Parotite epidemica: i sintomi, la diagnosi e la terapia per gli orecchioni

Gli orecchioni sono una patologia frequente tra i bambini, ma bisogna fare attenzione ad alcune conseguenze: ecco come riconoscerli e curarli.

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La parotite epidemica è una delle malattie più comuni nell'infanzia e dell'adolescenza: conosciuta più frequentemente con il nome di orecchioni, è una patologia di origine virale, infettiva e molto contagiosa. Il paromyxivirus, questo il responsabile della parotite epidemica, si trasmette per contatto diretto attraverso la saliva o le goccioline respiratorie, e colpisce principalmente a partire dai 2 anni di età fino all'adolescenza; non è raro che in qualche caso arrivi anche in età adulta.

I sintomi degli orecchioni sono facilmente riconoscibili perché nel periodo di incubazione del virus, dalle 2 alle 3 settimane, possono comparire malessere, perdita di appetito, brividi e qualche linea di febbre. La manifestazione vera e propria della malattia è caratterizzata da temperatura alta, dolore all'orecchio interno, dolori e contrazioni muscolari, cefalea diffusa e gonfiore delle ghiandole parotidi, che causano difficoltà alla masticazione e alla deglutizione. Negli uomini possono ingrossarsi anche i testicoli, con dolore e vomito che tendono a passare nel giro di qualche giorno; soltanto in rari casi gli orecchioni possono esporre al rischio di sterilità maschile, soprattutto quando contratti in età adulta.

La diagnosi della parotite prevede un semplice esame complessivo dello stato di salute del paziente, ed un eventuale test per verificare la presenza degli anticorpi del virus degli orecchioni: la terapia prevede l'utilizzo di medicinali come analgesici e antipiretici per far scendere la febbre e aiutare a sopportare i dolori diffusi.

Oltre al rispetto delle buone norme igieniche, l’arma migliore per evitare la parotite è la vaccinazione da somministrarsi in due dosi, a una distanza di almeno 28 giorni l’una dall’altra. La vaccinazione può essere effettuata a qualunque età ed è raccomandata per i bambini oltre i due anni di età, i ragazzi e gli adulti che non sono stati immunizzati in precedenza, proprio per evitare di contrarre la malattia in età adulta.

Via | Mypersonaltrainer, ISS

Foto | Flickr

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