Felicità e salute, l'autogratificazione fine a se stessa stressa le cellule

Il benessere raggiungibile con le attività quotidiane migliora la salute di corpo e mente, ma se si tratta di pura autogratificazione esercita a livello cellulare lo stesso effetto dello stress cronico

felicità benessere

Per alcuni si nasconde dietro alla realizzazione lavorativa. Per altri, invece, si trova solo in una bella famiglia. La felicità può scaturire da eventi e circostanze molto diverse fra loro, ma il mondo scientifico è concorde su di un aspetto: il benessere, qualunque sia la sua origine, migliora la salute fisica e quella mentale, riduce lo stress e contrasta la depressione. Il corpo, però, non percepisce allo stesso modo tutti i tipi di felicità e se la semplice autogratificazione può avere effetti negativi, il benessere nato dalla realizzazione di un proposito “nobile” esercita un'azione benefica anche a livello cellulare, dove riduce l'espressione di una serie di geni associati allo stress cronico.

A dimostrarlo sono i risultati di uno studio frutto della collaborazione tra gli psicologi dell'Università del North Carolina di Chapel Hill e la Scuola di Medicina dell'Università della California di Los Angeles, pubblicati sulla rivista Pnas. Gli autori della ricerca, guidati da Barbara L. Fredrickson, hanno studiato l'effetto del benessere edonico – quello che deriva dalle esperienze piacevoli individuali – e di quello eudaimonico – quello derivante dalla ricerca di un senso e di fini “nobili” che vadano al di là dell'autogratificazione - a livello del genoma umano, in particolare nelle cellule del sistema immunitario. Ne è emerso che il benessere eudaimonico riduce la cosiddetta “risposta trascrizionale conservata alle avversità” (o CTRA, conserved transcriptional response to adversity), un fenomeno associato allo stress cronico e corrispondente all'aumento dell'espressione di geni coinvolti nell'infiammazione e alla diminuzione dell'espressione di geni coinvolti nella risposta all'attacco dei virus. Al contrario, il benessere edonico è associato ad un aumento significativo della CTRA.

Ciononostante, qualunque sia la finalità dell'azione che porta alla sensazione di felicità, il benessere percepito da chi la compie è lo stesso. Per spiegare questo fenomeno Fredrickson ha utilizzato un'interessante similitudine con l'alimentazione, paragonando il benessere edonico alle calorie vuote, cioè a quegli alimenti che forniscono calorie ma non principi nutrienti, come l'alcol.

Secondo la psicologa gli sforzi di chi cerca l'autogratificazione forniscono una felicità a breve termine che, in realtà, si traduce in effetti fisici a lungo termine negativi.

Possiamo renderci felici attraverso piaceri semplici, ma queste “calorie vuote” non ci aiutano ad ampliare la nostra consapevolezza o a costruire le nostre abilità in modo da trarne un beneficio fisico

ha spiegato la ricercatrice.

A livello cellulare, i nostri corpi sembrano rispondere meglio a un tipo diverso di benessere, quello basato su un senso di connessione e di scopo.

Nessuna felicità, insomma, può essere fine a se stessa se l'obiettivo è quello di stare bene a lungo.

Via | Science Daily
Foto | da Flickr di pfala

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