Ebola virus, ultime notizie: l'epidemia si diffonde

(continua da pagina 4 )

2014

L'epidemia arriverebbe dai pipistrelli. Si poteva prevedere?

31 Dicembre 2014

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L'Ebola si poteva prevedere e contenere? A sostenerlo è un'inchiesta del New York Times, il più celebre quotidiano degli Stati Uniti, che ha analizzato la serie di decisioni errate prese dagli organismi internazionali di controllo sanitario al momento dell'individuazione dei primi casi di Ebola in Centrafrica.

Nel lungo articolo-indagine sulla virulenza dell'Ebola nel continente africano, i giornalisti del NYT hanno sottolineato come siano stati gli errori umani a ignorare i primi segnali del virus, sottostimando i primi casi di Guinea e Sierra Leone, i paesi più colpiti dall'epidemia, che avrebbero potuto essere isolati facilmente e trattati in maniera adeguata. Tra gli altri, i medici locali e degli esperti di Medici Senza Frontiere che per i primi casi di Ebola in Guinea si confusero con diarrea e colera, endemiche nella zona.

Anche la mancanza di personale specializzato inviato dai centri virologici più conosciuti come il CDC di Atlanta ha facilitato lo sviluppo dell'Ebola: al momento dell'annuncio dell'epidemia, l'unico esperto presente in Guinea era un medico specializzato nel trattamento della malaria. Nonostante i tentativi di contenere i contagi avanzati dai governi dei paesi colpiti, come il divieto di toccare i corpi dei morti per Ebola, i locali hanno portato avanti i riti tradizionali di sepoltura contribuendo a diffondere il contagio.

La maggior parte delle epidemie è cominciata in villaggi del Centro e dell'Est dell'Africa, dove il virus avrebbe potuto essere circondato e isolato. [...] Come nella peggiore delle sfortune nella storia delle epidemie, questo focolaio di Ebola si è sviluppato all'intersezione di tre dei paesi più poveri e meno sviluppati del mondo. I medici della regione erano più rari delle strade asfaltate -in Liberia, per esempio, c'erano meno di 250 scienziati per oltre 4 milioni di persone- così come le cliniche e gli ospedali, dove esistevano, spesso erano mancanti di servizi essenziali come acqua corrente, sapone per le mani e guanti

Intanto sempre dal New York Times arriva la notizia di una possibile origine del virus Ebola nel 2014: stando ad uno studio effettuato all'istituto Robert Koch di Berlino su alcuni rari campioni di DNA recuperati in loco, l'epidemia arriverebbe da una specie di pipistrelli chiamata Mops condylurus a coda lunga, che in passato sono stati sospettati di avere provocato un'epidemia di Ebola in Sudan e Zaire con oltre 20mila persone infettate.

L'importanza di questo studio risiede nel supposto "caso zero" dell'Ebola di quest'anno, un bambino di nome Emile Ouamouno morto nel Dicembre 2013 in Guinea: il bambino, di uno o due anni non ancora chiariti dai report dei medici, avrebbe contratto il virus per probabile ingestione di frutti contaminati dalle feci e dalla saliva dei pipistrelli, o per aver giocato con gli animali.

(a.g.)

Via e Foto | New York Times 1, 2

La prima paziente trattata in Africa con il farmaco ZMAb

30 dicembre 2014

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Gino Strada, sulla sua pagina Facebook, annuncia che in Africa è stata trattata la prima paziente con il farmazo ZMAb. Il farmaco era arrivato in Sierra Leone dal Canada, dopo che il ministero della Sanità lo aveva richiesto per poter curare Victor Willoughby: purtroppo, però, uno dei medici più importanti del paese africano non ha potuto usufruire della cura, dal momento che è deceduto per il virus ebola poco dopo l'arrivo del farmaco.

Il medicinale, sempre su richiesta del Ministero della Sanità, è stato somministrato ad una donna di 72 anni, in cura presso il centro di Emergency a Golderich: A. M., moglie e madre di due pazienti del medico africano, entrambi morti per il virus pochissimi giorni prima, era arrivata nel centro di Emergency in condizioni davvero molto gravi. La donna è stata tratta con il farmaco ed è stata dimessa pochi giorni fa.

Lei è la prima paziente di ebola curata in Africa con questo farmaco e il centro di Emergency è l'unico in Africa ad averlo utilizzato.

Ecco cosa scrive il fondatore di Emergency su Facebook:

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E sempre al social network rilascia altre parole forti: non abbandonare l'Africa, perché la guerra contro ebola non è ancora stata vinta, soprattutto in Sierra Leone.

(p.c.)

Il medico di Emergency è ancora in convalescenza ma sta bene

29 dicembre 2014

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Il medico di Emergency ricoverato dal 25 novembre scorso presso l'Ospedale Spallanzani di Roma sta bene, le sue condizioni sono buone, anche se rimane in convalescenza in isolamento ospedaliero.

Ecco, allora, cosa leggiamo nell'ultimo bollettino medico: l'ospedale non ne prevede altri, ma verrà indetta una conferenza stampa per le dimissioni del medito:

Bollettino medico n. 23 del 29 dicembre 2014

Le condizioni cliniche del paziente sono buone.

Necessita di continuare la convalescenza in regime di isolamento ospedaliero.

Non prevediamo ulteriore bollettino medico ma convocheremo una conferenza stampa al momento della dimissione.

Il paziente ha comunicato che non intende rilasciare interviste fino alla dimissione.

(p.c.)

Il vaccino contro ebola dell'esercito cinese

29 dicembre 2014

In arrivo dalla Cina un nuovo vaccino contro ebola: ad annunciarlo è il Quotidiano del Popolo, l'organo ufficiale del PCC, che sottolinea come l'esercito cinese abbia messo a punto un farmaco vaccinale che è già pronto per essere testato sulle persone: entro il 2015 dovrebbero iniziare le sperimentazioni, come sottolineato anche da Yang Yujun, portavoce del ministero della difesa del paese asiatico:

Il vaccino ha recentemente superato la valutazione delle autorità statali e militari e i test clinici inizieranno già a dicembre.

Il vaccino sperimentale è stato ideato da un team di ricercatori dell’Accademia militare delle Scienze Mediche: sarà il terzo vaccino testato nel mondo e il primo a tener conto della mutazione del virus. Proprio il governo cinese ha già inviato trecento uomini in Sierra Leone e in Liberia per poter aiutare, con personale medico qualificato e specialisti, n ella lotta quotidiana contro il virus.

Virus che, secondo il bilancio dell'Oms del 24 dicembre, ha già ucciso 7588 persone, con 19497 casi di infezione accertati. E proprio Sierra Leone e Liberia sono ancora i paesi che stanno dando il tributo più grande in fatto di malati e decessi in questa dura battaglia contro ebola.

(p.c.)

Via | IlGiornale

Il medico italiano contagiato: "Non sono un eroe, ma neanche un untore"

Il dottor Fabrizio di Emergency, il medico italiano contagiato in Sierra Leone, sta meglio ed è riuscito a scrivere una lettera in cui parla di quello che gli è successo.

Il medico scrive che l'ultima cosa che ricorda della Sierra Leone è il viaggio verso l'aeroporto con i colleghi e la partenza con l'aereo dell'Aeronautica Militare, poi l'arrivo in Italia in un contenitore ermetico e i primi giorni in isolamento all'Istituto Spallanzani. Dopo di che ricorda soprattutto il malessere che gli impediva di fare un'analisi scientifica su se stesso di quanto gli stava accadendo, infatti scrive:

"Pensavo in quei momenti ai pazienti che avevo contribuito a curare, stavo provando le stesse cose che loro avevano provato e cercavo di capire qualcosa di più di ciò che mi stava succedendo, cercavo di mantenere la mente lucida e distaccata per un'analisi 'scientifica'. Ma il malessere era troppo e troppo difficile restare concentrato. Poi la trasfusione di plasma cui credo sia seguita una reazione trasfusionale e la luce della coscienza che grossomodo si spegne"

Ora che finalmente sta meglio e che sente di essere riuscito a battere il suo nemico, dice:

"Non credo di essere un 'eroe' ma so per certo di non essere un 'untore': sono solo un soldato che si è ferito nella lotta contro un nemico spietato. Una delle cose più belle che ho letto in questi giorni è un articolo online che parla di solidarietà, di rispetto, di dignità. E non posso non pensare ai miei colleghi di Emergency che, anche in questi giorni, sono in Sierra Leone cercando di fare sempre di più e sempre meglio per curare i malati di Ebola"

Tecnico ospedaliero contagiato negli Stati Uniti?


26 Dicembre 2014

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Un nuovo contagio negli Stati Uniti? La notizia, divulgata dal Washington Post il giorno della vigilia di Natale e resa nota dal Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, in Georgia, riguarda un tecnico specializzato e un'altra dozzina di operatori sanitari che sarebbero stati esposti ad alcuni campioni di virus maneggiati in modo poco sicuro.

L'errore umano sarebbe avvenuto lunedì mattina ma la notizia è stata divulgata solo mercoledì: la gestione dei campioni di virus Ebola in un secondo laboratorio meno sicuro sarebbe stata operata da un tecnico che sarebbe stato contagiato, e con lui un'altra dozzina di persone che sono passate per il laboratorio inconsapevoli della possibilità di esposizione al virus.

Il tecnico del secondo laboratorio avrebbe dovuto riconoscere, dai colori codificati sulle provette dei test, che il materiale pericoloso che stava maneggiando non sarebbe dovuto essere in quel laboratorio ma in un altro, ben più sicuro e attrezzato. Questo è il tecnico che sarebbe rimasto esposto al virus Ebola.

Questo sbaglio nella gestione dei campioni è sotto indagine interna ed è stato riportato al Secretary of Health and Human Services Sylvia Mathews Burwell oltre che al programma speciale nel quale si annoverano tutte le emergenze sanitarie relative agli agenti patogeni, tipo Ebola e antrace.

Il tecnico non ha sviluppato i sintomi della malattia ed è sotto osservazione per il periodo di 21 giorni stabilito dai protocolli. Gli esperti dell'agenzia di sicurezza di Atlanta hanno rassicurato che per il momento il tecnico ospedaliero è l'unico sotto monitoraggio effettivo, perché le altre persone non sarebbero a rischio nonostante la possibile esposizione.

Al momento, siamo a conoscenza di una sola potenziale esposizione,

ha riferito il direttore del Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta Tom Frieden in un'intervista telefonica.

Le rassicurazioni riguardando anche il laboratorio, che è stato debitamente decontaminato.

Migliaia di scienziati di laboratorio in più di 150 strutture del CDC sono stato estremamente attenti nell'innalzare i livelli di sicurezza. Non è accettabile che lo staff sia esposto a rischi. I nostri sforzi per migliorare la sicurezza dei laboratori sono essenziali e la sicurezza dei nostri dipendenti è la nostra priorità.

Via | Washington Post

(a.g.)

Auguri di Natale "spiritosi" per il medico di Emergency

23 dicembre 2014

Auguri particolari per Natale al medico di Emergency ricoverato da quasi un mese presso lo Spallanzani di Roma, dopo aver contratto il virus ebola in Sierra Leone dove lavorava per combattere l'epidemia insieme ad Emergency. A scrivere questa spiritosa lettera sono stati gli stessi medici che lo hanno avuto in cura, anche se a firmare gli auguri è lo stesso virus contro il quale il dottore siciliano ha combattuto prima in Africa e poi in Italia sulla sua pelle.

I medici e gli infermieri dello Spallanzani di Roma che lo hanno in cura da un mese hanno voluto augurare Buon Natale al loro "paziente speciale", in un modo altrettanto speciale. Sicuramente una lettera di auguri davvero molto particolare e spiritosa, che è accompagnata anche da un vignetta realizzata da Marco Cassandra, infermiere professionale.

Carissimi quest’anno che festeggiavo i miei 38 anni, avevo voglia di viaggiare e volevo vedere Paesi nuovi. Sapete benissimo quanto io sia innamorata dell’Africa, sono stata innamorata di tantissime persone, chi mi ha ospitato lo sa bene quanto sono morbosa. Ora sono cresciuta, sono famosa in tutto il mondo e tutti mi cercano, negli aeroporti non sapete cosa ho dovuto fare per non farmi riconoscere. Sono andata in America, in Spagna, poi mi sono innamorata di un medico italiano, un colpo di fulmine. Lui aveva tutti i sintomi: febbre, cefalea, mal di pancia. È fatta mi sono detta, mi faccio portare in Italia.

Questo l'inizio della lettera, che poi continua così:

Voi fratelli (HIV -HCV- HBV) mi avevate sconsigliato di andare allo Spallanzani perché non vi siete mai trovati bene e io non vi ho dato ascolto. All’arrivo all’aeroporto pensavo di conoscere altra gente, invece ci hanno isolati, chiusi dentro un contenitore come i lactobacillus dentro un tetrapak. Lo Spallanzani poi si è rivelato un posto veramente inospitale, durante il soggiorno nonostante sapessero che mi dava fastidio l’ipoclorito di Sodio, ne hanno usato a fiumi.

Il personale Medico ed Infermieristico e tutto il personale dell’Ospedale hanno ostacolato in tutti i modi questa nostra luna di miele, hanno parlato male di me, addirittura hanno creato un’unità di crisi per non farci vivere questa storia d’ Amore dato in pasto alla stampa. Tutti i giorni ci sono stati addosso, mai un momento di intimità notte e giorno sempre pronti, professionalmente preparati, mai una sbavatura, perfetti.

Povero ebola, una vacanza rovinata. Ma il virus non dimentica anche l'impegno dell'Oms:

Anche l’Oms che mi dà la caccia da anni, li ha elogiati. Allora ho preso una saggia decisione, ora che è Natale forse lo lascio!! Auguro a Lui e a tutta la sua famiglia un Buon Natale. Auguro Buone Feste anche a tutto il personale dell’Ospedale Spallanzani nonostante mi abbia reso il soggiorno un inferno. Torno in Africa».

E poi la firma:

Vostra EBOLA

Beh, speriamo che presto sia rovinata anche la sua "luna di miele" africana!

(p.c.)

Via | IlsecoloXIX

Il medico di Emergency è in convalescenza

22 dicembre 2014

Il medico di Emergency ricoverato presso lo Spallanzani di Roma migliora sempre più: ora si trova in convalescenza, sempre in isolamento, ma le sue condizioni sono buone. Ecco cosa dice oggi il bollettino medico.

Le condizioni cliniche del paziente sono buone.

Il paziente ha iniziato il periodo di convalescenza in regime di isolamento ospedaliero.

Il prossimo bollettino medico è previsto lunedì 29 dicembre.

(p.c.)

Gino Strada: "Lasciate partire i medici italiani"

22 dicembre 2014

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Gino Strada scrive una lettera da Freetown, dove ha sede l'ospedale realizzato da Emergency per combattere il virus ebola in Sierra Leone. L'ospedale, punto di riferimento per l'epidemia, sorge nel prato del Comitato Olimpico del paese africano: in sei settimane è stato allestito un centro per cercare di fermare il virus, nel paese che attualmente detiene tristemente il primato per numero di casi e di vittime, di un'epidemia che non sembra volersi allestare.

Il nuovo centro di trattamento per ebola di Emergency sorge su cinquemila metri quadrati di terreno nella periferia di Freetown: conta 100 posti letto, 24 posti in terapia intensiva. La città africana, secondo l'Onu, è il nuovo epicentro dell'emergenza ebola in Africa. La Sierra Leone è praticamente un paese fantasma: chiusi tutti gli edifici pubblici, ora il governo ha anche vietato i festeggiamenti natalizi in strada, per paura di nuovi contagi. Come sottolineato da Gino Strada è

un paese paralizzato dalla paura.

Servirebbe aiuto, servirebbero nuovi operatori, perché spesso le promesse della comunità internazionale rimangono solo promesse, non concretizzandosi.

Un prato del Comitato olimpico della Sierra Leone in sei settimane è diventato un ospedale per combattere #Ebola. Ma mentre in Europa rimbalzano gli appelli roboanti per cinquemila medici da mandare in Africa, qui non se ne vedono neanche cinquanta.

Gino Strada lancia un appello affinché i medici che vogliono aiutare nei tre paesi dell'Africa Occidentale colpiti da ebola possano partire:

Da più di due mesi in Italia si sentono politici che promettono aspettative per ragioni umanitarie, provvedimenti ad hoc. La verità è che fino a ora quasi tutti coloro che hanno chiesto il permesso di partire se lo sono visti rifiutare. Spero che qualcuno ci faccia il regalo di Natale: dando indicazioni precise alle regioni e alle Asl, non suggerimenti, per concedere queste «benedette aspettative» come avviene in altri Paesi. L’Italia deve fare la sua parte, e in fretta. I pazienti non aspettano le conferenze Stato-regioni. Ogni giorno qualcuno muore perché mancano i medici che l’avrebbero potuto curare.

