I medici di base spesso incompetenti nel diagnosticare la depressione



La depressione è un disturbo molto diffuso. Ne soffrono infatti circa 20 persone su 100. Tutti quanti abbiamo l'esperienza di una giornata storta, in cui siamo giù di corda, tristi, più irritabili del solito e "ci sentiamo un po' depressi". Molto probabilmente non si tratta di un disturbo depressivo, ma di un calo d'umore passeggero. Si può essere vulnerabili sia biologicamente che psicologicamente, ma non necessariamente si deve arrivare allo sviluppo del disturbo. Una persona vulnerabile può non ammalarsi mai di depressione, se non capita qualcosa in grado di scatenarla e se ha relazioni solide e di supporto.

Spesso il fattore scatenante è qualche evento fortemente stressante o qualche tensione importante che turba la nostra vita. Ma comunque è difficile capire cosa ha scatenato la nostra depressione, soprattutto se non è la prima volta che ne soffriamo. Quindi individuare il disturbo nei pazienti, già impegnativo per gli specialisti in psichiatria, diventa una vera sfida per i medici di base.

A riguardo un gruppo di ricercatori inglesi dell’University of Leicester ha condotto un’indagine che ha coinvolto oltre 50.000 pazienti. Analizzando I vari casi, si è riscontrato che nella maggior parte delle volte il medico non è riuscito a diagnosticare la depressione oppure l’ha individuata in chi non ne era affetto.

Nei 41 studi analizzati dai ricercatori di Leicester, i medici generici sono riusciti a riconoscere solo metà degli effettivi casi di depressione clinica. “In un ambiente cittadino, in media, su 100 persone che visitano il medico di base, 20 soffrono di depressione. Il medico ne individua correttamente 10. Fra gli 80 non-depressi, il medico di base spesso rischia di diagnosticare come depresse 15 persone in più che invece non lo sono. Mentre in un ambiente di campagna I falsi positivi superano le diagnosi corrette in numero di tre a uno”.

Uno dei motivi degli errori, dicono gli studiosi, è la brevità delle visite. Visite più lunghe e accurate possono aiutare i medici di base a evitare falsi positivi e a diagnosticare i veri casi di depressione.

Tale risultato è stato confermato quando i medici di base hanno avuto a disposizione due appuntamenti per valutare lo stesso paziente, il tasso di accuratezza delle diagnosi è salito al 90%.

Scrivono i ricercatori sulla rivista “Lancet”: "I nostri risultati non devono suonare come una critica ai medici generici ma come un aiuto a capire meglio le sfide che si presentano ai medici non specialisti".

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