Smartphone e social network addicted? E' l'abitudine al controllo

abitudine al controllo

Psicologia. Si chiama abitudine al controllo (checking habits) una delle patologie legate all'uso compulsivo dei social network. Già. Se abbiamo raccontato che Twitter può essere un'importante banca dati per conoscere i comportamenti che hanno a che fare con la salute, per il singolo utente il social network - e, più in generale, il web - può tradursi in una vera e propria patologia, complici gli smartphone.

Perché la possibilità di essere connessi costantemente proprio grazie agli smartphone - come dimostrano dati raccolti in Finlandia e negli U.S.A. - può causare un vero e proprio comportamento patologico, caratterizzato da un controllo ossessivo di notizie, email, contatti e social network grazie alle app. Controlli che durano meno di 30 secondi l'uno.

I dati non lasciano dubbi: c'è un uso significativo degli smartphone che riguarda solamente questi controlli continui, associati alla lettura di email durante i viaggi per i pendolari, oppure la ricerca di news durante i momenti di inattività o noia. E la percezione di chi attua questo tipo di comportamenti non è quella di una sorta di dipendenza, naturalmente. Lo studio è stato pubblicato sul Personal and Ubiquitous Computing Journal e proviene dall'Helsinki Institute for Information Technology.

Antti Oulasvirta, la ricercatrice che ha condotto lo studio, racconta:

La cosa interessane è che se prendete lo smartphone per trovare stimoli interessanti e rispondere, in questo modo, alla noia, si viene sistematicamente distratti da cose più importanti che accadono intorno a voi. Le abitudini, poi, diventano automaticamente comportamenti, e compromettono il controllo consapevole delleLe abitudini sono automaticamente attivati ​​comportamenti e compromettere il controllo conscio che alcune situazioni richiedono. Gli studi cominciano ad associare l'uso dello smartphone a conseguenze disastrose, come ad esempio gli incidenti d'auto o scarso rendimento sul lavoro. Purtroppo, come dimostrano decenni di lavoro di psicologia, le abitudini non sono facili da cambiare

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