Via | Corriere

(p.c.)

Nuovo falso allarme nelle Marche, era malaria

21 dicembre 2014

L'Ebola non ha ancora smesso di fare paura. Anche se negli ultimi giorni nelle cronache trovano sempre meno spazio notizie riguardanti l'epidemia ancora in corso in Africa occidentale, basta un caso di febbre alta in una persona di ritorno dal continente in cui il virus sta ancora mietendo vittime per far scattare pressoché immediatamente l'allarme.

E' successo proprio questo tra la serata di venerdì e la mattinata di sabato, quando nelle Marche un sessantenne di Fano, di rientro da un viaggio nella Repubblica del Congo, è stato ricoverato all'ospedale "San Salvatore" di Pesaro a causa di una febbre alta. Stando a quanto ricostruito attraverso le pagine di cronaca locale, l'uomo si sarebbe inizialmente rivolto all'ospedale "Santa Croce" di Fano presentando altri sintomi oltre alla febbre alta. Già da quel momento sarebbero state attivate tutte le procedure richieste nel caso in cui si sospetti un'infezione da virus Ebola. Nella notte, poi, l'uomo sarebbe stato trasportato al reparto Malattie Infettive dell'ospedale di Pesaro, nel quartiere Muraglia.

Le analisi cui è stato sottoposto il paziente hanno però svelato che non si trattava di Ebola. La diagnosi è invece stata quella di malaria, malattia contro cui l'uomo si era protetto molti anni fa ma evidentemente non prima di questo suo ultimo viaggio in corso.

Il paziente sembra rispondere bene alle terapie e potrebbe trascorrere il Natale a casa. Non è infatti da escludere che venga dimesso già domani, lunedì 22 dicembre.

Il direttore degli Ospedali Riuniti Marche Nord, Aldo Ricci, ha tentato di calmare gli animi preoccupati dal rischio Ebola sottolineando che

l'uomo proveniva, tra l'altro, da una regione africana in cui il focolare del virus non è presente.

L'attenzione

ha commentato Ricci

in questi momenti, come capitato gli scorsi anni per i casi di aviaria, è particolarmente alta in tutti i nosocomi e strutture sanitarie come è giusto e bene che sia.

Ciò non giustifica una fobia da Ebola: il nostro consiglio resta sempre quello di affidarsi alle raccomandazioni e alle indicazioni degli esperti del settore prima di farsi prendere da timori tanto eccessivi quanto ingiustificati.

(s.s.)

Via | Ansa; Fano Informa; Il Resto del Carlino

Il medico di Emergency respira, cammina e si alimenta autonomamente

18 dicembre 2014

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Il nuovo bollettino medico del dottore di Emergency ricoverato allo Spallanzani di Roma ci dice che le sue condizioni mediche migliorano sempre di più: dopo le preoccupazioni delle settimane scorse, ora sta meglio e respira, cammina e mangia in maniera autonoma:

Bollettino medico n. 21 del 18 dicembre 2014

Le condizioni cliniche del paziente sono ulteriormente migliorate.

Il paziente respira, deambula e si alimenta in autonomia.

Il prossimo bollettino è previsto lunedì 22 p.v.

(p.c.)

Giorgio Napolitano chiama il medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani

18 dicembre 2014

Roma Fiction Fest 2014 - Opening Ceremony

Giorgio Napolitano, a sorpresa, ha chiamato il medico di Emergency ricoverato dal 25 novembre scorso presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, dopo aver contratto in Sierra Leone il virus ebola. Proprio in questi ultimi giorni le condizioni del primo paziente italiano affetto da ebola sono migliorate nettamente e pare che manchi solo l'ufficializzazione della sua vittoria nella battaglia personale contro il virus.

Proprio nella giornata nella quale dall'ospedale romano sono arrivate splendide notizie, il Presidente della Repubblica ha voluto chiamare di persona il medico che insieme a Emergency ha combattuto a lungo in Sierra Leone per portare aiuto alle persone colpite da un'epidemia che ancora sta colpendo duramente il paese dell'Africa Occidentale. E' stata una lunga e cordiale telefonata, nella quale il capo dello stato ha voluto esprimergli solidarietà e i suoi migliori auguri.

Il rischio al quale lei si è sottoposto merita l'ammirazione del nostro Paese.

Queste le parole del nostro presidente, che da quando il medico si trova ricoverato a Roma ha sempre seguito l'evolversi delle sue condizioni cliniche, con estrema discrezione. Il dottore siciliano lo ha ringraziato per questa vicinanza.

(p.c.)

Via | Ilmessaggero

Il medico di Emergency forse a casa per Natale

17 dicembre 2014

Migliora il medico di Emergency ricoverato dal 25 novembre scorso presso lo Spallanzani di Roma: il 13 dicembre è stato spostato dalla terapia intensiva alla degenza ordinaria e, con tutta probabilità, a breve potrebbe arrivare la dichiarazione dei medici sulla sua guarigione. Probabilmente potrebbe già tornare a casa giusto in tempo per le feste di Natale.

Valerio Fabio Alberti, direttore generale dello Spallanzani, commenta così:

La vittoria potremmo sancirla definitivamente fra qualche giorno. Spero che potremmo dimetterlo per Natale, stiamo andando in quella direzione.

(p.c.)

Via | Tgcom

Falso allarme a Napoli, è panico al Santobono

17 dicembre 2014

Panico all'Ospedale Santobono di Napoli: nella serata di ieri, poco dopo le ore 20, presso la struttura sanitaria è arrivato un bambino di tre anni della Nuova Guinea, con febbre molto alta. Con lui i genitori che hanno cercato di parlare con i sanitari in un inglese poco comprensibile. Subito è scattato l'allarme, per paura che si potesse trattare del virus ebola, vista la sintomatologia. Per paura di un possibile contagio, si è pensato di trasferire tutti i bambini in attesa al Pronto Soccorso del nosocomio, in un'altra struttura.

Tutti i bambini che erano in attesa di essere visitati presso il Pronto Soccorso di Pediatria, infatti, sono stati trasferiti all'Ospedale Cardarelli, il Pronto Soccorso stesso è stato chiuso e il piccolo è stato posto subito in isolamento, per paura di un possibile contagio con altri bambini.

Una misura precauzionale risultata un po' eccessiva, dal momento che poco dopo si è scoperto che in realtà il bambino arrivato al Santobono di Napoli non soffriva di ebola. E così il pronto soccorso è stato riaperto e i bambini che erano stati mandati al Cardarelli sono stati fatti tornare nuovamente presso l'ospedale pediatrico parteneopeo.

Secondo quanto raccontato ci sono stati anche dei momenti di tensione e di panico presso l'ospedale partenopeo, anche se poi per fortuna tutto si è risolto e i bambini sono potuti tornare per essere visitati dai medici dell'ospedale.

17 dicembre 2014

Via | Napolitoday

Oms, aumentano le vittime in Africa

16 dicembre 2014

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato il nuovo rapporto relativo all'epidemia di ebola che sta devastando in particolare tre paesi dell'Africa Occidentale, vale a dire Sierra Leone, Liberia, Guinea. Secondo quanto sottolineato dall'Oms il numero delle vittime del virus nella parte occidentale del Continente Nero è salito a 6.841 su un totale di 18.464 casi che sono stati registrati in questi tre paesi dove l'emergenza è ancora molto alta.

L'ultimo bollettino risale al 10 dicembre: da allora il numero dei morti è aumentato di 258, mentre quello dei casi registrati di 276. Fuori dai tre paesi dell'Africa Occidentale interessati dall'emergenza maggiore, il numero di vittime rimane invariato (sei vittime in Mali, una vittima negli Stati Uniti d'America e 8 vittime in Nigeria).

(p.c.)

Via | Internazionale

L'inviato del papa in Sierra Leone

16 dicembre 2014

L'inviato del papa in Sierra Leone e in Liberia racconta qual è la sua missione. Cardinale Peter Tuurkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, sottolinea che curare le persone insieme ai corpi + di fondamentale importanza. Questo il messaggio che l'inviato di Papa Francesco porterà in due dei tre paesi più colpiti da ebola dell'Africa Occidentale. L'arrivo del cardinale, che sarà accompagnato da monsignor Robert J. Vitillo, consulente speciale per la salute della Caritas Internationalis, è previsto per la giornata di oggi

La CEI ha già stanziato un milione di euro per contrastare l'epidemia di ebola nei paesi maggiormente coinvolti e già in passato Papa Francesco aveva sottolineato l'importanza dell'intervento della comunità internazionale. Il 29 ottobre scorso, infatti, aveva chiesto che si mettesse

in atto ogni necessario sforzo per debellare questo virus e alleviare concretamente i disagi e le sofferenze di quanti sono così duramente provati.

(p.c.)

Via | Avvenire

Il medico di Emergency migliora e ha recuperato l'autonomia

15 dicembre 2014

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Il medico di Emergency ricoverato presso lo Spallanzani di Roma migliora sempre più: ha già recuperato una buona autonomia e la prognosi rimane ancora riservata, ma le condizioni sono nettamente migliorate:

Le condizioni cliniche del paziente sono migliorate.

Ha recuperato una buona autonomia.

La prognosi rimane per ora riservata.

Il prossimo bollettino medico è previsto per giovedì 18 p.v.

(p.c.)

Ebola cancella il Natale nelle zone colpite

15 dicembre 2014

Se le star internazionali continuano a cantare in radio, grazie a Bob Geldof e alla sua Band Aid, "Do they know it's Christmas Time", che tradotto significa "Facciamo in modo che sappiano che è Natale", in Africa, nei tre paesi maggiormente colpiti da ebola, il virus ha letteralmente cancellato le feste di fine anno. E per logici motivi.

In Sierra Leone, come nel resto del mondo, a Natale e Capodanno si era soliti scendere in strada per festeggiare, cantando, ballando, scambiandosi regali e auguri. Un quarto degli abitanti del paese africano, infatti, è cristiano e la festa è molto sentita. Ma a causa dell'epidemia di ebola non sarà possibile continuare con le tradizioni del paese: le celebrazioni pubbliche sono state vietate, perché si ha paura che queste "riunioni" possano diffondere ancora di più il contagio.

La Sierra Leone, del resto, è il paese che al momento ha più casi registrati e anche più morti e la paura che l'epidemia possa diffondersi ancora di più è davvero alta. Per il timore di nuovi contagi, il governo ha chiesto alla popolazione di rimanere a casa a festeggiare Natale e Capodanno e i militari saranno in strada per far rispettare il divieto:

Non ci saranno celebrazioni per Natale e Capodanno quest'anno. Il personale militare sarà per strada per fermare eventuali festeggiamenti.

Provvedimento che renderà ancora più "fantasma" un paese nel quale negozi, uffici e scuole sono chiusi e nel quale interi villaggi sono stati posti in quarantena.

(p.c.)

Via | Rainews24

Gino Strada "Abbiamo bisogno di tanti medici e infermieri"

13 Dicembre ore 23.30

Gino Strada, medico e fondatore di Emergency, è attualmente nella periferia di Freetown, la capitale della Sierra Leone dove è stato approntata un'unità di emergenza per contenere l'epidemia di Ebola che sta decimando e contagiando gli abitanti del paese africano. In collegamento precario via Skype con la trasmissione di Fabio Fazio Che Fuori Tempo Che Fa, Gino Strada ha sottolineato l'importanza e la necessità del ricambio di personale sanitario per la giusta gestione dell'emergenza.

Abbiamo bisogno di tanti tanti medici e infermieri. Abbiamo bisogno che il mondo debba dimostrare che c'è: è un gesto di generosità, etica e responsabilità scientifica.

Alla domanda del vicedirettore de La Stampa Massimo Gramellini, presente in studio, che ha chiesto al fondatore di Emergency se il ruolo dell'Italia non sia stato da principio troppo "facilone" nello scatenare isteria attorno all'Ebola per poi disinteressarsene completamente nonostante il rimpatrio del medico di Emergency ricoverato in condizioni stabili allo Spallanzani di Roma, Gino Strada ha sottolineato con la solita asciutta pacatezza e senza mezzi termini quale sia la vera necessità di attenzione del mondo attorno al virus Ebola che sta falcidiando l'Africa Occidentale:

Ci siamo un po' troppo preoccupati di noi, non di chi la sta subendo questa epidemia. Venticinque, trenta operatori sanitari hanno contratto l'Ebola qui in Africa e son stati portati in Europa o negli Stati Uniti: ne è morto uno su quattro. Qui se ne salva uno su quattro. In Europa e negli Stati Uniti i malati vengono curati, non messi in una specie di lazzaretto: curarli è un problema, ci vogliono tantissimi medici e infermieri. Lavorare in uno scafandro non è facile: ci vuole una rotazione continua, serve tanto personale perché il rischio è la disattenzione.

Ma la situazione per l'arrivo di personale dall'Italia com'è?

Bisogna presentare le domande alle ASL e sono stati fatti inviti espliciti per mandare qui personale italiano: siamo pronti ad accogliere tante decine di medici competenti in terapia intensiva. Quel che fa la differenza di mortalità è che là tutti sono in terapia intensiva, qui no. Oggi chi hanno telefonato che c'era un medico giapponese risultato positivo all'Ebola e abbiamo anticipato l'apertura.

(a.g.)

Le condizioni di salute del medico di Emergency sono stazionarie


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12 dicembre 2014

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Emesso il bollettino numero 19 per il medico di Emergency ricoverato dal 25 novembre scorso presso lo Spallanzani di Roma: le sue condizioni di salute sono stazionarie e fino a lunedì prossimo non sono previsti altri bollettini:

Le condizioni cliniche del paziente sono stazionarie.

La prognosi continua a rimanere riservata.

Il prossimo bollettino medico è previsto per lunedì 15 p.v.

(p.c.)

Maurizio Barbareschi, "Non siamo eroi"

12 dicembre 2014

Time ha scelto di nominare come "Persona dell'anno" tutti coloro che hanno contribuito e continuano a lavorare per cercare di fermare l'epidemia di ebola che sta colpendo in particolare tre paesi dell'Africa Occidentale, quali Sierra Leone, Liberia e Guinea. Gli Ebola Fighters, questo il nome che è stato dato loro, proprio per il loro impegno costante e quotidiano in una battaglia che ancora oggi continua.

Maurizio Barbareschi, dirigente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha guidato la missione in Nigeria per fermare il contagio, in un paese che oggi è libero dal virus ebola, sottolinea che il termine eroi non è corretto, loro hanno fatto e stanno facendo solo il loro lavoro.

Io sono un manager delle emergenze; i colleghi con cui ho condiviso l’intervento erano medici e infermieri. Credo che tutti fossero spinti dal senso del dovere, dalla volontà di servire, e dalla missione della loro professione.

Gli eroi sono ben altri.

Ad esempio il medico che curò per primo Sawyer, e ne fu contagiato. Lo andavo a trovare tutti i giorni: amava la letteratura, e per distrarlo gli leggevo le pagine dell’Enrico IV di Shakespeare. Purtroppo non siamo riusciti a salvarlo

L'esperto in emergenze spiega anche come è stato possibile fermare l'epidemia che era arrivata in Nigeria tramite il diplomatico liberiano-americano Patrick Sawyer, che aveva contagiato altre persone: il virus è stato fermato

individuando e isolando subito i malati. Abbiamo usato pratiche già collaudate durante altre epidemie simili e siamo stati aiutati da persone molto competenti.

(p.c.)

Via | La Stampa

Il medico di Emergency migliora

11 dicembre 2014

Migliorano le condizioni di salute del medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani di Roma dallo scorso 25 novembre 2014, dopo aver contratto il virus ebola in Sierra Leone. Il dottore non ha più la febbre, respira da solo e interagisce positivamente con gli operatori.

Ecco cosa si legge nel bollettino medico emesso dall'Ospedale Spallanzani l'11 dicembre 2014:

Le condizioni cliniche sono ulteriormente migliorate rispetto a ieri.

Il paziente non è febbrile, respira spontaneamente ed è libero da supporti ventilatori.

Interagisce positivamente con gli operatori e risponde alle domande.

La prognosi continua a rimanere riservata.

E come Emergency, anche noi ci uniamo al coro di incoraggiamenti per il nostro medico:

(p.c.)

Nuovo test rapido per la diagnosi veloce di ebola

11 dicembre 2014

L'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma, insieme alle aziende STMicroelectronics e Clonit, hanno ideato un dispositivo portatile di analisi genetico che consentirebbe di avere una diagnosi precoce del virus ebola: uno degli obiettivi della ricerca è proprio quello di creare test rapidi per l'individuazione precoce del virus nell'organismo, riducendo così il rischio di contagio e aumentando le speranze di guarigione del paziente.

