Dermatite, come combattere il prurito da lavatrice

A volte le manifestazioni dermatologico di origine allergica dipendono dai detersivi utilizzati. Un esperto del settore ci spiega come evitarle

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In Italia la dermatite da contatto è un problema per il 15% delle donne e il 7% degli uomini. Spesso ne vengono incolpati alimenti, sostanze varie con cui entra in contatto la pelle o i tessuti; è però meno frequente che si pensi subito che quello con cui si ha a che fare sia un prurito da lavatrice. A parlarcene è Francesco Gallo, amministratore di un'azienda impegnata proprio nella messa a punto di detersivi ipoallergenici e non irritanti.

Gallo sottolinea quanto sia sbagliato pensare che i detersivi vengano completamente eliminati dai capi di abbigliamento nel momento del risciacquo.

In verità agenti chimici preposti alla detergenza rimangono legati ai tessuti lavati in forma inerte, per poi risvegliarsi aggressivi più che mai nei momenti di sudorazione

spiega l'esperto.

I problemi che ne possono derivare vanno anche oltre la dermatite, andando ad includere disturbi respiratori. A confermarlo sarebbe anche la SIDAPA (la Società Italiana di Dermatologia Allergologica Professionale e Ambientale) secondo cui un numero significativo di casalinghe e colf si trova alle prese con fastidiose e a volte imbarazzanti allergie della pelle, e nel caso delle donne incinte a correre rischi sarebbe anche al bambino.

Purtroppo sì

conferma Gallo, citando una recente ricerca dell'Università di Bristol secondo cui, spiega l'esperto,

l’esposizione prima della nascita e nella primissima infanzia ad agenti chimici contenuti nei prodotti igienizzanti è collegata ad un incremento del 41% delle probabilità di ammalarsi d’asma a partire dal settimo anno di vita.

Le soluzioni

Come combattere, quindi, il prurito da lavatrice?

Molti dermatologi consigliano l’uso di detersivi ipoallergenici e non irritanti.

Per essere sicuri di avere fra le mani un prodotto di questo tipo ci si può affidare alla certificazione rilasciati da laboratori di analisi dermatologiche accreditati, come l'ISPE, che, spiega Gallo,

tramite Pach Test (contatto diretto del prodotto con la pelle, e di tessuto lavato col prodotto applicato alla pelle) ne certifica l’assoluta ipoallergenicità e non irritabilità (nessuna reazione cutanea in nessun soggetto).

I test per verificare se un prodotto è ipoallergenico

Per verificare se un prodotto è ipoallergenico o irritante si eseguono test cutanei su volontari umani consenzienti:


Test 1: si applica una pezza di tessuto lavata con il prodotto sulla cute della schiena con modalità occlusiva per 48 ore.


Test 2: si riempiono delle cellette cilindriche di alluminio con il prodotto e si applicano a diretto contatto con la pelle per 30 minuti.


Valutazione: subito dopo la rimozione e dopo 24 e 48 ore si effettua un controllo dermatologico per evidenziare l’eventuale comparsa di reazioni cutanee allergiche.

Via | Comunicato stampa

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