Violenza ostetrica per più del 20% delle donne in sala parto

Oltre il 20 percento delle donne hanno subito violenza psicologica o fisica in sala parto.

Calm and patient midwife weighs a screaming and crying newborn baby, mother in background

Drammatici i dati sulla violenza ostetrica. Secondo quanto riporta una ricerca condotta dall’istituto «Doxa» per conto dell’«Osservatorio sulla Violenza Ostetrica», circa 1 milione le madri in Italia – il 21% del totale - affermano di essere state vittime di una qualche forma (fisica o psicologica) di violenza ostetrica alla loro prima esperienza di maternità. Questa esperienza ovviamente ha avuto nel 6% dei casi delle ripercussioni, ovvero hanno scelto di non avere un secondo figlio provocando un calo di nascite pari a 20mila bambini l’anno.

L’indagine “Le donne e il parto”, condotta su un campione rappresentativo di circa 5 milioni di donne italiane, di età compresa tra i 18 e i 54 anni, con almeno un figlio di 0-14 anni, sono stati analizzati i diversi aspetti e momenti vissuti dalle madri durante le fasi del travaglio e del parto: dal rapporto con gli operatori sanitari alla tipologia di trattamenti praticati, dalla comunicazione usata dallo staff medico al consenso informato, dal ruolo della partoriente nelle decisioni sul parto al rispetto della dignità personale. Elena Skoko, fondatrice e portavoce dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVO Italia), ha commentato:

“Dai racconti che molte donne ci avevano fatto eravamo a conoscenza del fatto che per tante di loro l’assistenza al parto era stata un’esperienza traumatica. Per questo motivo, lo scorso anno, abbiamo promosso la campagna #bastatacere sui social media. Per capire meglio la portata del fenomeno: hanno aderito così tante donne, in così pochi giorni, che presto la campagna è diventata virale. Con la nascita dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica anche nel nostro Paese, abbiamo deciso di fare un passo in avanti per cercare di tratteggiare i confini di un fenomeno ancora sommerso di cui però, chi l’ha vissuto, porta con sé le cicatrici tutta la vita, arrivando anche a decidere di non avere più altri figli. Ora sappiamo che il fenomeno è ancora più diffuso di quanto temessimo”.

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