Il nuovo dispositivo portatile, che si basa sul Real Time PCR, una tecnica di biologia molecolare, consente di identificare o meno la presenza del virus in meno di 75 minuti, anche in campioni di sangue di pochi microlitri, diluito fino a un milione di volte. Il test è molto sensibile, quindi consente di individuare il virus anche nelle primissime fasi della malattia, riducendo i rischi di contagio. Una piccola ma grande rivoluzione, non solo per cercare di fermare l'epidemia di ebola che sta colpendo in maniera massiccia in Africa Occidentale, ma anche per l'individuazione di altri pericolosi virus.

Il kit si compone di un estrattore dove viene caricato il sangue da cui viene estratto l'RNA del virus, da un microchip in silicio piccolo come un francobollo che funziona come reattore in miniatura, da alcuni reagenti specifici che permettono di eseguire una real time PCR quantitativa, da un lettore ottico portatile, che rileva la presenza del Dna del virus e invia i dati al pc.

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico, sottolinea l'importanza di questo nuovo strumento, ideale per la diagnostica sul campo:

Questo test potrà avere importanti ricadute sia cliniche che di Sanità Pubblica. Infatti una diagnosi rapida porterebbe all’identificazione dei pazienti con Ebola con conseguente attuazione immediata di misure di isolamento, quindi riduzione del rischio di diffusione dell’infezione in comunità e inizio di un idoneo trattamento per il paziente.

Valerio Fabio Alberti, Commissario Straordinario dell'INMI, aggiunge:

Con la messa a punto di questa tecnica l’Istituto risponde ancora una volta alla necessità della comunità scientifica e del Paese di sviluppare tecnologie essenziali a fronteggiare le malattie infettive. (...) I brillanti risultati ottenuti stimolano l’Istituto a perseguire con maggiore impegno i propri compiti istituzionali di promuovere lo sviluppo e la validazione di nuove tecnologie, oltre alla sperimentazione del trasferimento di esse alle strutture del Sistema Sanitario.

(p.c.)

Time nomina i medici anti-Ebola persone dell'anno

10 Dicembre 2014

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Il lavoro incredibile dei medici e degli operatori sanitari impegnati nel contrastare l'epidemia di Ebola del 2014 ha avuto un riconoscimento, per quanto soltanto virtuale: il Time, celebre giornale americano, ha incoronato persone dell'anno 2014 gli Ebola fighters , ovvero tutti quei dottori, infermieri e volontari che nel mondo si impegnano a combattere il virus per contenerne la diffusione sempre maggiore.

L'annuncio del Time è stato dato con la pubblicazione di un tweet sul profilo ufficiale del giornale, che ha raccolto in un'unica fotografia tutte le immagini delle copertine dedicate ai combattenti dell'Ebola, gli Ebola fighters.

Nelle foto si distinguono il dottore di Monrovia Jerry Brown, il medico americano Kent Brantly (primo paziente americano infettato dal virus), Ella Watson-Striker (dottoressa statunitense che combatte l'Ebola sin da Marzo scorso) e Foday Gallah (detto "the miracle man" perché sopravvissuto al contagio).

La motivazione di questa scelta di nominare gli Ebola fighters "Person Of The Year 2014" è stata data dalla loro generica capacità di rispondere all'epidemia con dedizione, abnegazione, senso del rischio e volontà di trovare una risposta e una cura al virus, hanno spiegato dal Time.

Via | Time

(a.g.)

Il medico di Emergency sta meglio

10 dicembre 2014

Migliorano le condizioni di salute del medico di Emergency ricoverato dallo scorso 25 novembre presso l'Ospedale Spallanzani di Roma: il paziente respira ora spontaneamente e interagisce con gli operatori sanitari dell'ospedale. La prognosi resta ancora riservata.

(p.c.)

Infermiere inglese guarito contro la canzone della Band Aid

10 dicembre 2014

William Pooley, infermiere inglese sopravvissuto al virus ebola e già tornato in Sierra Leone dopo la sua guarigione, si scaglia contro il brano "Do they know it's Christmas", il nuovo singolo di Band Aid ideato da Bob Geldof e Midge Ure, che insieme ad altri cantanti hanno pensato di proporre nuovamente il pezzo per poter raccogliere fondi per la battaglia contro ebola. L'infermiere sopravvissuto, però, definisce il pezzo imbarazzante e culturalmente ignorante.

L'operatore sanitario, che è già tornato in Africa Occidentale per prestare il suo aiuto alle popolazioni colpite dall'epidemia, ha bocciato sonoramente il brano "Do they know it's Christmas": l'infermiere, il primo curato in Inghilterra dopo aver contratto la malattia in Sierra Leone, non avrebbe gradito alcune frasi contenute nel pezzo, che secondo lui non farebbero altro che aumentare stereotipi e pregiudizi che ancora ci sono riguardo il Continente Nero.

In particolare sono questi i passaggi che secondo lui sono imbarazzanti: i cantanti, infatti, cantano che l'Africa è il posto dove

un bacio può ammazzarti e c'è la morte in ogni lacrima

e che

non c'è pace e gioia questo Natale nell'Africa occidentale, l'unica speranza che hanno è quella di restare vivi.

Secondo l'infermiere bisogna ricordare che

stiamo parlando di Africa, non di un altro pianeta. Questa sorta di ignoranza culturale è un po' imbarazzante.

(p.c.)

Via | Quotidiano Nazionale

Ricevuti alla Camera gli operatori italiani che combattono l'epidemia

09 dicembre 2014

Questa mattina nella Sala del Mappamondo, la Presidente della Camera Laura Boldrini ha incontrato un gruppo di operatori sanitari e cooperanti italiani che hanno lavorato fino ai giorni scorsi nei tre stati africani colpiti dall'epidemia. L'appuntamento si intitolava "Ebola, gli italiani che sfidano la paura" e si è trattato del primo riconoscimento ufficiale per i professionisti italiani che hanno deciso di rischiare la propria vita per combattere la malattia sul campo.

Alcuni di loro hanno terminato da pochissimo la quarantena e sono rientrati in Italia, altri si preparano a ripartire chi per la seconda, chi per la terza volta. Si tratta di medici, infermieri e esperti di logistica, amministrazione, antropologia: per fronteggiare l'epidemia in luoghi a volte inaccessibili occorre una macchina organizzativa complessa e allo stesso tempo duttile per adattarsi a ogni "crisi nella crisi".

Nei racconti dei protagonisti l'accento è stato posto sul problema dell'infanzia: in luoghi dalla già alta mortalità infantile, l'epidemia di ebola ha reso ancora più vulnerabili i neonati e le donne incinte. D'altro canto si cominciano a vedere i primi buoni risultati dell'opera di convincimento "culturale": dove prima i bianchi erano spesso considerati nemici e "untori", negli ultimi mesi le misure di profilassi predicate dal personale medico e dagli antropologi stanno dando frutti. Anche in alcuni villaggi sperduti le popolazioni locali hanno cominciato a istituire posti di blocco, controlli della temperatura corporea e a far rispettare le norme igieniche primarie.

La Presidente della Camera ha sottolineato come questi professionisti siano modelli di italianità vincente, un vero esempio da seguire, ancora di più in un periodo come questo, che oltre a essere caratterizzato dal pessimismo figlio della crisi, è funestato dallo scandalo (forse solo ai suoi inizi) di Mafia Capitale.

(Al1)

Il medico di Emergency resta in assistenza respiratoria ma è stabile

emergenza ebola

09 dicembre 2014 ore 12.15

Il 16esimo bollettino medico relativo alle condizioni di salute del medico di Emergency ricoverato presso lo Spallanzani di Roma dal 25 novembre 2014 non ci rivela quasi nulla di nuovo rispetto alla situazione dei giorni scorsi.

Il paziente rimane in assistenza respiratoria meccanica, anche se le sue condizioni generali rimangono stabili e quindi uguali ai giorni scorsi. La prognosi rimane sempre riservata.

Intanto è notizia di queste ore l'approvazione dell'emendamento della Legge di Stabilità che prevede che gli operatori potranno e dovranno ricevere dagli ospedali l'aspettativa per poter partire per le zone colpite dall'epidemia di ebola in Africa, se lo vorranno.

Il professor Ippolito dell'Istituto Spallanzani, in occasione del suo intervento alla Camera dei deputati per parlare proprio di ebola e dell'epidemia in corso in questi mesi nel convegno "Gli italiani che sfidano la paura" in programma per oggi, martedì 9 dicembre 2014, ha sottolineato che nelle zone colpite arrivano molti aiuti, ma il problema sono le carenze nelle strutture e nel coordinamento.

(p.c.)

Sierra Leone supera la Liberia per numero di casi

09 dicembre 2014 ore 10

Triste primato per la Sierra Leone, dal momento che i casi registrati nel paese hanno superato quelli registrati finora in Liberia. Il rapporto sui dati dell'epidemia che sta devastando l'Africa Occidentale ci arriva direttamente dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che nei tre paesi colpiti (Sierra Leone, Liberia e Guinea) ha già calcolato 17800 casi e 6331 decessi. Solo in Sierra Leone il numero di contagi è arrivato a 7798, superando di fatto i casi registrati in Liberia.

I dati della Sierra Leone sono stati aggiornati dall'Oms il 6 dicembre scorso, mentre per quello che riguarda i dati in Guinea, dove si parla di 1412 decessi su 2283 casi, e in Liberia, dove i dati parlano di 3177 morti su 7719 casi, sono stati aggiornati al 3 dicembre.

In totale, negli otto paesi colpiti dall'epidemia di ebola hanno registrato 6346 decessi su 17834 casi (in Mali sono stati registrati 8 casi, sei dei quali letali, mentre in Nigeria e Senegal, dove il virus è stato battuto, i casi sono stati 20 con otto decessi. Negli Stati Uniti sono stati registrati 4 casi, di cui solo uno letale, mentre in Spagna non sono state registrate nuove infezioni e quindi il paese è ebola free).

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(p.c.)

Via | Internazionale

Stabile il medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani

08 dicembre 2014

Continua a respirare aiutato dalle macchine mentre le sue condizioni rimangono stabili e la prognosi riservata: nemmeno oggi cambia nulla nella situazione del medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani di Roma mentre lotta contro il virus Ebola. Ad informare sulla stabilità della sua situazione è il bollettino medico giornaliero rilasciato dall'ospedale capitolino.

Nel frattempo il virus continua a mietere vittime in Africa anche fra il personale sanitario. Il numero di medici deceduti in seguito all'infezione in Sierra Leone sarebbe salito a 9 con la morte, risalente a sabato 6 dicembre, di Thomas Rogers e Dauda Koroma.

Per quanto riguarda, invece, la situazione internazionale, il segretario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Margaret Chen ha fatto il punto della situazione durante una conferenza stampa organizzata nei giorni scorsi a Ginevra, in Svizzera.

Secondo il segretario dell'Oms e l'inviato delle nazioni unite David Nabarro per annullare i casi presenti nei tre paesi dell'Africa occidentale colpiti dall'epidemia in corso è necessario uno sforzo maggiore. Se, infatti, la situazione appare in miglioramento sia in Liberia che in Guinea, in Sierra Leone non sono stati raggiunti gli obiettivi che erano stati prefissati. Per di più il problema non deve essere circoscritto a queste tre nazioni.

Gli esperti sono convinti che questa non è l’ultima epidemia di Ebola che vedremo

ha infatti sottolineato Chen, spiegando che

in Africa 22 paesi hanno le condizioni ecologiche, le specie selvatiche e le abitudini di caccia che predispongono all’epidemia.

(s.s.)

Via | INMI; Sivemp Veneto

Stabile il medico di Emergency, la prognosi resta riservata

07 dicembre 2014

Nessuna novità di rilievo per il medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani mentre lotta con il virus Ebola. Come si legge nel 14mo bollettino medico rilasciato dall'ospedale capitolino sulle condizioni di salute dell'uomo

il paziente continua ad essere sottoposto ad assistenza respiratoria meccanica.

Le condizioni cliniche

prosegue il bollettino

sono stabili.

Nessuna novità nemmeno riguardo alla prognosi, che

permane riservata.

(s.s.)

Il medico di Emergency è stabile con lieve rialzo della febbre

06 dicembre 2014

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Il medico italiano di Emergency ricoverato presso lo Spallanzani di Roma continua ad essere sottoposto ad assistenza respiratoria meccanica: le sue condizioni cliniche, secondo quanto apprendiamo dal bollettino medico di oggi, sono stabili, anche se è stato registrato un lieve rialzo della febbre.

Nel bollettino si legge che il paziente

continua ad essere sottoposto ad assistenza respiratoria meccanica. Le condizioni cliniche sono stabili. Stamane rialzo febbrile. La prognosi resta riservata.

Ricordiamo che il medico al momento è sedato ed è collegato ad una macchina che lo aiuta a respirare: si trova ricoverato nel reparto di terapia intensiva ad alto isolamento da giovedì notte. Finora è stato sottoposto a quattro trattamenti diversi (un farmaco antivirale, plasma di convalescente, un farmaco sperimentale che dovrebbe agire sulla risposta immunitaria e un altro farmaco sperimentale), ma ci sono ancora dei trattamenti da valutare.

E' guarito, invece, il medico cubano che aveva contratto il virus in Sierra Leone: presto potrà lasciare l'ospedale di Ginevra dove era ricoverato e dove è stato trattato con il farmaco sperimentale ZMapp.

(p.c.)

Via | Ansa

Stabile e in prognosi riservata il medico di Emergency

5 Dicembre 2014 ore 14.14

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Con un ritardo di due ore abbondanti sull'orario previsto è stato reso noto il nuovo bollettino sul medico di Emergency contagiato dal virus Ebola e ricoverato all'ospedale Spallanzani di Roma.

La prognosi resta riservata dopo l'aggravarsi delle condizioni di ieri sera che lo hanno costretto all'assistenza respiratoria; il paziente è attualmente stabile e resta ricoverato in rianimazione.

Siamo in attesa di ulteriori aggiornamenti ufficiali.
(a.g.)

Trasferito in rianimazione il medico di Emergency


5 Dicembre 2014 ore 10.15
Sono peggiorate ulteriormente le condizioni del medico di Emergency affetto da Ebola ricoverato allo Spallanzani di Roma. Dall'ospedale fanno sapere che l'uomo ha trascorso la notte attaccato al respiratore e che è stato trasferito in rianimazione.

Stiamo tutti pregando per questo nostro dottore

ha dichiarato il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin dopo la diffusione dell'ultimo bollettino medico sulle condizioni di salute del paziente.

Sappiamo che questa settimana è molto cruciale e la prognosi è ancora assolutamente riservata.

(s.s.)

In peggioramento le condizioni del medico di Emergency

4 dicembre ore 22:55

Mentre le condizioni del medico italiano ricoverato allo Spallanzani sembrano aggravarsi, il paziente ricoverato a Francoforte sta meglio e lo scorso 19 novembre è tornato a casa. Anch'egli medico, ha contratto l'Ebola in Sierra Leone. Dopo essere rimasto in isolamento per ben 7 settimane è guarito nonostante le sue condizioni sono apparse inizialmente critiche. Solo oggi un comunicato ha dato notizia del suo ritorno a casa.

ore 21:55

Le condizioni del medico di Emergency affetto da Ebola ricoverato allo Spallanzani di Roma sono in peggioramento. La situazione si è aggravata e ora l'uomo ha bisogno dell'assistenza respiratoria.

(s.s.)

Via | Sky Tg24

Quadro clinico impegnativo per il dottore di Emergency

4 dicembre 2014 ore 13.30

Le condizioni del medico di Emergency non sembrano migliorare. Secondo quanto si apprende dal bollettino medico rilasciato dai dottori che hanno in cura il paziente zero di ebola in Italia, la febbre è tornata e il suo quadro clinico rimane impegnativo, anche se il 50enne siciliano è vigile e interagisce con i sanitari che lo stanno assistendo.

Persiste un quadro clinico impegnativo, con ricomparsa di febbre.

Il paziente è vigile ed interagisce con gli operatori sanitari che lo assistono.

Nelle prossime ore effettuerà la seconda infusione del trattamento con il farmaco sperimentale iniziato il pomeriggio del 2 dicembre.

La prognosi rimane riservata.

Nonostante il lieve miglioramento di ieri, oggi le condizioni per il medico 50enne sono di nuovo preoccupanti, come sottolineato da Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Ospedale Spallanzani: è un paziente che ha bisogno di assistenza, con un quadro clinico che determina diverse situazioni, per le quali c’è bisogno di intervenire. Nelle prossime ore, dunque, il paziente effettuerà una seconda infusione del trattamento con farmaco sperimentale iniziato nel pomeriggio del 2 dicembre.

(p.c.)

Via | LaStampa

In leggero miglioramento il medico di Emergency

Le condizioni del medico di Emergency colpito dal virus ebola in Sierra Leone sono leggermente migliorate: ecco cosa leggiamo nel nono bollettino medico del 3 dicembre 2014.

