Se l’economia crolla, crolla anche la chirurgia estetica

chirurgia esteticaSe i mercati crollano, crollano anche palpebre e sederi. È una verità che arriva dal trend in discesa delle operazioni di chirurgia estetica parallelo alla crisi economica. I medici che hanno risposto ad un questionario sulla frequenza e sull’entità della spesa degli interventi chirurgici volti a migliorare il proprio corpo hanno evidenziato una flessione del 30% o addirittura superiore.

Chi era disposto a spendere 15.000 dollari per qualche ritocchino è costretto adesso a pensarci due volte, dopo aver perduto nel giro di pochi giorni l’equivalente in titoli di investimento e senza neanche trarne un piacere estetico ma piuttosto qualche ruga di preoccupazione in più.

Come rispondono i chirurghi estetici in crisi? Puntano sulla bellezza, naturalmente, promettendo come sempre la risoluzione estetica di ogni difetto ma anche perfezionando l’offerta, arricchendo i servizi, migliorando l’aspetto delle pagine web, investendo in pubblicità. Qualcuno fa i saldi. Siamo arrivati dunque a questo: il seno rifatto o la pancia piatta sono ormai prodotti scambiati sul mercato come qualunque altro bene.

Per fortuna si possono ancora considerare beni di lusso, dunque superflui, a cui si può rinunciare in tempi di crisi. Sarebbe stato peggio se si fosse continuato a ritoccarsi zigomi e palpebre rinunciando al pane.

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