Ebola virus, ultime notizie: l'epidemia si diffonde

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2015

Guinea dichiarata libera dal virus

29 dicembre 2015

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La Guinea è stata dichiarata ufficialmente libera dal virus ebola: l'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, ha annunciato che il paese ha sconfitto il virus, che lo scorso anno ha ucciso 2500 persone. Sono trascorsi infatti i 42 giorni di osservazioni necessari per poter dichiarare il paese libero dal virus: da questo tempo non sono stati registrati nuovi casi di ebola del paese.

La Sierra Leone era già stata dichiarata virus free ufficialmente a novembre, mentre per la Liberia bisogna attendere ancora un po', visti i nuovi casi che sono stati registrati nel paese: se non dovessero riscontrarsi altri casi di ebola, a metà gennaio del 2016 anche la Liberia potrà essere dichiarata ufficialmente libera dal virus, che in tutto il mondo ha contagiato 28.660 persone.

In Guinea sono state 3800 le persone affette dal virus, per il paese considerato l'epicentro della nuova epidemia di ebola che da due anni ha sconvolto l'Africa Occidentale, con ripercussioni serie non solo per la salute, ma anche per l'economia, l'istruzione, la vita degi stessi abitanti. Proprio in Guinea era stato registrato il primo contagio, quando un bambino di due anni a Gueckedou era entrato in contatto, con tutta probabilità, con un pipistrello infetto. Ben presto il virus si è diffuso nel paese e nei due paesi confinanti, la Liberia e la Sierra Leone. In tutto i paesi che hanno registrato casi nel mondo sono stati 7.

Da questo momento inizia per i paesi colpiti dal virus e dichiarati liberi dall'ebola un periodo di osservazione speciale di altri 90 giorni.

(p.c.)

In Liberia muore un ragazzo di 15 anni

26 novembre 2015

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Torna il virus ebola in Liberia: nel paese, che era stato dichiarato libero dal virus a settembre, con un comunicato ufficiale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, è morto un ragazzo di 15 anni. Negli ultimi giorni sono stati anche registrati nuovi contagi. Mentre si aspetta in Guinea per poter dichiarare libero il paese dall'epidemia, dopo la guarigione dell'ultimo paziente, un neonato nato da mamma malata che purtroppo è morta, e mentre in Sierra Leone si festeggia per celebrare la fine dell'emergenza, ecco che in Liberia sono stati registrati tre nuovi casi.

Appena due mesi fa la Liberia festeggiava la fine della malattia e oggi sono stati dichiarati tre nuovi casi: il primo a contrarla un ragazzino di 15 anni, poi deceduto, che ha passato il virus al padre e al fratello. I medici definiscono questa come la quarta ondata.

Il padre e il fratello dell'adolescente deceduto a causa del virus ebola si trovano ricoverati. Il ragazzino era risultato positivo la settimana scorsa al primo test ed era stato immediatamente ricoverato in un centro sanitario vicino alla capitale della Liberia, Monrovia. Purtroppo, però, non ce l'ha fatta a combattere la malattia. Gli altri due pazienti colpiti dal virus si trovano ricoverati presso lo stesso centro.

Dall'inizio dell'epidemia di ebola in Liberia, che si è scatenata alla fine del 2013, sono stati registrati nel paese più di 10mila casi, con circa 4mila decessi, sugli 11mila morti in questa epidemia di ebola che ha colpito maggiormente Sierra Leone, Guinea e, appunto, Liberia.

(p.c.)

in Guinea non bisogna abbassare la guardia

23 novembre 2015

A nurse wearing a protective suit is talking to a woman suspected to have Ebola. Photo: Daniel van Moll/laif

Dopo le dimissioni dell'ultimo paziente affetto da ebola in Guinea, una bambina di appena tre settimane nata da una madre infetta che, invece, è morta, lasciandola da sola, manca poco più di un mese per poter dichiarare il paese ebola free. Ci vanno, infatti, 42 giorni dalle ultime dimissioni (avvenute il 17 novembre) per poter dichiarare vinta la battaglia contro il virus, a meno che non vengano registrati nuovi casi.

Se Sierra Leone e Liberia sono state già dichiarate libere dal virus e se la Guinea è in trepidante attesa, non bisogna comunque abbassare la guardia, come ricordato dalla Onlus SOS Villaggi dei Bambini che nel paese ha avviato un programma di assistenza alle vittime nelle aree di Conakry, Coyah, Forécariah e Nzérékoré, aiutando 1200 bambini rimasti orfani, con supporto psicologico, cibo, cure e istruzione.

Il responsabile area programmi SOS in Guinea spiega:

L’obiettivo è ora quello di accogliere i bambini, le cui famiglie sono state vittime dell’Ebola, nei nostri Villaggi SOS. Il nostro Programma di Emergenza, con la fine del contagio, continuerà e si concentrerà sull’assistenza e sul sostegno all’infanzia, nel lungo periodo, come sempre. La nostra politica di prevenzione continuerà ma la vera emergenza, ora, sono i bambini e ragazzi privi di cure.

Ovviamente non bisogna abbassare la guardia:

Non abbiamo mai ridotto le nostre misure di prevenzione e le altre procedure di sicurezza, anche quando il paese è stato dichiarato libero dall’Ebola. Fino a quando la presenza del virus si farà sentire all'interno nel nostro Paese, in Sierra Leone, in Guinea e in Costa d'Avorio non potremo abbassare la guardia. Ma siamo fiduciosi. I Programmi SOS contro l’ebola sono più avanzati ed efficaci di quelli predisposti nel 2014. Tutte le squadre di intervento sono ancora sul posto: il Ministero della salute, l'OMS e le altre organizzazioni sono ancora impegnate nell’emergenza. Il personale è ben addestrato e più organizzato nel distribuire materiale e offrire aiuto.

(p.c.)

Guarita l'ultima paziente in Guinea

19 novembre 2015

E' guarita in Guinea l'ultima paziente malata di Ebola. Si tratta di una bambina di appena 21 giorni: la piccola Nubia era ricoverata al centro trattamento ebola di Conakry di Medici Senza Frontiera. Aveva contratto il virus dalla mamma, morta dopo averla messa al mondo. La bambina, nata lo scorso 27 ottobre, è stata curata e assistita e ora è completamente guarita dalla malattia.

Laurence Sailly, coordinatore di Medici senza frontiere per l'emergenza in Guinea, racconta:

Nubia è nata da una nostra paziente, subito deceduta. Alla nascita Nubia è risultata positiva al test, ma ha risposto bene alle cure ricevute. Siamo felici che sia risultata negativa agli ultimi test, le sue condizioni stanno migliorando, ma essendo la prima neonata a guarire dall’Ebola, continuerà a ricevere supporto medico specialistico prima di tornare a casa.

E ora scatta il conto alla rovescia. Nubia è l'ultima paziente registrata di ebola e ora che è guarita, per poter dichiarare libero dal virus il suo paese, devono trascorrere 42 giorni dalla data delle dimissioni.

Il governo e le comunità hanno lavorato duramente insieme a noi per arrivare a questo risultato. Ma dobbiamo restare vigili per eventuali nuovi casi, affinché tutto ciò che abbiamo costruito non venga distrutto.

Proprio nei giorni scorsi la Sierra Leone è stata definita ebola free, dopo che erano trascorsi 42 giorni dall'ultimo caso registrato: nei tre paesi maggiormente colpiti (Guinea, Liberia e Sierra Leone) operano ancora 75 operatori internazionali di Medici Senza Frontiere e 1024 nazionali.

(p.c.)

La Sierra Leone è ebola free

07 novembre 2015

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E' stata dichiarata ufficialmente ebola free anche la Sierra Leone. Come preannunciato nei giorni scorsi, oggi l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficializzato la fine dell'epidemia del virus nel paese più colpito dell'Africa Occidentale. Dopo aver dichiarato ebola free la Guinea e la Nigeria, ora è il turno della Sierra Leone, dove da 42 giorni non è stato registrato alcun nuovo caso.

L'epidemia più grave dall'identificazione del virus in Africa Centrale nel 1976 è finalmente finita in Sierra Leone. Se in Liberia l'epidemia è finita nello scorso mese di settembre, negli ultimi tempi è salita di nuovo la preoccupazione in Guinea, paese che sembrava aver sconfitto la malattia: se proprio in questo stato era partito il focolaio nel 2013, ecco che negli ultimi tempi sono stati segnalati nuovi casi di Ebola nella regione di Forécariah, vicino al confine con la Sierra Leone.

L'annuncio della fine dell'epidemia in Sierra Leone è stato dato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ma anche da alcune onlus che operano nel paese. Ecco le parole di Gino Strada su Facebook:

Giorno di festa in SIerra Leone: oggi il Paese é stato ufficialmente dichiarato "Ebola free", questa epidemia è finita. EMERGENCY ha contribuito in modo determinante a questo risultato. Grazie a tutti coloro che lo hanno reso possibile, assumendosi responsabilità e rischi in un lavoro massacrante durato più di un anno

Gino Strada

Mentre su Emergency leggiamo:

Evviva! L’epidemia di Ebola in Sierra Leone è finita. Sono finalmente passati i fatidici 42 giorni consecutivi senza nessun nuovo caso necessari a dichiarare la fine dell’epidemia. La lotta è stata durissima, e in Sierra Leone è costata la vita a 3.955 malati e oltre 200 operatori sanitari. In questa lotta EMERGENCY è stata in prima linea. Abbiamo aperto due centri per la cura dei malati a Goderich e a Lakka, abbiamo allestito una terapia intensiva, unica in Africa occidentale per i malati di Ebola, abbiamo lavorato per prevenire il contagio nella popolazione del villaggio di Waterloo, abbiamo continuato a lavorare nel Centro chirurgico e pediatrico di Goderich, mentre gli ospedali locali chiudevano per la paura del contagio. GRAZIE a tutti gli Ebola fighters. GRAZIE a tutti i nostri colleghi che hanno lavorato senza mai arrendersi, neanche nei momenti peggiori. E GRAZIE a tutti voi che ci avete sostenuto!

(p.c.)

Presto sarà dichiarata finita l'emergenza in Sierra Leone

05 novembre 2015

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Buone notizie arrivano dalla Sierra Leone: molto presto anche il paese più colpito dall'epidemia di ebola sarà dichiarato libero dal virus. Se non verranno registrati altri casi entro sabato prossimo, infatti, anche la Sierra Leone sarà dichiarata Ebola Free, come sottolineato dal Ministero della Salute locale, anche se l'ultima parola spetta all'Organizzazione Mondiale della Sanità, che anche per Guinea e Liberia ha sancito tempo fa l'importante traguardo.

L'epidemia di ebola è davvero giunta alla fine? Sono stati 30mila i contagi e 11mila i morti e al momento la situazione è rientrata nella normalità. Nessun nuovo caso è stato segnalato alle autorità competenti, tanto che sul sito del Nerc, il National Ebola Response Centre, c'è addirittura il conto alla rovescia per sabato 7 novembre 2015, data nella quale, se tutto procede come in questi giorni, la Sierra Leone verrà dichiarata Ebola Free.

A raccontarlo è anche don Dante Carraro, direttore del Cuamm, che ha raccontato che l'ultimo caso registrato risale a 42 giorni fa, il doppio del periodo di incubazione del virus. Lui racconta così l'epidemia:

E' stata un’ecatombe. In Uganda, nel 2000, registrò trecento casi. Un virus simile, nel 2005 in Angola, ne registrò 750. E adesso in Sierra Leone, solo in Sierra Leone, ce ne sono stati più di 14mila.

E poi aggiunge

I focolai iniziarono in Guinea, ma la malattia, che cammina con le persone, esplose in Liberia. Da lì arrivò in Sierra Leone, e primo fra tutti al distretto dove erano e sono tutt’ora i nostri medici.

A settembre del 2014 il culmine:

Gli ospedali hanno chiuso uno dopo l’altro perché gli operatori si ammalavano, avevano paura, si rifiutavano di andare a lavoro. Così, ai morti per Ebola, si sommavano i morti per mancanza di cure.

Poi l'organizzazione, l'intervento (finalmente, anche se in ritardo) della comunità internazionale per cercare di arginare quella che è stata la più dura epidemia di ebola. Epidemia che, forse, sta per volgere al termine.

(p.c.)

La terapia del paziente zero svelata dallo Spallanzani

26 ottobre 2015

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Come è stato curato il paziente zero di ebola in Italia? Lo svela il team dell'Inmi Spallanzani di Roma che ha avuto in cura Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency che per primo nel nostro paese è stato contagiato dal virus, durante il lavoro in Sierra Leone con la ONG di Gino Strada. La terapia messa in atto nei 39 giorni di ricovero del primo paziente italiano affetto dal virus è stata pubblicata sulla rivista BMC Infectious Diseases.

Gli specialisti spiegano tutto il lavoro e le collaborazioni scientifiche o di solidarietà umana che si "nascondono" dietro la guarigione di Pulvirenti, sottolineando che

ha avuto sicuramente la ventilazione meccanica, che ha permesso le ripresa delle funzioni respiratorie e la terapia antimalarica somministrata anche se non c'era rilevanza della presenza.

Secondo loro tutti i malati di ebola dovrebbero poter avere accesso alla ventilazione meccanica, così come la terapia antimalarica, da usare anche in via precauzionale come altri farmaci contro le infezioni. Per quello che riguarda i trattamenti sperimentali contro il virus (allo Spallanzani sono stati usati plasma di convalescente, favipiravir, anticorpi monoclonali ZMab e melanocotina), gli esperti sottolineano che necessitano di ulteriori ricerche.

Il lavoro pubblicato sulla rivista riporta anche l'elenco degli organismi, delle istituzioni, dei produttori di farmaci, delle agenzie di trasporto che si sono prodigati in Italia e all'estero per la fornitura e il trasporto dei medicinali necessari per la terapia del paziente zero, così come del secondo malato italiano di ebola, l'infermiere di Emergency Stefano Marongiu, curato sempre allo Spallanzani tra maggio e giugno scorso.

(p.c.)

Via | Facebook dell'Ospedale Spallanzani

Confermato in Liberia un caso di trasmissione sessuale

22 Ottobre 2015

In Liberia una donna ha contratto l'Ebola attraverso un rapporto sessuale non protetto con un uomo che aveva sconfitto il virus 6 mesi prima. A certificarlo sono i risultati di test genetici pubblicati sul New England Journal of Medicine.

La donna si è ammalata nello scorso mese di marzo, quando la Liberia e stata dichiarata libera dal virus da orma 30 giorni. Lo sperma dell'uomo con ci ama avuto rapporti è risultato positivo al virus, e la sequenza del materiale genetico dell'Ebola isolato nella donna è risultato molto simile a quella del virus presente nello sperma dell'uomo. Non solo, anche il virus ritrovato nel fratello dell'uomo aveva tratti simili a questi due microbi.

Fino ad oggi il caso in cui il virus sembrava essere resistito più a lungo è quello di un uomo nel cui seme è stato ritrovato il microbo dopo 82 giorni. I risultati di questo studio e quelli di un'altra analisi pubblicata sulla stessa rivista, che ha rilevato la presenza del virus nello sperma anche 9 mesi dopo la guarigione, suggeriscono che l'Ebola potrebbe permanere nell'organismo molto più a lungo.

Gli esperti invitano di evitare un allarme eccessivo.

La trasmissione sessuale rimane un evento raro

si legge sulle pagine del New England Journal of Medicine.

Se fosse un importante mezzo di propagazione della malattia, avremmo visto molti casi fino ad ora (...) Sono stati riportati meno di 20 sospette infezioni sessualmente trasmesse.

(s.s.)

Via | The New England Journal of Medicine

L'infermiera scozzese guarita è in gravi condizioni

15 ottobre 2015

E' in gravi condizioni l'infermiera scozzese ricoverata in ospedale a Londra nei giorni scorsi per delle complicanze tardive del virus ebola. La donna era stata colpita dal virus a dicembre 2014, dopo essere rientrata dalla Sierra Leone, dove aveva lavorato presso il centro medico di Save the Children a Kerry Town. Dopo un mese di trattamento presso il nosocomio della capitale inglese, l'infermiera era stata dichiarata guarita. Ma nei giorni scorsi una ricaduta ed ora il ricovero in isolamento presso la stessa struttura che l'aveva curata a inizio anno.

Secondo quanto riferito, le condizioni di salute di Pauline Cafferkey si sarebbero ulteriormente aggravate nelle ultime ore. Il Royal Free Hospital di Londra dove è ricoverata da venerdì scorso lo ha annunciato in un comunicato:

Ci rattrista annunciare che le condizioni di Pauline Cafferkey si sono deterioriate e che ora la donna è gravemente malata. È in cura per l’Ebola nell’unità di isolamento ad alto livello del Royal free hospital.

Grande preoccupazione, dunque, per la donna, ma anche per le persone che hanno avuto contatti con lei: si parla di 58 persone, 40 delle quali potrebbero ricevere a titolo precauzionale delle dosi di vaccino. 25 di queste persone hanno accettato la proposta, mentre altre 15 lo hanno rifiutato o non possono riceverlo perché non sono in condizioni di salute tali da poterlo ricevere.

(p.c.)

Via | Corriere

L'infermiera scozzese guarita è di nuovo in quarantena

12 ottobre 2015

ebola infermiera spagnola contagio

Si trova di nuovo in quarantena Pauline Cafferkey, l'infermiera scozzese che aveva contratto il virus dell'ebola in Sierra Leone e che era stata curata e risultava guarita. La donna è stata nuovamente ricoverata in isolamento a Londra, dopo alcune complicanze che sono insorte tardivamente, come riportato dalla stampa inglese: l'operatrice sanitaria 39enne si trova ricoverata presso il Royal Free Hospital di Londra.

A inizio 2015 la donna era stata ricoverata per un mese nella struttura londinese, dopo che era risultata positiva al virus dell'ebola: la donna aveva lavorato in Sierra Leone e proprio qui aveva contratto il virus. L'infermiera scozzese era stata poi curata e, dopo i vari trattamenti ai quali era stata sottoposta, era stata dichiarata ufficialmente guarita. Ma qualcosa non è andato come doveva andare.

Martedì scorso, come riportato dal Greater Glasgow and Clyde (Nhsggc) del Nhs, l'infermiera scozzese era stata ricoverata in un ospedale di Glasgow, perché lamentava dei disturbi. Dopo qualche giorno è stata trasferita presso l'ospedale londinese dove era già stata curata a inizio anno.

Emilia Crighton, direttore della Sanità pubblica del Nhsggc a Glasgow, spiega:

Le condizioni di Pauline sono una complicanza della precedente infezione con il virus dell'Ebola. Il rischio per il pubblico è molto basso. In linea con le procedure standard in casi come questo abbiamo individuato un piccolo numero di persone entrate in stretto contatto con Pauline che saranno seguite a scopo precauzionale.

(p.c.)

Via | Adnkronos

La prima settimana senza nuovi contagi

08 ottobre 2015

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Non succedeva dal marzo del 2014: la settimana scorsa, secondo i dati resi noti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'OMS, non sono stati accertati nuovi casi di ebola. La settimana scorsa è stata la prima senza nuovi contagi nell'ultimo anno e mezzo, una buona notizia, visto che il virus ha rallentato la sua corsa, ma non è ancora stato completamente debellato in Africa Occidentale.

Nell'ultimo rapporto sull'epidemia di virus ebola, ancora in corso in alcune zone dell'Africa Occidentale, l'Organizzazione Mondiale della Sanità rivela:

Nessun caso confermato del virus ebola è stato segnalato nella settimana fino al 4 ottobre.

Si tratta di un'ottima notizia e di una speranza in più per la completa scomparsa della malattia, anche se si tratta solo di 7 giorni senza nuovi casi. Per poter dichiarare un paese libero dal virus, infatti, come ben sappiamo, è necessario attendere almeno 42 giorni dall'ultimo caso accertato, vale a dire il periodo di incubazione massima di un virus che ha mietuto moltissime vittime e contagiato numerose persone.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità, già nelle settimane precedenti, aveva parlato di una situazione tornata sotto controllo, dopo il caso della morte di una donna che aveva portato le autorità locali a optare per la quarantena preventiva di un villaggio intero, per possibili contatti con la paziente morta per ebola. Gli ultimi casi accertati, meno di 10, sono stati segnalati in alcune zone circoscritte della Guinea Occidentale e in Sierra Leone, i due paesi che hanno pagato il tributo più grande a questa epidemia, insieme alla Liberia, libera dal virus ormai da tempo.

(p.c.)

