A Pantelleria non si può nascere, lo stabilisce il decreto Balduzzi

Con l'applicazione della nuova normativa il punto nascite della piccola isola è stato chiuso nonostante i dubbi sollevati ormai da tempo sull'opportunità (e i rischi) di questa scelta. Intanto le donne continuano a partorire molto lontane da casa

pantelleria punto nascite

Il decreto Balduzzi in materia di sanità, convertito ufficialmente in legge all'inizio del novembre 2012, è stato al centro delle cronache autunnali per diversi motivi, dalla regolamentazione dell'uso delle cellule staminali a quella del contenuto minimo di frutta in bibite e succhi. Altri punti sono passati senza sollevare altrettanto clamore, eppure gli effetti della loro applicazione stanno già influenzando significativamente la vita dei cittadini italiani.

Cittadini come Laura, Jasmine e Celeste, tutte e 3 nate nel maggio 2013 e già direttamente interessate dagli effetti della crisi che attraversa l'Italia dalle Alpi alla Sicilia. Le tre piccole, infatti, sono residenti a Pantelleria, ma sono state costrette a nascere a Trapani o a Palermo proprio a causa del decreto Balduzzi, che ha imposto la chiusura dei punti nascita nelle strutture con meno di 500 nascite all'anno.

Il problema non riguarda solo Pantelleria, ma anche molte altre località della penisola. Qui, però, la situazione è forse più preoccupante: l'isola è più vicina alle coste tunisine (da cui è separata da 70 km di mare) che a quelle sicule (distanti ben 110 km), alle quali è collegata da un traghetto che impiega circa 8 ore per giungere a destinazione. L'altra strada a disposizione è quella aerea, la cui percorribilità dipende però molto dalle condizioni atmosferiche. Di conseguenza, alle mamme di Laura, Jasmine e Celeste non è rimasta altra scelta che allontanarsi dalle proprie famiglie, con inevitabili conseguenze sia affettive (peraltro in un periodo delicato come la gravidanza), sia organizzative ed economiche. Melina, che ha dato alla luce la piccola Jasmine all'Ospedale Civico di Palermo lo scorso 11 maggio, ha dovuto aspettare per 27 giorni la nascita della figlia da sola e lontano dall'isola in cui aveva lasciato anche il figlio di 18 mesi.

Oggi ci sono 50 mamme con il foglio di via

spiega Sabrina Rocca, dell'associazione Trapani Cambia

costrette (e non metaforicamente) ad andarsene da casa propria per andare a partorire altrove. Abbiamo cercato con la nostra associazione Trapani Cambia di sostenere la loro battaglia e di alleviare i disagi della situazione. Ma se la solidarietà è un dovere, non si può prescindere dalla giusta rivendicazione di diritti umani, come quello della salute, della sicurezza e della libertà di soggiorno e domicilio, che qui vengono ampiamente messi in discussione.

Domande e risposte

Il problema non è passato inosservato nemmeno in Parlamento, dove sono state presentate diverse interrogazioni a tal proposito. La prima risale addirittura all'ottobre 2011, quando l'onorevole Alessandra Siragusa faceva presente che nonostante fossero previste alcune deroghe, fra le 23 unità per cui era prevista la chiusura comparivano anche i reparti di ostetricia delle isole minori - come Lipari e Pantelleria -, a differenza di quanto previsto per altre regioni, come la Campania e la Toscana, dove i punti nascita delle isole più piccole sono rimasti attivi.

In risposta ad un'interrogazione presentata pochi giorni dopo dall'onorevole Marco Bentrandi sulla possibile chiusura del presidio sanitario di Lipari avrebbe gravemente pregiudicato i livelli essenziali di assistenza, Massimo Russo, assessore per la Salute alla Regione Sicilia, ha reso noto attraverso un comunicato stampa:

Stiamo lavorando, d'intesa con il Ministero della Salute, a un progetto obiettivo che consenta di delineare un modello specifico di assistenza al parto per le isole minori nell'ambito del decreto di riconversione dei punti nascita.

La Sicilia predisporrà un protocollo - valido per tutte le isole minori italiane - che permetta la massima garanzia nell'assistenza al parto delle donne residenti nelle isole.

Grazie ad appositi progetti finanziati attraverso risorse vincolate del Fondo Sanitario Nazionale (Obiettivi di Piano e Progetto Isole Minori) elaboreremo un modello che preveda di intensificare l'attività ambulatoriale e consultoriale nelle strutture dell'isola, la possibilità di espletare in emergenza parti fisiologici non procrastinabili e, già da subito, il potenziamento del servizio di trasporto materno assistito che collegherà l'isola all'ospedale di riferimento, in base al livello di assistenza richiesto. E, per limitare i disagi delle popolazioni, sarà pure previsto un contributo per garantire rimborsi spese ai familiari delle partorienti e dunque evitare onerosi sacrifici economici: rimborsi che saranno estesi alle partorienti di tutte le isole minori e non soltanto a quelle di Lipari e Pantelleria.

All'epoca anche il senatore Antonio D'Alì si è occupato del caso di Pantelleria, facendo presente al Ministro della Salute che Pantelleria è

soggetta a particolari disagi nel settore sia dei trasporti sia dell'assistenza sanitaria

e chiedendo che l'isola fosse

inserita in via permanente tra le altre eccezioni considerate e previste in deroga come zona disagiata tale da richiedere necessariamente la presenza di un punto nascita con caratteristiche legate espressamente ai Livelli essenziali di assistenza.

A giudicare dalla successiva chiusura del punto nascite, tutte queste richieste sono cadute nel vuoto e le promesse di Russo non sono state mantenute. Lo scorso 16 maggio, durante una conferenza stampa, il governatore della Sicilia Rosario Crocetta ha annunciato la riapertura dei punti nascita, ma al momento la situazione è ferma ad un punto di stallo: solo 2 ostetriche hanno accettato di prendere servizio in questi giorni, ma per completare l'organico sono necessari anche 2 pediatri e 2 anestesisti.

Parlando a BlogSicilia Rosaria Pulizzotto, ginecologa che in passato ha lavorato sia a Pantelleria, sia a Lipari, ha messo in evidenza anche un'altra problematica:

Non si può creare un percorso nascita senza un reparto di neonatologia o di assistenti anestesisti rianimatori, perché possono succedere complicanze che non sono prevedibili e che non posso essere risolte solo dall’elisoccorso, anche perché le condizioni meteo marine posso essere avverse, l’elicottero deve essere disponibile, bisogna trovare il posto libero nell’ospedale, insomma così si rischia di perdere troppo tempo e questo è inaccettabile.

E' in questo quadro che ieri era attesa la nuova convocazione per cercare di reclutare il personale mancante per la riapertura del punto nascite dell'isola. Al momento non si hanno, però, notizie sul suo esito.

Foto | da Flickr di pandemia

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