03 dicembre 2014 ore 12.30

Sono in leggero miglioramento le condizioni di salute del dottore di Emergency ricoverato dallo scorso 25 novembre presso l'Ospedale Spallanzani di Roma: il nono bollettino, rilasciato dai medici che lo hanno in cura intorno alle ore 12.30 di mercoledì 03 dicembre 2014, ci dice che sono stati notati dei piccoli miglioramenti.

Rimangono i sintomi dei giorni scorsi, così come una profonda spossatezza, ma al momento il dottore 50enne di origini siciliane non ha la febbre e in generale le sue condizioni sono lievemente migliorate. Come annunciato nel bollettino di ieri, nel pomeriggio ha anche iniziato il trattamento con un nuovo farmaco sperimentale: ricordo infatti che al momento non esiste una cura per il virus ebola, così come non esiste un vaccino, ma solo farmaci sperimentali.

Le condizioni del paziente sono leggermente migliorate.

Attualmente non ha febbre.

Persiste la sintomatologia presente nei giorni precedenti, con un leggero miglioramento.

Permane una profonda spossatezza.

Il paziente è contattabile e risponde a tono alle domande poste.

Nel pomeriggio di ieri ha iniziato un ulteriore trattamento con un farmaco sperimentale.

La prognosi rimane riservata.

(p.c.)

Dichiarato lo stato di emergenza per aiutare la Croce Rossa

Il Governo italiano ha decretato lo stato di emergenza per l'epidemia di ebola, per poter aiutare meglio la Croce Rossa Italiana impegnata ad aiutare nelle zone più colpite dal virus.

03 dicembre 2014 ore 9.45

ebola croce rossa

Il Consiglio dei Ministri del Governo di Matteo Renzi ha dichiarato lo stato di emergenza per quello che riguarda l'epidemia di ebola, per poter favorire e aiutare le attività e l'impegno della Croce Rossa nelle zone dell'Africa Occidentale maggiormente colpite dal virus. La decisione è stata presa per poter fronteggiare meglio la crisi umanitaria in atto nei tre paesi che da mesi stanno lottando contro l'epidemia, vale a dire Guinea, Sierra Leone e Liberia, e dove le attività della Croce Rossa e delle altre associazioni umanitarie sono maggiormente concentrate.

La delibera resa nota dal governo permette alla Croce Rossa Italiana di partecipare alle attività umanitarie in campo sanitario che sono state promosse dalla Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa nelle zone dell'Africa Occidentale colpite dal virus ebola. Da quello che è emerso durante il Consiglio dei Ministri che ha dichiarato lo stato di emergenza, di fatto il provvedimento apre la strada alla partecipazione di altre organizzazioni e associazioni che faranno richiesta di poter operare e di poter portare il proprio aiuto nei paesi africani.

Ovviamente il governo italiano si impegna con la massima disponibilità per poter aiutare e sostenere le organizzazioni umanitarie e di volontariato attualmente impegnate a fronteggiare l'emergenza sanitaria, nel rispetto della legge sulla cooperazione e nel rispetto di quanto stabilito in materia sanitaria dal Ministero della Salute.

Ecco cosa si legge sul sito del Governo:

È stato dichiarato lo stato di emergenza in conseguenza della grave crisi umanitaria in atto nell’Africa Occidentale a causa della diffusione del virus Ebola; la delibera odierna del Consiglio è finalizzata a consentire la partecipazione della Croce Rossa Italiana alle attività umanitarie in campo sanitario promosse dalla Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa nei territori interessati, ma il dibattito svolto in Consiglio sull’argomento apre altresì la strada alla partecipazione di altri enti che chiederanno di operare, sulla base di progetti di intervento sul terreno. Il Consiglio dei ministri, nell’approvare la delibera riguardante la Croce rossa italiana, assicura la disponibilità del Governo a valutare positivamente richieste di sostegno all’azione di volontari appartenenti ad organizzazioni umanitarie e di volontariato impegnate nell’emergenza Ebola, preferenzialmente nell’ambito di quanto previsto dalla legislazione sulla cooperazione, nel rispetto delle norme della medesima legge nonché delle prescrizioni in materia sanitaria adottate dal Ministero della salute. A tal fine il Governo, nell’ambito dei fondi che saranno stanziati per l’emergenza Ebola, si riserva di integrare i fondi a disposizione del MAE per le predette esigenze, nonché di valutare l’opportunità di promuovere progetti per finalità specifiche sviluppati dalle Regioni con il concorso di aziende sanitarie e di organizzazioni umanitarie e di volontariato che insistono sul loro territorio.

(p.c.)

Lieve peggioramento per il medico italiano, presto nuovo trattamento sperimentale

Emesso dai dottori dell'Ospedale Spallanzani di Roma l'ottavo bolletino medico sulle condizioni di salute del volontario di Emergency che ha contratto il virus in Sierra Leone.

02 dicembre 2014 ore 12.45

L'ottavo bollettino medico del medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani di Roma dal 25 novembre 2014, dopo aver contratto il virus in Sierra Leone, parla di un peggioramento nelle condizioni generali di salute del paziente, peggioramento che si è manifestato nella serata di ieri.

Nella nottata e nella mattinata di oggi, però, il quadro clinico è tornato sovrapponibile a quello di ieri. I dottori che lo hanno in cura sottolineano che il paziente sta per iniziare un altro trattamento con un nuovo farmaco sperimentale, che è arrivato in Italia dall'estero. Il farmaco è stato ottenuto grazie alla catena di solidarietà istituzionale attivata tra il Ministero della Salute, la rete degli USMAF e con l’aiuto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

La prognosi rimane riservata.

(p.c.)

Il neo commissario alla salute UE, "Necessario fermare l'epidemia in Africa"

Il neo commissario alla Salute dell'Unione europea, Vytenis Andriukaitis, sottolinea che bisogna assolutamente fermare l'epidemia di ebola in Africa.

02 dicembre 2014 ore 9.45

Il neo commissario alla Salute dell'Unione europea, Vytenis Andriukaitis, sottolinea che bisogna assolutamente fermare l'epidemia di ebola in Africa.

02 dicembre 2014

ebola Vytenis Andriukaitis

Vytenis Andriukaitis, il neo commissario alla Salute dell'Unione Europea, sottolinea, in un'intervista a Repubblica, l'importanza di scendere in prima linea in Africa per la lotta all'epidemia di ebola che ha colpito tre stati occidentali del Continente Nero. E bisogna agire in tempi rapidi, perché come sottolineato dall'ex ministro della salute lituano, si è già perso troppo tempo e ora l'Europa deve fare tutto il possibile per poter arginare il fenomeno.

L'epidemia di ebola, secondo quanto sostenuto dal neo commissario alla Salute dell'UE, deve essere affrontata in primo luogo nei paesi africani dove ha colpito duramente, paesi già poveri, dove l'igiene è scarsa e dove malattie come l'ebola si diffondono rapidamente. Non servono solo strutture base per garantire una lotta capillare a queste e a quelle malattie, ma anche esperti in epidemiologia, che spieghino alla popolazione cosa bisogna fare per evitare il contagio e la diffusione della stessa.

Vytenis Andriukaitis sottolinea anche che gli allarmismi per la diffusione in Europa del virus ebola sono del tutto infondati, dal momento che i rischi sono molto bassi, visto che i nostri livelli igienici sono molto alti e contenere l'epidemia è più facile. Se si seguono i protocolli, anche in Africa, arginare e limitare il virus è più facile. Anche se, come dimostrato dal medico italiano di Emergency colpito dal virus in Sierra Leone, nonostante tutte le norme di sicurezza, casi di contagio possono capitare.

A tal proposito, Vytenis Andriukaitis ricorda che bisogna proteggere i professionisti che prestano gratuitamente il loro aiuto in queste zone con controlli continui, con una formazione costante: gli errori possono essere evitati organizzando turni e squadri, per evitare che la stanchezza eccessiva possa portare a commettere sbagli che possono costare molto ai medici che lavorano per cercare di aiutare la popolazione. Sarà anche indispensabile, continuo il commissario UE, vaccinare i sanitari, visti anche gli esiti incoraggianti dei primi test.

Proprio a proposito dell'impegno dei paesi della UE a contrastare ebola, la Legge di Stabilità del Governo Renzi ha stanziato un contributo straordinario di 2 milioni di euro per il 2015 e di 1 milione di euro per il 2016 e il 2017, per potenziare le attività dello Spallanzani.

(p.c.)

Via | Repubblica

Settimo bollettino, il medico italiano è in lieve peggioramento

Emesso lunedì 01 dicembre 2014 dall'Ospedale Spallanzani di Roma il bollettino medico n° 7 per il medico di Emergency di Ebola.

01 dicembre 2014

settimo bollettino ebola

Lunedì 01 dicembre 2014, i medici dell'Ospedale Spallanzani hanno emesso il settimo bollettino medico relativo al dottore di Emergency ricoverato presso la struttura romana, dopo aver contratto il virus dell'ebola in Sierra Leone, dove operava per la ONG. Le condizioni del dottore sono in lieve peggioramento, secondo quanto riportato dal bollettino.

Come annunciato nel sesto bollettino medico, emesso nella giornata di domenica 30 novembre, il dottore 50enne siciliano ha ricevuto nel pomeriggio di ieri la seconda infusione di plasma di convalescente: dopo quello arrivato dalla Spagna, il paziente ha ricevuto del plasma arrivato dalla Germania ed è stato ben tollerato.

Ecco cosa si legge nel bollettino medico n° 7:

Il paziente ha ricevuto nel pomeriggio di ieri la seconda infusione di plasma di convalescente arrivato dalla Germania, senza nessuna reazione avversa.

Le condizioni generali del paziente sono lievemente peggiorate.

Permangono febbre elevata, profonda spossatezza e esantema cutaneo diffuso.

Il paziente è facilmente contattabile, autosufficiente, risponde a tono alle domande poste.

Respira spontaneamente.

Normale la funzione renale, ed in miglioramento i valori delle transaminasi.

La prognosi continua ad essere riservata.

(p.c.)

Sesto bollettino, il medico di Emergency è stazionario

30 novembre 2014

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Intorno alle ore 12 di domenica 30 novembre 2014 è stato emesso il bollettino medico n° 6 sullo stato di salute del medico di Emergency che ha contratto il virus ebola mentre operava in Sierra Leone. Secondo quanto riportato dai dottori che lo hanno in cura presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, le condizioni del medico 50enne siciliano sono sostanzialmente stazionarie.

Il dottore ha ancora febbre elevata, disturbi gastrointestinali, spossatezza ed esantema cutaneo diffuso, ma è facilmente contattabile, autosufficiente, risponde a tono alle domande che gli vengono fatte e riesce anche a deambulare in modo autonomo nella sua stanza. In leggero miglioramento risultano i valori dei globuli bianchi e delle piastrine, mentre i valori delle transaminasi sono in leggero aumento. Normale la funzione renale e respira spontaneamente con erogazione di ossigeno al bisogno.

Ha ben tollerato il terzo trattamento sperimentale, cioè il farmaco che agisce sulla risposta immunitaria. Al paziente verrà somministrato nel pomeriggio un ulteriore trattamento con plasma di convalescente, seconda infusione dopo quella effettuata con il plasma arrivato dalla Spagna. Il plasma è appena arrivato dalla Germania grazie ad una catena di supporto e di solidarietà istituzionale (Ministero della Salute italiano e tedesco, Ospedale Universitario di Francoforte, Centro Nazionale Sangue), scientifica (coordinamento internazionale per la gestazione dell'Ebola nell'Organizzazione Mondiale della Sanità) e delle società di trasporto. Il tutto è stato effettuato con una grande partecipazione umana.

(p.c.)

Oms: "Niente sesso fino a tre mesi dopo la guarigione"

emergenza ebola

29 novembre ore 17:00

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilasciato nuove raccomandazioni da seguire nel periodo di convalescenza dall'Ebola. Le norme di comportamento riguardano in particolare gli uomini, nel cui caso il virus può permanere nel liquido seminale fino a 3 mesi dopo la guarigione.

Gli studi che hanno concentrato l'attenzione su questo fenomeno sono 4 e in totale hanno coinvolto 43 pazienti. Il virus è stato ritrovato nel liquido seminale di 3 uomini 40, 61 e 82 giorni dopo la remissione dei sintomi.

L'Oms sottolinea che in casi come questi il microbo può essere trasmesso attraverso i rapporti sessuali. L'uso del profilattico sarebbe quindi d'obbligo, ma la regola da seguire sarebbe astenersi sai rapporti fino a 3 mesi dopo la scomparsa dei sintomi. La raccomandazione riguarda anche il sesso orale. Ma non finisce qui.

L'Organizzazione sottolinea infatti che i convalescenti

devono curare una buona igiene personale dopo la masturbazione.

(s.s.)

Via | Agi

Quinto bollettino medico, il medico ricoverato allo Spallanzani soffre di disturbi gastrointestinali importanti e febbre alta

29 novembre ore 12:35

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Il quinto bollettino medico del 28 novembre 2014, reso noto dall'Ospedale Spallanzani intorno a mezzogiorno, rivela che le condizioni di salute del medico di Emergency che ha contratto la patologia in Sierra Leone hanno avuto nel pomeriggio di ieri un piccolo peggioramento.

Dal pomeriggio di ieri, 28 novembre, il paziente ha avuto un progressivo peggioramento. Ha iniziato ad avere disturbi gastrointestinali importanti (nausea, vomito e diarrea). Presenta inoltre un esantema cutaneo diffuso. Al momento ha la febbre elevata superiore ai 39°C. Le condizioni generali sono peggiorate, lamenta profonda spossatezza e sonnolenza. Tende ad assopirsi ma è facilmente risvegliabile. Risponde a tono alle domande poste e riesce a deambulare autonomamente nella stanza. I valori dei globuli bianchi e delle piastrine sono sostanzialmente stazionari. Normale la funzione renale, modesta alterazione della funzionalità epatica. Nessuna nuova manifestazione emorragica. Respira spontaneamente con erogazione di ossigeno al bisogno. Ha iniziato il terzo trattamento sperimentale. Il trattamento è stato finora basato su un farmaco antivirale, sul plasma di convalescente ed è stato aggiunto oggi un farmaco che agisce sulla risposta immunitaria. La prognosi continua ad essere riservata.

Intanto da Telgate, in provincia di Bergamo, arriva un'ordinanza del sindaco Fabrizio Sala, che vieta la dimora anche occasionale in qualunque struttura di accoglienza a persone senza documenti di identità e senza certificato medico: il provvedimento ribattezzato anti-ebola è stato emesso dal sindaco leghista, anche se altri appartenenti al suo partito non sono d'accordo con la decisione presa.

(p.c.)

Ebola virus, ultime notizie: migliora il medico di Emergency ricoverato a Roma

28 novembre ore 13.00

È un'agenzia Adkronos a informare sulle condizioni mediche del dottore siciliano di Emergency ricoverato all'INMI Lazzaro Spallanzani di Roma per sospetto contagio da Ebola: il medico sta migliorando e riferisce di sentirsi meglio rispetto ai giorni scorsi. Nel quarto bollettino medico si legge che:

Bollettino medico n.4 del 28 novembre 2014

Le condizioni generali del paziente sono migliorate e riferisce di sentirsi meglio.
La temperatura corporea è attualmente inferiore ai 38° C.
Al momento i parametri vitali sono nella norma.
Il paziente è vigile e collaborante, deambula autonomamente nella stanza, interagisce positivamente con il personale sanitario.
Migliorati i parametri ematologici (globuli bianchi e piastrine).
I parametri della funzionalità epatica e renale sono normali.
Nessun nuovo sintomo caratteristico della malattia, né manifestazioni emorragiche.

quarto_bollettino_spallanzani

(a.g.)

Medico di Emergency ricoverato a Roma, terzo bollettino medico

27 novembre 2014 ore 12.30

Con un nuovo tweet è stato reso noto il terzo bollettino medico del dottore di Emergency ricoverato allo Spallazani di Roma. Nel breve tweet si legge che il medico ha iniziato ieri pomeriggio un trattamento con plasma di convalescente.

Il trattamento è arrivato

dalla Spagna, con una catena di supporto e di solidarietà istituzionale, scientifica, delle società farmaceutiche e delle società di trasporto.

Per quanto riguarda le condizioni di salute del paziente, nella serata di ieri ha avuto un rialzo febbrile e una riduzione dei globuli bianchi e delle piastrine, ma durante la notte la febbre è calata e il paziente è migliorato:

il paziente è vigile, collaborante, deambula autonomamente interagisce bene, non ha emorragie.

(p.c.)

Primi risultati positivi del vaccino sperimentale

Sperimentato con successo uno dei vaccini ideati contro il virus ebola. Dallo Spallanzani di Roma, invece, arrivano notizie sul paziente zero: sta bene e riesce a camminare da solo.

