Focusing: psicologia esperienziale


Quando negli anni ’60 il dottor Gendlin avviò i propri studi sull’efficacia della psicoterapia nessuno avrebbe immaginato che la capacità di guarire potesse essere legata all’atteggiamento del paziente e non alla competenza del terapeuta. Si scoprì invece che la posizione del paziente nei confronti della propria storia e della propria esperienza psicologica, la capacità di concentrarsi in sé per capire e scoprire nodi e irrisolti, è fondamentale nel percorso terapeutico.

Tant’è che sulla base delle teorie su cui si basa il focusing c’è la convinzione che anche senza un terapeuta - nei casi che ovviamente non lo richiedano - un individuo che avverta blocchi o disagi psicologici possa agevolmente analizzarli e superarli semplicemente prendendone coscienza.

Un altro aspetto imprescindibile del focusing è il legame tra sensazione corporea e livello psicologico, conscio e inconscio. È impensabile scindere le due dimensioni perché la riflessione sul sé non può non tenere conto dell’aspetto puramente fisico del proprio corpo senziente, attraverso cui passano le esperienze del mondo.

Il processo di focusing si compone essenzialmente di sei passi, che consistono nella (1) creazione di uno spazio personale in cui concentrarsi per (2) avvertire quali disagi selezionare e affrontare, (3) classificarli secondo una sorta di gerarchia simbolica, lasciare che (4) “risuonino” cioè rintracciare la profondità del problema, il legame con il vostro corpo fisico, le relazioni con la vita quotidiana e (5) porvi una serie di domande che possano chiarirvi la situazione specifica. Infine, il passo finale, (6) accogliere gli esiti della riflessione, l’eventuale cambiamento di rotta che vi si chiarisce, e metterlo in pratica.

Una panoramica introduttiva ed esauriente sugli studi e le applicazioni pratiche del focusing, completa di bibliografia, è disponibile sul sito Focusing.org.

Foto | Flickr

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