Troppe bibite in lattina, una tassa aiuterebbe salute e ambiente

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bibite in lattina

Rilanciata la proposta di tassare le bibite in lattina. Questa volta, però, l’idea non arriva dal Ministero della Salute, ma da Giovanni D’Agata, fondatore dello Sportello dei Diritti, associazione nata con lo scopo di tutelare i diritti dei cittadini. I diritti di cui si parla in questo caso sono due: da un lato, quello alla salute e dall’altro quello a vivere in un ambiente che non sia infestato dalle lattine. L’aumento del consumo di bibite in lattina sta, infatti, mettendo a rischio sia la salute di chi le beve come fossero acqua fresca, sia quella dell’ambiente e le temperature torride e l’umidità che stanno caratterizzando questa estate hanno contribuito alla crescita di entrambi i problemi.

Eppure lo stesso Ministero della Salute ha ribadito proprio all’inizio di questa estate che le bibite zuccherate trovano poco spazio fra le sane abitudini alimentari che consentono di rimanere in forma anche nei mesi più calde (ricordate il decalogo “E…state Ok con la nutrizione”?). Nemmeno la “minaccia” di tassarle sembra aver sortito l’effetto più auspicabile: aumentare la consapevolezza dei rischi per la salute di un consumo eccessivo di energy drink e bibite gassate.

Ora il problema sembra estendersi anche all’ambiente. La sete spinge a bere molto e, purtroppo, spesso gli Italiani preferiscono queste bevande ad alto contenuto di zuccheri ad alternative più salutari. Ancora più spiacevole, perché segno di inciviltà, la scelta di abbandonare le lattine vuote nelle strade, sulle spiagge e, addirittura, nelle aree protette.

D’Agata ha spiegato:

sono soprattutto le lattine a farla da padrone nella classifica speciale di un’inciviltà tutta nostrana accresciuta a seguito dell’inevitabile aumento del fabbisogno medio di liquidi dovuto all’afa permanente di quest’estate ed il cui consumo è senza alcun dubbio iperincentivato da campagne promozionali faraoniche – che arrivano alla distribuzione gratuita, utilizzando avvenenti promoter, nei luoghi turistici ed in quelli più frequentati di migliaia e migliaia di campioni – e che in effetti paiono portare gli effetti sperati.

Secondo D’Agata l’introduzione di questa tassa contribuirebbe a scoraggiare i consumi a vantaggio sia della salute, sia dell’ambiente:

quasi certamente questo tipo di misura potrebbe persuadere le multinazionali che producono tali bevande a ripensarne il sistema di distribuzione attraverso il ritorno ad uno meno dannoso per l’ambiente, quale quello dei vuoti a rendere.

Via | Genova24
Foto | Flickr

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