27 novembre 2014

Buone notizie dalla sperimentazione di uno dei vaccini pensati contro ebola: il CAd3, prodotto dalla Glaxo Smith Kline, ha dato i primi risultati positivi, dal momento che non ha mostrato tossicità nella prima fase di sperimentazione sull'uomo. Si tratta della sperimentazione della fase I: il vaccino è stato testato su 20 uomini, con età compresa tra i 18 e i 50 anni, che hanno assunto il farmaco e in un mese hanno sviluppato un livello alto di difese immunitarie contro il virus.

Si tratta di un vaccino per via intramuscolare, sviluppato presso Niai e Okairos, che contiene materiale genetico di due ceppi di ebola, Zaire, responsabile di questa epidemia, e Sudan. Non contiene virus vivo, quini non può provocare la malattia. I risultati, secondo gli esperti, sono promettenti, ma affinché sia veramente sicuro ed efficace sono necessarie ulteriori sperimentazioni.

I risultati positivi del vaccino sperimentale sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. Il gruppo farmaceutico ha già iniziato la produzione di 24mila dosi, che verranno utilizzate in Africa Occidentale per le fasi II e III della sperimentazione, che avverrà nel 2015.

Buone notizie arrivano anche da Roma, dall'Istituto Spallanzani dove è ricoverato il paziente zero italiano. Il medico di Emergency, secondo quanto sottolineato da Nicola Petrosillo, uno dei dottori del team che lo ha in cura, sottolinea che cammina, è forte ed è autonomo.

Che le condizioni siano stabili è un buon segno. Stiamo valutando le migliori strategie terapeutiche.

Il farmaco utilizzato sembra essere ben tollerato dal paziente e la durata di somministrazione sarà di due settimane al massimo, a seconda delle condizioni del paziente. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani, sottolinea che tutti i farmaci che verranno usati

derivano da un'intesa con l'Unità farmaci essenziali dell'Oms

aggiungendo poi che a breve dall'ospedale partiranno quattro virologi per un nuovo laboratorio in Sierra Leone, progetto

nell’ambito di un programma con il ministero degli Affari Esteri.

Via | Corriere e Corriere

(p.c.)

Secondo bollettino del paziente zero italiano, le condizioni sono stabili

Emesso dall'Ospedale Spallanzani di Roma il secondo bollettino medico sul paziente zero italiano, il medico di Emergency che lavorava in Sierra Leone: le condizioni sono stabili e non ci sono altri segnali oltre alla febbre.

26 novembre 2014

ebola-spallanzani

Sono stabili le condizioni del primo paziente italiano affetto da ebola: il medico siciliano di Emergency, che ha contratto la malattia in Sierra Leone dove operava con l'organizzazione di Gino Strada, ha ancora la febbre, ma la pressione è normale, mentre non ci sono altri sintomi evidenti della malattia emorragica.

Il secondo bollettino medico dell'Ospedale Spallanzani di Roma dove il dottore siciliano è in cura da quando è arrivato in Italia ci dice che la febbre è ancora sopra i 38 gradi, ma non ci sono sintomi e segni emorragici. Aggiornamenti arrivano anche via Twitter, dal profilo ufficiale dell'ospedale, che sottolinea che il paziente è in questo momento trattato con un farmaco sperimentale, che è stato ben tollerato dal paziente 50enne.

Altri dati relativi al farmaco sperimentale utilizzato per il paziente zero italiano non vengono rilasciati da parte dell'ospedale romano, che sottolinea come al momento non verrà fornito il nome del medicinale. Sappiamo solo che

è stato ottenuto con una procedura speciale per l'importazione dei farmaci non registrati. La stessa procedura continuerà a garantire l'approvvigionamento del medicinale fino al completamento del ciclo terapeutico.

Il paziente

è monitorato per la funzionalità cardiaca, epatica e renale per identificare precocemente l'eventuale comparsa di effetti avversi al trattamento.

Il medico che ha letto davanti ai giornalisti il secondo bollettino ha poi aggiunto:

Il paziente è autonomo, cammina, è una persona psicologicamente forte. L'istituto ha destinato una task force di personale, esperto, circa una trentina che si stanno avvicendando, esclusivamente dedicata all'assistenza del paziente.

Luca Pani, direttore generale dell'Aifa, sottolinea proprio in merito alle cure:

Su richieste dei medici dello Spallanzani avanzate in base a protocolli internazionali, abbiamo autorizzato in via eccezionale e straordinaria 6 farmaci. I medici dello Spallanzani decideranno se e come utilizzarli.

(p.c.)

Via | Repubblica

Simit sul paziente zero "Non lo avevamo escluso, ma siamo pronti"

Simit, la Società Italiana di malattie Infettive e Tropicali, interviene in merito al caso del paziente zero in Italia, sottolineando che questa eventualità non era stata esclusa, ma che il paese è pronto.

25 novembre 2014 ore 16.00

Simit, la Società Italiana di malattie Infettive e Tropicali, interviene in merito al caso del paziente zero italiano, il medico di Emergency rientrato nella notte dalla Sierra Leone dove è stato contagiato dal virus ebola e ricoverato presso l'unità speciale allestita presso l'Ospedale Spallanzani di Roma. Massimo Andreoni, presidente della Società, rassicura tutti quanti sul caso, la cui eventualità non è mai stata esclusa dagli esperti, anche se il gruppo si dice pronto.

Il trasporto del paziente zero è stato effettuato secondo i protocolli e le norme di sicurezza, attraverso un'ambulanza equipaggiata in biocontenimento e con una speciale barella, così da rendere il trasferimento altamente sicuro e in completo stato di isolamento. Massimo Andreoni, presidente della Simit, sottolinea che quanto è accaduto era stato più volte ipotizzato:

l’arrivo di un operatore sanitario che si è ammalato in uno dei paesi in cui è presente attualmente l’epidemia. Sicuramente, così come è accaduto non solo in USA e Spagna, ma anche in due stati africani quali Nigeria e Senegal, l’Italia ha tutte le attrezzature e competenze necessarie per trattare al meglio il singolo caso e per evitare la propagazione dell’infezione.

Il presidente conclude affermando che si tratta di

operatori addestratisi in questi mesi, i medici e il personale sanitario sono pronti per dare tutta l'assistenza necessaria.

(p.c.)

Il primo bollettino medico del paziente zero italiano

Il primo bollettino medico relativo al paziente zero italiano svela che il medico di Emergency ha la febbre alta ma non mostra altri segni. Ecco cosa dicono i medici dello Spallanzani che lo hanno in cura.

25 novembre 2014 ore 13.30

E' stato emesso il primo bollettino medico del dottore di Emergency risultato positivo ai test del virus ebola in Sierra Leone, dove lavorava insieme all'organizzazione fondata da Gino Strada, e arrivato in Italia con un volo speciale nella notte. Il medico, che è già ricoverato presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, è arrivato in Italia con febbre a 39 gradi, ma senza mostrare alcun segno di disidratazione cutanea. Il medico ha anche già iniziato un

trattamento antivirale specifico con un farmaco non registrato, autorizzato con ordinanza dell'Aifa, su indicazione del Ministero della Salute,

come sottolineato dai medici che hanno in cura il paziente zero durante la prima conferenza stampa che si è svolta allo Spallanzani di Roma.

Intanto dalla Sicilia, terra di origine del medico 50enne, alla sua prima missione con Emergency, arriva la voce preoccupata della moglie del dottore: dalla sua casa di Enna, dalla quale era pronta a partire insieme alle figlie i 18 e 19 anni per stare vicina al marito, la signora Tina, infermiera presso l'Ospedale di Enna dove anche il marito lavorava presso il reparto di Malattie Infettive (e dove doveva rientrare a breve dopo l'aspettativa presa per aiutare in Sierra Leone) si dice preoccupata. Non partiranno più per Roma, dopo la telefonato di un funzionario della Farnesina:

Ha provato a tranquillizzarci anche se non ci è riuscito... Dicono che per noi per il momento è meglio restare in Sicilia.

La moglie del medico, specialista in infettivologia e dirigente presso l'azienda ospedaliera Umberto I di Enna, che ha studiato e lavorato a Catania, all'Unità operativa di Malattie Infettive dell'ospedale Cannizzaro, è davvero molto preoccupata:

Sono seriamente preoccupata anche perché dalla Sierra Leone lui ha telefonato una volta parlando con le nostre ragazze, dicendo che andava tutto bene, mentre da quando è arrivato Roma ha inviato solo due sms col suo cellulare, l’unico contatto col mondo che gli è rimasto, l’unico aggancio possibile con noi. Lo conosco bene dopo 25 anni di matrimonio. Per non chiamare vuol dire che sta male e preferisce non parlare, per non fare aumentare il nostro sconforto...

(p.c.)

Via | Corriere

E' arrivato in Italia il medico di Emergency contagiato

E' arrivato in Italia il medico di Emergency che ha contratto il virus in Sierra Leone: l'Ospedale Spallanzani si dice pronto a affrontare l'emergenza, mentre il dottore è stato trasportato secondo tutte le norme di sicurezza previste.

25 novembre 2014 ore 9.00

E' arrivato nella notte il medico di Emergency che ha contratto il virus ebola in Sierra Leone: lo speciale aereo dell'Aeronautica Militare, un Boeing KC 767 allestito appositamente per emergenze di questo tipo, è atterrato nella base militare di Pratica di Mare, mentre il paziente è stato trasportato attraverso una speciale barella chiusa utilizzata per il trasporto via aerea di persone che sono state colpite da malattie infettive contagiose.

La speciale barella chiusa, l'Aircraft Transit Isolators o Ati, permette di trasportare in tutta sicurezza pazienti colpiti da malattie che possono essere altamente contagiose e la cui diffusione può avvenire velocemente e facilmente. E' utilizzata nelle febbri emorragiche come l'ebola, ma anche per la sars, il colera e altre malattie analoghe.

Insieme al medico di Emergency, sul volo c'era anche una Unità di isolamento aeromedico, un team dell'Aeronautica Militare Italiana composto da ufficiali medici e infermieri addestrati per queste emergenze. Sulla pista era già pronta una speciale ambulanza attrezzata che ha trasportato il paziente all'Ospedale Spallanzani di Roma, dove l'uomo sarà ricoverato in una stanza di isolamento: sarà disteso su una barella avvolta nel cellophane che impedisce la contaminazione e non potrà toccare oggetti e avere contatti diretti con il personale.

L'ospedale romano è pronto per affrontare questa emergenza: il reparto al primo piano, chiuso da più di un anno e usato per le emergenze, è stato appositamente per casi come questo. Tutti gli operatori sanno come affrontare emergenze di questo genere. Si tratta di un'area di massima sicurezza.

Il reparto speciale, che ha un ingresso a parte ed è separato dal resto dell'edificio, si compone di 16 stanze, 4 destinate ai malati e le altre al personale di infermieri e medici formati e addestrati con speciali esercitazioni. Le stanze hanno un sistema di condizionamento a senso unico, per impedire all'aria di uscire e di diffondere virus e batteri. Tutto il materiale usato dagli operatori sanitari (cappello, maschera, mantellina, tuta impermeabile, stivali, guanti, grembiule) viene distrutto dopo l'uso: all'interno si usano fogli e matite che non possono uscire dal reparto, al quale si può accedere con un ascensore privato ad alto isolamento.

Via | Repubblica e Corriere

(p.c.)

Gino Strada "il medico italiano non presenta sintomi"

In arrivo in Italia il primo italiano contagiato dal virus ebola: si tratta di un medico di Emergency, che ha contratto la malattia in Sierra Leone, una delle zone più colpite dall'Africa e che verrà curato allo Spallanzani di Roma.

24 novembre 2014 ore 14.15

Dopo il post pubblicato su Facebook da Emergency, anche Gino Strada interviene per commentare la notizia dell'arrivo di un medico italiano affetto da ebola. Secondo il fondatore dell'associazione che opera in Sierra Leone, il dottore starebbe bene e non avrebbe i sintomi della malattia. E' in buone condizioni e non si può dire lo stesso, invece, della situazione che sta attraversando il paese dell'Africa Occidentale dove Emergency ha aperto un centro per il trattamento della patologia e per cercare di superare il momento di crisi.

(p.c.)

Allo Spallanzani di Roma il primo medico italiano contagiato

24 novembre 2014 ore 12.00

ebola emergency

In arrivo all'Ospedale Spallanzani di Roma il primo paziente italiano di ebola: si tratta di un medico di Emergency, che ha contratto il virus in Sierra Leone. Il dottore è risultato positivo ai test e immediatamente sono state attivate l'Unità di Crisi della Farnesina e l'Areonautica Militare per poter trasferire il paziente in Italia, dal momento che sarà curato, come sottolineato dal Ministero della Salute, presso l'Istituto Nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

La nota del Ministero sottolinea che la notizia dei test positivi al virus ebola sono stati comunicati nel pomeriggio di ieri e il trasferimento del paziente in Italia dovrebbe essere completato a breve, su disposizione ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, d'intesa con il Presidente del Consiglio, il ministro della Difesa, il ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale e il ministro dell'Interno. Ovviamente sono state predisposte tutte le misure di sicurezza per garantire un trasporto sicuro e un ricovero in ospedale senza rischi.

Beatrice Lorenzin, ministro della salute, rassicura la famiglia:

Mi sento di rassicurare la famiglia che il nostro medico sta bene, non ha avuto febbre o altri sintomi durante la notte, stamattina ha fatto colazione e continua a bere in maniera autonoma, esprimo la mia vicinanza a lui e alla famiglia e assicuro che il governo italiano tutto è al fianco del nostro connazionale.

Secondo quanto riportato dalle ultime notizie, il medico sarebbe in buone condizioni. Il medico lavorava presso il Centro per malati di Ebola di Lakka in Sierra Leone per Emergency, che ha precisato che tutto lo staff del centro impegnato nella lotta contro l'ebola ha seguito e segue ancora una formazione specifica sui protocolli di protezione, per evitare contagio e diffusione del virus.

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(p.c.)

Via | Repubblica

Dal bilancio dell'Oms emergono più di 15 mila casi

22 novembre 2014

mappa anti-panico

Oltre 15 mila casi, letali per più di un terzo delle volte. E' questo il bilancio dell'epidemia di Ebola che ha occupato le cronache mondiali nel 2014. A farlo è l'Organizzazione mondiale della sanità, che nel suo ultimo bollettino parla di 15.351 contagi e 5.459 decessi.

Confermati i 3 Paesi focolaio dell'epidemia: la Liberia, con 7.082 casi e 2.963 decessi, la Sierra Leone, con 6.190 e 1.267 decessi e la Guinea, che con ben 1.214 decessi su 2.027 casi è la nazione in cui il virus è stato più letale. L'Ebola ha poi colpito anche in Mali, con 6 casi tutti letali. Altre nazioni sono invece fuori dall'epidemia: la Nigeria, in cui il virus ha colpito 20 volte facendo 8 vittime e il Senegal, con un solo contagio non letale. L'unico paziente infettato in Spagna non è morto e fra i 4 casi curati negli Stati Uniti uno solo è risultato letale.

(s.s.)

Via | Adnkronos

Medico Msf rientra dal Mali in Spagna per possibile contagio

21 novembre 2014

Ebola spagna

Un medico di Medici Senza Frontiere rientrerà oggi dal Mali in Spagna, per un sospetto contagio da virus ebola: la giovane cooperante lavorava nel paese africano e assisteva i malati e forse è a rischio contaminazione. Ferdinando Simon, che fa parte del comitato governativo spagnolo che si occupa proprio di monitorare la situazione relativa all'epidemia di ebola, ha sottolineato che le possibilità che la donna abbia contratto l'infezione sono relativamente alte.

La donna, mentre stava curando un paziente in Mali, si è punta con un ago mentre faceva un'iniezione, come reso noto dalle autorità sanitarie spagnole nella giornata di giovedì. La donna dovrebbe essere rimpatriata nella mattinata di oggi: il contagio non è stato ancora confermato e si tratta esclusivamente di un rimpatrio preventivo, come era avvenuto per i missionari spagnoli che operavano nelle zone colpite dal virus e che erano ad alto rischio.

La donna verrà messa in quarantena per sicurezza e la conferma se è stata contagiata o no dovrebbe arrivare entro 48 ore, come sottolineato Fernando Simo:

Non è malata e durante le prime 48 ore non ci sono possibilità di sviluppare i sintomi, quindi non c'è nessun rischio di trasmissione, però è importante farla tornare rapidamente e monitorarla in maniera attiva.

Il portavoce ha poi sottolineato che il rientro in Spagna avverrà con un aereo medicalizzato ma non di alto livello, dal momento che non ci sono rischi di infezione. Ovviamente il nome del medico non è stato rivelato: si tratta del quarto rimpatriato in Spagna, dopo i casi del religioso Miguel Pajares contagiato, della suora Juliana Bonoha non contagiata, del sacerdote Manuel Garcia Leon Viejo, morto il 25 settembre scorso.

