Il pesce e la carne che mangiamo sono contaminati da metalli?

tuna_steakE' già da qualche anno che i media parlano sporadicamente dei pericoli del tonno al mercurio. Il tema fu trattato pubblicamente per la prima volta nel 2005, quando il Chicago Tribune pubblicò i risultati di un'indagine che confermavano la presenza di mercurio in questo tipo di pesce. E se ai tempi l'articolo dichiarava che "l'industria non sta mettendo abbastanza in guardia i consumatori sui rischi che presenta il consumo di tonno in scatola", sembra che la situazione oggi purtroppo non sia cambiata molto.

Nonostante il numero crescente di ricerche condotte negli ultimi anni sul tema - come quella pubblicata dal Consumer Report Magazine a Gennaio - il problema infatti non è stato affrontato in maniera adeguata dalle autorità competenti. Per esempio l'anno scorso il Time Magazine, dopo aver analizzato dei campioni di tonno provenienti da 54 ristoranti e 15 supermercati diversi, in ben 100 casi aveva rilevato la presenza di una quantità di mercurio superiore ai limiti raccomandati. A dispetto di questo, fin ora non solo nessun prodotto contenente tonno presenta avvertenze sulla possibile presenza di metalli, ma non c'è mai stato neanche nessun tentativo ufficiale di regolarizzare l'industria.

Su questo argomento è stato girato un interessante documentario chiamato The Cove (2009), vincitore di un premio Oscar, che analizza i problemi dell'industria ittica Giapponese. Una curiosità: il motivo che spinse il regista del documentario, Fisher Stevens, ad investigare il tema fu un'intossicazione da mercurio contratta dopo aver consumato tonno regolarmente tre o quattro volte alla settimana.

E passiamo alla carne: a parte i problemi specifici con quella rossa già illustrati qui, ci sono altri fattori che rendono questo tipo di cibo poco sicuro. Infatti, anche se agenti patogeni come E.coli, Salmonella, Listeria e Campylobacter vengono uccisi durante la cottura, rimangono invece nella carne i metalli pesanti (come l'arsenico ed il rame) contenuti sia nelle droghe veterinarie somministrate agli animali, sia nei pesticidi con cui viene trattato il foraggio.

Secondo i risultati di un'indagine pubblicata nel 2010 dall'Office of Inspector General negli Stati Uniti, gli allevatori, al posto di buttare via il latte prodotto dalle mucche medicate con antibiotici od altro, lo danno da bere ai vitellini. Il risultato è che quando successivamente la carne dei vitelli viene venduta al pubblico, questa contiene i residui delle droghe presenti nel latte che era stato loro somministrato. Viene citato in particolare il caso della Templeton Feed & Grain and Darr Feedlots, che recentemente aveva messo in commercio mucche destinate al consumo umano il cui fegato era contaminato con l'antibiotico sulfamethazina.

Via | AlterNet

Foto | Flickr

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