Via | Askanews

Al via la sperimentazione del vaccino in Sierra Leone

07 ottobre 2015

In Sierra Leone, uno dei paesi più colpiti dal virus ebola e che ancora deve fare i conti con un'epidemia che non si riesce a debellare completamente, verrà presto avviata la sperimentazione sull'uomo del vaccino che è stato messo a punto da Janssen per l'immunizzazione preventiva contro la malattia. Ludo Lauwers, senior vice president, site management della Janssen, ramo farmaceutico della Johnson & Johnson, ha annunciato l'avvio della sperimentazione in occasione di una conferenza stampa a Val de Reuil, in Francia, sede dei laboratori di ricerca dell'azienda.

L'avvio della fase di studio su sicurezza e tollerabilità della vaccinazione contro il virus per il quale non esiste ancora una cura inizierà molto presto: il vaccino si basa sul metodo muldi-dosi, utilizzato anche per la poliomielite. Consiste nell'associazione di due vaccini che vengono somministrati a distanza. La prima somministrazione prepara il sistema immunitario, mentre la seconda lo potenzia.

La formula di questo vaccino è risultata dalla combinazione tra un vaccino di Janssen ed uno di Bavarian Nordic, azienda con sede in Danimarca: un vaccino scoperto un programma di ricerca in collaborazione con il National Institutes of Health (NIH), agenzia del Dipartimento della Salute degli Usa. Gli studi preclinici fanno ben sperare nell'efficacia di questo vaccino, in particolare per il ceppo Kikwit Zaire, molto simile a quello dell'ultima epidemia di ebola in Africa.

Il vaccino fa ben sperare contro una malattia che in poco più di un anno (i dati sono relativi alla fine del mese di settembre 2015) ha causato la morte di 11.300 persone, con 28.100 persone infettate dal virus ebola, in particolare in Guinea, Liberia e Sierra Leone. Sono 500 gli operatori sanitari morti e oggi la velocità di trasmissione del virus e al punto più basso, ma focolai futuri sono comunque possibili e, secondo gli esperti, è meglio essere preparati.

(p.c.)

Via | Ansa

L'infografica della malattia dal 1976 a oggi

22 settembre 2015

Ebola virus infografica

Come sono cambiate le epidemie del virus ebola dal 1976 a oggi? I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno realizzato questa infografica che ci spiega l'evoluzione della malattia e la storia dei focolai infettivi del virus, dal settembre del 1976, data nella quale il virus è stato scoperto per la prima volta da un medico belga in servizio in Zaire, l'attuale Repubblica Democratica del Congo, e studiato da Peter Piot, giovane microbiologo di 27 anni.

Il virus venne scoperto per la prima volta nel sangue di una suora morta per una malattia misteriosa, che stava seminando la morte in un piccolissimo villaggio. e' un virus nuovo, mai visto prima, tanto che i ricercatori partono dall'Institute of Tropical Medicine di Antwerp, in Belgio, alla volta dell'attuale Congo, per arrivare a Yambuku, un piccolo villaggio con un ospedale religioso dove moltissime persone sono morte di una grave forma di febbre emorragica. 280 le vittime, il 90% dei contagiati e i ricercatori battezzano il virus ebola, dal nome di un fiume che scorre poco lontano.

Se quel focolaio epidemico venne pian piano spento, bruciando cadaveri e oggetti, ecco che oggi ebola fa ancora paura: fino ad oggi il record di pazienti contagiati era stato stabilito nel 2000 in Uganda, con 425 persone contagiate e 224 morti. Poi l'ultima epidemia del 2014, in corso ancora oggi, che ha colpito 28.300 persone, causando la morte di 11.308 pazienti colpiti dal virus.

Un'epidemia che non è ancora stata debellata, con un virus che dalla sua scoperta a oggi è cambiato e ha ucciso moltissime persone. E ancora ufficialmente non c'è un vaccino o una cura per chi viene colpito!

(p.c.)

Via | Mangialibri

16enne muore in Sierra Leone, 700 persone in quarantena

16 settembre 2015

L'ebola torna a fare paura in Sierra Leone. Dopo la morte di una donna, una commessa, avvenuta alla fine del mese di agosto e la decisione di mettere in quarantena praticamente un intero villaggio, oggi la notizia di un nuovo decesso nel paese che sperava di potersi dire libero dall'epidemia che nell'ultimo anno ha mietuto moltissime vittime, soprattutto Africa Occidentale e in particolare in Sierra Leone, Guinea e Liberia.

La nuova vittima è una ragazza di 16 anni e quello che è più preoccupante è che la giovane non ha avuto apparentemente alcun contatto con il focolaio dell'infezione ancora attivo e circoscritto dalle autorità sanitarie della Sierra Leone in una provincia del paese. In pratica la ragazza non avrebbe avuto contatti con la donna morta alla fine del mese di agosto e questo getta un nuovo allarme e preoccupazione in merito all'origine di quel contagio mortale.

Secondo quanto riportato dalle autorità sanitarie della Sierra Leone la ragazza è risultata positiva al test del virus ed è poi morta morta presso il centro dell'International Medical Corps della città di Makeni, nella provincia di Bombali, nel nord del paese, al confine con la Guinea. In un comunicato emesso dal Centro nazionale di lotta all'Ebola l'ultimo caso in questa provincia risale a ben sei mesi fa.

Il centro ha poi sottolineato la delusione per la notizia del decesso in una zona del paese che da tempo ormai era libera dal virus, ma ha anche aggiunto che sono già state messe in atto tutte le misure per poter affrontare questo nuovo caso, prevedendo nuove misure di quarantena per tutte le persone che sono venute a contatto con la giovanissima vittima del virus ebola.

(p.c.)

Vaccini sperimentali nel villaggio in quarantena in Sierra Leone

08 settembre 2015

Nel villaggio posto in quarantena in Sierra Leone, dopo il decesso di una donna che è risultata, purtroppo, positiva al virus ebola, sono arrivate delle dosi dei vaccini sperimentali inviati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta del villaggio di Sellu Kafta, nel distretto di Kambia, un viallaggio nel nord della Sierra Leone, paese che pensava di essere uscito dall'epidemia, fino al giorno in cui, a fine agosto, è stato registrato un decesso per ebola, mentre nel fine settimana scorso è stato accertato un nuovo caso.

La campagna di vaccinazione è iniziata venerdì scorso nel villaggio di Sellu Kafta, che conta mille abitanti: è un villaggio poco distante dal confine con la Guinea ed è in quarantena da quando il 28 agosto scorso una donna, una commerciante, è morta per ebola. Il secondo caso registrato nel paese e collegato alla donna deceduta risale a pochi giorni fa: è il nipote della paziente morta a fine agosto.

Era quasi un mese che non si riscontravano nuovi casi, ma la Sierra Leone non può dirsi libera dal virus se non passano 42 giorni dall'ultimo caso. L'epidemia, che dal dicembre 2013 ha provocato almeno 11.300 morti, soprattutto in Liberia, Sierra Leone e Guinea, i tre paesi dell'Africa Occidentale maggiormente colpiti, non accenna ad arrendersi, come dichiarato dal presidente del paese africano, Ernest Koroma:

Questo episodio conferma che ebola è ancora qui e che dobbiamo rispettare le misure di precauzione indicate dalle autorità sanitarie.

(p.c.)

Via | Misna

Nuovo caso di ebola in Sierra Leone: scatta la quarantena

02 settembre 2015

ebola

Non c'è pace in Sierra Leone. Dopo avervi dato la buona notizia che l'ultimo paziente affetto dal virus ebolaera guarito ed era stato dimesso e avervi raccontato della storia della prima persona guarita nel paese, oggi mamma di un bambino, ecco che lo stato africano non può ancora dirsi libero dall'epidemia che nell'ultimo anno ha mietuto moltissime vittime in Sierra Leone, Guinea e Liberia.

In Sierra Leone il virus ebola ha colpito di nuovo: nel nord del paese cinquanta persone sono state sottoposte a quarantena dopo la morte di una donna che è risultata positiva al viru. L'annuncio della quarantena è stata data dalle autorità locali, che stanno cercando di scovare l'origine del contagio, isolando tutte le persone che sono venute a contatto con la paziente morta.

Le persone sono state isolate a Sella Kafta, nella regione di Kambia nel nord ovest della Sierra Leone, e, purtroppo, sono considerate ad alto rischio, perché hanno avuto contatti diretti con la donna, una commessa, morta il 28 agosto scorso in questo piccolo villaggio.

Ibrahim Sesay, capo della cellula di crisi del Centro nazionale di controllo dell'Ebola (Nerc), spiega:

Noi effettuiamo un'inchiesta epidemiologica per stabilire l'origine del contagio. Ciò che noi finora sappiamo, è che questa donna deceduta è stata malata tra i cinque e i dieci giorni senza che nessuno la segnalasse.

E la mancata segnalazione al servizio di allerta anti ebola potrebbe essere stata una mossa sbagliatissima nella lotta al virus nel paese.

(p.c.)

Diventata mamma la prima sopravvissuta in Sierra Leone

31 agosto 2015


Qualche volta per quello che riguarda ebola riusciamo anche a dare una bella notizia. Oggi vi vogliamo raccontare la storia di Victoria Yillia, una ragazza di 20 anni che è un simbolo in Sierra Leone, il suo paese d'origine Lei è l'unica sopravvissuta della sua famiglia, gravemente colpita dall'epidemia del virus ebola, ed è anche la prima persona sopravvissuta al virus nel paese africano. La donna, che contrasse il virus nel 2014 a causa di un'infermiera malata che l'aveva curata, aveva in quell'occasione perso un bambino e tornata a casa aveva scoperto che il virus aveva ucciso i genitori, tre sorelle e la nonna.

Nel mese di giugno la donna era stata ricevuta dal presidente della Sierra Leone proprio perché è stata la prima donna del paese a sconfiggere il virus. E oggi è diventata mamma di un bambino di due chili e 800 grammi che lei ha voluto chiamare Barnabas, nome biblico che vuol dire "figlio del conforto e della consolazione". Lei è una delle poche pazienti di ebola che è riuscita a partorire un figlio vivo e sano.

Elizabeth Kamara, vice caposala dell'ospedale di Kenema dove la donna ha partorito, ha affermato che il suo caso è molto strano, dal momento che molte pazienti rimaste incinta dopo ebola hanno avuto aborti o hanno visto nascere i loro bambini senza vita.

Barnabas, invece, sta bene e anche la sua mamma sta bene. Lo può allattare al seno, dopo che i medici le hanno detto che può farlo, perché non ci sono tracce del virus nel latte materno.

(p.c.)

Via | Ansa

Dimesso l'ultimo paziente in Sierra Leone

26 agosto 2015

In Sierra Leone è stato dimesso l'ultimo paziente affetto da ebola. Si tratta di una donna, Adama Sankoh, l'ultima paziente affetta dalla malattia nel paese africano dove da due settimane non si registrano nuovi casi. Ovviamente a Makeni, in Sierra Leone dove la malata era ricoverata e dove è stata curata, è stato un giorno di festa, che ha coinvolto non solo il personale sanitario, ma anche la gente comune.

Alla cerimonia era presente anche il presidente Ernst Bai Koroma, che ha voluto esserci a tutti i costi per poter celebrare quello che lui ha definito come "l'inizio della fine di ebola". Prima di "cantar vittoria", però, bisognerà aspettare i canonici 42 giorni senza nuovi contagi, quelli imposti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità dal giorno della dimissione dell'ultimo paziente per poter dichiarare finita l'epidemia.

In Sierra Leone, infatti, ci sono ancora 28 persone in quarantena e sotto osservazione: i sanitari dovranno monitorare le loro condizioni di salute fino alla fine della settimana, ma al momento tutto fa ben sperare, dal momento che per nessuno di loro c'è una diagnosi di malattia e i pazienti non presentano nessuno dei sintomi della patologia.

Il presidente della Sierra Leone, consegnando alla donna un certificato durante i grandi festeggiamenti, ha poi aggiunto:

Speriamo che possa tornare alla sua comunità e alla sua vita.

Se davvero Adama Sankoh è l'ultima paziente malata di ebola in Sierra Leone, presto il paese, proprio come ha già fatto la Liberia, potrà annunciare al mondo intero di aver sconfitto il virus ebola. Diversa, purtroppo, la situazione in Guinea, dove vengono registrati ancora nuovi casi.

(p.c.)

Il vaccino funziona

01 agosto 2015

E' efficace nel 100% dei casi il vaccino contro l'Ebola in sperimentazione in Guinea. O almeno è questo quanto sembrano suggerire i dati intermedi dello studio di Fase III in corso nel Paese africano. Ad annunciarlo è l'Organizzazione Mondiale della Sanità, informando che secondo il Data and Safety Monitoring Board, il team di esperti internazionali che ha analizzato i dati ad oggi disponibili, la sperimentazione deve essere proseguita.

Anche se fino ad oggi il vaccino ha mostrato un'efficacia del 100% sui singoli individui, sono necessarie ulteriori prove della sua capacità di proteggere intere popolazioni. Per questo le autorità guineane hanno approvato la prosecuzione della sperimentazione iniziata lo scorso 23 marzo. Nel frattempo i risultati intermedi dello studio sono stati pubblicati su Lancet.

Il metodo di vaccinazione “ad anello” adottato per la sperimentazione del vaccino è basato sulla strategia di eradicazione del vaiolo

ha spiegato John-Arne Røttingen, direttore della Divisione di Controllo delle Malattie Infettive del Norwegian Institute of Public Health.

L'idea è che vaccinando tutte le persone che vaccinando tutte le persone che entrano in contatto con un individuo infettato si creano un “anello” protettivo e si impedisce al virus di diffondersi ulteriormente.

Quella che si può ottenere in questo modo è la cosiddetta “immunità di massa”, e la prosecuzione dello studio di Fase III permetterà proprio di verificare se oltre a proteggere i singoli individui il vaccino riesce a instaurare questa protezione a livello di popolazione.

In parallelo con la vaccinazione ad anello stiamo anche conducendo una sperimentazione dello stesso vaccino sui lavoratori in prima linea

ha aggiunto Bertrand Draguez, direttore medico di Medici senza Frontiere.

Queste persone hanno lavorato instancabilmente e hanno messo la loro vita a rischio tutti i giorni per prendersi cura dei malati. Se il vaccino è efficace, stiamo già proteggendo anche loro dal virus.

Con un'efficacia del genere tutte le Nazioni colpite dovrebbero immediatamente iniziare vaccinazioni ad anello multiple per spezzare la catena di trasmissione e vaccinare tutti i lavoratori in prima linea per proteggerli.

(s.s.)

Via | Oms

"E-bola", in un film la storia dei ricercatori che combattono il virus

17 luglio 2015

"E-bola" è il nuovo film, tutto italiano, che trae ispirazione dalle vicende di cronaca legate all'epidemia di ebola, che è ancora in corso, purtroppo, in Africa Occidentale. Il film, che fa parte di un progetto di Consulcesi Club, comprende anche delle parti realizzate dagli attori per la formazione del personale sanitario.

Presentato in anteprima mondiale a Roma, nella sede del Ministero della Salute, il film "E-bola" racconta la storia di sei ricercatori provenienti da tutto il mondo che si adoperano per trovare un vaccino contro il virus e si trovano a dover combattere l'epidemia. Tra le storie che hanno ispirato il film, c'è quella di Fabrizio Pulvirenti, il primo paziente italiano che si è ammalato del virus.

Paolo Bernardini, Melanie Gerren, Valentina Izumì, Silvia Mazzotta, Robin Mugnaini e Benjamin Stender interpretano i ricercatori, diretti dal regista Christian Marazziti:

Abbiamo lavorato insieme a un team di ricercatori e medici per cercare di essere perfetti dal punto di vista scientifico, ma grazie al lavoro degli attori siamo riusciti ad ottenere anche una storia molto bella, piena di sentimento e di tensione drammatica.

Questi video saranno utili per la formazione degli operatori che devono fronteggiare l'epidemia e saranno a disposizione gratuitamente di tutti gli operatori sanitari del mondo che li chiederanno, come sottolineato da Massimo Tortorella, CEO di Consulcesi Group.

Con questa pellicola abbiamo sperimentato un nuovo modo di formare, interessando l'operatore sanitario insieme al grande pubblico. Questo è il primo di una serie di progetti che stiamo realizzando, fra cui uno sui vaccini.

(p.c.)

Via | Ansa

La risposta dell'OMS all'Ebola Interim Assessment Panel report

07 luglio 2015 - ore 15.30

L'Organizzazione Mondiale della Sanità risponde all'Ebola Interim Assessment Panel Report: ringraziando coloro che hanno lavorato per questa revisione rapida, per la loro analisi e le loro raccomandazioni, l'OMS ricorda che i membri del panel hanno diviso la loro revisione e le loro raccomandazioni in tre aree, vale a dire il Regolamento Sanitario, la capacità di risposta di emergenza sanitaria dell'OMS e il suo ruolo e la sua cooperazione con sistemi di salute e umanitari più ampi.

L'epidemia di ebola è ancora in corso, con nuovi casi registrati anche nei paesi e nelle zone che erano state decretate libere dal virus. Secondo l'Organizzazione ci vorranno ancora molti mesi per porre fine all'epidemia e per evitare che si possa diffondere anche in altri paesi.

Regolamento Sanitario Internazionale

Nel mese di agosto 2015, il Direttore Generale interverrà per visionare le raccomandazioni del comitato di revisione e per discuterne con gli stati membro: si parlerà anche dell'idea di creare un livello intermedio di allerta per lanciare l'allarme prima di un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale.

Capacità di risposta alle emergenze sanitarie

Gli esperti hanno ribadito la necessità di un programma unificato per le emergenze sanitarie. OMS si sta già muovendo su alcune raccomandazioni del gruppo, come lo sfiluppo di una task forse per le emergenze globali e un fondo di emergenza per disporre delle risorse per poter dare una prima e rapida risposta.

Il ruolo dell'OMS e la cooperazione

L'epidemia di ebola ha evidenziato la separazione dei diversi attori protagonisti nella risposta all'emergenza. I futuri interventi dovranno essere integrati e coordinati.

(p.c.)

Nuovi casi in Sierra Leone e in Liberia

07 luglio 2015 - ore 08.00

operatore-sanitario-ebola

L'ebola è tornato in Sierra Leone e in Liberia. Dopo la pausa di maggio, che aveva fatto ben sperare sulla fine di questa epidemia che dall'estate scorsa ha mietuto moltissime vittime, nuovi casi sono stati registrati nei due paesi africani. In Sierra Leone la situazione sarebbe nuovamente grave, come sottolineato dal missionario Fr. Luca Perletti appena rientrato dal paese, in un'intervista all'Agenzia Fides:

Purtroppo non sembra esserci fine a questa tragedia. In Sierra Leone la situazione Ebola è peggio che in Liberia. Dopo una pausa registrata verso maggio, in cui i casi erano scesi a zero, c'è stata una ripresa del virus, con una media di 2-3 contagi al giorno in particolare in tre zone del Paese: Freetown, Kambia e Port Loko.

Ma non è solo la Sierra Leone a dover fare i conti con il ritorno del virus, con 8 nuovi casi, dal momento che anche in Liberia, ebola free ormai da tempo, negli ultimi giorni sono stati registrati nuovi casi. Il primo luglio è stato confermato un secondo casa di ebola, dopo l'annuncio delle autorità sul ritorno del virus nel paese. Virus che era stato dichiarato debellato il 9 maggio scorso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo che non si erano registrati nuovi contagi nei 42 giorni precedenti.

Due nuovi casi sono già stati confermati, ma le autorità portano avanti altri accertamenti per altri casi sospetti. Il 28 giugno scorso un ragazzo è morto per il virus e ora si cerca di individuare tutte le persone che hanno avuto contatti con il paziente.

Anche in Guinea sono stati registrati nuovi casi: si parla di 12 pazienti affetti da ebola.

(p.c.)

Via | Ansa e Internazionale

Caso sospetto in Umbria, negativo il primo test

29 giugno 2015

Nuovo caso sospetto di ebola ricoverato allo Spallanzani di Roma: si tratta di un professionista che da poco ha fatto rientro in Italia dalla Sierra Leone. Ricoverato all'ospedale di Perugia, per febbre e cefalea molto forte, la persona è stata trasferita presso l'ospedale romano, con tutte le precauzioni del caso.

Tutte le procedure previste sono già state attivate e il primo test per il virus ebola è risultato negativo. Bisognerà aspettare, però, altre 48 ore per poter capire se si tratta davvero di ebola o se il paziente non è stato contagiato dal virus. La notizia del risultato negativo del primo test eseguito allo Spallanzani di Roma è stata data dal dottor di Candilo della struttura malattie infettive del S.Maria della Misericordia in contatto con la struttura romana, attraverso un comunicato dell'ufficio stampa dell'Azienda Ospedaliera di Perugia.

Nelle prossime ore il test verrà ripetuto e sono in corso anche altri controlli, per capire se possa trattarsi di un'altra patologia, come ad esempio la malaria.

Via | Rainews

(p.c.)