(p.c.)

Via | Elmundo

Guarito in Germania il medico ugandese

Dalla Germania arriva la bella notizia della guarigione del medico ugandese che si trovava ricoverato presso il Frankfurt University Hospital dallo scorso 2 ottobre.

20 novembre 2014 ore 17.30

Il medico ugandese di Emergency che si era ammalato di ebola in Sierra Leone è guarito ed è già stato dimesso dal Frankfurt University Hospital dove si trovava ricoverato dallo scorso 2 ottobre, quando era arrivato in Germania. La notizia è stata data dallo stesso ospedale con una nota emanata oggi, mentre la presidente di Emergency, Cecilia Strada, commenta con gioia la buona notizia:

Abbiamo aspettato questa notizia per settimane, siamo molto felici e sollevati che il nostro medico sia guarito e possa tornare alla sua vita.

(p.c.)

In Sierra Leone è ancora allarme epidemia

In Sierra Leone l'epidemia di ebola sembra non avere tregua: la situazione è ancora molto delicata, come sottolineato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

20 novembre 2014 ore 13.45

In Sierra Leone l'epidemia di ebola fa ancora paura. Mentre alcuni stati sono stati dichiarati ebola free, come ad esempio il Congo e meno recentemente la Nigeria, e mentre in Guinea gli esperti notano un primo segno di stabilizzazione dei nuovi casi di malati, in Sierra Leone sembra che il virus non abbia intenzione di lasciare la presa. L'ultimo bollettino dell'Organizzazione Mondiale della Sanità non lascia dubbi in merito.

Secondo quanto riportato dall'Oms, infatti, il numero dei casi di malati di ebola in Sierra Leone è salito a 15145, mentre i morti sarebbero 5420. Nel documento si leggono dati preoccupanti e allarmanti in merito all'andamento della malattia:

La Sierra Leone ha 533 nuovi casi confermati dall'ultimo conteggio, lo scorso venerdì, su un totale di 732, soprattutto per la trasmissione intensa nell'ovest e nel nor del paese.

L'Oms, che proprio recentemente ha puntato l'attenzione anche sul Mali, al confine con la Guinea, dove si segnalano sei casi e cinque morti, rivela anche i dati relativi ai tre paesi colpiti maggiormente dal virus, vale a dire Guinea, Liberia e, ovviamente, Sierra Leone. Nei paesi sono operativi 1109 posti letto in 18 centri di trattamento specializzati per cercare di affrontare il virus ebola. Il dato più allarmante, però, è che solo il 13 per cento dei pazienti della Sierra Leone si trova attualmente in isolamento.

Ebola Sierra Leone

(p.c.)

Via | Ansa

La donazione di Bill Gates per combattere la malattia

In Svizzera sarà ricoverato un paziente cubano affetto dal virus ebola, mentre arriva la notizia che Bill Gates ha nuovamente deciso di donare un'ingente somma di denaro per cercare di combattere l'epidemia.

20 novembre 2014 ore 8.45

Un medico cubano sarà curato in Svizzera, dopo aver contratto il virus in Sierra Leone. Si tratta di uno dei 165 medici dell'equipe sanitaria che Cuba ha inviato in uno dei paesi maggiormente colpiti dall'epidemia, per poter fronteggiare l'emergenza: purtroppo l'uomo è stato contagiato e, secondo quanto riportato dalle autorità cubane, su proposta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità l'uomo verrà curato a Ginevra.

Cuba è da tempo impegnata in prima linea per la guerra contro l'epidemia di ebola in Africa Occidentale: una scelta che è valsa al paese il plauso della comunità internazionale, dal momento che attualmente 53 medici cubani si trovano in Liberia, 38 in Guinea e più di 160 in Sierra Leone.

Un impegno concreto, proprio come quello di Bill Gates, che già nello scorso mese di settembre 2014 aveva donato una somma ingente di denaro per cercare di combattere l'epidemia di ebola nelle zone più colpite. Secondo quanto riportato dalla Bbc e da altri media internazionali, The Bill and Melinda Gates Foundation ha stanziato 5,7 milioni di dollari per un programma che vuole aumentare la produzione dei trattamenti contro l'ebola in Guinea e in altre zone colpite dal virus.

Il programma prevede l'utilizzo del sangue dei pazienti che sono guariti dal virus ebola: i trattamenti a base di plasma di sopravvissuti al virus, plasma contente anticorpi utili per contrastare il virus, saranno sviluppati insieme a partner privati. Dr. Papa Salif Sow, un esperto di malattie infettive che lavora con la Fondazione, ha affermato che il programma lavorerà con i governi per identificare in maniera rapida possibili trattamenti salvavita:

The Gates Foundation sta concentrando i propri investimenti sui trattamenti, sulle diagnosi e sui vaccini che riteniamo potrebbero essere rapidamente prodotti e consegnati a chi ne ha bisogno se dimostrano l'efficacia nel fermare la malattia.

ebola bill gates

(p.c.)

Via | Rainews24

India, uomo torna guarito dalla Liberia, ora è in isolamento

In India il 10 novembre scorso è atterrato all'aeroporto di Nuova Delhi un uomo curato dal virus che rientrava dalla Liberia, dove lavorava per una ditta di costruzioni.

19 novembre 2014

Primo caso di paziente posto in isolamento in India. Si tratta di un un passeggero atterrato all'aeroporto di Nuova Dehli e provenienti dalla Liberia, dove faceva parte di una delegazione dell'impresa di costruzioni indiana Afcons e dove era stato curato per il virus ebola, dal quale era stato dichiarato guarito.

L'Indian Express ha riportato le parole del Ministero della Salute che ha sottolineato che tutte le persone facenti parte della delegazione erano state sottoposte a screening nel momento in cui sono partite dalla Liberia. Nessuno manifestava i tipici sintomi del virus ebola. All'arrivo in India, come da prassi negli aeroporti di Mumbai e di Nuova Delhi, i passeggeri sono stati sottoposti ad ulteriori accertamenti.

Su 17 passeggeri rientrati dalla Liberia, solamente un uomo è stato posto in isolamento. L'uomo indiano 26enne, che era stato colpito da ebola in Liberia, dove era stato curato ed era riuscito a guarire, è stato posto in isolamento presso il centro di quarantena dell'aeroporto di Delhi. E' il primo paziente malato di ebola (e già guarito al suo arrivo) ad essere atterrato in India. La conferma dei test positivi al virus è stata data dal ministro della salute, in base alle analisi del 17 novembre effettuate dal National Institute of Virology (NIV) in Pune e dal National Centre for Disease Control (NCDC) di Delhi.

Anche se i campioni di sangue sono risultati negativi all'ebola, altre analisi hanno confermato che i campioni di sperma erano positivi e per questo è stato posto in isolamento.

La presenza del virus nei suoi campioni di sperma rende possibile la trasmissione della malattia tramite i rapporti sessuali fino a 90 giorni dal momento della guarigione clinica. La situazione è sotto controllo e non c'è bisogno di alcun allarme.

ebola india

(p.c.)

Quinto caso di ebola in Mali

Quinto caso di ebola in Mali, paese africano confinante con la Guinea, uno dei paesi più colpiti dall'epidemia: dopo i primi quattro morti, è stato accertato un quinto caso nello stato africano.

18 novembre 2014 ore 18.30

Quinto caso di ebola confermato in Mali, dopo l'annuncio di quattro vittime provocate dal virus. Il primo caso è stato quello di una bambina, che aveva contratto la malattia durante un viaggio, non riuscendo a sopravvivere al virus. Dopo di lei sono morte altre tre persone, tra le quali un'infermiera che aveva operato proprio nelle zone più colpite dall'epidemia. Ora il governo conferma il quinto caso per il paese.

Carenti le misure di sicurezza, dal momento che le misure adottate per evitare il contagio da parte di uno dei pazienti, un imam proveniente dalla Guinea, non sono state attivate tempestivamente: dopo la segnalazione da parte delle autorità del paese proveniente, è scattata la quarantena per i pazienti e il personale della clinica, mentre si stanno cercando le oltre 500 persone che sono entrate in contatto con l'uomo.

Ibrahim Boubacar Keita, presidente del Mali, visitando il centro per il trattamento della malattia aperto da Medici senza frontiere (Msf) nel paese, ha voluto tranquillizzare tutti:

Sono state adottate tutte le misure, stiamo facendo il possibile per accrescere il nostro impegno e sono fiducioso che cancelleremo l'ebola dal Mali.

Il presidente ha poi aggiunto:

Sappiamo che l'ebola esiste e sappiamo anche che è una malattia estremamente mortale è trasmessa principalmente attraverso i fluidi corporei, come il sangue, il sudore e il vomito, ma sappiamo anche come evitare la trasmissione e la cosa più importante da fare è lavarsi le mani, io lo faccio diverse volte al giorno, anche se indosso i guanti di gomma.

ebola mali

(p.c.)

Via | Agi

Raccolta fondi delle star con "Do they know it's Christmas" per l'Africa

Bob Geldof e altre star hanno lanciato una campagna fondi a sostegno dei paesi colpiti da ebola, attraverso la famosa canzone "Do they know it's Christmas": sono già stati raccolti moltissimi soldi.

18 novembre 2014 ore 10.00

A sostegno dei paesi colpiti dal virus ebola arrivano i più grandi e famosi cantanti del mondo. Bob Geldof, dopo aver chiamato a raccolta 30 anni fa gli artisti più apprezzati e seguiti dell'epoca per fare qualcosa di concreto contro la fame nel mondo, ci riprova ed è subito un successo: "Do they know it's christmas" è stata nuovamente registrata da alcuni nomi noti dell'attuale panorama musicale, per poter raccogliere fondi da destinare all'Africa e, in particolare, alle zone colpite dal virus ebola.

Bob Geldof ha chiamato a raccolta grandi star del calibro di Christ Martin dei Coldplay, Bono degli U2, Rita Ora, Ed Sheeran, Sam Smith, Paloma Faith, Ellie Goulding, Emeli Sandé, Olly Murs, Jessie Ware, Clean Bandit, Bastille, Sinead O' Connor, Elbow & Roger Taylor, i One Direction tanto amati alle più giovani. Tutti insieme per cantare la nuova versione del brano prodotto da Midge Ure e Paul Epworth.

Bob Geldof, in una nota, racconta così il nuovo progetto: S

ono passati circa 30 anni da quando I più grandi musicisti e star degli Anni 80 si sono riuniti per registrare 'Do They Know It's Christmas contro la fame in Africa. Quest’anno sarà per coloro che sono stati colpiti dal virus Ebola, ancora una volta in Africa. Sia la fame che le malattie sono conseguenza della povertà. Quindi grazie per donare e supportare la causa. Il pop può essere una piccola forma d’arta ma guardate quanto potente può diventare. Grazie per il vostro sostegno.

Si potrà donare attraverso il sito ufficiale, ma anche scaricando il brano. Trasmessa in prima mondiale durante X Factor UK, la canzone ha raccolto in pochi minuti un milione di sterline. E visto il successo, verranno registrate anche altre versioni della canzone oltre a quella in inglese del video qui sopra.

ebola Band Aid

(p.c.)

Foto | pagina Facebook Band Aid

Via | Tgcom

La Coppa d'Africa si giocherà in Guinea Equatoriale

La Coppa d'Africa si giocherà: dopo la rinuncia del Marocco, per i timori di una diffusione del virus ebola fuori, pare che ora lo stato che ospiterà il torneo di calcio sarà la Guinea Equatoriale.

17 novembre 2014 ore 14.45

Coppa d'Africa 2015

La Coppa d'Africa alla fine si giocherà. Dopo la rinuncia del Marocco, a causa della paura per la diffusione del virus ebola, la Federazione del Calcio Africana ha annunciato con un tweet che la Coppa d'Africa 2015 si giocherà regolarmente. Sarà la Guinea Equatoriale ad ospitarla, dal 17 gennaio all'8 febbraio.

(p.c.)

Via | Gazzetta dello Sport

Morto Martin Salia, il medico ricoverato in Nebraska

17 novembre 2014 ore 14.37

Martin Salia, il medico ricoverato in Nebraska con l'ebola, non ce l'ha fatta. La notizia della sua morte è ufficiale ed è stata diffusa questa mattina, lunedì 17 novembre. Il chirurgo 44enne, che ha contratto il virus in Sierra Leone, è arrivato a Omaha in condizioni critiche e il dottor Phil Smith che lo ha avuto in cura ha subìto avvertito che la sua situazione era gravissima e sarebbe stata valutata ora per ora.
L'ospedale del Nebraska in cui è stato ricoverato Salia ha di recente curato altri due pazienti con l'ebola, che sono guariti completamente. Purtroppo il medico quando è arrivato sabato scorso era già in condizioni molto più gravi degli altri pazienti.

Epidemia finita in Congo

17 novembre 2014 ore 9.30

ebola finito in congo

L'epidemia di ebola in Congo è finita. Ad annunciarlo sono state le autorità di Kinshasa: Felix Kabange Numbi, ministro della salute del paese africano, ha infatti annunciato che da 42 giorni non sono stati registrati nuovi casi di ebola, ma ha anche riferito che è stata completata la formazione di 180 persone specializzate nella lotta contro il virus, che andranno ad aiutare in Guinea, Sierra Leone, Liberia e Mali.

La fine dell'epidemia, però, non vuol dire che il pericolo è scampato e completamente eliminato:

Il Congo rimane come tutti gli altri paesi del mondo sotto la minaccia di importare nuovi casi.

Queste le parole del ministro Felix Kabange Numbi in occasione di una conferenza stampa che si è svolta nella capitale del paese. L'ultimo caso registrato risale allo scorso 4 ottobre, tre mesi dopo il riconoscimento dell'epidemia di ebola da parte delle autorità. Il ministro ha poi esortato

tutti i congolesi a mantenere e mettere in pratica tutte le norme igieniche di base, tra cui il lavaggio delle mani con sapone o cenere.

Inoltre il ministro ha chiesto al personale medico di osservare le misure di controllo di igiene e ha chiesto alle persone di evitare di toccare o mangiare animali trovati morti.

Da Brisbane, dal G20 che ha luogo in queste ore, i leader del mondo si dicono preoccupati per l'epidemia di ebola e si impegnano a fare tutto quello che sarà necessario per poter sradicare il virus. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha sottolineato

la necessità di rafforzare la risposta internazionale.

Mentre il ministro del Togo di Azione Sociale ha ricordato che

La questione della solidarietà internazionale non è solo una questione di carità. Ebola hanno un impatto sulle economie nazionali, le economie regionali e quindi anche a livello globale.

(p.c.)

Via | Ansa

Nuovo caso negli Usa, è un medico proveniente dalla Sierra Leone

emergenza ebola

16 novembre 20014 ore 23.00

È rientrato ieri nel Nebraska (Usa) dopo aver contratto l'Ebola in Sierra Leone. Si tratta di un medico di 44 anni, Martin Salia, che è entrato in contatto con il virus in un ospedale di Freetown, capitale dello stato africano, che ha dovuto chiudere i battenti lo scorso 11 novembre. L'annuncio del sui arrivo è stato dato su Twitter dal Centro Medico dell'Università del Nebraska, dove Salia è stato ricoverato.

Chirurgo del Kissy United Methodist Hospital di Freetown, l'uomo è tornato negli Stati Uniti su richiesta della moglie. La donna vive in Maryland e a quanto si apprende rimborserà il governo statunitense delle spese sostenute per l'evacuazione del marito, in possesso di una regolare carta verde per soggiornare negli Stati Uniti.

Al momento le condizioni di Salia sembrano essere molto critiche.

Via | Ansa; Agi

(s.s.)

Dimesso il caso sospetto a Firenze

16 novembre 2014 ore 16.15

È stato dimesso ieri pomeriggio il paziente ricoverato all'Ospedale Careggi di Firenze per sospetta infezione da virus Ebola. Dopo aver constatato il buono stato di salute dell'uomo i medici hanno ritenuto che non ci fosse più nessun motivo per tenerlo ricoverato.

L'annuncio è arrivato dalla stessa struttura ospedaliera, che ha precisato che l'uomo

sta bene.

(s.s.)

Via | Ansa

Dall'Australia un nanosensore per una diagnosi più rapida

15 novembre 2014

Buone notizie sul fronte della diagnosi dell'Ebola: l'EchiDNA, gruppo di studenti dell'University of New South Wales, ha messo a punto un nanosensore che promette di velocizzare la rilevazione del virus.

Al momento l'aspecificità dei sintomi iniziali e la scarsa disponibilità di test commerciali rende difficoltosi gli accertamenti sulla presenza del microbo. Questo nanosensore potrebbe invece identificarlo utilizzando solo un piccolissimo campione di sangue.

