Inchiesta sui consultori: sono adeguati alle esigenze delle donne?

Una recente inchiesta condotta dalla rivista Salutest ha evidenziato risultati interessanti sullo stato attuale e reale dei consultori in Italia. Il servizio dovrebbe essere capillare, affidabile, disponibile e gratuito. Ma quanto la realtà dei fatti rispecchia le esigenze delle donne, dei giovani e delle famiglie che vi si rivolgono?

Una legge del 1996 stabilisce che dovrebbe esserci sul territorio un consultorio ogni 20.000 abitanti. Secondo l’inchiesta emerge invece una situazione diversa: in media un consultorio ogni 57.000 abitanti. Pochi, pochissimi, per far fronte non solo alle emergenze ma al supporto base che ogni consultorio dovrebbe garantire alla famiglia, l’educazione alla maternità e paternità responsabile, la divulgazione di informazioni su sessualità e contraccezione, l’assistenza medica e psicologica.

Se è vero che è più curato l’aspetto di supporto alle donne, è altrettanto vero che più trascurata è la fetta di popolazione adolescente, la meno tutelata dal punto di vista sia medico che psicologico ma anche puramente informativo nell’ambito della sessualità. Questo limite è spesso dettato dalla difficoltà oggettiva a reperire informazioni sull’effettiva esistenza di strutture adatte a fornire assistenza e informazioni sicure.

Secondo l’indagine infatti sulle stesse pagine del Ministero della Salute la scarsità di informazioni su indirizzi e sedi dei consultori lascia intravedere una situazione territoriale più disastrata di quanto in effetti non sia: a Palermo, per esempio, esiste solo una sede per il Ministero, ben 20 per l’Asl. A chi credere? C’è poi il caso, come a Bologna, delle sedi fantasma: su 14 strutture esistenti solo 9 sono operative.

L’indagine procede individuando in 146 sedi in tutta Italia alcune caratteristiche che ci si aspetta da un consultorio: l’accessibilità, la trasparenza del servizio, la disponibilità di materiale informativo, giorni di attesa per ottenere una visita o un servizio urgente. I risultati dell’inchiesta sono visibili sul sito Osserva Rosa, che li ha riportati.

  • shares
  • Mail