Carne artificiale. La mangereste? E i rischi?

Carne in vitro

Mangereste carne in vitro? E' la domanda che si pone il quotidiano canadese National Post e che, con un po' di ritardo, rimbalza anche in Italia su L'Espresso.

In sostanza, alcuni ricercatori hanno ripreso in mano gli studi di Vladimir Mironov, che dieci anni fa aveva proposto a una company americana di investire sulla carne artificiale, sostenendo che si sarebbe potuta produrre tranquillamente in meno di dieci anni. Tutti pensavano che Mironov scherzasse.
E invece era serissimo, e lo è anche oggi quando afferma:

Possiamo avere cibo che vi faccia felici, che riduca il vostro appetito, e che abbia un sapore fantastico. Perché possiamo decidere noi il sapore.

Le ricerche di Mironov sono state portate avanti regolarmente e ora si è sintetizzata una vera e propria carne artificiale, anche se il dottore ha avuto qualche problemino ed è stato cacciato dall'Università del Sud Carolina, per un presunto comportamento inaccettabile nei confronti di un collega. Così ha proseguito i suoi studi in Brasile. Contemporaneamente, anche altri hanno lavorato alla questione. E' arrivato, per esempio, Mark Post, un ricercatore di Eindhoven, giunto a risultati simili. In sostanza, assicurano i due, la carne artificiale può essere venduta regolarmente in qualche negozio di alimentari e cucinata proprio come la carne "vera".
Ma il problema sarebbe di cultura e di percezione. E di marketing, anche.

Eppure, Mironov è molto chiaro in questo: è un fraintendimento pensare che la carne in vitro sia innaturale o geneticamente modificata (come peraltro quasi tutti i cibi che si mangiano. Per chiarire il senso di questa affermazione: cos'è naturale? e cosa innaturale?).



E così provoca:

E' artificiale solo perché è fatta in vitro. Le persone mangiano pomodori idroponici [ovvero coltivati fuori suolo, ndR] e nessuno grida allo scandalo. Quando beviamo il caffé, c'è lo zucchero naturale e i dolcificanti artificiali

E anche il pane, lo yogurt e il formaggio sono manipolati con procedimenti biotecnologici.
Mark Post la butta sulla questione del marketing, trovando come possibile soluzione il far sapere al consumatore che si tratterebbe di un'alimentazione più sostenibile e che non avrebbe nulla a che vedere con l'industria della carne attuale e con i "sensi di colpa" che si porta appresso per molti. E che evidentemente risolverebbe anche la questione dei vegetariani. Anche se Bruce Friedrich, del PETA, pur ammettendo che il prodotto sarebbe più vicino a una pianta che a un animale, sostiene che, eticamente, si tratterebbe comunque di carne.

Dei rischi nessuno parla, per ora. Ci sarebbero? Non ci sarebbero? Non si sa.
Eppure, stando così le cose, una soluzione per le abitudini alimentari occidentali, palesemente insostenibili a lungo termine, occorrerà trovarla. E la carne artificiale potrebbe essere una soluzione.

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