Nel video in apertura il team EchiDNA illustra il suo funzionamento.

(s.s.)

Via | Scienza e Salute

Caso di Ebola a Firenze, Lorenzin invita a rispettare i protocolli

14 novembre 2014 ore 18.20

Ebola lorenzin

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in occasione di un incontro con i medici emiliani a Bologna, ha invitato tutte le Ong a rispettare i protocolli presi insieme:

Lo dico sinceramente, e senza spirito di provocazione invito le ong a rispettare i protocolli presi col ministero della Salute. Medici senza Frontiere non ci aveva avvisato del rientro di questo antropologo, che è stato due giorni a Bruxelles e poi è venuto in Italia con un volo comunitario. Per fortuna non è successo nulla, ma non ce lo possiamo permettere.

Il ministro poi ha aggiunto che è necessario che i protocolli siano rispettati perché

dobbiamo avere tutte le informazioni per gestire nella massima sicurezza il rientro degli operatori in Italia e predisporre tutte le misure di controllo e monitoraggio.

Il monito è ancor più importante secondo Beatrice Lorenzin visto che si aspetta che

sempre più operatori andranno in Africa a prestare il loro soccorso.

Il ministro è già intervenuto

con le Regioni perché diano le autorizzazioni per mettere in aspettativa i medici che vogliono andare. Però bisogna assolutamente rispettare i protocolli di sicurezza.

(p.c.)

Via | La Nazione

Negativo il caso sospetto di Firenze

14 novembre 2014 ore 14.00

L'antropologo senese ricoverato per sospetto Ebola all'Ospedale Careggi di Firenze sarebbe risultato negativo al test del virus effettuato dai sanitari del centro Spallanzani di Roma: l'uomo, operatore di una ONG, era rientrato dieci giorni fa dalla Liberia, uno dei paesi più colpiti dal virus, e al manifestarsi di una febbre aveva subito informato il proprio medico, che lo aveva fatto ricoverare in isolamento a Firenze secondo i protocolli.

(a.g.)

Via | Ansa

Caso sospetto a Firenze

Un operatore senese di una ONG, rientrato dieci giorni fa dall'Africa, da uno dei tre paesi colpiti dall'epidemia, si trova ricoverato in isolamento a Careggi: lavorava come antropologo per una organizzazione non governativa. L'uomo è rientrato in Toscana con un volo che ha fatto scalo a Bruxelles 10 giorni fa. Dal momento che l'incubazione è di 21 giorni, la procedura prevede di tenerlo sotto controllo, in isolamento, seguendo tutte le precauzioni del caso.

L'uomo ha notato ieri che la febbre stava salendo e ha chiamato il suo medico. Subito sono scattate le procedure del caso e l'uomo è stato trasportato in ambulanza presso l'ospedale fiorentino, dal momento che la struttura senese non ha ancora una stanza per l'isolamento. L'ospedale Careggi è uno dei quattro centri di riferimento in Toscana per isolare i malati con ebola o che si sospetta possano soffrire della malattia.

Secondo la procedura prevista dal Ministero della Salute, l'uomo è stato sottoposto ad un prelievo e il campione è stato inviato al centro di riferimento italiano per le analisi sull'ebola, l'Ospedale Spallanzani di Roma. L'uomo non ha mostrato altri segnali preoccupanti e altri sintomi della malattia emorragica, ma si attendono i risultati degli esami per capire se si tratta di ebola oppure no.

(p.c.)

Via | Repubblica

Positivi i primi test sul vaccino italiano

ebola

14 novembre 2014

I primi test condotti sul vaccino italiano contro il virus ebola hanno dato risultati positivi. Il farmaco, sviluppato dall'azienda italiana Okairos, è stato testato e non sono stati riscontrati particolari effetti collaterali gravi o dei problemi legati alla sicurezza del medicinale stesso. Riccardo Cortese, uno dei fondatori dell'azienda, in occasione della conferenza internazionale "Bioeconomy Rome", ha confermato che la realizzazione di questo vaccino procede bene.

Il vaccino si basa sull'adenovirus delle scimmie, un agente patogeno completamente innocuo per l'uomo, che viene poi ingegnerizzato per poter contenere una proteina di ebola: l'idea di testare questo procedimento sul virus è stata presa perché si tratta di un virus aggressivo, che colpisce per primo il sistema immunitario. Per l'azienda si tratta di un test perfetto per poter sperare di usare la stessa tecnologia anche per contrastare altre patologie.

I primi test sono stati fatti negli USA, sottolinea Riccardo Cortese:

se ci fossero stati problemi lo avremmo saputo: il programma va avanti, a gennaio inizieranno quelli di efficacia, con i risultati che arriveranno nel corso dell'anno.

Se tutti i test daranno esito positivo, l'azienda italiana potrà produrre decine di migliaia di dosi entro il 2015 e centinaia di migliaia entro il 2016.

Possiamo produrre solo qui il vaccino al momento abbiamo creato una joint venture con l'Irbm Science Park di Pomezia e abbiamo un accordo per aumentare la produzione fino a centinaia di migliaia di dosi. Speriamo proprio che funzioni, anche perchè ci sono molte aspettative su questo, ma quello che possiamo dire finora è che è molto efficace sulle scimmie e che e sicuro per gli uomini. Il problema ora è dimostrare che sia efficace anche sull'uomo, io credo che un test con un placebo sia il modo migliore.

In merito all'efficacia del vaccino per cercare di frenare l'epidemia nei paesi colpiti in Africa Occidentale, Cortese commenta:

Dipende da vari fattori, a cominciare dall'efficacia, che può essere totale o parziale. Intanto si spera che l'epidemia si attenui come ha sempre fatto. Poi se i test daranno esito positivo ci saranno una serie di problemi logistici, dalla produzione alla distribuzione. Si tenga presente che si stanno accelerando le procedure al massimo, ma questo non vuol dire che non si rispettino i requisiti di sicurezza, si fanno le stesse cose di uno sviluppo tradizionale. C'è anche da dire che questo è un virus di cui si sa poco, è difficile prevederne il comportamento.

(p.c.)

Via | Ansa

Quattro morti in Mali per ebola

Sale la preoccupazione in Mali. Dopo il primo paziente, una bambina di due anni che è deceduta il 27 ottobre scorso, è salito a quattro il numero dei morti per il virus ebola nel paese confinante con la Guinea.

13 novembre 2014 ore 22.00

I morti per ebola accertati in Mali, paese confinante con la Guinea, salgono a 4. Dopo la notizia del primo paziente malese contagiato, una bambina di due anni che ha contratto il virus durante un viaggio e che è morta lo scorso 27 ottobre, altre tre persone sono decedute per lo stesso virus.

È stata l'Organizzazione Mondiale della Sanità a rilasciare una dichiarazione ufficiale sulla situazione in Mali: l'Oms aveva già inserito il paese nella lista rossa dei paesi a maggior rischio per la diffusione del virus, dal momento che si trova al confine (ancora aperto) con la Guinea che, insieme a Sierra Leone e Liberia, è uno degli stati dell'Africa Occidentale dove l'emergenza ebola è ancora in corso.

L'ultimo paziente deceduto per il virus è un'infermiera che è stata a contatto con un paziente in Guinea, morto per ebola: la Clinica Pasteur della capitale sottolinea che il caso della donna 25enne non è assolutamente collegato a quello della bambina di due anni morta per aver contratto il virus.

Secondo quanto riportato da Reuters, sarebbero 90 le persone appartenenti alle forze di pace delle Nazioni Unite messe in quarantena nella capitale dopo la morte dell'infermiera 25enne morta dopo aver contratto il virus, mentre la clinica ‘‘Pasteur’‘ di Bamako rimane blindata e i giornalisti parlano di una situazione davvero allarmante:

Bamako sono tutti in preda al panico. La paura è esplosa dopo il caso dell’infermiera deceduta per aver curato un paziente arrivato dalla Guinea.

(p.c.)

Prima esercitazione a Malpensa

Il virus ebola, come sottolineato dal ministro Lorenzin, è ancora ben lontano dall'Italia, ma a Malpensa si è svolta la prima esercitazione italiana per il possibile arrivo di un paziente malato.

13 novembre 2014 ore 9.45

Un'esercitazione di simulazione per l'arrivo di un ipotetico malato di ebola si è svolta a Milano Malpensa, nella giornata di mercoledì 12 novembre 2014. Il virus è ancora ben lontano dal nostro paese, come sottolineato più volte dal Ministero della Salute, ma le misure di controllo, di prevenzione e anche la preparazione degli operatori e degli addetti ai lavori sono in pieno svolgimento, per non farci cogliere impreparati nel caso un malato di ebola venisse trasferito nel nostro paese.

L'esercitazione è iniziata all'aeroporto di Malpensa, dove è stato simulato il trasporto di un paziente affetto da ebola, a bordo di un mezzo dell'Aeronautica Militare. La simulazione è stata poi concertata con la Regione Lombardia e con l'Ospedale Sacco di Milano, dove la finta donna malata è stata trasportata. La simulazione è, dunque, iniziata presso lo scalo in provincia di Varese: ad attendere il falso paziente degli operatori vestiti con le tute anticontaminazione.

La paziente è stata poi trasferita all'Ospedale Sacco di Milano con l'utilizzo di un'ambulanza speciale attrezzata per il biocontenimento: a bordo c'erano un rianimatore, un infermiere, un medico e un infermiere infettivologo. L'esercitazione è servita per poter sperimentare le procedure di trasferimento di un paziente dall'aeroporto all'ospedale milanese. All'arrivo in ospedale la finta paziente è stata trasferita su una barella speciale e ricoverata in una stanza ad alto isolamento, dove era seguita da personale vestito con tute protettive pressurizzate.

Tutta la simulazione è stata seguita passo dopo passo da un gruppo di osservatori dell'ospedale, dell'Aeronautica Militare e della Regione Lombardia, nella persona di Mario Mantovani, assessore alla Sanità che ha così commentato:

È stata un’esperienza positiva, è la prima volta che sperimentiamo questa soluzione nuova. C’è stata una buona collaborazione tra il personale militare dell’aeronautica e quello della sanità.

(p.c.)

Via | Ansa

Foto | da Twitter di Regione Lombardia, Mario Mantovani

Attivo il numero verde 1500 del Ministero della Salute

E' attivo a partire da oggi, 12 novembre 2014, il numero verde del Ministero della Salute, 1500, per tutte le informazioni relative al virus ebola.

12 novembre 2014

Attivo da oggi, 12 novembre 2014, il numero verde del Ministero della Salute per tutte le informazioni relative al virus ebola. Ad annunciarlo è stata Beatrice Lorenzin, che recentemente è intervenuta anche per fare il punto sui vaccini contro il virus (tema dibattuto anche dal direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità) e sull'utilità di evitare pericolosi allarmismi mediatici.

1500 è il numero verde istituito dal Ministero della Salute per rispondere a tutte le domande dei cittadini relative all'epidemia che, lo ricordiamo, rimane circoscritta in tre paesi dell'Africa Occidentale, è attivo da oggi, come annunciato dal ministro della salute in occasione dell'audizione presso il Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo su Schengen e di controllo sui flussi migratori presieduto dalla deputata Laura Ravetto (FI).

Ci abbiamo messo 20 giorni perché abbiamo dovuto formare le persone che rispondono e che sapranno dare tutte le informazioni relative al virus. Soprattutto nei primi giorni dell'epidemia abbiamo avuto decine e decine di segnalazioni false, grande timore con gli studi dei medici di famiglia presi d'assalto. Tutte paure ingiustificate ma comprensibili vista l'esposizione emotiva rispetto al virus.

Queste le parole del ministro della salute nell'annunciare la nascita del numero verde di informazioni sul virus ebola.

PDL Ministers Hold Press Conference

(p.c.)

Via | Tgcom

ISS: "La ricerca per i vaccini sta procedendo"

Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, in una lezione sull'ebola tenuta all'Università di Campobasso parla della situazione dei vaccini sperimentali.

11 novembre 2014 ore 13.45

Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, in occasione di una lezione sul virus ebola presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Campobasso è intervenuto in merito alla situazione dei vaccini in fase di sperimentazione per prevenire la malattia infettiva, sottolineando anche al momento ci sono un paio di farmaci in fase di sperimentazione umana abbastanza avanzata.

Inoltre ci sono anche dei farmaci antivirali e degli anticorpi che sono in fase di sperimentazione: l'esperto sottolinea che, comunque, ci vorrà ancora un po' di tempo, forse dei mesi, prima di riuscire ad ottenere dei risultati definitivi. Gianni Rezza, poi, aggiunge:

La ricerca sta procedendo, ma chiaramente fino a poco tempo fa il problema Ebola era un argomento di nicchia quindi non è stato affrontato con molta forza sin dall'inizio, anche perché interessava poche persone.

E in merito agli interventi degli stati e i sistemi di controllo adattati, l'esperto commenta:

Per quanto riguarda le norme da rispettare in Italia, il fatto di allertare le regioni, i porti e gli aeroporti, si sta facendo tutto il possibile. Certamente rimane un problema che è quello di dare un supporto ai paesi in cui l'epidemia si sta sviluppando, anzi sta galoppando, proprio perché se l'epidemia non si arresta lì, alla lunga si rischia di più anche nei paesi sviluppati. Ci sono paesi che si sono mossi pesantemente, in modo particolare l'Inghilterra e gli Stati Uniti. Ci sono diverse organizzazioni non governative italiane che stanno operando in loco e naturalmente fare di più è sempre meglio"

Intanto proprio dalle zone colpite arrivano buone notizie, dal momento che i nuovi casi in Liberia cominciano a rallentare: l'Oms parla di 13.500 casi di ebola nelle zone colpite dall'epidemia (si parla di 8 paesi) e 5.003 morti. Ma i casi in Liberia cominciano a calare, come sottolineato da Medici Senza Frontiere:

La curva dei casi per la prima volta da febbraio sta diminuendo in Liberia. Ma l’epidemia è tutt’altro che finita, nuovi focolai continuano a manifestarsi e in Guinea e Sierra Leone i casi sono di nuovo in aumento.

Bisogna continuare a lavorare con l'aiuto della comunità internazionale.

ebola liberia

(p.c.)

Dimesso il medico di New York

E' stato dimesso dall'ospedale di New York nel quale era ricoverato dal 23 ottobre scorso Craig Spencer, il medico statunitense che aveva contratto il virus in una delle zone più colpite e che aveva mostrato i sintomi solo una volta rientrato in patria.

11 novembre 2014 ore 10.15

E' stato dimesso il medico di New York che aveva riscontrato i sintomi del virus ebola una volta rientrato da un viaggio in Africa Occidentale. Craig Spencer era stato fortemente criticato per essersi rifiutato di mettersi in quarantena preventiva dopo il suo ritorno dalla Guinea, uno dei tre paesi colpiti dall'epidemia di ebola. Il medico 33enne, che aveva lavorato in Africa Occidentale proprio per aiutare gli operatori locali, aveva mostrato i sintomi della malattia il 23 ottobre scorso: da quel giorno si trovava ricoverato presso il Bellevue Hospital, dal quale è stato dimesso oggi.

La sua storia fece scalpore a New York, soprattutto perché rientrato dalla Guinea aveva continuato la sua vita come se nulla fosse, non osservando il periodo di quarantena preventiva e isolamento che di solito si chiede a chi rientra dalle zone più colpite. Quando manifestò i primi sintomi di ebola, le autorità dovettero rintracciare tutte le persone che erano entrate a contatto con lui: la fidanzata si trova ancora in quarantena nella loro casa.

Craig Spencer è stato curato con il farmaco sperimentale e ha ricevuto plasma da Nancy Writebol, la volontaria 59enne che ha contratto il virus in Liberia ed è stata curata negli States. L'annuncio delle sue dimissioni non è ancora ufficiale, ma è stato confermato al New York Times da due persone informate.

Intanto in Africa stop alla Coppa d'Africa da parte del Marocco: il paese ha rinunciato ad ospitare la manifestazione ed ora bisognerà decidere se cancellare del tutto l'evento o se affidarne l'organizzazione ad un altro paese, dopo che Sud Africa, Egitto, Sudan e Ghana hanno già dato il loro no come risposta.

medico di New York

(p.c.)

Via | Ansa

Beatrice Lorenzin "Per i medici di ritorno dall'Africa applicate norme Oms"

Beatrice Lorenzin sottolinea che tutti i medici italiani che faranno ritorno in patria dopo aver operato nelle zone colpite da ebola, senza aver avuto contatti a rischio, verranno trattati secondo le norme Oms.

10 novembre 2014

Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute, interviene per sottolineare il trattamento a cui saranno sottoposti tutti i medici e gli operatori di ritorno in Italia dalle zone più colpite dal virus ebola, che, lo ricordiamo con la mappa anti-panico pubblicata online nei giorni scorsi, sono Sierra Leone, Liberia, Guinea.