Due nuovi casi in Sierra Leone

24 giugno 2015

ebola emergency

Due nuovi casi in Sierra Leone e le autorità locali temono molti contagi. Dopo settimane nei quali la città di Freetown non registrava nessun nuovo contagio, ecco che due persone sono risultate positive al virus ebola: i due pazienti abitano in zone densamente popolate della capitale africana e per questo le autorità temono che i contagi, che si sono verificati in uno slum, potrebbero essere molti. Inoltre, il Centro Nazionale Ebola ha riferito che i locali per la quarantena di Freetown sono stati chiusi.

Se si teme per una nuova ondata di contagi in Sierra Leone e mentre la FAO racconta della piccola ripresa in Guinea (paese dove l'agricoltura è stata messa a dura prova dall'epidemia di ebola), ecco che dalla Corea del Nord arriva un annuncio davvero molto particolare: l'agenzia di stato nordcoreana ha lanciato una notizia che nel mondo scientifico è stata accolta con un comprensibile grado di scetticismo, dal momento che il paese ha annunciato di aver trovato un farmaco per curare Aids, Ebola, Mers e anche alcune forme di cancro.

Il regime di Kim Jong-Un avrebbe scoperto un farmaco creato con il ginseng e altre sostanze segrete che, a detta dell'agenzia di stato, sarebbe proprio miracoloso. Si chiama Kumdang-2 e viene somministrato con iniezioni: pare sia stato testato in Africa su pazienti affetti dal virus HIV e pare che abbia permesso notevoli miglioramenti, con una guarigione completa nel 56% dei casi.

Il dottor Jon Sung Hun, a capo del progetto, spiega:

Previene differenti patologie. Virus come la Sars, Ebola o la Mers sono collegate al sistema immunitario e possono essere agevolmente trattate con la somministrazione di Kumdang-2, che è un valido immuno-attivatore.

(p.c.)

Dimesso Stefano Marongiu, l'infermiere di Emergency

10 giugno 2015

Stefano Marongiu

E' guarito l'infermiere di Emergency colpito dal virus ebola mentre operava con la ONG in Sierra Leone. A mezzogiorno di oggi, presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, è iniziata la conferenza stampa che ha annunciato il secondo successo per l'ospedale ialiano: dopo aver curato Fabrizio Pulvirenti, ricoverato lo scorso inverno e guarito dopo settimane di terapie sperimentali, ecco che anche Stefano Marongiu, colpito dal virus n Sierra Leone, è guarito ed è stato dimesso dal nosocomio.

Queste le parole di un emozionato Stefano Marongiu, che è intervenuto con le lacrime agli occhi:

Adesso conosco tante cose che non sapevo e conosco in questo momento. Questo coinvolgimento internazionale che è commovente. Io spesso come infermiere mi sono sentito dire: se io sono qui, oggi mi sento di dire grazie a tutti coloro che hanno reso possibile la mia guarigione. Devo dire grazie a un'Italia fatta di persone che è stata coesa e ha lavorato di un'equipe. Devo dire grazie alla comunità internazionale. Ringrazio l'Unità di Crisi e le autorità della Sardegna. Ringrazio il ministro della Difesa e l'aeronautica militare per come ha gestito il mio trasferimento. Ringrazio il Ministro della Salute e l'Aifaa per aver fatto arrivare i farmaci prima del mio arrivo a Roma. E ringrazio tutto lo staff dello Spallanzani, che si è dimostrata ancora una volta un'eccellenza.

Stefano ringrazia anche Emergency per avergli dato gli strumenti necessari per poter riconoscere quello che stava succedendo e per poter evitare che potesse capitare a terzi. L'infermiere ha ringraziato la sua famiglia e gli amici che gli sono sempre stati accanto.

Se oggi io sto bene e sto veramente bene, il merito è tutto vostro, di questa macchina perfetta e impeccabile.

Il ministro della salute Beatrice Lorenzin parla di una vittoria dell'eccellenza italiana nella cura di questa malattia, complimentandosi con tutto lo staff dello Spallanzani che ha assistito l'infermiere sardo. Ed ecco, invece, cosa leggiamo nel bolletino medico emesso alle dimissioni dall'ospedale:

Si dimette in data odierna il signor Stefano Marongiu ricoverato dal 13 maggio ad oggi presso l’ Unità di Alto Isolamento dell’Istituto Spallanzani di Roma con diagnosi di dimissione di Malattia da Virus Ebola (MVE). Il paziente, infermiere di rianimazione in forza dal 14 febbraio al 6 maggio 2015 presso l’ospedale di Emergency a Goderich, vicino Freetown in Sierra Leone, ha manifestato sintomatologia febbrile dal pomeriggio di domenica 10 maggio nella città di Sassari. E’ stato ricoverato il giorno 11 maggio in isolamento nella Divisione di Malattie Infettive dell’Ospedale di Sassari. Dopo la conferma della diagnosi di MVE, test eseguito presso il laboratorio di Virologia di questo Istituto, il paziente è stato trasferito a Roma in alto biocontenimento con aereo della Aereonautica Militare e ricoverato presso l’Istituto Spallanzani. Al suo ingresso il paziente appariva febbrile, confuso, e bradicardico. Ha subito iniziato terapia antivirale per via orale. In seconda giornata di ricovero, il paziente ha ricevuto la prima dose per via parenterale di anticorpi monoclonali specifici, l’infusione è stata ripetuta in V giornata senza alcuna complicanza immediata. Nei 3 giorni successivi il ricovero, la febbre è perdurata ed è comparsa sintomatologia gastrointestinale poi risoltasi a partire dal 5 giorno. Durante la fase di convalescenza è comparsa sintomatologia esantematica febbrile associata ad altri sintomi clinici rilevanti poi regredita durante terapia medica. In data odierna si dimette il paziente in buone condizioni generali con ricerca di RNA virale di Virus di Ebola ripetutamente negativa in tutti i materiali studiati. A cura di Nicola Petrosillo e Emanuele Nicastri

L'infermiere di Emergency verrà dimesso domani

09 giugno 2015

Ottime notizie arrivano dallo Spallanzani di Roma: nella giornata di domani, mercoledì 10 giugno 2015, verrà dimesso l'infermiere sardo di Emergency, ricoverato dal 13 maggio scorso presso l'istituto romano, uno dei riferimenti italiani per quello che riguarda l'emergenza ebola.

Ecco cosa leggiamo nel comunicato stampa reso noto dall'Istituto Spallanzani che annuncia la conferenza stampa che si terrà proprio domani in occasione delle dimissioni dell'infermiere sardo:

Alle ore 12.00 di domani 10 giugno 2015 si terrà la conferenza stampa in occasione della dimissione dell’infermiere ricoverato presso l'Istituto Spallanzani. Saranno illustrate le terapie messe in atto e gli importanti risultati raggiunti in ambito scientifico. Partecipano i rappresentanti delle principali istituzioni coinvolte nell’emergenza ebola. La conferenza si svolgerà nella sala stampa allestita all’interno del centro multimediale dell’INMI.

Ma l'emergenza ebola è stata protagonista anche del G7 che si è svolto in Baviera, alla presenza dei grandi leader del mondo. Queste le parole, ad esempio, di Angela Merkel:

Tutti i temi sono molto importanti per me, ma ne voglio citare in particolare due: noi prepariamo il vertice sul clima di Parigi e le trattative non saranno più semplici che ad Heligendamm. Il secondo tema è la salute: si tratta di capire quali insegnamenti dobbiamo trarre da Ebola.

Mentre tutti e sette i leader in merito all'epidemia scrivono:

Ci impegniamo a prevenire future epidemie verificando che tutti i Paesi attuino il Regolamento Internazionale dell’Oms, anche mediante l’Agenzia Globale per la Sicurezza Sanitaria e le sue iniziative multilaterali calibrate su obiettivi comuni. Per ottenere tutto ciò offriremo assistenza ad almeno 60 Paesi, compresi quelli dell’Africa occidentale, puntando sulle competenze e sulle partnership a partire dai prossimi cinque anni. Incoraggiamo anche altre realtà e altri Paesi a partecipare a questo sforzo collettivo. In questo contesto, infatti, dovremo considerare i bisogni di salute dei migranti e dei rifugiati. La crisi dell’Ebola ha dimostrato che bisogna migliorare la capacità, su scala globale, di prevenire, proteggere, rilevare, segnalare e rispondere alle emergenze sanitarie. Siamo quindi fortemente impegnati per ridurre i casi di Ebola sino a zero e riconosciamo l’importanza di supportare seriamente una piena ripresa nei Paesi più colpiti dal focolaio. Dobbiamo trarre insegnamenti da questa crisi. Allo stesso tempo riconosciamo il lavoro garantito dall’Oms e accogliamo l’esito del Board Esecutivo su Ebola emerso durante la 68esima Assemblea Mondiale sulla Salute. Continuiamo, inoltre, a sostenere il processo in atto per rinforzare la capacità dell’Oms di prepararsi e rispondere a crisi sanitarie complesse, ribadendone la centralità in materia di sicurezza sanitaria internazionale. Accogliamo la proposta avanzata da Germania, Ghana e Norvegia al segretario delle Nazioni Unite riguardante l’elaborazione di risposte globali in materia di salute e attendiamo la relazione che sarà prodotta verso la fine dell’anno da parte di un gruppo di lavoro di alto livello istituito dal Segretario Generale delle Nazioni Unite. L’epidemia di Ebola ha infatti dimostrato che una mobilitazione tempestiva e un’efficace capacità di reazione, sia in termini di risorse umane che finanziarie, è fondamentale. Monitoriamo con attenzione l’implementazione di questi meccanismi tramite l’Oms, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, invitando tutti i partner a contribuire con convinzione. Supportiamo l’iniziativa della Banca Mondiale finalizzata a sviluppare strumenti di emergenza contro le pandemie; confidiamo che il G20 promuova questa agenda e, allo stesso tempo, ci coordineremo per combattere le epidemie e ci accorderemo per organizzare rapidamente gruppi multidisciplinari di esperti coordinati da una piattaforma comune. Tutto ciò avverrà in stretta collaborazione con l’Oms e con le autorità dei Paesi colpiti.

L'esantema cutaneo è scomparso, migliora l'infermiere sardo

08 giugno 2015

Sono sempre in miglioramento le condizioni dell'infermiere sardo di Emergency che ha contratto il virus Ebola in Sierra Leone: ecco cosa leggiamo nel Bollettino Medico che l'Istituto Spallanzani ha reso noto nella giornata di oggi:

Bollettino medico n. 16 dell’ 8 giugno 2015 ore 12.00 Il paziente è in buone condizioni cliniche con scomparsa dell'esantema cutaneo. Il paziente rimane in regime di isolamento, è afebbrile, vigile e collaborante, presenta parametri vitali nella norma. Continua terapia per via orale. Mercoledì 10 giugno p.v. sarà emesso il prossimo bollettino medico.

E mentre dalla sua Sardegna sono arrivate nei giorni scorse buone notizie in merito ai famigliari, ai medici e agli infermieri che si erano messi in autoisolamento dopo aver avuto contatti con l'infermiere di Emergency, ecco che oggi leggiamo che anche alcuni cani sarebbero stati messi in quarantena. Scelta diametralmente opposta rispetto a quella presa tempo fa in Spagna, dove si preferì abbattere il cane dell'infermiera che aveva contratto il virus curando in patria un paziente malato.

Due meticci, che appartengono ad alcuni famigliari dell'intermiere, sono stati isolati su un terrazzo e monitorati due volte al giorno con un termometro laser a distanza. Sono stati osservati per capire se avessero contratto il virus e per poter cogliere subito i primi segnali di un'eventuale patologia. La quarantna è finita anche per loro e sono potuti rientrare a casa.

I due cani sono stati messi in quarantena, come i loro padroni, grazie all'accordo tra l'assessorato regionale alla Sanità, il Servizio Prevenzione Asl e il Dipartimento di Malattie Infettive del Dipartimento di Veterinaria. Franco Sgaragnella, direttore del dipartimento Prevenzione della Asl 1 e del servizio di Sanità animale, spiega la scelta:

E' la seconda volta in Occidente. Il primo caso è stato negli Stati Uniti. In Spagna invece lo scorso anno si è deciso di procedere in via precauzionale all’abbattimento del cane di un’infermiera ammalata di Ebola, Excalibur, nonostante in realtà non vi sia prova alcuna che i cani possano sviluppare la malattia e trasmettere il virus. A mio modesto avviso fu un grave errore.

E poi ha aggiunto:

I dati raccolti e i protocolli applicati saranno studiati e messi a disposizione della comunità scientifica internazionale.

Via | La Nuova Sardegna

Migliorano le condizioni dell'infermiere di Emergency

05 giugno 2015

Sono in miglioramento le condizioni di salute dell'infermiere sardo di Emergency che ha contratto il virus mentre lavorava in Sierra Leone nell'ospedale allestito dalla ONG fondata da Gino Strada. Ce lo rivela il bollettino medico reso noto pochi minuti fa dall'Ospedale Spallanzani di Roma, dovel 'uomo è ricoverato da giorni:

Bollettino medico n. 15 del 5 giugno 2015 ore 12.00 Il paziente è in condizioni cliniche ulteriormente migliorate con remissione dell’esantema. Il paziente rimane in regime di isolamento, è afebbrile, vigile e collaborante, presenta parametri vitali nella norma. Continua terapia per via orale. Lunedì 8 giugno p.v. sarà emesso il prossimo bollettino medico.

Altre buone notizie, poi, arrivano dalla Sardegna: a Sassari è infatti terminato il periodo di autoisolamento al quale si erano sottoposti i famigliari dell'infermiere colpito dal virus e alcuni medici che avevano avuto contatti con lui. Il periodo di quarantena si è concluso senza che nessuno mostrasse i sintomi dell'ebola.

L'annuncio è stato fatto dall'assessorato della Sanità della Sardegna:

I familiari, il personale sanitario e la popolazione non corrono più alcun rischio.

Queste le parole dell'assessore Luigi Arru.

L'infermiere contagiato è in condizioni cliniche stabili

01 giugno 2015

Il bollettino reso noto oggi dall'Istituto Spallanzani di Roma ci informa che l'infermiere di Emergency, che ha contratto il virus ebola mentre operava nell'ospedale della ONG in Sierra Leone, è in condizioni stabili: l'esantema si è ulteriormente ridotto, mentre i parametri vitali risultano nella norma. L'infermiere sardo è ancora febbrile, ma è vigile e collaborante, si alimenta autonomamente.

Il paziente è ancora sottoposto a una terapia per via orale e parentale: il prossimo bollettino medico sarà reso noto nella giornata di mercoledì 3 giugno.

E dalla sua Sardegna arrivano le parole di un altro medico che ha operato in Sierra Leone all'Ebola Treatment Centre di Emergency assieme all'infermiere contagiato dal virus e che ha terminato il periodo di quarantena la quale è stato sottoposto al suo rientro.

Alessandra Napoleone, primario del reparto di Rianimazione del Brotzu, ha scritto una lettera nella quale racconta dei suoi 21 giorni di isolamento:

Alla fine dei miei 21 giorni, in “codice verde” iniziati con il mio ritorno dall' Ebola Treatment Centre di Emergency, in Sierra Leone, come previsto dal Protocollo Operativo Regionale MVE det. N° 1228 del 29/10/2014, vorrei ringraziare pubblicamente: 1) il Servizio di Igiene Pubblica della ASL 8 di Cagliari per il costante, accurato e professionale monitoraggio effettuato sulla mia persona, sempre privo di inutili allarmismi ma con gentilezza, fermezza e ricco di consigli. 2) l' Assessorato alla Sanità della Regione Sardegna soprattutto nella persona dell' Assessore Dott. Luigi Arru che ha dovuto rispondere, anche a mezzo stampa, ad attacchi del tutto gratuiti e privi di qualsivoglia scientifico fondamento. Solo chi, come noi volontari, che abbiamo vissuto personalmente la tragedia dell' Ebola in situ, sappiamo che la Regione Sardegna è una delle più preparate e pronta ad affrontare questa emergenza. E' così è stato fatto, sia da parte delle istituzioni che da parte del nostro collega volontario di Emergency che purtroppo si è infettato e dalla sua famiglia . Tutto il resto sono state solo pericolose strumentalizzazioni atte solo a creare panico nella popolazione. Come già stato più volte precisato l' Ebola si contagia esclusivamente attraverso i fluidi organici ma, soprattutto, sino alla comparsa dei sintomi nessuno è contagioso. Nella speranza che il nostro infermiere venga presto dimesso, spero si continuino a dare informazioni corrette e a non strumentalizzare questa grave epidemia che tante vittime a fatto in paesi la cui sanità è ben diversa dalla nostra.

(p.c.)

L'infermiere contagiato non ha più la febbre ed è stabile

29 maggio 2015

Nuovi aggiornamenti in merito alle condizioni di salute dell’infermiere trentasettenne affetto da Ebola e ricoverato da diverse settimane presso l’Istituto Spallanzani di Roma. Nei giorni scorsi era stato riferito che il paziente presentava esantema febbrile diffuso, ma secondo le ultime informazioni, sembra che le sue condizioni siano migliorate, e che siano attualmente stabili. Sembra infatti che la febbre si sia abbassata, e che si stia registrando anche una diminuzione dell’esantema.

Ecco il bollettino diffuso in queste ore dai membri dell'istituto nazionale per le malattie infettive "Spallanzani".

Il paziente è in condizioni cliniche stabili e con riduzione dell’esantema. I parametri vitali sono nella norma, presenta astenia, è afebbrile, vigile e collaborante. Si alimenta autonomamente ed effettua terapia per via orale e parenterale.


La prognosi per il paziente, che ha contratto il virus in Sierra Leone, rimane naturalmente ancora riservata.

Il prossimo bollettino relativo alle condizioni del giovane infermiere sardo di Emergency, ricoverato ormai dallo scorso 13 Maggio, sarà rilasciato il prossimo 1 Giugno.

Pare sia stato intanto scoperto il meccanismo che potrebbe aiutare a creare nuovi farmaci volti a bloccare il virus; si tratta di una sorta di 'lucchetto' molecolare presente nelle cellule dell'ospite, lucchetto che, se bloccato, può rendere il virus del tutto inoffensivo.

Per il momento gli esperimenti, eseguiti dai membri dell'Istituto di ricerca medica per le malattie infettive dell'esercito degli Stati Uniti e da quelli dell'Università Yeshiva a New York, sono stati condotti su modello animale, ma lo studio offre senza dubbio buone speranze per riuscire a combattere la malattia.

via | Ansa, Inmi.it

(v.m.)

Il paziente presenta un esantema febbrile diffuso

27 maggio 2015

E' stato emesso oggi il nuovo bollettino medico riguardante le condizioni di salute dell'infermiere sardo di Emergency che ha contratto il virus in Sierra Leone: il paziente presenta un esantema febbrile diffuso. Ecco cosa leggiamo nel bollettino medicoo:

Bollettino medico n. 11 del 27 maggio 2015 ore 12.00 Il paziente presenta un esantema febbrile diffuso; rimane vigile e collaborante. Il paziente si alimenta autonomamente ed assume terapia per via orale e parenterale. La prognosi resta riservata. Venerdì 29 p.v. sarà emesso il prossimo bollettino medico.

Ma oggi arrivano anche notizie dalla Liberia, paese dichiarato libero dall'epidemia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la Liberia libera dal virus ebola, con annuncio datato 9 maggio 2015. Nonostante questo, però, l'attenzione non deve venire meno, come sottolineato da SOS Villaggi die Bambini, che vuole assicurarsi che operatori e bambini continuino a essere al sicuro.

Tutti i bambini e i ragazzi che sono stati accolti e sostenuti da SOS Villaggi dei Bambini sono salvi e godono di buona salute. Le scuole dell'ONG sono state riaperte a febbraio, dopo una chiusura durata più di sei mesi, stabilita non solo in Liberia, ma anche in tutti gli altri paesi colpiti dall'epidemia, per paura che il virus potesse diffondersi ancora di più.

I bambini, come raccontato dagli operatori, ora sono felici perché possono giocare, andare a scuola, stringere le mani dei compagni e farsi abbracciare. James Collins, direttore del Villaggio SOS di Monrovia, racconta:

Il mio momento più triste è stato quando una mamma SOS è morta. Non dimenticheremo mai quel giorno. Sono stati mesi molto duri. Abbiamo seguito misure rigorose per garantire che tutti i bambini fossero al sicuro. Tutti i Villaggi SOS in Liberia erano in quarantena, le scuole chiuse. Un Paese bloccato. E ora? Continuiamo a essere vigili. Non abbiamo smesso di adottare misure preventive, come il controllo della temperatura o la pulizia continua di luoghi o mani. Stiamo lavorando a stretto contatto con il Ministero della protezione assistendo i superstiti attraverso il nostro Centro Medico SOS di Monrovia. Cosa abbiamo fatto in questi mesi? Il nostro lavoro si è concentrato sulla protezione di bambini e ragazzi, limitando l'accesso dentro e fuori dai Villaggi. Tutto il personale SOS è stato formato sulle misure di prevenzione. Il nostro Centro Medico SOS a Monrovia è stata l'unica struttura medica che ha operato 24 ore al giorno. Abbiamo aperto una nuova Unità di Terapia Intensiva per i pazienti ad alto rischio. E poi i nostri sforzi si sono concentrati sui bambini orfani e abbandonati e sul sostegno alle famiglie colpite.

