Cos'è il tampone faringeo e cosa fare se è positivo

tampone faringeo

Il tampone faringeo è un esame che permette di individuare la presenza di microbi all'interno della gola. Il medico può prescriverlo in caso di accertate o sospette difterite, gonorrea faringea, mughetto, scarlattina, epiglottidite e varie infezioni causate da stafilococco aureo.

Il caso più frequente è, però, quello in cui il tampone faringeo serve per confermare la presenza di una faringite o di una tonsillite e capire qual è il microbo responsabile della malattia. Insomma, quando si ha mal di gola e si vuole capire cosa lo causa, magari perché una precedente cura antibiotica non è riuscita a curarlo. Infatti nel caso in cui la faringite sia causata da un batterio le analisi di laboratorio condotte sul campione prelevato con il tampone permettono anche di capire se il microbo è resistente all'azione di alcuni antibiotici e, quindi, qual è il farmaco da assumere più adatto.

La procedura non è dolorosa: il prelievo del campione da inviare al laboratorio viene effettuato con un bastoncino cotonato che viene strofinato delicatamente sulle tonsille e sulla parete della faringe. In genere sono necessari 2-3 giorni per avere i risultati delle analisi, che permettono di capire sia qual è il microbo responsabile del mal di gola, sia quali sono gli eventuali antibiotici che potrebbero essere utilizzati per la cura.

Se, però, i risultati del tampone faringeo svelano che i sintomi sono causati da un'infezione virale, non c'è antibiotico che tenga. Infatti questi farmaci non uccidono i virus e assumerli per sconfiggere un'infezione virale non è solo inutile, ma può addirittura essere dannoso, perché l'uso indiscriminato di antibiotici può favorire l'insorgenza di microbi resistenti. Viceversa, nel caso in cui il tampone sveli la presenza di un batterio intervenire con una terapia antibiotica è il modo più sicuro per debellare l'infezione ed evitare ulteriori complicazioni.

Via | My-personaltrainer; uppa
Foto | Flickr

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