Belladonna, la pianta velenosa: proprietà, effetti e controindicazioni

La pericolosità dell'Atropa belladonna, una pianta tossica famosa sin dall'antichità per le sue proprietà miorilassanti ma soprattutto per i dannosi effetti collaterali.

Salita alla ribalta delle cronache dopo la notizia della famiglia di Torino rimasta intossicata per averla consumata sotto forma di insalata, la belladonna è una pianta velenosa, estremamente pericolosa se assunta in dosaggi o forme sbagliate diverse dai preparati galenici o omeopatici prescritti sotto rigorosissimo controllo medico.

Il suo nome scientifico è Atropa Belladonna e appartiene alla famiglia delle Solanaceae, come il pomodoro e la patata. Deve la particolarità del nome volgare perché veniva usata come espediente di bellezza dalle dame del Rinascimento, che usavano un macerato di foglie di belladonna per lucidare lo sguardo e dilatare la pupilla in modo da sembrare più seducenti: ciò derivava dall'effetto dell'atropina, un alcaloide di cui la belladonna è molto ricca, che provocava la midriasi delle pupille agendo sul sistema nervoso parasimpatico per aumentare la circolazione. La classificazione botanica come Atropa, invece, richiama una delle tre Parche, Atropo, colei che tagliava il filo della vita; ciò spiega più di molte indagini le pericolosità di questa pianta.

In passato era considerata anche l'erba delle streghe per gli effetti allucinatori che derivavano dalla sua assunzione: infatti tra gli effetti e le controindicazioni dell'ingestione accidentale o meno di belladonna si annoverano la perdita del controllo psicomotorio, risa spasmodiche, sensazione di levitazione nell'aria e leggerezza del corpo, oltre ai disordini mentali da allucinazioni anche di natura erotica. Successivamente alla fase eccitatoria, iniziano gli effetti collaterali veri e propri: blocco della sudorazione con conseguente ipertermia, aumento della temperatura corporea, secchezza alla bocca, problemi alla vista fino a tachicardia, tremor spastico, insufficienze polmonari e stati di incoscienza anche gravi che possono condurre alla morte.

Per molto tempo la belladonna è stata utilizzata come farmaco anestetico chirurgico grazie alle sue proprietà miorilassanti, che agivano sul sistema nervoso e sui muscoli del corpo; inoltre è stato grazie agli studi sulla belladonna che si è potuta sintetizzare in laboratorio l'atropina, l'alcaloide principale di questa pianta, utilizzato moltissimo in oculistica per dilatare la pupilla e verificare le patologie a carico degli occhi.

La belladonna è una pianta abbastanza che cresce in zone montane e submontane fino a 1400 metri di altitudine, preferibilmente tra boschi di faggi molto ombrosi e su terreni calcarei. Fortunatamente non è difficile riconoscerla: è un arbusto resistente con radici profonde, fusto robusto di colore quasi rossastro-verde e foglie ovali-lanceolate di colore verde intenso, ricoperte come il fusto da una peluria che emana un odore sgradevole. I fiori sono simili a delle campanule nella forma e di colore violaceo intenso; le bacche, simili ai mirtilli e per questo ingannevoli, sono nero-viola e sono contornate dal calice aperto a stella. Stranamente hanno un sapore gradevole, per questo bisogna fare attenzione ai bambini perché possono venire attratti e ingannati dalla somiglianza con altri frutti.

Noi di Benessereblog ci raccomandiamo di fare molta attenzione al consumo di piante tossiche e velenose, da assumere solo in preparati sotto stretto controllo medico; se volete contrastare la crisi economica e farvi l'orto in casa, fatevi consigliare da contadini, botanici e rivenditori specializzati per non incappare in rischi mortali.

Via | Fungoceva, Wikipedia

Foto | Wikipedia

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