Ora è il momento di pensare ai sopravvissuti.

(p.c.)

L'infermiere contagiato ha da ieri la febbre

25 Maggio ore 13.30

Ha di nuovo la febbre il paziente italiano ricoverato a causa dell’Ebola, presso l'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma. E’ questo quanto emerge dal nuovo bollettino emesso oggi 25 Maggio 2015, dove si rivela che, nonostante l'infermiere italiano sia sostanzialmente vigile e collaborativo, presenta comunque i sintomi della febbre.

Ecco il bollettino ufficiale uscito in queste ore:

Bollettino medico n. 10 del 25 maggio 2015 ore 12.30. Il paziente da ieri presenta sintomatologia febbrile, rimane vigile, collaborante e con parametri vitali nella norma. Il paziente si alimenta autonomamente ed assume terapia reidratante per via orale.

I medici sottolineano che, per il momento, la prognosi rimane riservata. L’uscita del prossimo bollettino medico è invece prevista per Mercoledì 27 Maggio.

Nel frattempo, sembra che la Procura della Repubblica di Sassari abbia aperto le indagini, con lo scopo di stabilire se siano stati commessi dei reati nella gestione della verifica del virus dell’Ebola che ha colpito l’infermiere trentasettenne.

Proprio in questi giorni Gino Strada ha infine espresso il suo parere in merito alle modalità di intervento attuate per fronteggiare l’emergenza Ebola nel mondo, sottolineando come tali modalità rappresentino un fallimento per la medicina.

L’epidemia di Ebola è sostanzialmente finita, sono rimasti pochi casi sporadici, ma è stata una grande sconfitta per la medicina perché si sono proposti due metodi di cura diversi per africani e occidentali, un doppio standard inaccettabile. Abbiamo dimostrato che l’unico approccio a quella malattia è la terapia intensiva, come si è visto peraltro con i pazienti guariti in Occidente.

Per il momento è tutto, per cui non ci rimane che attendere ulteriori aggiornamenti in merito alle condizioni dell’infermiere italiano.

via | Ilfattoquotidiano.it
(V.M)

Condizioni sempre stabili

22 Maggio ore 12.35
Poche novità nelle condizioni di salute dell'infermiere sardo ricoverato dal 13 Maggio 2015 all'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma per contagio da virus Ebola: il nuovo bollettino emesso il 22 Maggio dopo due giorni di silenzio conferma la situazione di quarantotto ore fa, con l'aggiunta confortante che il paziente si alimenta da solo.

Il prossimo bollettino, vista la stazionarietà delle condizioni di salute, verrà emesso Lunedì 25 Maggio.

Bollettino medico n. 9 del 22 maggio 2015 ore 12.00 Le condizioni del paziente con Ebola sono stabili con parametri vitali nella norma. Il paziente si alimenta autonomamente e assume il trattamento antivirale e la terapia reidratante per via orale. La prognosi resta riservata. Lunedì 25 p.v. sarà emesso il prossimo bollettino medico.

Intanto a Sassari sono cominciate le operazioni di decontaminazione della casa dell'infermiere, affidate ad una ditta della zona specializzata in bonifica ambientale con la supervisione del Servizio di Prevenzione dell'ASL della città sarda. La famiglia dell'infermiere è stata trasferita per precauzione in autoisolamento per qualche giorno, si suppone circa una ventina che sono da protocollo i giorni di incubazione del virus Ebola.

Anche qui non sono mancate le polemiche attorno alla tempistica poco celere per le operazioni di bonifica, visto che sono passati 11 giorni dal ricovero dell'infermiere 37enne a Roma. Una delle inquiline del palazzo ha dichiarato al quotidiano La Nuova Sardegna:

Siamo 15 famiglie, e ci sono anziani, bambini, persone che seguono delicate terapie mediche e altre con difese immunitarie bassissime. Per 11 giorni nessuno ci ha detto niente e non abbiamo idea di come dovremmo comportarci neanche nel corso delle operazioni di decontaminazione.

Via | INMI, La Nuova Sardegna
(ari g.)

20 maggio 2015, ore 12

Bollettino medico dell'infermiere italiano ricoverato dal 13 maggio all'Istituto Spallanzani di Roma:

Bollettino medico n. 8 del 20 maggio 2015 ore 12.00 Le condizioni del paziente con Ebola sono invariate rispetto a ieri. Continua il trattamento antivirale e la terapia reidratante per via orale ed endovenosa. La prognosi resta riservata. Tra 48 ore sarà emesso il prossimo bollettino medico.

(p.c.)

20 maggio 2015, ore 9

Sarebbe quasi fuori pericolo l'infermiere sardo di Emergency che ha contratto il virus ebola in Sierra Leone, durante la missione con la Ong di Gino Strada presso il Centro di cura dei malati di Ebola: l'uomo, ricoverato da qualche giorno presso lo Spallanzani di Roma, dopo essere rientrato dall'Africa l'8 maggio scorso, starebbe molto meglio, sta facendo moltissimi progressi e pare che i medici siano vicini a dichiararlo fuori pericolo.

Queste le parole di Beatrice Lorenzin:

Sta facendo grandi progressi. I medici dell'istituto Spallanzani sono vicinissimi a considerarlo fuori pericolo.

Buone notizie, dunque, per l'infermiere sardo che, a poco meno di una settimana dal ricovero,

provano l'altissima professionalità del personale e l'eccellenza di una struttura che conferma l'alto livello della nostra sanità.

Nella nota resa pubblica dal ministro della salute si legge ancora:

Si continua naturalmente a monitorare le persone che in Sardegna sono in autoisolamento precauzionale, confidando di poter chiudere presto l'allerta.

Secondo quanto emerge, invece, dal bollettino medico del paziente, l'infermiere

continua a presentare miglioramenti delle condizioni cliniche generali, è vigile, autosufficiente e ha ripreso ad alimentarsi.

Il paziente nn ha più la febbre e i sintomi gastrointestinali sono quasi spariti, anche se resistono ancora dei modesti sintomi respiratori: è ancora sotto cura con antivirale e con terapia reidratante per via orale ed endovenosa.

(p.c.)

Via | Repubblica

18 maggio 2015

ebola (1)

Sono in modesto miglioramento le condizioni di salute dell'infermiere sardo di Emergency colpito dal virus ebola e contagiato durante la missione in Sierra Leone della ONG di Gino Strada.

Ecco, cosa leggiamo nel bollettino medico di oggi, lunedì 18 maggio 2015:

Il paziente con Ebola ha avuto un modesto miglioramento delle condizioni cliniche generali, è vigile ed autosufficiente. Non presenta febbre, quasi scomparsi i sintomi gastrointestinali, persistono modesti sintomi respiratori. Continua il trattamento antivirale, la nutrizione parenterale e la terapia reidratante per via orale ed endovenosa. La prognosi resta riservata. Tra 24 ore sarà emesso il prossimo bollettino medico e verrà trasmesso sempre via mail.

Intanto, sempre dall'Italia arrivano buone notizie per quello che riguarda il metodo di trasmissione del virus ebola, che, secondo quanto sostenuto da alcuni scienziati italiani sulla rivista Nature, non si trasmetterà con il respiro, non sarà, dunque, capace di passare da persona a persona come fanno i virus del raffreddore o dell'influenza.

Lo scenario "catastrofico" era stato presentato da alcuni studi internazionali degli scorsi mesi, ma gli scienziati italiani frenano gli allarmismi: il team, coordinato da Marco Salemi del Dipartimento di patologia e Istituto patogeni emergenti dell'università della Florida negli Usa, in collaborazione con Massimo Ciccozzi dell'Istituto superiore di sanità, ha analizzato dei campioni prelevati da pazienti e grandi primati, nelle epidemie del 1976 e del 2014, scoprendo che la maggior parte dei cambiamenti genetici del virus si sono persi nelle successive ondate di epidemia.

Non sappiamo di nessun virus che abbia cambiato la sua modalità di trasmissione a causa di mutazioni genetiche e sembra che Ebola sia più stabile di quanto studi precedenti abbiano indicato.

17 Maggio 2015

ebola (2)

Continuano le notizie sulle condizioni di salute dell'infermiere sardo ricoverato all'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma per contagio da virus Ebola: il bollettino medico emesso nella giornata di oggi ha rassicurato sulla stabilità del quadro clinico, con una piccola buona notizia sul versante della febbre che sembra essere diminuita rispetto alla giornata di ieri.

Sembrano migliorare anche i sintomi gastrointestinali, che risultano essere di minore entità e probabilmente meno gravi per quanto riguarda la disidratazione. In ogni caso l'infermiere continua ad essere sottoposto a reidratazione e nutrizione parenterale.

All'infermiere è stata somministrata la seconda dose di farmaco sperimentale contro l'Ebola giunto dall'estero e la sua reazione è stata buona; la terapia di controllo del virus Ebola continua anche con i retrovirali.

Intanto a Sassari continuano le polemiche per il mancato rispetto dei protocolli di sicurezza che ha portato al contagio dell'infermiere attualmente ricoverato allo Spallanzani di Roma: Mariangela Campus della Federazione Sindacati Indipendenti ha denunciato le modalità di spostamento dei campioni di sangue infetto che sono stati analizzati nell'ospedale, evidentemente non attrezzato.

Il pomeriggio dell’11 maggio e la mattina del 12 maggio sono pervenuti al laboratorio di via Monte Grappa dei campioni di sangue del paziente affetto da Ebola. Di questo sono stati informati i dirigenti i quali a loro volta non hanno informato né la posizione organizzativa e neppure i tecnici di laboratorio

ha dichiarato la Campus. A quanto è emerso, il laboratorio analisi dell'Ospedale di Sassari non era attrezzato affatto per sostenere il trattamento del sangue contagiato da virus Ebola, né il personale era in turno al momento di effettuare le analisi perché erano passate le 14, ora di fine lavoro per il laboratorio, quindi le provette sono rimaste in attesa. In sostanza, i campioni di plasma sarebbero stati trattati secondo le normali procedure con rischi gravissimi per i tecnici di laboratorio, ha aggiunto Mariangela Campus:

Il personale ora è terrorizzato perché non si sente tutelato sul luogo di lavoro. Chiediamo all’azienda di valutare i rischi a cui sono stati esposti gli operatori sanitari che hanno manipolato o trasportato le provette.

Via | INMI, La Nuova Sardegna

L'infermiere è stazionario


16 Maggio 2015
Il nuovo bollettino medico emesso per l'infermiere sardo affetto da Ebola e ricoverato all'Istituto Lazzaro Spallanzani non aggiunge molto alle condizioni di salute dell'uomo: le condizioni cliniche sono

sostanzialmente stazionarie, è vigile e autonomamente deambulante.

Non ci sono stati ulteriori chiarimenti, né tantomeno esposizione a speranze: la stringatezza è essenziale in questi casi e l'infermiere sardo è ancora febbrile, con i parametri vitali stabili.

Dall'Istituto Lazzaro Spallanzani fanno sapere che

Continua il trattamento antivirale, la nutrizione parenterale, e la terapiareidratante per via orale ed endovenosa.

Inoltre, hanno chiarito dall'INMI

Nel pomeriggio di oggi verrà somministrata la seconda dose del secondo farmaco sperimentale non registrato, già autorizzato con ordinanza AIFA del 12 maggio u.s., come da indicazioni del Ministro della Salute, ed arrivato dall’estero. Tra 24 ore sarà emesso il prossimo bollettino medico e verrà trasmesso sempre via mail.

Al momento non ci sono ulteriori aggiornamenti sul paziente.

Via | INMI

(ari g.)

Lievemente peggiorate le condizioni dell'infermiere sardo

15 maggio 2015

istituto-spallanzani

Sono lievemente peggiorate le condizioni dell'infermiere sardo di Emergency che ha contratto il virus ebola in Sierra Leone e che dal 14 maggio è ricoverato presso l'Istituto Spallanzani di Roma. Secondo quanto si legge nel comunicato stampa, il paziente

è febbrile, lucido e collaborante. Da questa notte è comparsa un sintomatologia gastrointestinale importante. Ha iniziato nutrizione parenterale e continua la terapia reidratante per via orale ed endovenosa

L'Istituto romano ha poi comunicato che nella notte il paziente ha iniziato una nuova terapia, con un secondo farmaco sperimentale non registrato, dopo il primo antivirale iniziato nella giornata ieri. Il farmaco è stato autorizzato dall'Aifa con un'ordinanza del 12 maggio, su indicazione del Ministero della Salute, ed è arrivato dall'estero.

Intanto nella giornata di oggi si terrà un vertice presso la Prefettura di Sassari, riguardante proprio il caso dell'infermiere 37enne ricoverato a Roma per ebola. Si discuterà anche delle polemiche riguardanti il rispetto del protocollo previsto pre il trasporto di persone malate di ebola: si parlerà della mancanza di una barella di biocontenimento a Sassari (i medici dello Spallanzani se la sono portata da Roma) e l'uso di un'ambulanza privata della Croce Rossa per il suo trasporto, con operatori senza protezione.

L'assessore regionale alla Sanità

esprime rammarico e disappunto per la pubblicazione di fotografie sul trasferimento del paziente ammalato di ebola, assicura che si tratta di un episodio isolato e garantisce che le procedure per il trasferimento del cooperante sardo sono state rigorosamente seguite e rispettate.

Mentre il ministro Beatrice Lorenzin sottolinea:

In situazioni come questa è necessario cautelare il pubblico, il personale e il paziente; vedere che siano state scattate persino delle foto è stato avvilente.

(p.c.)

Via | Repubblica e L'Unione Sarda

Beatrice Lorenzin sul caso dell'infermiere, rispettati tutti i protocolli

14 maggio 2015

Beatrice Lorenzin

Beatrice Lorenzin, il ministro della salute, è intervenuta in merito al caso dell'infermiere sardo di Emergency, che ha contratto il virus dell'ebola mentre lavorava insieme alla ONG di Gino Strada in Sierra Leone e che oggi si trova ricoverato presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, dove era stato ricoverato e curato Fabrizio Pulvirenti, il primo italiano ad ammalarsi di ebola.

Beatrice Lorenzin sottolinea:

Tutti i protocolli di sicurezza per l'infermiere sono stati rispettati. L'infermiere da quando è tornato in Italia è stato in quarantena e si controllava la febbre, poi quando ha capito che qualcosa non andava ha avvisato lo Spallanzani ed è stato trasferito in isolamento a Sassari e poi a Roma

Beatrice Lorenzin lo ha detto in occasione di un intervento a Uno Mattina, proprio a proposito del nuovo caso italiano. Il ministro ha poi aggiunto:

A Sassari stiamo attuando procedure di eccesso di protezione ed è tutto sotto controllo. Siamo vicini all'infermiere e gli auguriamo una pronta guarigione

Concludendo poi con queste parole:

Come sapete è stata deliberata come conclusa la fase di emergenza in Sierra Leone per quanto riguarda l'Ebola. Ma questo non vuol dire che non possa esserci stato contagio come è accaduto nel caso dell'infermiere di Emergency. Ancora non sappiamo come sia accaduto ma mi sento di rassicurare che il volontario ha eseguito puntualmente tutti i protocolli previsti.

(p.c.)

Infermiere di Emergency trasferito allo Spallanzani di Roma

13 maggio 2015

L'infermiere sardo di Emergency, risultato positivo al test per il virus ebola, si trova ricoverato presso l'Istituto Spallanzani di Roma, dopo essere atterrato alle 2.50 di questa notte presso l'aeroporto militare di Pratica di mare, a bordo del C130 della 46esima Brigata Aerea dell'Aeronautica Militare: presso lo scalo è stata attivata l'unità di biocontenimento, che ha messo in pratica tutte le procedure di sicurezza per poter trasferire il malato.

L'operatore di Emergency non si troverebbe in condizioni critiche e si trova ricoverato presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, dove era stato curato anche Fabrizio Pulvirenti, l'altro operatore del gruppo colpito dal virus sempre mentre operava in Sierra Leone. L'infermiere sardo si trovava ricoverato a Sassari da qualche giorno, prima che i test risultassero positivi.

Nella prima conferenza stampa di oggi, i medici che hanno in cura a Roma l'infermiere 37enne hanno così commentato le sue condizioni di salute:

Al momento della presa in carico il paziente era febbrile, lucido e collaborante. Il paziente è trattato con farmaco antivirale specifico non registrato in Italia ma autorizzato con ordinanza da Aifa su indicazione del ministero della Salute.

Secondo Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, le possibilità che l'infermiere abbia potuto contagiare qualcun altro in Italia sono trascurabili: tre persone che hanno avuto contatti con lui sono già state messe in quarantena precauzionale e vengono monitorate costantemente, come spiegato dall'assessore alla sanità della regione Sardegna, Luigi Arru, e dal direttore generale del dipartimento di prevenzione del Ministero della Salute, Raniero Guerra:

L’infermiere che ha contratto il virus è un professionista, conosce bene i protocolli e dal suo ritorno in poi ha seguito tutte le prassi previste a livello internazionale per chi è stato nei Paesi colpiti dal virus, perciò si è messo subito in quarantena e ha evitato qualsiasi tipo di rapporto.

(p.c.)

12 maggio 2015

Un infermiere di Emergency è risultato positivo al virus.

Stando a quanto si è appreso, il contagio è avvenuto in Sierra Leone, dove l'infermiere ha prestato servizio come volontario.

Al momento risulta inbuone condizioni generali ed è in corso il trasferimento allo Spallanzani, che si completerà domani, 13 maggio.

(A.P.)

Ebola virus, ultime notizie: finita l'epidemia in Liberia

11 maggio 2015

La Liberia è ufficialmente libera dall'epidemia di Ebola. Ad annunciarlo è l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo cui la sepoltura dell'ultima vittima per cui le analisi di laboratorio hanno confermato l'infezione risale allo scorso 28 marzo.

A 42 giorni di distanza da questa ultima sepoltura l'Oms ha ufficializzato la fine dell'epidemia, sottolineando che

l'interruzione della trasmissione è una conquista monumentale per la nazione che ha riportato il numero più elevato di decessi nell'attacco più ampio, più duraturo e più complesso dalla prima comparsa dell'Ebola nel 1976.

La città più colpita è stata la capitale, Monrovia, dove durante il picco dell'epidemia – raggiunto nei mesi di agosto e settembre del 2014 – si è assistito alla chiusura dei cancelli delle strutture per il trattamento prese d'assalto dai pazienti, alla morte di questi ultimi sui pavimenti degli ospedali, all'accumulo delle salme, alla chiusura delle scuole e dei mercati e alla cancellazione dei voli aerei.

(s.s.)

Via | WHO

Riaprono le scuole in Sierra Leone

16 aprile 2015

Riaprono le scuole in Sierra Leone. Dopo la riapertura degli istituti scolastici negli altri paesi dell'Africa Occidentale colpiti dall'epidemia di ebola, un'epidemia senza precedenti che secondo l'Oms sta rallentando, ma non è ancora finita, ecco che anche in Sierra Leone gli studenti potranno finalmente tornare tra i banchi di scuola.

Dopo otto mesi dallo scoppio dell'epidemia, che ha causato la morte di moltissime persone, la Sierra Leone ha deciso di riaprire le sue scuole: secondo quanto affermato dall'Onu, il paese sarebbe riuscito a sconfiggere la malattia, dal momento che non sono stati registrati nuovi casi. La Sierra Leone, dunque, segue l'esempio di Liberia e Guinea, riaprendo le scuole e permettendo alla popolazione un lento ritorno alla normalità.

E proprio in merito al virus ebola si apre un caso singolare in Guinea Equatoriale: Crisantos Obama Ondo, ambasciatore del paese dell'Africa Occidentale presso la FAO di Roma, accusa alcuni politici dell'opposizione del paese. Già a febbraio, nella fase finale della Goppa d'Africa, l'uomo denunciò il tentativo di alcuni oppositori del regime di introdurre il virus ebola nel paese.

L'uomo accusò l'opposizione politica di aver viaggiato nei paesi coliti dal virus per poterlo acquistare: si sarebbero messi in contatto con la famiglia di un uomo infettato, Cherif Coulibaly, per mandarlo in Guinea Equatoriale durante la Coppa d'Africa, diffondendo così il virus nel piccolo paese dell'Africa Occidentale. La sua teoria venne anche confermata dal ministro dell'istruzione Lucas Nguema Esono Mbang.

