese

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