La tiroidite autoimmune di Hashimoto è pericolosa? Ecco le possibili cure

tiroidite autoimmune di hashimoto

La tiroidite autoimmune di Hashimoto è una malattia cronica che, in genere, rimane stabile per anni, ma che può lentamente progredire trasformandosi in ipotiroidismo. Anche questa situazione, in cui la tiroide non produce abbastanza ormoni, non è particolarmente grave perché può essere trattata con terapie ormai consolidate che evitano l'insorgenza di complicazioni. Diversa è la situazione in cui la malattia viene trascurata: in questo caso il mancato funzionamento della tiroide può avere degli effetti collaterali.

Uno dei più comuni è il gozzo, causato dall'ingrossamento dalla tiroide. Oltre ad essere antiestetica, questo disturbo può interferire con la deglutizione o con la respirazione. Inoltre una tiroidite di Hashimoto non trattata può mettere a rischio cuore e arterie aumentando i livelli di colesterolo “cattivo”, favorire la depressione, ridurre il desiderio sessuale e aumentare il rischio, per le donne, di dare alla luce bambini con problemi fisici, come il labbro leporino, o mentali. Fra tutte le possibili complicazioni, però, le più pericolose per la salute sono il cancro alla tiroide (che, però, insorge raramente a causa della tiroidite di Hashimoto) e il mixedema.

Quest'ultima è una condizione rara in cui si accumula liquido nel sottocute. Fra i suoi sintomi sono inclusi un'accentuata intolleranza al freddo e una sonnolenza seguita da sonno profondo e stato di incoscienza.

Tutte queste complicazioni possono essere evitate assumendo farmaci a base degli ormoni che non vengono efficientemente sintetizzati dalla tiroide. Uno dei più utilizzati contiene levotiroxina, una molecola sintetica identica all'ormone naturalmente prodotto da questa ghiandola. La sua assunzione è semplice ed efficace: si tratta di pastiglie da deglutire che in poco tempo alleviano la stanchezza e riportano i valori del colesterolo nella norma, riducendo, spesso, anche l'eventuale aumento di peso associato alla tiroidite.

In genere il farmaco deve essere assunto per tutta la vita. Controlli regolari (ogni 6-12 mesi) da un endocrinologo sono indispensabili per valutare il dosaggio più adatto di levotiroxina, perché livelli eccessivi possono aumentare il rischio di osteoporosi o di aritmie. Non solo, alcuni cibi e integratori (ad esempio la soia, le fibre, il ferro e il calcio) possono interferire con il suo assorbimento. Perciò è sempre meglio consultare il proprio medico nel caso in cui si vogliano assumere medicinali o supplementi.

In commercio esistono anche estratti naturali di tiroide di maiale contenenti gli ormoni prodotti dalla ghiandola. I dubbi sulla loro validità sono, però, ancora da risolvere.

Via | PubMed Health; Mayo Clinic
Foto | Flickr

  • shares
  • +1
  • Mail