Tutta la storia di questo intrigo su Polisblog!

(p.c.)

Via | Euronews

Per l'Oms "i rischi sono in diminuzione

13 aprile 2015

ebola

I rischi dell'ebola sono in diminuzione, anche se l'emergenza internazionale resta e rimane accesa anche l'attenzione verso i tre paesi colpiti da un'epidemia senza precedenti. Questo sono le parole del Comitato d'Emergenza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha reso noti gli ultimi dati relativi all'epidemia di ebola.

L'epidemia di ebola in Africa Occidentale è ancora un'emergenza di sanità pubblica a rilevanza internazionale, ma il rischio di diffusione appare al momento in diminuzione: dallo scoppio dell'epidemia sono stati registrati 25.556 casi di contagio, dei quali 10.587 con esito fatale in Guinea, Liberia e Sierra Leone, i tre paesi dell'Africa Occidentale colpiti dall'epidemia.

Bruce Aylward, rappresentante speciale per la risposta all’Ebola dell’Oms, in una conferenza stampa, citando un rapporto di una commissione di esperti, ha dichiarato:

Ritengono che il rischio di diffusione a livello internazionale sembri in riduzione.

Proprio l'Oms ha poi annunciato che la scorsa settimana sono stati registrati "solo" 30 nuovi casi di ebola, il numero più basso da quando l'epidemia è scoppiata in Africa Occidentale quasi un anno fa.

(p.c.)

Via | Tgcom

L'efficacia dei nuovi vaccini sul ceppo responsabile dell'epidemia

09 aprile 2015

Vaccini

Contro l'epidemia di ebola nell'Africa Occidentale, buone notizie arrivano da alcuni vaccini in fase di test e sperimentazione. Se l'epidemia sembra essersi stabilizzata nei tre paesi maggiormente colpiti dal virus (Sierra Leone, Liberia e Guinea), con 70-80 nuovi casi a settimana, qualche speranza arriva dai vaccini attualmente in studio contro una malattia che, nella sua ultima epidemia, ha ucciso 10.500 persone, contagiando 25mila pazienti.

Sono molti i vaccini in fase di sviluppo, ma nessuno di questi era ancora stato sperimentato sul ceppo di virus Makona, il ceppo responsabile dell'attuale epidemia in corso nell'Africa Occidentale. Uno studio dell’Università del Texas, pubblicato su Nature, ha voluto capire se due vaccini tra quelli più avanti nella sperimentazione e nello sviluppo potessero essere davvero utili contro il ceppo responsabile.

E lo studio ha scoperto che sulle scimmie questi vaccini hanno ottenuto ottimi risultati per prevenire il contagio. Il vaccino che è stato oggetto di questo studio utilizza come vettore il virus della stomatite vescicolare, un agente virale innocuo per l'essere umano: proprio questi sono i vettori virali più utili per contrastare il virus.

I ricercatori, visti gli effetti collaterali del vaccino studiato, hanno creato due nuove versioni attenuate, proposte con una minore presenza di virus dopo il trattamento: i due vaccini sono stati sperimentati su otto macachi, sei dei quali hanno ricevuto uno dei farmaci, mentre due no. Dopo 28 giorni dalle iniezioni, le scimmie sono state sottoposte al ceppo Makona del virus ebola: tutti gli animali vaccinati sono risultati immuni al virus, senza presentare effetti collaterali.

(p.c.)

Via | Wired

GUINEA-POLITICS-HEALTH-EBOLA

Nuova emergenza in Guinea

29 marzo 2015

E' stato di emergenza sanitaria per Ebola in 5 regioni della Guinea. Ad annunciarlo è il presidente della nazione, Alpha Conde, che attraverso i mezzi di comunicazione nazionale ha informato di

un'emergenza sanitaria potenziata per un periodo di 45 giorni nelle prefetture di Forecariah, Coyah, Dubreka, Boffa and Kindia.

Il presidente ha inoltre aggiunto che ovunque ce ne sarà bisogno saranno presi gli opportuni provvedimenti, che potrebbero includere restrizioni e isolamenti.

La situazione sembra quindi peggiorare dopo il calo costante dei casi nelle 3 nazioni coinvolte dall'epidemia (ricordiamo, oltre alla Guinea, la Sierra Leone e la Liberia) annunciato nello scorso mese di gennaio dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Già venerdì in Sierra Leone è iniziato un isolamento di 3 giorni giustificato con la paura che il virus stia tornando a farsi vivo in alcune aree del paese. Sempre venerdì, in serata, la Guinea avrebbe rafforzato la sorveglianza ai confini sud-occidentali con la Sierra Leone alla notizia che ci sarebbero stati tentativi di passarla per scampare alle misure di isolamento.

In Guinea il virus si sta invece spostando sulla regione costiera; la nuova emergenza guineana riguarda però sia regioni sud-orientali che regioni occidentali del paese. Le misure di sicurezza includono la messa in quarantena degli ospedali e delle cliniche in cui vengono identificati nuovi casi, nuove regole sulla gestione delle salme delle vittime e possibili isolamenti.

Dall'inizio dell'epidemia di Ebola i casi sono stati oltre 24 mila in 9 paesi nel mondo. Il virus ha ucciso più di 10 mila di loro.

In Guinea l'epidemia è iniziata nel mese di Dicembre 2013.

(s.s.)

Via | BBC

Orlando Bloom in Liberia tra i volontari

25 marzo 2015

Orlando Bloom ha vissuto per quattro giorni in Liberia, affianco ai volontari che da mesi lottano per cercare di sconfiggere il virus ebola. Un'esperienza importante per il noto attore americano, che dal 2009 è Godwill Ambassador per l'Unicef e che ha visitato il paese proprio in un viaggio organizzato dall'associazione che si occupa di difendere i bambini di tutto il mondo.

L'attore pare sia rimasto molto colpito dal lavoro che i volontari stanno portando avanti, in particolare nelle zone più colpite da ebola e nelle zone più povere, come alcuni quartieri della capitale del paese africano, la città di Monrovia. Orlando Bloom ha parlato poi con alcuni rappresentanti che gli hanno spiegato come negli ultimi mesi siano riusciti a raggiungere più di 25mila persone per informare in merito ai consigli di prevenzione per evitare che il virus possa diffondersi ancora di più:

Ogni persona che ho incontrato è determinata a sconfiggere l’Ebola, in modo che ognuno possa tornare alla propria normalità.

Queste le parole di Orlando Bloom, che poi ha aggiunto:

Per colpa di quest’epidemia, un milione di bambini in Liberia non ha frequentato la scuola per almeno metà anno scolastico. Sono eccitati di tornare sui banchi.

Sottolineando che, nonostante l'entusiasmo e l'ottimismo, non bisogna ancora abbassare la guardia.

(p.c.)

Foto | pagina Facebook di Unicef

Via | Vanity Fair

Fabrizio Pulvirenti oggi lavora per far conoscere la malattia

24 marzo 2015

Fabrizio Pulvirenti

Fabrizio Pulvirenti oggi lavora per far conoscere nel mondo la malattia che lui stesso ha dovuto affrontare in prima persona, dopo averla combattuto a lungo in Sierra Leone: il medico italiano di Emergency, colpito dal virus ebola mentre operava in uno dei paesi africani maggiormente colpiti dalla malattia, oggi vuole divulgare tutte le informazioni utili per aiutare le persone.

A un anno dall'esplosione dell'epidemia in Sierra Leone, Guinea e Liberia, parla l'unico paziente italiano vittima della malattia, sottolineando come la previsione dell'Onu sulla fine della malattia per l'agosto 2015 potrebbe essere concreta e veritiera:

In alcune aree della Sierra Leone da qualche giorno non si registrano nuovi casi e speriamo prosegua così. Magari anche prima di agosto.

E' questa la speranza del medico infettivologo di Emergency, primo e unico italiano contagiato e guarito da ebola, durante il suo operato in Sierra Leone. Paese che continua a seguire da vicino e nel quale potrebbe tornare presto, forse proprio tra la fine del mese di maggio e l'inizio del mese di giugno.

Domani mi recherò nuovamente all'ospedale Spallanzani di Roma per donare il sangue da cui si ottiene plasma per curare gli infetti. Non so se sarà destinato a pazienti in Africa, ma io lo dono per chiunque ne abbia bisogno. Ho dato inoltre disponibilità per tornare in Sierra Leone, cosa che dovrebbe avvenire a fine maggio, inizio giugno. Tutto dipenderà dall'andamento dell'epidemia, se non ci saranno nuovi casi sarà inutile la presenza di un infettivologo.

Nell'attesa il medico sta svolgendo attività di divulgazione in Italia: ha parlato, ad esempio, agli informatori scientifici della malattia, perché è giusto che anche loro conoscano il problema. E in merito ai ritardi di una risposta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Fabrizio Pulvirenti ha detto:

Ho i miei dubbi che l'Oms possa aver taciuto per interessi economici la notifica di un'epidemia. La mission di questo organismo è la tutela della salute, non degli affari economici.

(p.c.)

Foto | Tvblog

Via | Adnkronos

ebola-trattamento

Nuovo caso in Liberia

23 marzo 2015

Dopo 20 giorni senza infezioni, l'ebola torna in Liberia: è stato confermato un nuovo caso. Una donna si è ammalata a Monrovia, capitale del paese che ha già pagato un tributo di 4mila vittime a questa epidemia: i test effettuati hanno confermato che si tratta proprio di ebola.

Il paese si stava avviando a proclamare lo stato di ebola free verso la metà di aprile: secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità devono passare 42 giorni senza casi registrati per poter dichiare un paese libero dal virus. Ma questo nuovo caso rimette tutto in discussione e ci fa capire che l'epidemia potrebbe non essere pronta a finire nel paese africano.

(p.c.)

Via | Adnkronos

L'Oms ha rinviato per 2 mesi l'annuncio di epidemia

23 marzo 2015

L'Organizzazione Mondiale della Sanità avrebbe rinviato di due mesi l'annuncio di epidemia dell'ebola per paura che la notizia potesse indebolire ancora di più le economie dei paesi colpiti. Ci sarebbe alcuni documenti ed e-mail interne, nelle mani dell'Associated Press, che dimostrano come l'Oms abbia tentennato nel dare l'annuncio, per il timore di un danno alle economie locali.

L'Oms ha confessato tempo fa un ritardo negli interventi, ma si difende sottolineando che la risposta tardiva è stata dovuta alla particolarità dell'esplosione dell'epidemia, la peggiore mai verificata. I documenti, però, dimostrano come l'Organizzazione sapesse, fosse stata informata della situazione: ai funzionari erano arrivate richieste di aiuto urgente.

Secondo questi documenti, l'Oms sapeva della diffusione dell'epidemia dai primi di giugno, mentre la dichiarazione ufficiale è stata resa pubblica solo l'8 agosto 2014.

(p.c.)

Via | Ansa

Tre giorni di coprifuoco in Sierra Leone per fermare l'epidemia

20 marzo 2015

In Sierra Leone si corre ai ripari per poter cercare di arginare l'epidemia di ebola, che nel paese dell'Africa Occidentale ha già ucciso più di 3700 persone. Come avvenuto a settembre, con tre giorni di coprifuoco per evitare che il contagio si diffondesse ancora di più, anche nella prossima settimana verrà preso un provvedimento analogo.

Con tutta probabilità il periodo interessato sarà quello compreso tra il 27 e il 29 marzo 2015. Secondo quanto riportato da Palo Conteh, a capo della NERC,

il governo e i partner sperano di poter far emergere i casi latenti che non sono ancora stati riportati o registrati.

Secondo quanto si apprende, le autorità avrebbero pensato ad un blocco di parti chiave del paese per poter cercare di contenere l'epidemia di ebola. Il nuovo coprifuoco dovrebbe interessare la zona occidentale della Sierra Leone, parte del paese che comprende anche la capitale, Freetown: saranno interessati i distretti di Bombali e Port Loko.

Il blocco interesserà 2,5 milioni di persone: è un tentativo per cercare di limitare i nuovi casi di contagio, che sono comunque diminuiti, con un rallentamento notevole dopo il picco dell'epidemia. Epidemia che, però, non è ancora stata sconfitta.

Mentre in Liberia nella settimana precedente al 15 marzo non sono stati registrati nuovi casi, in Guinea le nuove vittime della malattia sono state 90, mentre in Sierra Leone i nuovi casi registrati sono stati 55.

(p.c.)

Via | Bbc

Un paziente rientrato in Nebraska sarebbe in condizioni critiche

17 marzo 2015

Il National Institutes of Health (NIH) ha fatto sapere che uno degli operatori sanitari statunitensi rientrati in patria dalla Sierra Leone ha contratto il virus ebola e le sue condizioni sarebbero passate da gravi a critiche. Il paziente si trova in Nebraska, dove è arrivato venerdì con un aereo privato.

Il Nebraska Medical Center ha fatto sapere che una quinta persona potenzialmente esposta sarà ricoverata nella struttura.

(p.c.)

Via | LaPresse

10 persone esposte al virus sotto controllo negli Usa

16 marzo 2015

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10 persone che probabilmente sono state esposte al virus ebola rientreranno negli Usa dall'Africa Occidentale: questi pazienti devono essere tenuti sotto controllo e sotto osservazione, per capire se effettivamente sono stati contagiati dal virus ebola nei paesi che ancora stanno affrontando l'epidemia.

La notizia è stata data dal Centro Usa per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie: i pazienti arriveranno con voli speciali e non commerciali negli Usa e saranno ospitati vicino all'Istituto Nazionale per la salute del Maryland, in un Centro Medico Universitario del Nebraska a Omaha o all'Emory University Hospital di Atlanta, ospedali che sono specializzati nel trattamento di pazienti affetti da ebola.

Secondo i media americani otto pazienti sarebbero già arrivati sul suolo americano, mentre altri due o tre dovrebbero arrivare in giornata. Nel caso dovessero presentare i sintomi della malattia, verranno immediatamente ricoverati.

I pazienti sono operatori di Partners in Health, un'associazione di Boston: tutte le persone che rientreranno negli States non hanno ancora riportato i sintomi del virus ebola, che ha già causato la morte di circa 10mila pazienti in Sierra Leone, Liberia e Guinea. Ma tutte le persone hanno avuto contatti con un collega che è risultato positivo alla malattia e che al momento è in cura presso il National Institutes of Health di Bethesda, nel Maryland.

Le autorità della CDC sta indagando per capire se ci sono altre persone che possono avere avuto contatti con il paziente malato e che è già risultato positivo al test.

(p.c.)

Via | Cnn

Operatore sanitario inglese positivo al test in Sierra Leone

12 marzo 2015

operatore-sanitario-ebola

Un operatore sanitario, appartenente all'esercito britannico e operante in Sierra Leone nella lotta contro ebola, è risultato positivo al test, secondo quanto dichiarato dal Ministro della Difesa inglese che ne ha dato l'annuncio. In Sierra Leone sono tantissimi gli operatori civili o militari inglesi impegnati per aiutare combattere l'epidemia della malattia.

Le autorità britanniche stanno al momento decidendo se sia il caso o meno di trasferire il paziente in patria, per poter essere curato: attualmente il militare è in cura presso le strutture ospedaliere del luogo, ma non si esclude un trasferimento in Inghilterra.

Ovviamente sono anche in corso delle indagini da parte delle autorità britanniche per poter capire come il militare abbia potuto essere contagiato dal virus, per capire come sia stato possibile che l'operatore sanitario sia stato esposto al virus.

Le autorità londinesi stanno anche cercando di rintracciare tutte le persone che hanno avuto contatti con il militare negli ultimi giorni, per poterli tenere sotto controllo e sotto osservazione. Un portavoce del Public Health Englend ha sottolineato:

Ogni individuo identificato che ha avuto rapporti stretti sarà valutato e sarà presa una decisione clinica riguardo la possibilità di riportarli in Inghilterra.

E poi ha aggiunto:

Il Regno Unito ha un sistema forte, ben sviluppato e collaudato per la gestione di ebola e il rischio complessivo in UK continua ad essere molto basso.

Altri due inglesi, Will Pooley e Pauline Cafferkey, avevano contratto il virus ebola ed entrambi sono stati curati con successo presso il Royal Free Hospital di Londra.

(p.c.)

Via | ibtimes

Caso sospetto in osservazione a Messina, ma il virus non c'è

09 marzo 2015

Un uomo senegalese di 39 anni si trova ricoverato in isolamento al Policlinico di Messina: l'allarme per il caso sospetto di ebola in Sicilia, secondo quanto emerso dagli esami del sangue che sono già stati inviati allo Spallanzani di Roma, è rientrato, dal momento che l'esito delle analisi è negativo.

L'uomo era stato ricoverato d'urgenza all'ospedale di Taormina, dove è residente: il paziente lamentava malessere febbrile e dove ha detto di essere rientrato da tre settimane dalla Nigeria. Su questo punto, però, le dichiarazioni del paziente si fanno discordanti, dal momento che al suo arrivo all'ospedale di Messina l'uomo, che non parla italiano, avrebbe detto al traduttore di essere in Italia dallo scorso mese di giugno.

Il paziente, per precauzione, è stato trasferito presso il Policlinico di Messina, dove attualmente si trova ricoverato presso il reparto di malattie infettive dell'ospedale universitario della città siciliana. Come previsto dal protocollo sanitario italiano, un campione del suo sangue è stato inviato all'Istituto Spallanzani di Roma, centro di riferimento per ebola nel nostro paese (e struttura dove è stato curato il primo e unico caso italiano, vale a dire il medico di Emergency che ha contratto il virus in Sierra Leone).

I risultati del test sul suo sangue hanno dato esito negativo: il paziente non è affetto da ebola, ma rimane comunque sotto osservazione.

(p.c.)

Via | Repubblica

In Liberia dimessa l'ultima paziente ricoverata in ospedale

06 marzo 2015

Si chiama Beatrice Yardolo, è un insegnante di inglese di 58 anni ed è la persona più felice della terra: queste sono infatti le testuali parole dell'ultima paziente affetta da ebola che è guarita ed è stata dimessa dall'ospedale di Monrovia a gestione cinese dove era in cura. Lei sarebbe l'ultima paziente in Liberia, guarita dalla terribile malattia.

Malattia che ha ucciso quasi 10mila persone nei paesi maggiormente colpiti dall'epidemia (Liberia, Guinea, Sierra Leone). Ma la notizia delle dimissioni dell'ultima persona malata di ebola in Sierra Leone fanno ben sperare: secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, nell'ultima settimana non sono stati accertati altri nuovi casi.

La prudenza è d'obbligo, dal momento che per poter dichiarare ebola free il paese bisogna attendere 42 giorni (2 "cicli di incubazioni completi") dall'ultimo caso registrato. Solo allora si potrà dichiarare debellata la malattia: ma è significativo che per la prima volta dal maggio del 2014 non è stato accertato nessun nuovo caso nel paese, mentre dal primo marzo in Sierra Leone e Guinea ne sono stati verificati 132.

L'Oms frena però i facili entusiasmi, visto che la malattia potrebbe ripresentarsi per i movimenti della popolazione tra i tre paesi confinanti:

Consideriamo questi tre Paesi come uno solo, quindi se è una buona notizia che in Liberia non vi siano più casi, le popolazioni sono così mobili in questa regione che ci potrebbe essere facilmente una reimportazione del contagio. Dobbiamo arrivare a zero nei tre Paesi prima di considerare la malattia sconfitta.

Queste le parole del portavoce dell'Oms, Gregory Harti, citato dalla Bbc.

(p.c.)

Via | Adnkronos

Un paziente rientrato in Nebraska sarebbe in condizioni critiche

17 marzo 2015

Il National Institutes of Health (NIH) ha fatto sapere che uno degli operatori sanitari statunitensi rientrati in patria dalla Sierra Leone ha contratto il virus ebola e le sue condizioni sarebbero passate da gravi a critiche. Il paziente si trova in Nebraska, dove è arrivato venerdì con un aereo privato.

Il Nebraska Medical Center ha fatto sapere che una quinta persona potenzialmente esposta sarà ricoverata nella struttura.

(p.c.)

Via | LaPresse

10 persone esposte al virus sotto controllo negli Usa

16 marzo 2015

10 persone che probabilmente sono state esposte al virus ebola rientreranno negli Usa dall'Africa Occidentale: questi pazienti devono essere tenuti sotto controllo e sotto osservazione, per capire se effettivamente sono stati contagiati dal virus ebola nei paesi che ancora stanno affrontando l'epidemia.

