Alimentazione: le offerte che non fanno bene alla salute



I supermercati sono il regno di tutti i golosi ed in questo periodo di crisi è in aumento il numero di persone che si abbandona a spese folli per fare il pieno di super-offerte, mega confezioni a prezzi bassissimi. Secondo un recente studio neozelandese pubblicato sulla rivista “Nutrition & Dietetics”, raramente i prodotti super-scontati sono sani, basta guardare gli scaffali: biscotti, dolci, gelati, patatine, bibite gassate e zuccherate. Insomma, raramente latte ed alimenti ipocalorici si trovano a prezzi ribassati.

Tra i primi prodotti sotto accusa ci sono proprio le bevande. Analizzando 1.500 offerte in quattro supermercati differenti, i ricercatori hanno notato che solo il 15% delle bevande in offerta può definirsi salutare. Guardando i contenuti di grassi, zuccheri e calorie, la maggior parte delle bevande costituiscono un problema serio soprattutto a causa delle grandi quantità che una maxi-offerta permette di acquistare e, di conseguenza, di tenere in casa.

Il discorso sull’alimentazione è lungo e complicato, e richiederebbe pagine e pagine di riflessione, occorrerebbero nozioni di dietologia, sociologia, psicolgia di massa, marketing, pedagogia, per nominare solo le dirette interessate. Ma alla base di tutto ci deve essere consapevolezza di portare avanti uno stile di vita salutare, in cui bisogna tenere in considerazione le qualità e proprietà nutritive dei cibi e delle bevande che acquistiamo, indipendentemente dalla pioggia di pubblicità da cui veniamo bombardati.

L’alimentazione è il modo più sicuro di migliorare, ma anche –è proprio il caso di dirlo- peggiorare, la nostra salute, per la quale è essenziale prestare cura alla scelta di ciò che mangiamo, un'attenzione che spesso ci neghiamo per la mancanza di tempo. A questo si aggiunge anche la scarsa considerazione dei modi di preparazione: sempre più microonde, pasti velocissimi da cuocere, precotti, liofilizzati, surgelati, congelati, riscaldati, predigeriti, manipolati; sempre meno forno, meno pane e prosciutto, meno pane e pomodoro, pane e olio, pane e formaggio.

Negli Stati Uniti si registrano cifre record sui cibi consumati nei fast food più volte al giorno per via dei costi irrisori, una situazione che colpisce particolarmente i ceti più bassi multietnici, e che peggiora la loro condizione fisica e sociale.

La situazione italiana, seppure ben diversa da quella americana, non è però molto rosea. Da sempre i medici consigliano di andare a fare la spesa a stomaco pieno, in modo da non farsi tentare troppo dalle spese facili.

Particolare attenzione, inoltre, deve essere rivolta ai cibi dei più piccoli, sempre più ricchi di zuccheri rispetto a quelli per adulti, un po’ per venire incontro ai gusti dei bambini, un po’ per creare dipendenza. Ma qui l’educazione vien mangiando dai genitori: piuttosto che abituare un bambino alla cioccolata, sarebbe meglio abituarlo al gusto della frutta, e se proprio non si riesce a fare a meno del dolce meglio alla marmellata.

Ce l’abbiamo scritto sotto gli occhi ma non leggiamo. Impariamo a leggere le etichette dei prodotti per capire cosa contengono e in che quantità, a riconoscere se è meglio riempire il portafoglio o alleggerire la nostra salute.

Un panorama desolante destinato ad aggravarsi: i nuovi stili di vita, la mancanza di tempo, la frenesia, gli impegni notte e giorno, fanno sì che il cibo acquisti sempre meno importanza, e si perda una delle piccole gioie della vita, la festa del palato e la soddisfazione di avere una vita sana.

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