Aborto in Italia, relazione annuale: diminuzione delle interruzioni di gravidanza

La relazione annuale sull'aborto in Italia è arrivata, in ritardo di 11 mesi. La denuncia dell'Associazione Luca Coscioni.

Aborto in Italia

Aborto in Italia, cosa dice la relazione annuale sulle interruzioni di gravidanza, arrivato con 11 mesi di ritardo rispetto al solito? Non dà buone notizie, come sottolinea l'Associazione Luca Coscioni per la libertà scientifica. Il report annuale del Ministero della Salute sull'applicazione nel nostro paese della legge 194 sottolinea che ci troviamo di fronte a una diminuzione delle interruzioni di gravidanza. I tassi di abortività e del numero delle IVG all'anno sono in calo.

La relazione, secondo quanto riporta l'associazione, suggerisce che la riduzione è causata da diversi fattori, come l’eliminazione dell’obbligo di prescrizione medica dei contraccettivi di emergenza per le maggiorenni e l’aumento dell’uso di contraccettivi. Ma allora non si spiega la riduzione dei tassi tra le minorenni. Non sono forniti nemmeno dati sulle vendite dei contraccettivi.

Secondo l'associazione, invece, la risposta potrebbe essere un'altra: l'obiezione di coscienza e la chiusura dei consultori potrebbe aver spinto molte donne a ricorrere all'aborto clandestino, con tutte le conseguenze che possono derivare da questa pratica. Gli obiettori di coscienza sono il 68,4% dei ginecologi e il 45,6% degli anestesisti. Quando la legge 194, che prevede l'obiezione di coscienza, all'articolo 9 impone a ospedali e case di cura di assicurare le procedure previste dall'articolo 7.

Noi di Associazione Luca Coscioni - realtà tra le più attive nella tutela delle libertà civili, anche materia di Aborto e Fecondazione assistita - abbiamo da poco lanciato insieme ad altre associazioni la campagna “Aborto al Sicuro” - che speriamo di poter replicare anche in tutte le regioni, con l’obiettivo di arrivare a una proposta di legge che miri a introdurre una serie di soluzioni che possano facilitare l’applicazione della L. 194/78, come ad esempio: la costituzione di un centro di informazione e coordinamento, prevedendo il monitoraggio dell’obiezione di coscienza; la conferma dell’attribuzione ai consultori familiari di una funzione centrale e informazione e accesso gratuito alla contraccezione in fase post-abortiva.

Foto iStock

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