Il latte fa male? 3 cose che non sapete

Aiuta davvero a combattere l'osteoporosi? E da dove nasce l'intolleranza? Ecco alcune curiosità su questo alimento e sui suoi derivati

Il latte vaccino e i suoi derivati sono una preziosa fonte di nutrienti. Al loro interno si trovano infatti minerali – fra cui spicca un giusto equilibrio tra calcio e fosforo – vitamine – D, A, E, ma anche B2 e B12 – e proteine di elevata qualità biologica. A questi nutrienti si affiancano zuccheri, un po' di grassi e, nel latte vaccino, beta carotene.

Di fronte a tali proprietà nutrizionali non stupisce che latte e derivati siano entrati a far parte della dieta umana. Alcuni aspetti del suo consumo non sono però sempre ben compresi. Ecco 3 cose che forse non sapete sul latte.

Il latte e l'osteoporosi

Per molto tempo ci è stato detto che bere latte aiuta a proteggere le ossa dal rischio di osteoporosi. Spesso, però, sfugge un dettaglio: il picco di massa ossea (cioè della quantità di minerali presenti nello scheletro) si raggiunge tra i 25 e i 30 anni. Per questo bisogna proteggere le ossa assumendo cibi ricchi di calcio già in età precoce. Più in là con gli anni, invece, l'elevato livello di zuccheri nel latte potrebbe addirittura essere controproducente e sembrerebbe più opportuno scegliere prodotti fermentati, come lo yogurt e alcuni formaggi.

Il latte intero non fa ingrassare

Chi è in buona salute può bere senza problemi anche il latte intero, purché non esageri con le quantità. Gli esperti dell'Istituto Nazionale per la Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione ricordano infatti che questo latte contiene in media il 3,5% di grassi e che proprio per il suo apporto di grassi e di calorie è consigliabile non superare le 3 porzioni (3x125 g) al giorno di latte o di yogurt e le 3 porzioni (3x100 g se fresco, 3x50 g se stagionato) a settimana di formaggio. Non solo, il formaggio non deve essere considerato un “fine pasto”, ma una vera e propria portata.

Non tutti sanno digerire il latte

Da bambini quasi tutti noi riusciamo a digerire bene il latte. Il merito è della lattasi, l'enzima che scinde il principale zucchero del latte – il lattosio – in glucosio e galattosio. All'aumentare dell'età, però, la produzione di questo enzima può diminuire fino ad arrestarsi completamente. In questi casi si finisce per lottare contro i sintomi dell'intolleranza al lattosio (tipicamente, problemi gastrointestinali). Per far fronte a questa situazione si può provare a fare affidamento su prodotti come il latte ad alta digeribilità o assumere integratori contenenti proprio lattasi.

Via | Fondazione Umberto Veronesi; Lega Italiana Osteoporosi; Istituto Nazionale per la Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione

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