Troppe bibite aumentano il rischio di malattia del fegato grasso nei bambini

Bere troppe bibite mette a rischio il fegato nei bambini. Ecco cosa emerge da un nuovo studio.

Bibite zuccherate

Bere troppe bevande zuccherate aumenta il rischio di soffrire di steatoepatite non alcolica (NASH), una forma di steatosi epatica non alcolica (NAFLD), nei bambini. A confermarlo è uno studio condotto dai membri dell’Ospedale Bambino Gesù, i quali spiegano che la NASH può portare a gravi complicazioni, tra cui cirrosi e cancro al fegato. Secondo gli autori dello studio, le stime suggeriscono che fino al 9,6% dei bambini, e il 38% dei bambini obesi dei paesi occidentali presentano qualche forma di malattia del fegato. Studi precedenti hanno indicato che l’assunzione di fruttosio porta ad un aumento dei livelli ematici di acido urico, e alti livelli di fruttosio e acido urico sono presenti prevalentemente nelle persone con NAFLD.

Per questo nuovo studio, gli esperti hanno voluto scoprire se il fruttosio e l’acido urico potrebbero essere associati allo sviluppo della NASH. Per esaminare la questione, i ricercatori hanno studiato un campione di 271 bambini e adolescenti obesi con NAFLD, ognuno dei quali ha subito una biopsia epatica. Gli esperti hanno calcolato il livello di assunzione di fruttosio da parte dei partecipanti, ed hanno constatato che soda e altre bevande zuccherate sono una delle principali fonti di fruttosio. Dalle biopsie epatiche, i ricercatori hanno scoperto che il 37,6% dei bambini e degli adolescenti soffriva di NASH. Di questi, il 47% aveva elevate concentrazioni di acido urico, rispetto al 29,7% dei partecipanti senza NASH.

In questo studio, si mostra per la prima volta che le concentrazioni di acido urico e il consumo di fruttosio nella dieta sono indipendentemente e positivamente associati alla NASH.

Lo sviluppo di questa condizione può notevolmente influenzare l'aspettativa e la qualità della vita delle persone che ne soffrono e, pertanto, è fondamentale comprendere i fattori di rischio della NASH nei bambini e negli adolescenti, in modo da poter progettare interventi di trattamento efficaci. I ricercatori aggiungono che maggiori sforzi dovrebbero essere fatti per ridurre il consumo di soda e di altre bevande zuccherate da parte di bambini e adolescenti, in modo da ridurre l'assunzione di fruttosio.

via | MedicalNewsToday

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