Metodo Stamina, Vannoni consegna i protocolli e la Sicilia apre alla terapia

Niente più rinvii da parte del presidente di Stamina Foundation: tutto ciò che serve per l'avvio della sperimentazione dovrebbe ormai essere nelle mani dell'istituto Superiore di Sanità

metodo stamina

Piccoli passi in avanti nella sperimentazione del metodo Stamina: dopo una serie di rinvii che ne hanno inevitabilmente posticipato l'avvio, oggi Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation, ha consegnato i protocolli necessari all'Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Consegniamo il protocollo perché abbiamo preso un impegno

ha spiegato Vannoni.

Chiediamo solo due o tre criteri di salvaguardia del materiale che lasciamo.

Restano comunque dei punti di disaccordo, in particolare il mancato accoglimento della richiesta di Stamina di istituire un comitato indipendente che monitori la sperimentazione che secondo Vannoni avrebbe rappresentato "un punto di trasparenza".

Nel frattempo la notizia di un'altra svolta arriva anche dalla Sicilia, dove è stata approvata una risoluzione che consente le terapie secondo il metodo Stamina e definisce le strutture dove potranno essere somministrate le cellule staminali mesenchimali.

E’ una decisione epocale che ci rende tutti molto orgogliosi per la battaglia vinta

ha dichiarato Pietro Crisafulli, vicepresidente del Movimento Vite Sospese.

Sono esattamente 273 i casi siciliani di cui 4 già in cura a Brescia. La prossima settimana aspettiamo Vannoni in Sicilia per la firma dell'accordo.

Da parte sua, Vannoni ha commentato:

Non sono le regioni che si muovono, sono le famiglie dei pazienti che si rivolgono alle regioni e chiedono la possibilità di poter accedere alle cure. Dopo Abruzzo e Sicilia, sono parecchie le regioni che si stanno muovendo in questa direzione. Del resto, la legge Turco Fazio autorizza le cure compassionevoli al di fuori delle sperimentazioni cliniche, purché siano approvate dal comitato etico dell'ospedale e gratuite per i pazienti, prodotte da un laboratorio pubblico il cui direttore abbia alle spalle 5 anni di esperienza sull'applicazione delle staminali.

La querela a Nature

Il presidente di Stamina è tornato anche sulla questione delle critiche al metodo e alla sperimentazione mosse dalla prestigiosa rivista Nature.

Nature ha pubblicato 5 editoriali contro una fondazione Onlus italiana con 4 dipendenti. Mi sembra una cosa strana e molto particolare. Come me la spiego? Credo siano stati sollecitati dall'Italia, non credo nell'interesse di Nature.

All'inizio del mese di luglio Vannoni aveva spiegato che la sua fondazione ha querelato la rivista per averle erroneamente attribuito i risultati degli studi effettuati a Trieste su 5 bambini affetti da Sma1, precisando che

la terapia ai 5 bambini fu approvata dall'Aifa e le cellule furono prodotte dal laboratorio Verri dell'ospedale S. Gerardo di Monza, con una propia metodica e in regime GMP. Stamina e la sua metodica non c'entrano nulla e poi nulla con tale produzione cellulare e con la tipologia di staminali utilizzate.

Per quanto riguarda, invece, l'accusa mossa dalla rivista al protocollo, definito un plagio per la presenza di immagini contraffatte nella richiesta di brevetto presentata negli Stati Uniti, Vannoni ha criticato l'autrice del pezzo direttamente dalla sua pagina Facebook:

Almeno si fosse letta la bibliografia della domanda di brevetto avrebbe trovato l'articolo della nostra collaboratrice russa Elena Shegelskaya da cui sono state tratte le due immagini, altro che plagio.

Si stupisce la giornalista che alla fine le modalità di differenziazione cellulare siano diverse nelle percentuali di sostanze utilizzate (e non solo), ma non ha proprio capito che la radice del metodo è la stessa e (...) confonde una domanda di brevetto volutamente ritirata con un articolo scientifico.

Ora attendiamo di sapere se ci saranno altri ostacoli all'avvio della sperimentazione o se, finalmente, si potrà passare dalle discussioni ai fatti.

Via | Ansa; Agi; Movimento Vite Sospese; TMNews

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