Allergie e intolleranze, consigli per la diagnosi dal Forum sulle reazioni avverse agli alimenti

Non tutti i test disponibili sono validi, ma nel caso di lattosio, glutine e nichel ci sono punti ormai certi

Forum sulle reazioni avverse agli alimenti

Si è svolto ieri a Roma il Forum sulle reazioni avverse agli alimenti. Organizzato dall'Accademia Internazionale di Nutrizione Clinica (A.I.Nu.C.), l'evento ha riportato l'attenzione su di un argomento di estrema attualità perché sempre più presente nella vita degli italiani (e non solo): quello delle allergie e delle intolleranze alimentari.

Due fenomeni diversi fra loro, ha ricordato Carmelo Rizzo, nutrizionista, allergologo e docente A.I.Nu.C., così come è ancora diversa la celiachia, ma che richiedono sempre una corretta alimentazione per evitare la comparsa dei sintomi.

Se anche fra i pazienti ci sono pochi dubbi sulla necessità di eliminare dalla dieta gli alimenti che scatenano il problema, c'è un po' più di confusione su quali siano gli strumenti diagnostici realmente efficaci. Il Forum ha, però, contribuito a fare chiarezza su questo aspetto, concentrandosi su 3 fra i disturbi più diffusi: la celiachia, l'intolleranza al lattosio e l'allergia al nichel.

L'utilità dei test genetici

Una delle ultime frontiere della diagnosi - e, guardando alle cronache degli ultimi giorni, della prevenzione - di diverse malattie sono i test genetici. Nell'ambito dell'alimentazione, poi, si fanno sempre più strada i concetti di nutrigenetica, cioè dello studio di come gli alimenti interagiscono con i geni e di nutrigenomica, cioè dello studio di come ciò che si mangia influenza l'espressione dei geni.

Come ha spiegato Francesca Megiorni, biologa con dottorato e specializzazione in genetica medica, nel caso delle reazioni avverse agli alimenti

Sono test genetici predittivi, ma non diagnostici. Sono utili anche per la diagnosi, di cui forniscono un tassello. Indicano il rischio di una certa patologia o di un'intolleranza, ma avere delle varianti non significa avere una malattia, ma essere predisposti.

Test di questo tipo sono utili per analizzare la predisposizione a sviluppare l'intolleranza al lattosio e la celiachia, ma non solo. I test genetici sono sempre più diffusi e più semplici, richiedono prelievi indolori dalla bocca e non di sangue e, quindi, sono adatti anche ai bambini.

Anche il metodo utilizzato in laboratorio è semplice: si tratta di sequenziare piccole porzioni dei geni associati alle intolleranze o alla malattia. È, però, fondamentale rivolgersi a strutture che garantiscono professionalità, in cui lavorino genetisti in grado di interpretare i risultati delle analisi e in cui tutto avvenga senza rischi di contaminazione dei campioni o di privacy. A tal proposito bisogna ricordare che il Dna prelevato rimarrà nel laboratorio e che dovrebbe essere sempre essere firmato un consenso informato.

Nel caso dell'intolleranza al lattosio i test genetici analizzano una regione del cromosoma 2 importante per regolare l'espressione del gene che codifica per la lattasi, l'enzima la cui assenza scatena l'intolleranza. Eseguito al di sopra dei 30 anni, quando la situazione si è già stabilizzata, è piuttosto specifico e indica effettivamente la presenza dell'intolleranza. Deve però essere abbinato anche ad altre analisi, come il classico breath test. Eseguirlo permette di distinguere le intolleranze associate a malattie, come il morbo di Chron, da quelle a base genetica.

La celiachia, invece, ha un'importantissima componente genetica, che, però, non coincide con la mutazione in un solo gene. Fortunatamente, però, è la cosiddetta regione HLA del cromosoma 6 spiega il 40% della malattia. Al suo interno sono raggruppati geni che codificano per glicoproteine che partecipano alla reazione immuntaria tipica della celiachia. In questo caso queste molecole sono presenti anche nella popolazione sana, quindi l'informazione che può essere ricavata dal test è diversa e ha un valore predittivo negativo, vale a dire che se non sono presenti il rischio di celiachia è basso.

Il patch test

Meno recente è, invece, il patch test, che analizza la risposta a un possibile allergene valutando la reazione della pelle quando viene a contatto con l'allergene. Una sua versione più innovativa è l'oral mucosal patch test, che viene eseguito sulla mucosa orale anziché sulla pelle.

Questo test si è dimostrato efficace sia per riconoscere la sensibilità al glutine, sia nel caso dell'allergia al nichel. Come ha spiegato Antonio Picarelli, gastroenterologo dell'Universita' La Sapienza di Roma, nel caso della sensibilità al glutine il test prevede l'applicazione sulla mucosa orale di una soluzione con glutine al 10% in vaselina per 2 ore, dopo le quali in caso di sensibilità scatena arrossamento della mucosa, vescichette e una ciste rilevabile al tatto. Secondo l'esperto è probabile che queste lesioni siano le stesse che compaiono nell'intestino dopo l'ingestione di glutine.

Nel caso dell'allergia al nichel, per cui il patch test cutaneo è lo strumento diagnostico migliore, eseguire lo stesso test sulla mucosa orale riduce gli effetti collaterali. In questo caso viene utilizzato nichel al 5% in vaselina.

Foto | @si.sol.

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