Coloro che non hanno avuto contatti a rischio con persone infette dal virus ebola saranno trattati secondo le norme Oms, come spiegato dal ministro italiano, sottolineando che in questo caso non ci sarà bisogno di quarantena preventiva.

Beatrice Lorenzin ricorda i protocolli che seguiranno i medici italiani di ritorno dall'Africa, dalle zone dove l'epidemia di ebola è ancora un'emergenza:

Utilizziamo solo misure precauzionali previste nei protocolli Oms, cioe' i medici dal loro rientro in Italia vengono monitorati o si automonitorizzano per i 21 giorni necessari, controllando la temperatura.

Beatrice Lorenzin

Via | Rainews

(p.c.)

Raccolta fondi su Facebook

Facebook lancia una campagna per la raccolta fondi in favore dei paesi colpiti dall'ebola: tutti insieme possiamo cercare di contenere l'epidemia che sta devastando tre paesi dell'Africa Occidentale.

07 novembre 2014

Facebook lancia la raccolta fondi per cercare di aiutare i paesi colpiti dal virus ebola: questa mattina ci siamo infatti svegliati con un piccolo box apparso in alto, sopra l'area dove aggiornare il nostro stato sul social network. Un box nel quale una mano teneva stretto un cuore con di fianco la richiesta di aiuto per poter sostenere le associazioni che operano nei territori dove l'emergenza è attualmente in atto.

Possiamo contribuire a fermare il virus Ebola. Sosteniamo le organizzazioni che lavorano in Africa occidentale per aiutarle a fermare la diffusione della malattia e a salvare vite.

Questo è il messaggio solidale apparso sul social network fondato da Mark Zuckerberg: sotto l'appello è apparso il nuovo tasto "Fai la tua donazione", accanto a quello per poter accedere alla pagina dove recuperare tutte le informazioni relative a questa campagna di solidarietà.

Sono tre gli enti ai quali si può donare: Croce Rossa Internazionale, Save the Children, Medical Corps. Il creatore di Facebook e sua moglie hanno già aderito all'iniziativa con 25 milioni di dollari e pare si stia anche prodigando per una campagna informativa che dovrà riguardare proprio i paesi colpiti dall'epidemia. Queste le sue parole:

È fondamentale tenere sotto controllo nel breve termine la diffusione di Ebola, in modo che non si diffonda ulteriormente e diventi una crisi sanitaria globale per i prossimi anni, come l'HIV o la poliomielite.

Calcolando che gli utenti di Facebook sono davvero tantissimi, ecco un modo intelligente per poter sfruttare la potenzialità e la capillarità del social network. Ne è consapevole anche Filippo Ungaro, direttore della comunicazione e delle campagne di Save the Children:

Per gli utenti di 34 paesi, tra cui l’Italia, questa sarà un modo semplice per dare il proprio contributo per sostenere le organizzazioni che stanno combattendo contro la peggiore epidemia di Ebola nella storia. Questa iniziativa ci dà la possibilità di raccogliere fondi in un momento in cui dobbiamo fare uno sforzo importante per invertire la tendenza nella diffusione del virus e fermare la malattia

Proprio l'organizzazione che si occupa di aiutare i bambini in difficoltà in tutto il mondo, sta lavorando in Guinea, Sierra Leone e Liberia formando gli operatori sanitari, gestendo i centri di cura e creando dei percorsi di sensibilizzazione e informazione, per limitare i rischi di contrarre l'ebola. In particolare sta fornendo kit di protezione e attrezzature mediche. In Sierra Leone Save the Children ha aperto il primo Centro di Trattamento per l'Ebola.

facebook-ebola

(p.c.)

Microbiologi Clinici Italiani chiedono "nuove risorse per contenere l'infezione"

06 novembre 2014

Amcli – Associazione Microbiologi Clinici Italiani, in occasione dell’Annuale Congresso, ha dichiarato che per contenere l'infezione nei tre paesi africani colpiti occorrono nuove risorse.

Ebola

L'Amcli – Associazione Microbiologi Clinici Italiani, in occasione dell'annuale congresso, è intervenuto in merito all'emergenza ebola, sottolineando come siano necessarie nuove risorse per poter contenere l'infezione nei tre paesi africani che da mesi stanno combattendo contro il virus. Paesi che, come dimostrato dalla mappa anti-panico, sono una piccolissima parte dell'immenso continente africano.

La conferma della gravità dell’epidemia da virus Ebola nei tre Paesi dell’Africa Occidentale è data dal fatto che per la prima volta, l’Onu è stata chiamata a gestire gli aiuti e l’assistenza in loco, rilevando il coordinamento precedentemente svolto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un fatto che non ha precedenti e che conferma come l’epidemia da virus Ebola abbia assunto le caratteristiche di vera e propria emergenza umanitaria, con i problemi che ne conseguono. Occorre quindi un grande sforzo sia in termini economici sia professionali ed umani, affinché si contenga la diffusione del virus e si riducano le possibilità che si espanda in altri continenti.

Questo il messaggio che è stato inviato dal Congresso di Rimini dell'Amcli, che si è espressa anche attraverso la voce di chi ha operato in quegli scenari per cercare di fermare l'ebola. Maria Rosaria Capobianchi, del comitato direttivo e Responsabile del laboratorio di virologia dell’IRCCS Spallanzani di Roma, istituto di riferimento per il nostro paese, ricorda i dati più recenti: 13mila casi, ma si ritiene che il dato sia sottovalutato. Ma è un dato che ci manda un messaggio forte e chiaro: c'è bisogno di maggiori risorse.

Fanshen Lionetto, Infettivologa presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e volontaria di Medici Senza Frontiere, racconta come si vive in quelle zone, dimostrando che c'è tanto bisogno di aiuto internazionale:

Mentre si lavora in quei Paesi, si avverte una drammatica carenza di personale sanitario, di strutture e materiali. Si fa tutto il possibile ma le necessità sono enormi. Con le strutture sanitarie locali ormai al collasso, la popolazione non ha accesso più alle cure primarie, tanto che Medici senza Frontiere, ha avviato anche una distribuzione di farmacia antimalarici.

06 novembre 2014 ore 17.40

(p.c.)

Se esistesse un vaccino lo userebbe anche chi è contrario

06 novembre 2014, ore 16:45

Se esistesse un vaccino contro l'Ebola anche chi si mostra contrario alle vaccinazioni lo userebbe. Eì' questa l'opinione di Piercarlo Salari, pediatra membro della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) e coautore della “Guida pratica alle vaccinazioni”.

Lo scenario attuale vede in campo alcuni movimenti politici e di opinione che, facendo leva sull'aspetto emotivo ma senza alcun fondamento scientifico, cercano di contrastare le vaccinazioni senza guardare ai Paesi dove alcune malattie mietono ancora parecchie vittime che invece potrebbero essere salvate

ha dichiarato il pediatra, aggiungendo:

se fosse disponibile un vaccino contro il virus Ebola, considerata la psicosi in atto, molto probabilmente gli stessi detrattori delle vaccinazioni non esiterebbero a farvi ricorso.

(s.s.)

Via | Scienza e Salute

La mappa anti-panico per limitare i costi per l’economia africana

6 novembre 2014, ore 11:45

mappa anti-panico

Sui social network negli ultimi giorni circola quella che è stata definita la mappa anti-panico per l'epidemia di ebola e che spiega a chi ancora non lo sapesse quali sono i paesi dove l'emergenza è in atto da mesi. Al momento, dopo che Senegal e Nigeria sono stati dichiarati Ebola Free dall'Oms, sono tre i paesi africani colpiti dall'epidemia del virus: si tratta di Guinea, Sierra Leone e Liberia, tre stati dell'Africa Occidentale che come dimostra questa mappa sono un'infinitesima parte del Continente Nero preso nel suo insieme.

Una mappa utile per frenare gli allarmismi e anche per cercare di limitare i danni economici che l'epidemia sta creando in Africa. L'ebola, al momento, è stata limitata dal punto di vista geografico: i casi avvenuti all'estero sono in realtà le storie di pazienti contagiati in Africa, tranne alcuni rari casi come negli Usa e in Spagna, dove l'infermiera Teresa Romero è stata dimessa in questi giorni. Ma si tratta di alcuni casi sporadici, che non devono destare troppi allarmismi o, peggio ancora, scatenare il panico.

La mappa è opera di Anthony England, un chimico dottorato al Mit, che ha lavorato in Africa Subsahariana e con questa mappa ha voluto dimostrare che in Africa il virus è circoscritto in una zona ristretta:

Spero che l'emergenza faccia capire all'Occidente ricco che non ha senso abbandonare i paesi più poveri in queste condizioni.

Il medico non ha citato il Mali e il Congo, perché nel primo paese c'è stato solo un caso e nessun altro contagiato, mentre per quello che riguarda il Congo, dove il virus è stato individuato per la prima volta negli anni Settanta, non si può parlare di epidemia. L'emergenza, oggi, è in tre paesi e l'Africa è un continente vasto e bisogna conoscere dove il virus è presente:

L'ignoranza ha molto a che fare con l'emergenza ebola.

Parole sagge quelle di Anthony England: l'allarmismo non serve a nulla, anzi, indebolisce ancora di più le già lacunose economie dei paesi colpiti, che oltre a dover fronteggiare l'emergenza medica devono fare anche i conti con i costi dell'epidemia stessa. Secondo un report di Oxfam i danni economici sarebbero ingenti:

Secondo le stime della Banca Mondiale, la diffusione del virus Ebola costerà alla Sierra Leone 163 milioni di dollari, pari al 3,3% del Pil, e alla Liberia 66 milioni, il 12% del Pil. La chiusura dei confini ha ridotto drasticamente il commercio transnazionale, mentre il lavoro agricolo è stato interrotto. Ne consegue che c’è meno cibo nei mercati locali, ed è molto più costoso.

Foto | Twitter

Via | Corriere

(p.c.)

Dimessa l'infermiera spagnola, "Il mio sangue per aiutare gli altri"

5 novembre 2014

Teresa Romero, l'infermiera spagnola contagiata dal virus mentre si prendeva cura del missionario spagnolo morto, è stata dimessa dall'ospedale, dichiarando che se il suo sangue può servire ad aiutare qualcun altro, lei è disponibile.

Teresa Romero, l'infermiera spagnola di 44 anni, prima persona contagiata da ebola in Europa, è stata dimessa oggi dall'Ospedale Carlo III-La Paz di Madrid, dopo essere completamente guarita dal virus. La donna è rimasta per 25 giorni in isolamento, dopo aver contratto la malattia in seguito all'assistenza fornita, nello stesso ospedale, a uno dei due missionari connazionali contagiati in Sierra Leone e deceduti poco dopo il ricovero nel nosocomio madrileno.

Queste le prime parole dell'infermiera, che si mette a disposizione nel caso il suo sangue possa servire a qualche altro paziente malato:

Non so cosa sia andato torto, non so neanche se ci siano stati errori. So solo che non provo rancore né ho rimproveri da fare. Per me il contagio serve a qualcosa, a investigare o trovare una vaccinazione e se io mio sangue servirà a curare un'altra persona, io sono qui.

ebola Teresa Romero

L'infermiera 44enne, accompagnata dal marito Javier Limon, lasciando l'ospedale ha sottolineato di essere ancora debole:

Ma ringrazio Dio per essere qui: se ha fatto il miracolo della mia guarigione, sicuramente si è servita dei miei compagni di lavoro.

Ovviamente la donna ha ringraziato anche il personale sanitario e medico per l'abnegazione dimostrata assistendola e per aver fatto quello che lei definisce un

miracolo, nonostante la nefasta direzione politica. Abbiamo una straordinaria sanità pubblica grazie a loro.

(p.c.)

Morto un altro medico in Sierra Leone

4 novembre 2014

Un altro medico è morto a causa del virus ebola in Sierra Leone: si tratta del quinto dottore che ha perso la vita in uno dei paesi più colpiti dall'epidemia.

In Sierra Leone un altro medico è morto a causa del virus ebola: si tratta del quinto dall'inizio dell'epidemia. Godfrey George operava come soprintendente medico presso l'ospedale pubblico di Kambia, nel nord del paese. Ha contratto il virus e purtroppo per lui non c'è stato nulla da fare. Nel paese, purtroppo, l'epidemia non sembra volersi arrestare, anzi, è ancora in crescita con i nuovi casi in aumento ad una velocità che è 9 volte maggiore rispetto a due mesi fa.

Ogni giorno si accertano 12 nuovi casi di ebola in Sierra Leone e il sistema sanitario, già precario in precedenza, è praticamente al collasso: nel 2010 il paese africano registrava solo due medici ogni 100mila persone. Numeri davvero molto bassi, che fanno capire quanto sia difficile superare la crisi e sperare che l'epidemia possa finire, come ad esempio avvenuto in Nigeria.

Anche l'Unicef denuncia la situazione, per quello che riguarda i bambini: pare che i più piccoli, purtroppo, rappresentino il 20% dei casi e per questo motivo il responsabile ebola dell'organizzazione, Peter salma, ha annunciato che in Guinea, in Liberia e in Sierra Leone si passerà da 300 a 600 operatori, per poter aiutare i bambini. 4000 piccoli sono rimasti orfani a causa dell'ebola e la situazione è molto delicata, come raccontato dal dottor Salama:

Le scuole sono chiuse, i bambini sono confinati in casa, e scoraggiati dal giocare con gli altri bambini: la morte è tutta intorno a loro.

ebola sierra leone

Via | Corriere

(p.c.)

In Sierra Leone 12 nuovi casi al giorno

3 novembre ore 20.35

L'Ong Africa Governance Initiative ha pubblicato un rapporto dal quale emerge che mentre in Liberia l'epidemia ha mostrato segni di rallentamento, in Sierra Leone, invece, i casi di ebola stanno aumentando a una velocità fino a nove volte maggiore rispetto a due mesi fa. Il peggioramento si registra soprattutto nelle aree rurali intorno alla capitale Freetown dove alla fine di ottobre si sono verificati 12 nuovi casi al giorno, mentre ai primi di settembre erano soltanto 1,3. Anche nella città di Freetown c'è stato un considerevole aumento del numero medio di casi registrati: fino a sei volte di più di due mesi fa.

Nick Thompson, direttore di Africa Governance Initiative, ha detto:

"Il governo in Sierra Leone sta facendo passi avanti aumentando l'accesso ai trattamenti di supporto e assicurando sepolture sicure e dignitose, ma non possiamo fermarci finché il virus non sarà eliminato, come dimostra l'aumento dei casi nelle regioni rurali"

Intanto in totale finora in Sierra Leone dall'inizio dell'epidemia ci sono stati 5338 casi con 1510 morti.

La Coppa d'Africa si farà

Lunedì 3 novembre 2014

La Caf, Confederazione calcistica africana ha respinto la richiesta di annullamento della Coppa d'Africa presentata dal Marocco a causa dell'emergenza ebola. La competizione dunque si svolgerà regolarmente dal 17 gennaio all'8 febbraio 2015, anche se è prevista un'altra riunione su questo argomento il prossimo 11 novembre,
Il portavoce della Caf Junior Binyam ha detto:

"Tutti i cambiamenti di date andrebbero a scapito del calendario della Caf, che ha l'obbligo di seguire quello internazionale della Fifa. Oltretutto, ci sembra che il dispositivo sanitario approntato dal Marocco per prevenire il diffondersi dell'Ebola sia sicuramente in grado di far fronte ai flussi di gente e a ogni altra evenienza prevista"

Lorenzin: "I militari Usa stanno bene"


Lunedì 3 novembre 2014

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha detto che i militari americani che si trovano in isolamento nella base Del Din di Vicenza dopo essere rientrati dalla Liberia stanno bene. Ha anche confermato che qualora qualcuno di loro dovesse risultare malato di ebola non sarebbe ricoverato allo Spallanzai di Roma, ma andrebbe in Usa e sarebbe curato lì.

Intanto oggi c'è stato un nuovo caso sospetto a Bruxelles: una persona proveniente dalla Sierra Leone si + sentita male durante il volo da Freetown al Belgio e dopo l'atterraggio è scattata la procedura di emergenza ed è stata portata all'ospedale Saint-Pierre di Bruxelles.

Identificati i geni che aiutano a sopravvivere?

2 novembre 2014

Un gruppo di ricercatori dell'Università di Washington ha identificato alcuni fattori genetici che sembrano permettere ai topi di sopravvivere al virus Ebola. Secondo i loro studi, pubblicati su Science, i sintomi dell'infezione sarebbero più gravi e potenzialmente fatali in presenza di geni che promuovono l'infiammazione dei vasi sanguigni e la morte cellulare, mentre le possibilità di sopravvivenza aumentano quando sono più attivi i geni coinvolti nella riparazione dei vasi sanguigni e nella produzione di globuli bianchi.

(si.sol.)

Via | Scienza e Salute

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