La notizia è stata data dal Centro Usa per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie: i pazienti arriveranno con voli speciali e non commerciali negli Usa e saranno ospitati vicino all'Istituto Nazionale per la salute del Maryland, in un Centro Medico Universitario del Nebraska a Omaha o all'Emory University Hospital di Atlanta, ospedali che sono specializzati nel trattamento di pazienti affetti da ebola.

Secondo i media americani otto pazienti sarebbero già arrivati sul suolo americano, mentre altri due o tre dovrebbero arrivare in giornata. Nel caso dovessero presentare i sintomi della malattia, verranno immediatamente ricoverati.

I pazienti sono operatori di Partners in Health, un'associazione di Boston: tutte le persone che rientreranno negli States non hanno ancora riportato i sintomi del virus ebola, che ha già causato la morte di circa 10mila pazienti in Sierra Leone, Liberia e Guinea. Ma tutte le persone hanno avuto contatti con un collega che è risultato positivo alla malattia e che al momento è in cura presso il National Institutes of Health di Bethesda, nel Maryland.

Le autorità della CDC sta indagando per capire se ci sono altre persone che possono avere avuto contatti con il paziente malato e che è già risultato positivo al test.

(p.c.)

Via | Cnn

Operatore sanitario inglese positivo al test in Sierra Leone

12 marzo 2015

operatore-sanitario-ebola

Un operatore sanitario, appartenente all'esercito britannico e operante in Sierra Leone nella lotta contro ebola, è risultato positivo al test, secondo quanto dichiarato dal Ministro della Difesa inglese che ne ha dato l'annuncio. In Sierra Leone sono tantissimi gli operatori civili o militari inglesi impegnati per aiutare combattere l'epidemia della malattia.

Le autorità britanniche stanno al momento decidendo se sia il caso o meno di trasferire il paziente in patria, per poter essere curato: attualmente il militare è in cura presso le strutture ospedaliere del luogo, ma non si esclude un trasferimento in Inghilterra.

Ovviamente sono anche in corso delle indagini da parte delle autorità britanniche per poter capire come il militare abbia potuto essere contagiato dal virus, per capire come sia stato possibile che l'operatore sanitario sia stato esposto al virus.

Le autorità londinesi stanno anche cercando di rintracciare tutte le persone che hanno avuto contatti con il militare negli ultimi giorni, per poterli tenere sotto controllo e sotto osservazione. Un portavoce del Public Health Englend ha sottolineato:

Ogni individuo identificato che ha avuto rapporti stretti sarà valutato e sarà presa una decisione clinica riguardo la possibilità di riportarli in Inghilterra.

E poi ha aggiunto:

Il Regno Unito ha un sistema forte, ben sviluppato e collaudato per la gestione di ebola e il rischio complessivo in UK continua ad essere molto basso.

Altri due inglesi, Will Pooley e Pauline Cafferkey, avevano contratto il virus ebola ed entrambi sono stati curati con successo presso il Royal Free Hospital di Londra.

(p.c.)

Via | ibtimes

Caso sospetto in osservazione a Messina, ma il virus non c'è

09 marzo 2015

Un uomo senegalese di 39 anni si trova ricoverato in isolamento al Policlinico di Messina: l'allarme per il caso sospetto di ebola in Sicilia, secondo quanto emerso dagli esami del sangue che sono già stati inviati allo Spallanzani di Roma, è rientrato, dal momento che l'esito delle analisi è negativo.

L'uomo era stato ricoverato d'urgenza all'ospedale di Taormina, dove è residente: il paziente lamentava malessere febbrile e dove ha detto di essere rientrato da tre settimane dalla Nigeria. Su questo punto, però, le dichiarazioni del paziente si fanno discordanti, dal momento che al suo arrivo all'ospedale di Messina l'uomo, che non parla italiano, avrebbe detto al traduttore di essere in Italia dallo scorso mese di giugno.

Il paziente, per precauzione, è stato trasferito presso il Policlinico di Messina, dove attualmente si trova ricoverato presso il reparto di malattie infettive dell'ospedale universitario della città siciliana. Come previsto dal protocollo sanitario italiano, un campione del suo sangue è stato inviato all'Istituto Spallanzani di Roma, centro di riferimento per ebola nel nostro paese (e struttura dove è stato curato il primo e unico caso italiano, vale a dire il medico di Emergency che ha contratto il virus in Sierra Leone).

I risultati del test sul suo sangue hanno dato esito negativo: il paziente non è affetto da ebola, ma rimane comunque sotto osservazione.

(p.c.)

Via | Repubblica

In Liberia dimessa l'ultima paziente ricoverata in ospedale

06 marzo 2015

Si chiama Beatrice Yardolo, è un insegnante di inglese di 58 anni ed è la persona più felice della terra: queste sono infatti le testuali parole dell'ultima paziente affetta da ebola che è guarita ed è stata dimessa dall'ospedale di Monrovia a gestione cinese dove era in cura. Lei sarebbe l'ultima paziente in Liberia, guarita dalla terribile malattia.

Malattia che ha ucciso quasi 10mila persone nei paesi maggiormente colpiti dall'epidemia (Liberia, Guinea, Sierra Leone). Ma la notizia delle dimissioni dell'ultima persona malata di ebola in Sierra Leone fanno ben sperare: secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, nell'ultima settimana non sono stati accertati altri nuovi casi.

La prudenza è d'obbligo, dal momento che per poter dichiarare ebola free il paese bisogna attendere 42 giorni (2 "cicli di incubazioni completi") dall'ultimo caso registrato. Solo allora si potrà dichiarare debellata la malattia: ma è significativo che per la prima volta dal maggio del 2014 non è stato accertato nessun nuovo caso nel paese, mentre dal primo marzo in Sierra Leone e Guinea ne sono stati verificati 132.

L'Oms frena però i facili entusiasmi, visto che la malattia potrebbe ripresentarsi per i movimenti della popolazione tra i tre paesi confinanti:

Consideriamo questi tre Paesi come uno solo, quindi se è una buona notizia che in Liberia non vi siano più casi, le popolazioni sono così mobili in questa regione che ci potrebbe essere facilmente una reimportazione del contagio. Dobbiamo arrivare a zero nei tre Paesi prima di considerare la malattia sconfitta.

Queste le parole del portavoce dell'Oms, Gregory Harti, citato dalla Bbc.

(p.c.)

Via | Adnkronos

infermiera statunitense

Servono nuovi fondi per rinforzare i sistemi sanitari dei paesi colpiti

05 marzo 2015

Save the Children ha pubblicato un rapporto per fare il punto sulla situazione dei paesi colpiti dal virus ebola, che in Africa Occidentale ha fatto moltissime vittime e ha messo in ginocchio i tre stati che sono ancora protagonisti, purtroppo, di nuovi casi di contagio. "A Wake Up Call: Lessons from Ebola for the world's health systems" è il rapporto che sottolinea che servono nuovi fondi per rinforzare i sistemi sanitari dei paesi colpiti.

Se ieri Oxfam lanciava l'allarme per l'emergenze dei bagni nelle scuole della Liberia, che hanno da poco riaperto i battenti, ecco che oggi è Save the Children a porre l'attenzione su un altro importante aspetto, che riguarda sia i paesi colpiti dal virus, sia gli altri paesi dove ogni giorno muoiono tantissimi bambini proprio a causa di sistemi sanitari che non riescono a fronteggiare le emergenze.

Nel rapporto leggiamo:

L'attività di soccorso internazionale in Africa occidentale è infatti costata 4,3 miliardi di sterline, mentre il rafforzamento dei sistemi sanitari di quei paesi ne sarebbe costato 1,58 miliardi.

Mentre Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia, sottolinea:

Un sistema sanitario solido avrebbe potuto fermare Ebola. Avrebbe potuto risparmiare migliaia di vite dei bambini e miliardi di sterline.

Senza dimenticare che

senza operatori sanitari qualificati e senza un sistema sanitario funzionante sul posto, è più probabile che un'epidemia possa diffondersi attraverso i confini internazionali, con effetti catastrofici.

(p.c.)

Via | Repubblica

Federica Mogherini, "L'emergenza non è ancora finita"

04 marzo 2015

Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, interviene in merito all'emergenza del virus ebola, sottolineando che non è ancora finita e, come suggerito dall'Oms, non bisogna abbassare la guardia. Non è ancora finita. D

obbiamo concentrare i nostri sforzi per essere sicuri che non ci siano nuovi casi e che ebola sia sconfitto sul serio e per sempre.

Queste le parole di Federica Mogherini all'arrivo alla Conferenza Internazionale di Alto Livello su Ebola:

Non sono solo le persone a doversi riprendere dall'epidemia, ma intere comunità, società e Paesi. Una larga parte di un continente che è molto importante per noi, per gli europei.

(p.c.)

Via | Ansa

Emergenza bagni in scuole Liberia

04 marzo 2015

In Liberia, dove da poco hanno riaperto le scuole, c'è bisogno di interventi massicci per poter consentire ai bambini di tutto il paese di ritornare a scuola senza il timore di contrarre il virus. L'appello arriva da Oxfam e dalla presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf ed è rivolto alla comunità internazionale per trovare sostegno.

E' stato stimato, infatti, che sono necessari con urgenza 60 milioni di dollari per poter garantire alle scuole del paese servizi idrici e igienico sanitari adeguati per poter far fronte alle esigenze delle migliaia di studenti che sono ritornati sui banchi di scuola. Nel paese su un totale di 4600 scuole, la metà non ha acqua corrente e il 43% non ha bagni funzionanti. Dove i bagni ci sono, c'è un servizio igienico ogni 100 ragazzi.

(p.c.)

Via | Avvenire

Nina Pham, l'infermiera statunitense guarita fa causa all'ospedale

03 marzo 2015

Nina Pham, l'infermiera statunitense colpita dal virus ebola in territorio americano e guarita dopo due settimane di cure e ricovero in ospedale, ha deciso di far causa all'ospedale texano dove lavorava quando ha contratto la malattia. Nina Pham è considerata la prima vittima del contagio negli Stati Uniti ed è sopravvissuta alla malattia. Anche se oggi ammette di sentirsi marchiata dalla malattia e di soffrire ancora di dolori e di incubi notturni.

Il virus ebola era stato diagnosticato lo scorso 11 ottobre, tre giorni dopo la morte di Thomas Eric Duncan, il paziente zero americano, affetto da ebola (virus contratto in Liberia, da dove arrivava) e arrivato all’Health Presbytherian Hospital di Dallas dove è stato curato proprio dalla giovane infermiera.

L'infermiera oggi ha deciso di fare causa all'ospedale, accusando la struttura in cui lavorava di negligenza e di violazione della privacy: secondo i suoi legali la giovane lavoratrice non sarebbe stata sufficientemente preparata e informata per potersi difendere dal virus. I rischi le erano stati minimizzati ed è stata filmata mentre lavorava in ospedale senza che lei firmasse alcun consenso per la registrazione.

La Texas Health Resources, società proprietaria dell'ospedale, spera di poter instaurare un dialogo costruttivo con l'infermiera, per poter trovare una soluzione in grado di soddisfare entrambe le parti interessate.

(p.c.)

Via | Il secolo XIX

Il vice presidente della Sierra Leone in quarantena

02 marzo 2015

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Quarantena preventiva per Sam Sumana, vice presidente della Sierra Leone, dopo la morte di una sua guardia del corpo. Il politico del paese africano ha deciso volontariamente di mettersi in quarantena dopo che questo suo collaboratore è deceduto proprio a causa del virus ebola: rimarrà in quarantena per 21 giorni.

Il vice presidente della Sierra Leone ha anche chiesto a tutte le persone che hanno avuto contatti con la guardia del corpo deceduta di mettersi anche loro in quarantena.

(p.c.)

Via | Ansa

Una pianta asiatica potrebbe essere una possibile cura per ebola

02 marzo 2015

test-laboratorio-ebola

Uno studio condotto da ricercatori americani e tedeschi ha scoperto una possibile applicazione di una pianta asiatica per curare ebola: nell'estratto di una pianta che proviene dall'Asia, infatti, sarebbe presente una soluzione per poter permettere di bloccare la replicazione del virus.

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Science e diretti dal professor Robert Davey, direttore del dipartimento di Immunologia e Virologia presso il Texas Biomedical Research Institute di San Antonio (Stati Uniti), si basano sull'azione del virus ebola nel corpo umano. Il virus, dopo essersi legato alla superficie delle cellule ed essersi introdotto all'interno, interagisce con delle proteine delle cellule, grazie al legame con alcuni canali del calcio.

Partendo da questo presupposto, il gruppo di scienziati ha provato a testare l'effetto di una molecola per bloccare questo meccanismo: il composto, la tetrandrina, è una molecola estratta da una pianta originaria dell'Asia, nota per le sue proprietà anti-ipertensive. Il farmaco riuscirebbe a bloccare il virus: testato sui topi, questa sostanza ha salvato molti animali infetti.

Ora bisognerà testarne la sicurezza e l'efficacia su primati non umani.

(p.c.)

Via | LaStampa

Liberia Battles Spreading Ebola Epidemic

La Liberia riapre le frontiere

5 febbraio 2015

La Liberia riapre le sue frontiere, dopo sei mesi di chiusura: nel paese si cerca di tornare alla normalità, anche se il virus ebola è ancora presente, ma con casi in diminuzione rispetto ai mesi scorsi. L'epidemia sembra essere sotto controllo nel paese e per questo, oltre alla riapertura delle scuole, avvenuta lo scorso 16 febbraio 2015, si è deciso lunedì scorso di riaprire le frontiere e di togliere anche il coprifuoco.

Con queste misure il paese dell'Africa Occidentale tenta di tornare alla normalità: l'emergenza sembra essere ormai lontana e passata, anche se, come sottolineato dall'Oms, non bisogna comunque abbassare la guardia. Ellen Johnson Sirleaf, presidente liberiana, ha deciso così di prendere delle misure per permettere alla popolazione di uscire dalla quarantena nella quale viveva da sei mesi. Le vittime nel paese sono state 4000, ma oggi si contano solamente nove malati, anche se si parla di trenta casi sospetti individuati la scorsa settimana.

Con questa manovra si cerca anche di ridare respiro all'economia nazionale, messa seriamente a dura prova in questi sei mesi di emergenza sanitaria. Soprattutto i piccoli commercianti sono stati messi in ginochcio:

Sopravviviamo grazie al commercio con le persone che attraversano il confine e anche loro sopravvivono grazie a noi. Questo è il nostro modo di fare attività commerciale. Vengono qui e comprano da noi o ci vendono delle cose. Da quando si sono chiuse le frontiere hanno smesso di venire di qui e noi di andare di là. Per gli affari è stato un periodo difficile. G

Il colonnello Gmakoon Monger dell’ufficio di Immigrazione e Naturalizzazione aggiunge:

Gli effetti sull’economia sono stati pesanti. Ora che le frontiere hanno riaperto credo che l’emergenza Ebola sia terminata. Anche se è pur vero che non ce ne siamo liberati al 100%

(p.c.)

Via | Euronews

coppa-d-africa

Oms approva il nuovo test rapido per la diagnosi

23 febbraio 2015

ebola Germania

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato il via libera per il nuovo test rapido per la diagnosi del virus ebola, che potrà avvenire in soli 15 minuti. L'Oms ha infatti approvato il ReEBOV Antigen Rapid Test, prodotto da un'azienda statunitense che permette l'individuazione di pazienti affetti da ebola in tempi brevissimi, così che possano essere isolati e curati rapidamente.

Il nuovo test rapido di diagnosi dell'ebola funziona anche senza elettricità, così da poter essere utilizzato ovunque: dopo il primo risultato, che viene dato in appena 15 minuti, bisogna aspettare almeno 12-24 ore per poter avere una risposta definitiva, ma nel frattempo il paziente sospetto può essere isolato per evitare il contagio e le cure possono iniziare il prima possibile.

Il test, secondo i trial effettuati in Africa Occidentale, funziona nel 92% dei casi, un tasso di successo davvero molto alto, anche se l'Oms sottolinea che non è accurato come altri test, ma permette una prima individuazione rapida del virus, un fattore da non sottovalutare:

Pur essendo meno accurato di altri test tradizionali già usati, questo è più veloce, facile da eseguire e non richiede una presa elettrica per funzionare.

Tarik Jasarevic, portavoce dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha sottolineato che questo test è i

l primo antigene rapido che dà risultati in quindici minuti.

Una svolta nella lotta all'ebola, visto che impiega pochissimo tempo e potenzialmente può essere usato in ogni angolo del mondo, in maniera facile e veloce.

(p.c.)

Via | Rainews

Oms "Non bisogna abbassare la guardia"

20 febbraio 2015

Sull'epidemia di ebola non bisogna abbassare la guardia: a sottolinearlo è l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha stilato il nuovo bollettino con i dati che riguardano i tre paesi più colpiti dal virus in Africa Occidentale. Sierra Leone e Guinea sono ancora i paesi che pagano il tributo maggiore, ma dopo l'impennata dei giorni scorsi pare che ogi la situazione sia stabile.

Il totale dei casi di ebola ha superato i 23mila: nella settimana scorsa i nuovi casi sono stati 128, di cui 52 in Guinea, in calo rispetto alle settimane precedenti, solo 2 in Liberia, dove le scuole hanno riaperto i battenti, e 74 in Sierra Leone, il paese che sembra ancora il più colpito dal virus ebola.

I dati parlano anche di una certa ostilità nei confronti degli interventi internazionali per poter contenere l'epidemia:

Tutti e tre i paesi hanno riportato un aumento negli incidenti relativi al personale impegnato contro ebola. In Guinea e Sierra Leone sono avvenute 35 e 49 sepolture non sicure e 40 nuovi casi sono stati trovati solo dopo che i pazienti erano morti nelle comunità, lontano dalle strutture di trattamento.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità invita, dunque, a non abbassare la guardia e ha ricordato come sia importante effettuare sepolture dei cadaveri in tutta sicurezza, perché i corpi senza vita sono altamente contagiosi. Anche l'Onu ha ricordato l'importanza di non lasciarsi andare all'ottimismo per il caso di nuovi casi, perché l'obiettivo di "zero nuovi casi" è ancora lontano. Il segretario generale Ban Ki-Moon ha sottolineato che

più di metà dei nuovi casi si è verificata in persone che non sono state a contatto con pazienti conosciuti e che una singola sepoltura non sicura può infettare fino a 30 persone.

(p.c.)

Via | SecoloXIX

Scuole riaperte in Liberia

18 febbraio 2015

ebola-sospetti

Diminuiscono i casi di ebola in Liberia e riaprono le scuole. Era già successo nel mese di gennaio 2015 in Guinea, uno dei tre paesi maggiormente colpiti da questa epidemia virale. Ed ora tocca anche alla Liberia: gli studenti potranno tornare nelle aule scolastiche, seguendo però alcune piccole regole per evitare altri possibili contagi.

Le scuole erano state chiuse proprio per evitare una ancora maggiore diffusione del virus ebola: sono state chiuse per mesi, ma oggi i ragazzi sono tornati sui banchi di scuola, dopo sei mesi di lontananza dallo studio. Ai ragazzi sono state spiegate alcune norme di comportamento, per poter evitare possibili contagi, proprio come era stato fatto in Guinea.

Gli studenti entrano a scuola camminando in fila e non possono toccarsi, così come non possono giocare. Prima di entrare in classe, ogni studente viene sottoposto al controllo della temperatura e, in caso di valori non "nella norma", i bambini non possono accedere alle lezioni e i casi vengono segnalati. Tanti aiuti, per poter eseguire le operazioni di disinfezione e pulizia della scuola, sono arrivati da enti internazionali, così come sono stati proposti kit per lavarsi le mani e prodotti disinfettanti. Il numero di studenti per classe è stato, inoltre, ridotto.

Non tutte le scuole, ovviamente, sono state riaperte, anche se le autorità locali vorrebbero la completa apertura degli istituti scolastici entro il prossimo 2 marzo, per permettere ai ragazzi di riprendere la loro normale vita, le loro attività quotidiane e consentire loro di riprendersi un po' di quello che l'epidemia ha rubato loro in questi lunghi mesi di assenza da scuola.

(p.c.)

Via | Internazionale

Usa pronti a ritirare 1000 soldati dall'Africa

11 febbraio 2015

Gli Usa sono pronti a ritirare dall'Africa più di mille soldati che al momento stanno dando il loro supporto per combattere il virus ebola: il presidente statunitense Barack Obama sarebbe pronto a darne l'annuncio, per un ritiro che potrebbe già avvenire entro la fine del mese di aprile 2015 e che interesserà circa 1300 soldati che attualmente sono stanziati in Africa Occidentale per aiutare nell'epidemia di ebola.

La Casa Bianca, in un comunicato, scrive:

Siamo incoraggiati dal calo dei nuovi casi di ebola in Africa occidentale, anche se resta la preoccupazione per l’aumento dei casi in Guinea e l’incapacità di ridurre quelli in Sierra Leone.

(p.c.)

Via | Internazionale

L'intervento di Fabrizio Pulvirenti a Sanremo 2015

11 febbraio 2015

fabrizio-pulvirenti-sanremo

Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency colpito dal virus ebola mentre operava in Sierra Leone e guarito dopo aver trascorso più di un mese ricoverato presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, è intervenuto nella prima serata del Festival di Sanremo. Il medico siciliano, che non si sente un eroe e che ha sottolineato di essere diventato un simbolo solo perché italiano, europeo, ha ricordato l'impegno della Onlus di Gino Strada in Sierra Leone: presso il nuovo ospedale di Emergency la mortalità per ebola è scesa dal 70 al 40%.

Il medico di Emergency ha poi ricordato all'ANSA:

C'è bisogno di uscire dal torpore e rendersi conto che noi abitanti del nord del mondo, ricco e industrializzato, siamo i fortunatì ed abbiamo il dovere morale di aiutare chi non vive da questa parte del pianeta.

Fabrizio Pulvirenti ha parlato di solidarietà e collaborazione:

Ci sono tanti modi per contribuire, non solo la presenza fisica nei luoghi dove la gente soffre. L'approccio è sempre personale, ma l'importante è appunto risvegliarsi da quell'indifferenza che ci anestetizza. Ognuno può trovare il proprio modo di 'essere presente.

E lui vuole essere di nuovo presente tornando in Sierra Leone, probabilmente già alla fine di aprile, per aiutare i pazienti affetti dal virus. Questa la sua speranza, che ancora però non è una certezza.

(p.c.)

Fabrizio Pulvirenti ospite a Sanremo

09 gennaio 2015

fabrizio-pulvirenti-medico-emergency-guarito-ebola

Fabrizio Pulvirenti ospite a Sanremo 2015: il medico di Emergency, che ha contratto il virus ebola in Sierra Leone e che è rimasto ricoverato per più di un mese presso l'Istituto Spallanzani di Roma, prima di essere dichiarato guarito ed essere dimesso, sarà uno dei più attesi ospiti della prima serata del Festival di Sanremo 2015, che prenderà il via martedì 10 febbraio 2015.

L'annuncio è stato fatto in occasione della conferenza stampa dallo stesso Carlo Conti, presentatore di questa edizione di Sanremo. La sua presenza su un palcoscenico così importante e "nazionalpopolare" potrà essere molto importante, per poter portare in tutte le case degli italiani una testimonianza preziosa su quello che sta accadendo in Africa e non solo per quello che riguarda l'epidemia di ebola.

(p.c.)

Più di 16mila gli "orfani di ebola

ebola

Secondo gli ultimi dati resi noti dall'Unicef, da metà gennaio nei tre paesi africani colpiti dall'epideamia circa 3600 bambini hanno perso entrambi i genitori a causa dell'ebola, mentre 16.600 bambini che hanno perso uno o entrambi i genitori o chi se ne prendeva cura sono stati registrati. I dati resi noti sono davvero impressionanti.

L'Unicef si impegna ad aiutare questi bambini a ritrovare membri delle loro famiglie o a trovare nuove famiglie che possano prendersi cura di loro: famiglie che ricevono aiuti economici, assistenza, sostegno psicologico, supporto nel rientro a scuola. Proprio i bambini che hanno perso tutti i membri della famiglia vengono supportati maggiormente per affrontare il trauma.

Manuel Fontaine, Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Africa Occidentale e Centrale, ha commentato:

Dopo aver superato le loro iniziali paure e concezioni sbagliate sull’Ebola, le famiglie si sono rivelate molto collaborative, garantendo cure e protezione ai bambini che hanno perso i genitori. Questo mostra la forza dei legami di parentela e la straordinaria resilienza delle comunità in un momento di grande difficoltà. Dato che i paesi colpiti dall’Ebola si avviano verso la ripresa, dobbiamo cogliere l’opportunità di migliorare i servizi di protezione dell’infanzia per tutti i bambini vulnerabili. Abbiamo la possibilità di rispondere ad altre forme di vulnerabilità che esistevano già prima della crisi Ebola, come matrimoni precoci, sfruttamento del lavoro minorile, violenza sessuale e arruolamento.

(p.c.)

Via | Vita

Il riconoscimento della Regione Lazio allo Spallanzani di Roma

06 gennaio 2015

La Regione Lazio ha consegnato una targa all'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani come riconoscimento per l'impegno profuso ogni giorno nel trattamento dei pazienti ricoverati presso la struttura e anche per aver curato Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency che ha contratto il virus ebola operando come volontario in Sierra Leone.

Questa mattina si è tenuta la cerimonia di riconoscimento presso la sede della giunta regionale: la targa è stata consegnata da Zingaretti nelle mani di Andrea Antinori, direttore sanitario dello Spallanzani, di Fabio Alberti, commissario straordinario, di Nicola Petrosillo, responsabile dell'Unità di Crisi per ebola.

Proprio Alberti ha sottolineato il lavoro della struttura per trattare un'emergenza come ebola:

La capacità dell'istituto Spallanzani di rispondere ad un'emergenza di crisi estrema come l'ebola è il risultato di un lavoro di squadra che ha contribuito al successo nazionale ed internazionale della struttura.

Mentre Zingaretti ha commentato:

Da alcune settimane inizio ad essere più ottimista. Se continuiamo ad applicare criteri di valutazione, di organizzazione del sistema, di innovazione, come abbiamo fatto in questi mesi, il cambiamento sarà radicale e a portata di mano, non solo per la qualità dell'offerta, ma per l'organizzazione del lavoro dentro al sistema sanitario. La grande novità è che la situazione non è ferma, ma i progressi che stiamo facendo sono diretti all'attuazione della riorganizzazione della struttura, ad una politica rivolta al personale sanitario e alla capacità di tenere il bilancio sotto controllo, e ad ottenere dei risultati di credibilità dal governo, ci permettono oggi di dire che siamo vicini alla svolta e al ritorno alla normalità.

Il Presidente della Regione Lazio ha poi ricordato che l'impegno della giunta è quello di voler

ridare dignità e forza al sistema sanitario regionale e il Lazio può contare su un polo di eccellenza come l'ospedale Spallanzani.

(p.c.)

Via | Adnkronos

Casi in aumento, dal Giappone nuovo trattamento con un farmaco contro l'influenza

05 febbraio 2015

L'Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che i nuovi casi di contagio sono in aumento in Guinea, Liberia e Sierra Leone: per la prima volta dall'inizio del 2015, dopo un breve rallentamento a inizio anno che aveva fatto sperare in un'uscita dal tunnel, il numero dei casi di infezioni da virus ebola sta aumentando nei tre paesi dell'Africa Occidentale che stanno combattendo contro l'epidemia da tempo.

Nei tre paesi, già messi a dura prova dall'epidemia di ebola, nell'ultima settimana sono stati registrati 124 nuovi casi, 25 in più rispetto alla settimana precedente. Il maggior numero di infezioni ha riguardato la Sierra Leone, con 80 nuovi pazienti.

Ma non solo cattive notizie: proprio nei giorni in cui l'Oms denuncia un aumento dei nuovi casi di contagio, ecco che dal Giappone arriva la notizia di un nuovo trattamento che sta ottenendo risultati davvero interessanti nella lotta al virus. Pazienti contagiati dal virus che portano il totale a 22.495 persone che hanno contratto l'ebola, dall'inizio di questa grave epidemia, che fino ad oggi ha causato la morte di 8.981 persone.

Si tratta del farmaco Favipiravir, utilizzato in Giappone nel 2014 come trattamento per l'influenza e che è stato somministrato a 69 pazienti malati di ebola in Guinea. Il farmaco è riuscito ad aiutare le persone che avevano un tasso basso di virus nel sangue, mentre non è risultato abbastanza efficace contro i pazienti con un tasso più elevato.

Il Dottor Sakoba Keita del Ministero della Salute della Guinea, comunque, parla di risultati incoraggianti.

(p.c.)

Foto | da Pinterest di Penelitian

Via | RaiNews

Due operatori ricoverati a Londra per sospetto contagio

03 febbraio 2015

Ebola Sierra Leone

Due operatori sanitari militari inglesi sono al momento ricoverati a Londra, presso il Royal Free Hospital della capitale, per un sospetto contagio da virus ebola: i due operatori, infatti, potrebbero essere venuti a contatto con il virus in seguito ad una puntura d'ago, mentre operavano in Sierra Leone.

Il primo operatore è stato ricoverato in ospedale a Londra sabato 31 gennaio, ma la Bbc sottolinea che in queste ore presso lo stesso nosocomio sarebbe arrivato anche un secondo paziente, per un caso analogo: si è trattato di due incidenti simili avvenuti a breve distanza l'uno dall'altro, come sottolineato dal ministro delle Forze Armate, Mark Francois, che ha poi aggiunto:

Le famiglie sono state informate e riceveranno tutto il sostegno possibile dal Governo.

Al momento, comunque, i due operatori sanitari non presentano i sintomi dell'ebola e non è ancora stata effettuata per loro una diagnosi precisa, ma sono ricoverati in via precauzionale.

Le autorità hanno sottolineato che non c'è alcun rischio per la salute pubblica, anche perché i due pazienti non hanno ancora mostrato i sintomi di ebola (e ricordo che la malattia è contagiosa dal momento in cui la persona malata mostra i primi sintomi, non prima).

Gli operatori verranno tenuti sotto controllo per 21 giorni, il classico periodo di incubazione della malattia. Paul Cosford di Public Health England sottolinea:

Il trasferimento nel Regno Unito è avvenuto seguendo i rigorosi protocolli del caso. La salute pubblica non è in pericolo.

(p.c.)

Via | Adnkronos

Croce Rossa, nel 2015 attese nuove vittime in Africa

02 febbraio 2015

croce-rossa-ebola

Birte Hald, a capo dell'unità di coordinamento e supporto per l'Ebola della Federazione internazionale delle società di Croce rossa e Mezzaluna rossa, è convinto che nel 2015 ci saranno ancora vittime di ebola in Africa. Il virus, che secondo alcuni scienziati starebbe mutando, continuerà a uccidere nei tre paesi colpiti dall'epidemia.

Secondo l'esperto, infatti, le comunità locali, soprattutto in Guinea, non si fidano delle organizzazioni umanitarie e questa diffidenza potrebbe compromettere l'impegno internazionale posto in atto per cercare di fermare l'epidemia:

Vediamo che in Sierra Leone e soprattutto in Guinea il virus sta divampando in nuovi distretti con piccole catene di trasmissione, il che vuol dire che il virus non è sotto controllo e che potrebbe diffondersi ancora su vasta scala.

La stessa Croce Rossa ha difficoltà ad accedere in alcune comunità della Guinea:

Ci sono ancora dei villaggi che pensano ad esempio che l'Ebola si diffonda quando si spruzza del cloro e si disinfettano le case, e sono i team della Croce rossa che arrivano con il cloro, quindi la gente fa questo collegamento.

L'Ong per operare in queste zone, invia prima poliziotti e funzionari locali per poter preparare la popolazione all'arrivo degli operatori sanitari della Croce Rossa. Hald sottolinea che se le organizzazioni internazionali non avranno libero accesso in tutto il territorio, c'è il rischio che l'epidemia continui e così anche il numero delle vittime in questo 2015, che si era aperto con dati incoraggianti sul rallentamento del virus, potrebbe riprendere a crescere in maniera esponenziale.

(p.c.)

Via | Il tempo

<h2 >Secondo gli scienziati il virus è mutato

29 gennaio 2015

emergenza ebola

In Guinea il virus ebola sarebbe mutato: gli scienziati che stanno studiando l'epidemia che ha colpito i tre paesi dell'Africa Occidentale, infatti, hanno annunciato che il virus è mutato, continuandone a studiare la pericolosità, per capire se è diventato più contagioso rispetto a quello precedente.

Proprio nei giorni in cui l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che i casi di ebola sono tornati a crescere nella settimana del 25 gennaio, dopo un piccolo spiraglio di speranza che aveva fatto credere in un rallentamento dell'epidemia, ecco che arriva la notizia secondo cui il virus potrebbe aver subito una mutazione ed essere anche più contagioso.

Diversi studiosi stanno analizzando da tempo centinaia di campioni di sangue di pazienti che sono stati infettati dal virus in Guinea, per capire come questo stia modificando, se effettivamente sta mutando. I biologi dell'Institut Pasteur in Francia, che hanno isolato il virus a marzo dell'anno scorso, stanno cercando di capire se il virus è più contagioso rispetto a prima.

Il genetista Anavaj Sakuntabhai, sottolineando che il virus sta cambiando, ha dichiarato:

Un virus può cambiare e diventare meno mortale e più contagioso ed è una cosa che temiamo. Ora abbiamo visto vari casi che non hanno sintomi, del tutto asintomatici, queste persone potrebbero diffondere meglio il virus.

Al momento, inoltre, non sono state notate modifiche nelle modalità di trasmissione e contagio, che avviene ancora solo ed esclusivamente con il contatto diretto con i fluidi delle persone infettate.

Attualmente il metodo di trasmissione è lo stesso, basta evitare il contatto con le persone malate. ma come scienziati non si può prevedere che non cambi, forse lo farà.

(p.c.)

Via | RaiNews

Guarita l'infermiera di Save the Children, Oxfam propone un piano Marshall

28 gennaio 2015

E' guarita l'infermiera di Save the Children che aveva contratto il virus ebola in uno centro di trattamento per il virus dell'organizzazione internazionale che è stato allestito in Sierra Leone. Pauline Cafferkey, infermiera scozzese, è riuscita a vincere sul virus. A inizio di gennaio 2015, quando in Italia ricevevamo buone notizie dall'Ospedale Spallanzani di Roma, per la guarigione di Fabrizio Pulvirenti, la donna era ritornata nel suo paese e subito aveva notato i primi sintomi di contagio.

Da allora l'infermiera scozzese è rimasta ricoverata in ospedale e oggi può uscire, perché è guarita. Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, ha annunciato la bella notizia:

Siamo felici per lei e per la sua famiglia, che può finalmente riabbracciarla.

Aggiungendo poi:

Nonostante i rischi per la propria sicurezza, si era offerta volontariamente di mettere a disposizione le sue competenze di infermiera per contribuire a salvare le vite dei malati di Ebola nel nostro centro di trattamento a Kerry Town.

Proprio da quel centro di Save the Children in Sierra Leone, qualche giorno fa è stato dimesso il centesimo paziente che è guarito dal virus: è un ragazzino di soli 12 anni.

È anche grazie al coraggio di Pauline e di tutti coloro che ogni giorno stanno lavorando per combattere il virus, che questi risultati sono stati possibili. Per questo siamo ancora più determinati a continuare il nostro lavoro e i nostri sforzi per vincere la malattia.

L'Oxfam, invece, ha ha recentemente lanciato un appello, rivolto alla comunità internazionale per poter attuare un Piano Marshall per i paesi africani colpiti dal virus ebola. Inoltre ha richiesto una conferenza internazionale urgente per poter coordinare gli aiuti: non c'è più tempo da perdere, bisogna fare qualcosa di concreto e in fretta per permettere alle economie di Liberia, Sierra Leone e Guinea di ripartire.

Roberto Barbieri, direttore di Oxfam Italia, sottolinea:

Sono passati attraverso l'inferno: adesso non possiamo abbandonarli. La popolazione ha bisogno di aiuti economici, e ne ha bisogno ora.

C'è bisogno di lavoro e di servizi essenziali come sanità e istruzione e il primo passo, secondo l'organizzazione, è quella di aiutare le famiglie colpite dalla crisi inviando aiuti immediati e investimenti.

Riccardo Sansone, responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, aggiunge:

La comunità internazionale non se ne può andare abbandonando la popolazione proprio ora che, fortunatamente, la mortalità della malattia sta diminuendo. Non riuscire a sostenere questi Paesi, dopo che sono riusciti a superare la crisi scatenata dall'epidemia, significherebbe condannarli a un doppio disastro. Il mondo è intervenuto in ritardo per fronteggiare l'epidemia: adesso non ci sono scuse per non supportare la ripresa economica e di una normale vita quotidiana.

(p.c.)

Via | Corriere

L'Oms prepara una squadra d'emergenza

27 gennaio

Oms è pronta a creare un fondo straordinario e una squadra per le emergenze, che siano disponibili in pochissimo tempo per poter intervenire prontamente in caso di epidemie tipo quella di ebola che da tempo imperversa in tre paesi dell'Africa Occidentale. Dopo le polemiche riguardo al fatto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità non è intervenuta in tempo e dopo il botta e risposta dell'Oms che lamentava il distacco della comunità internazionale e la poca libertà di intervento, ecco come l'Organizzazione ha deciso di riorganizzarsi.

A darne l'annuncio è stato il segretario generale Margaret Chan, alla fine di una sessione del board esecutivo dell'agenzia: il segretario ha ammesso i ritardi negli interventi per l'epidemia di ebola in corso in tre paesi dell'Africa Occidentale, sottolineando che l'Organizzazione Mondiale della Sanità sta provvedendo affinché in futuro simili ritardi non accadano più.

Secondo quanto si apprende il team per le emergenze dovrebbe essere composto di 1500 persone, pronte ad intervenire immediatamente, mentre non è dato sapere la quantità del fondo straordinario stanziato.

Dalla Russia, intanto, apprendiamo che il nuovo vaccino sperimentale presentato dal paese sarà pronto entro il 2016, come sottolineato dal Ministero della Sanità della Federazione Russa. Il vaccino russo è al momento sotto sperimentazione: sono in corso studi preclinici per poter determinare la sua sicurezza e la sua tollerabilità, ma anche per poter capire quale possa essere la dose di vaccino ottimale da impiegare.

Secondo quanto si apprende, nel mese di marzo 2015 la Russia sarà pronta a presentare all'Organizzazione Mondiale della Sanità la sua disponibilità a testare questo nuovo farmaco anche sull'uomo.

(p.c.)

Via | Corriere

Inviate i Liberia le prime dosi del vaccino

23 gennaio ore 19:30

Arriveranno presto in Liberia le prime dosi del vaccino sperimentale contro il virus Ebola messo a punto dalla multinazionale farmaceutica Gsk. Ad annunciarlo è la stessa casa farmaceutica, precisando che le fiale inviate sono 300 e che saranno utilizzate a partire dalle prossime settimane. Tutto ciò che manca è l'autorizzazione regolatoria, ottenuta la quale la capacità del vaccino di conferire una protezione significativa nei confronti del temuto microbo inizierà ad essere confrontata con quella di un vaccino di controllo.

Lo studio sarà condotto dai National Institute of Health statunitensi e coinvolgerà in totale 30 mila soggetti. Fra questi un terzo riceverà il vaccino sperimentale di Gsk. E' evidente, quindi, che quella annunciata oggi è solo una delle spedizioni che saranno effettuate.

La sperimentazione del vaccino, che con questo studio giunge alla cosiddetta fase III, ha previsto un lungo iter. Gli studi di fase I sono stati ben 5 e hanno coinvolto circa 200 volontari in Svizzera, Mali, Regno Unito e Stati Uniti, dimostrando con i risulati pubblicati nello scorso mese di novembre un profilo di sicurezza adeguato anche per gli abitanti dell'Africa Occidentale. Questi studi preliminari hanno inoltre permesso di stabilire il dosaggio più appropriato, che sarà utilizzato nello studio che si appresta a partire in Liberia

Al momento Gsk sta collaborando con l'Organizzazione Mondiale della Sanità e i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi per poter iniziare altri studi in Sierra Leone e in Guinea. Nel frattempo si attende la pubblicazione degli altri studi clinici in cui è stato sperimentato il vaccino.

(s.s.)

Via | Ansa

I dubbi della SIMIT su nuovi farmaci e vaccini

23 gennaio 2015 ore 14:30

Gli specialisti della SIMIT, la Società Italiana di Malattie Infettive, pongono i loro dubbi sull'effettiva efficacia di farmaci e vaccini per combattere l'ebola. I medicinali che si stanno sperimentando oggi, sottolinea la società, sono stati progettati diversi anni fa, seguendo la sequenza genetica di ceppi isolati nelle epidemie che si sono verificate negli anni Settanta e Novanta. Ceppi che, però, sono diversi dall'ebola che attualmente sta colpendo in Africa Occidentale.

Secondo gli esperti, inoltre, il virus è già mutato e muterà ancora in futuro, quindi farmaci e vaccini potrebbero non essere più validi già nel breve termine, oltre che nel medio e lungo termine. Il virus muta molto velocemente, purtroppo, e secondo gli specialisti della SIMIT i medicinali attualmente in studio potrebbero non essere la risposta giusta all'epidemia.

Il Professor Massimo Andreoni, Presidente Simit e Primario Malattie Infettive al Policlinico Tor Vergata di Roma, ha dichiarato:

Lo studio americano pubblicato su mBIO che ha confrontato le sequenze geniche di ceppi di virus Ebola che sono stati isolati negli anni 1970-90 con quelli isolati nelle ultime epidemie ha dimostrato più di 600 mutazioni occorse in questi anni nel genoma virale. Questo dato è di grande rilevanza perché oltre a confermare la estrema capacità del virus a mutare pone importanti domande non solo sulla validità di farmaci sintetizzati in relazione alle caratteristiche genetiche dei virus circolanti alcuni anni fa e che potrebbero quindi non essere più efficaci, ma, soprattutto, sulla capacità protettiva dei nuovi vaccini prodotti lavorando su ceppi virali diversi da quelli attuali. Infatti le profonde mutazioni genetiche alle quali è andato incontro il virus potrebbero vanificare gli sforzi fatti fino ad oggi alla realizzazione di nuovi vaccini. Si dovranno aspettare nuovi sperimentazioni finalizzate a verificare se i vaccini fino ad oggi sintetizzati siano in grado di neutralizzare anche i ceppi virali di ebola di più recente circolazione.

(p.c.)

Video cartoon per capire cos'è ebola

23 gennaio 2015

Cos'è ebola? Come colpisce? Qual è il calvario che le persone colpite e le loro famiglie affrontano quando la malattia viene diagnosticata? Qual è l'importanza dell'aiuto internazionale che arriva da enti e persone qualificate e professionali?

Tutto questo ci viene spiegato in questo toccante e bellissimo video a cartoni animati che ci spiega che cos'è ebola. Un video ideato per prevenire i contagi e informare sui rischi con immagini e parole che riescono davvero a far capire che cos'è ebola!

(p.c.)

In Guinea i bambini tornano a scuola

22 gennaio 2015

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In Guinea i bambini tornano a scuola: segnali importanti che indicano che forse l'emergenza pian piano sta rientrando. Sono state, infatti, ufficialmente riaperte le scuole in uno dei tre paesi dell'Africa Occidentale più colpiti dal virus ebola, la Guinea.

Le scuole in Guinea, in Sierra Leone e in Liberia, infatti, erano state chiuse tra luglio e agosto, proprio a causa della crescente diffusione del virus ebola. 5 milioni di bambini erano stati, dunque, privati dell'istruzione. Ma le cose stanno lentamente tornando alla normalità e si spera che presto anche in Liberia e Sierra Leone si possa seguire l'esempio della Guinea.

Nel paese l'Unicef e i suoi partner sono già all'opera per poter mettere in sicurezza alunni e operatori scolastici, con corsi di formazione specifici per gli insegnanti per ridurre il possibile rischio di trasmissione del virus. Verranno attivati protocolli di sicurezza come il controllo quotidiano della temperatura dei bambini, con la distribuzione di kit per lavarsi le mani e termometri.

Peter Salama, Coordinatore dell'Emergenza Ebola dell'Unicef, sottolinea:

La chiusura delle scuole ha avuto un profondo impatto nella regione, che nel mondo registra alcuni dei più bassi indicatori sull'istruzione, e sui bambini il cui mondo è stato sconvolto dall'Ebola. Con la riapertura delle scuole, è fondamentale che i bambini vivano in un ambiente protetto dove il rischio di trasmissione dell'ebola sia ridotto al minimo e dove l'informazione contribuisca a fermare la diffusione del virus.

Se in Guinea le scuole hanno riaperto questa settimana, in Liberia e Sierra Leone si sta lavorando per poter fare lo stesso, formando insegnanti e operatori e descrivendo linee guida essenziali per ridurre il rischio di contagio (come vietare l'ingresso a chi ha la febbre o che presenta almeno tre dei sintomi dell'ebola). I casi sospetti verranno segnalati alla clinica più vicina.

(p.c.)

Via | Repubblica

Falso allarme all'aeroporto di Ancona

21 gennaio 2015

Falso allarme in Italia per un possibile contagio di ebola. L'allarme è scattato ieri presso l'aeroporto di Falconara, in provincia di Ancona. Già dalle ore 14 era atteso l'arrivo di un volo Ryanair da Bruxelles, partito da Charleroi, che trasportava a bordo un membro della logistica di Emergency che ritornava a casa dopo aver trascorso un lungo periodo in Guinea, per soccorrere le persone affette da ebola nel paese africano.

Il volo è atterrato alle ore 20.05 e subito sono scattate le procedure previste nel protocollo anti ebola, per poter verificare se l'uomo, con età compresa tra i 35 e i 40 anni e residente nella Vallesina, era affetto o meno dal virus ebola. Ad attenderlo nello scalo anconetano le forze dell'ordine, il personale sanitario e i vigili del fuoco. Per fortuna l'allarme è presto rientrato: un falso allarme come ce ne sono stati molti altri nel nostro paese.

(p.c.)

Via | Cronachemaceratesi

Gino Strada: "Forse ci siamo. Forse si riesce a sconfiggere questa epidemia"

21 gennaio 2015

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L'epidemia di ebola che sta devastando l'Africa Occidentale, forse, può essere sconfitta. A dirlo è Gino Strada da Freetown, dove il fondatore di Emergency si trova da tempo, in prima linea con la sua organizzazione per combattere la malattia emorragica in Sierra Leone, uno dei paesi più colpiti dal virus. I casi sono in continua diminuzione e Gino Strada spera che non si verifichino nuove impennate: forse l'epidemia si può combattere.

Nel suo intervento sulla pagina di Facebook, Gino Strada scrive parole di speranza, anche grazie all'impegno di tutti e di Emergency, che può contare in Sierra Leone 100 posti letti e una terapia intensiva di alto livello, l'unica presente nel paese. Una terapia intensiva che potrà servire anche successivamente per poter aiutare tanti malati che finora sono stati considerati incurabili.

(p.c.)

In Mali l'epidemia è ufficialmente finita

19 gennaio 2015

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Ebola è stato sconfitto in Mali: il ministro della salute del paese africano, infatti, ha annunciato ufficialmente la fine dell'epidemia, dopo un periodo di 42 giorni nei quali non sono stati registrati nuovi casi.

In Mali sono morte sei persone dall'inizio dell'epidemia che ha coinvolto l'Africa Occidentale, colpendo particolarmente Sierra Leone, Liberia e Guinea. In Mali sono stati più di 300 i contagi sospetti, mentre l'ultimo paziente affetto dalla patologia ha lasciato l'ospedale dove era ricoverato il mese scorso.

Dopo la Nigeria, anche il Mali ha potuto dichiarare la fine dell'emergenza e dell'epidemia.

(p.c.)

Via | Ansa

Fabrizio Pulvirenti: "Abbattere per sempre il virus è difficile

19 gennaio 2015

fabrizio-pulvirenti-medico-emergency-guarito-ebola

Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency che aveva contratto il virus in Sierra Leone e che è rimasto ricoverato presso lo Spallanzani di Roma dal 25 novembre 2014 al 2 gennaio 2015, guarendo completamente dalla malattia, in un'intervista a Voci del Mattino, andato in onda su Radio1, sottolinea le difficoltà nello sconfiggere definitivamente il virus: lo si può contenere, ma abbatterlo del tutto è un traguardo molto difficile.

Il medico, sottolineando che tornerà nei prossimi giorni al lavoro e che vuole ritornare in Sierra Leone, quando si sarà completamente ristabilito, ha ricordato nell'intervista che gli operatori sanitari, vivendo l'emergenza in prima linea, sono i più esposti:

Io avendo sviluppato e sconfitto la malattia, ho nel mio sistema immunitario una sorta di protezione, pero’ quando tornerò in Africa mi vestirò come tutti gli altri, perché con questi agenti la prudenza non e’ mai troppa. Ebola e’ un virus silvestre, non appartiene gli uomini, pertanto è cosi virulento, perché il suo ‘ospite’, non è l’uomo ma i roditori, i pipistrelli.

Il medico è anche dubbioso sul fatto che la malattia possa espandersi in Occidente:

I casi delle persone infettate riguardano operatori sanitari, come il sottoscritto, che hanno lavorato sul luoghi, il terrore che possa arrivare attraverso i flussi migratori mi pare infondato e pretestuoso, che solletica istinti xenofobi: con gli immigrati non saremmo colpiti da Ebola. Ho vissuto in prima persona l’esperienza della malattia e posso affermare con certezza che quando si e’ colpiti dal virus si sta davvero molto male, condizione questa che impedisce assolutamente il compimento dei cosiddetti ‘viaggi della speranza’, che durano addirittura di più del periodo di incubazione della malattia.

(p.c.)

Via | Siciliainformazioni

Morto un infermiere di Croce Rossa. Test per le squadre in Coppa d'Africa

16 gennaio 2015

La Coppa d'Africa si terrà: dopo aver scelto la Guinea Equatoriale come paese ospitante del grande evento calcistico del Continente Nero, però, il Comitato Organizzatore ha deciso di prendere delle misure di sicurezza. Tutti i giocatori, tutte le squadre, tutte le delegazioni e anche tutti i tifosi, al loro arrivo nel paese africano, verranno sottoposti a test anti ebola, per scongiurare eventuali contagi durante una manifestazione di tale portata.

La Coppa d'Africa si disputerà in Guinea Equatoriale (paese che non ha ancora registrato malati di ebola) a partire da sabato prossimo: tutti coloro che parteciperanno all'evento dovranno sottoporsi ai test anti ebola, che saranno obbligatori per tutti coloro che entreranno nel paese. I giocatori di Capo Verde sono stati i primi ad arrivare e i primi ad essere sottoposti a questi test, che verranno proposti nel corso di questi giorni anche a tutti gli altri team partecipanti al momento del loro arrivo all'aeroporto di Malabo, capitale.

(p.c.)

Via | raisport

Morto in Sierra Leone un infermiere della Croce Rossa

16 gennaio 2015

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Un infermiere della Croce Rossa che operava in Sierra Leone è morto dopo aver contratto il virus. Ad annunciarlo con un comunicato ufficiale è la stessa organizzazione internazionale: l'operatore sanitario è morto lo scorso 13 gennaio, ma la conferma della positività al virus ebola è arrivata solo nelle ultime ore, con un comunicato della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (FICR).

L'operatore era impegnato nel centro di Kenema in Sierra Leone, nel centro di trattamento IFRC Ebola: la Federazione Internazionale della Croce Rossa sta già indagando per capire come l'infermiere abbia potuto contrarre il virus. Intanto 29 persone che hanno avuto contatti con l'uomo sono sotto stretto controllo per monitorare eventuali sintomi della malattia. Per la Croce Rossa si tratta del primo operatore deceduto a causa del virus in Sierra Leone: l'organizzazione opera nel paese africano dal mese di aprile 2014.

Elhadj As Sy, segretrio generale della Federazione, commenta così questa triste notizia:

I nostri pensieri e condoglianze vanno alla famiglia e agli amici di questo coraggioso membro del personale in un momento particolarmente difficile. Siamo estremamente grati per il suo lavoro e per la dedizione che ha avuto per Croce Rossa e per la lotta contro questa malattia mortale.

E poi ha aggiunto:

l'operatore sanitario è morto lo scorso 13 gennaio, ma la conferma della positività al virus ebola è arrivata solo nelle ultime ore, con un comunicato della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (FICR).

L'operatore era impegnato nel centro di Kenema in Sierra Leone, nel centro di trattamento IFRC Ebola: la Federazione Internazionale della Croce Rossa sta già indagando per capire come l'infermiere abbia potuto contrarre il virus. Intanto 29 persone che hanno avuto contatti con l'uomo sono sotto stretto controllo per monitorare eventuali sintomi della malattia. Per la Croce Rossa si tratta del primo operatore deceduto a causa del virus in Sierra Leone: l'organizzazione opera nel paese africano dal mese di aprile 2014.

Elhadj As Sy, segretrio generale della Federazione, commenta così questa triste notizia: I nostri pensieri e condoglianze vanno alla famiglia e agli amici di questo coraggioso membro del personale in un momento particolarmente difficile. Siamo estremamente grati per il suo lavoro e per la dedizione che ha avuto per Croce Rossa e per la lotta contro questa malattia mortale.

(p.c.)

ebola liberia

In Liberia casi in diminuzione

14 gennaio 2015

ebola sierra leone

Dalla Liberia arrivano buone notizie. Secondo un rapporto di Medici Senza Frontiere, infatti, l'epidemia di ebola starebbe rallentando nel paese dell'Africa Occidentale: i nuovi casi stanno diminuendo, tanto che il governo della Liberia avrebbe annunciato di essere ormai

sul punto di contenere la diffusione del virus ebola

nel territorio nazionale. I nuovi casi di ebola sono stati registrati negli ultimi tempi solamente in due delle quindici contee del paese africano, vale a dire Montserrado, contea alla quale appartiete anche la capitale Monrovia, e Grand Cape Mount, la contea che si trova al confine con la Sierra Leone.

In Liberia dal 2013 sono state contate 3.515 vittime, ma pare che il virus abbia allentato la sua presa e le misure messe in atto siano riuscite a contenere il dilagare del virus nel paese dell'Africa Occidentale.

Intanto dalla Cina arriva la notizia del dispiegamento di nuove forze da parte del paese asiatico per aiutare l'Africa Occidentale a uscire dalla morsa di questa epidemia. Il paese, che non conta casi nel territorio nazionale, ha annunciato di voler incrementare il suo impegno concreto nei paesi maggiormente colpiti dall'epidemia: secondo quanto riportato dal China Daily, vicino al governo di Pechino, le autorità hanno deciso di inviare altri 232 operatori. 154 andranno in Liberia e 78 andranno in Sierra Leone e si aggiungeranno agli operatori già presenti sul territorio. La Cina, infatti, aveva già "prestato" 43 medici e 35 specialisti alla Sierra Leone, che si sono occupati di curare 61 pazienti e di addestrare 1600 operatori locali.

Il governo cinese ha già stanziato 121 milioni di dollari per combattere l'epidemia di ebola in Africa Occidentale.

(p.c.)

Via | Internazionale

L'Oms chiede maggiori poteri durante le emergenze

13 gennaio 2015

L'Oms chiede maggiori poteri in caso di emergenze ed epidemie, dopo i fatti che sono accaduti per l'epidemia di ebola che ha colpito tre paesi dell'Africa Occidentale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, poi, punta il dito contro i governi, rei secondo l'Organizzazione di non aver gestito al meglio la situazione. Alcuni stati, poi, non hanno garantito i sistemi di sorveglianza, di preparazione e di comunicazione del rischio che dovrebbero essere garantiti in questo caso.

Soprattutto in risposta a quanti in passato hanno "accusato" l'Organizzazione Mondiale della Sanità di essersi mossa con troppo ritardo, l'Oms risponde chiedendo maggiori poteri in caso di emergenza, dal momento che, come dimostrato non solo nei recenti casi di ebola, ma anche in altre emergenze, c'è bisogno di una maggiore coordinazione e anche di regole chiare. L'Oms chiede anche la creazione di team di esperti e strutture in grado di poter gestire in maniera corretta e ottimale i fondi messi a disposizione.

E anche Papa Francesco nelle ultime ore è voluto intervenire ringraziando i medici, i religiosi e i volontari che sono impegnati ogni giorno per combattare il virus ebola nel mondo. L'occasione è stata l'udienza riservata, come ogni anno, ai diplomatici nel Palazzo Apostolico: T

ra i lebbrosi del nostro tempo vi sono le vittime di questa nuova e tremenda epidemia di Ebola, che, specialmente in Liberia, Sierra Leone e Guinea, ha già falcidiato oltre seimila vite.

Ma il pontefice non si limita solo a ringraziare quanti sono impegnati ogni giorno nella lotta all'epidemia, ma sottolinea l'importanza dell'impegno della comunità internazionale per aiutare pazienti e famiglie:

Desidero oggi pubblicamente elogiare e ringraziare quegli operatori sanitari che, insieme a religiosi e volontari, prestano ogni possibile cura ai malati e ai loro familiari, soprattutto ai bambini rimasti orfani. In pari tempo, rinnovo il mio appello a tutta la comunità internazionale perché venga assicurata un'adeguata assistenza umanitaria ai pazienti e vi sia un impegno comune per debellare il morbo.

(p.c.)

Via | Reuters e Askanews

Al via per due vaccini il test sui volontari

12 gennaio 2015

Due dei vaccini pensati per combattere il virus ebola stanno per entrare nella terza fase di sperimentazione, quella destinata all'utilizzo su volontari sani. Due dei vaccini sperimentali contro ebola saranno presto testati su alcuni volontari in buone condizioni di salute: Marie Paule Kieny, vice direttrice generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha annunciato qualche giorno fa a Ginevra che i test dovrebbero cominciare entro la fine di gennaio e l'inizio del mese di febbraio.

Durante la conferenza stampa, che si è tenuta dopo la seconda riunione di alto livello dedicata proprio ai vaccini contro ebola, la vice direttrice generale ha annunciato che sta per iniziare la fase III della sperimentazione, che verrà effettuata parallelamente alla fase II (la fase I ha mostrato che i profili di sicurezza dei vaccini proposti sono accettabili), dei vaccini ChAd3 (GSK/NIH) e del VSV-ZEBOV. Kieny ha poi aggiunto che si sono altri vaccini sperimentali in fase di studio negli Usa, in Russia e in Cina.

(p.c.)

Via | Avvenire

Il film italiano dedicato a ebola

12 gennaio 2015

Si intitola "Along the Ebola river" ed è il film diretto da Christian Marazziti scritto insieme a Luca Monti e girato a Roma. Un film dedicato all'epidemia di ebola. Il film, girato in lingua inglese tra la capitale italiana, quella inglese e la città tedesca di Marburg è la storia di sei ricercatori provenienti da diversi paesi del mondo che mentre stanno studiando lo sviluppo di un vaccino si trovano ad affrontare un'epidemia proprio nel loro laboratorio.

Il film verrà presentato in diversi Festival del cinema di tutto il mondo.

Ebola River è il nome di un fiume della Repubblica Democratica del Congo, il cui nome indigeno è Legbala: proprio a 60 miglia dal fiume Ebola (una "storpiatura" francese del suo nome reale") nel 1976 il professor Peter Piot scoprì il virus e decise di chiamarlo proprio con il nome del fiume che scorreva vicino alla città dove per la prima volta apparve questa malattia.

(p.c.)

Via | Askanews

La malattia sta rallentando nei tre paesi più colpiti dall'epidemia

08 gennaio 2015

ebola epidemia

L'epidemia di ebola sta rallentando nei tre paesi dell'Africa Occidentale maggiormente colpiti, vale a dire Guinea, Sierra Leone e Liberia. Secondo l'ultimo Situation Report dell'Oms, infatti, dall'inizio dell'epidemia sono stati registrati 20747 casi, con 8235 morti nei tre stati dell'Africa Occidentale che stanno pagando il prezzo più alto. 900 casi tra gli operatori, 500 i morti.

Il paese che detiene il triste primato dei casi è la Sierra Leone, che conta 250 nuovi casi solo nell'ultima settimana, ma sembra che l'epidemia si stia stabilizzando. Stabili i nuovi casi in Guinea, mentre in Liberia si è passati dai 400 nuovi casi a settimana del mese di settembre ai 40 di oggi.

I tre paesi maggiormente colpiti dal virus hanno oggi una capacità maggiore rispetto ai mesi di settembre e di ottobre di isolare e trattare i pazienti, con una maggiore organizzazione nei centri di trattamento. Ma gli esperti sottolineano che

la distribuzione geografica non uniforme dei letti e dei casi implica che non si riesca a trattare il 100% dei pazienti. Un'enfasi crescente sarà messa nello sviluppare rapidamente piccoli centro di trattamento per assicurare che la capacità di cura corrisponda alla domanda effettiva nelle singole aree.

Ad aiutare nella lotta contro l'epidemia arrivano anche i nuovi trattamenti e i vaccini sperimentali, che finalmente sono arrivati anche in Africa. In particolare, Msf ha annunciato l'avvio dei test su un antivirale che va ad affiancarsi ad un altro farmaco giapponese, mentre a Ginevra in queste ore si fa il punto della situazione sullo stato di sviluppo dei vaccini.

(p.c.)

Il racconto di una volontaria di Emergency in Sierra Leone

08 gennaio 2015

ebola emergency

Alessandra Napoleone, anestesista sarda e volontaria di Emergency, è tornata il 5 gennaio scorso dalla Sierra Leone, raccontando la sua esperienza:

In Sierra Leone da parte nostra non c'è alcuna paura, basta rispettare i protocolli. Sono stata a contatto con i pazienti munita dallo scafandro. Basta seguire le istruzioni.

Il medico ha sottolineato che si può operare nella massima sicurezza, invitando tutti coloro che ne hanno la possibilità di andare a dare una mano, dal momento che la situazione è drammatica: dove si trovava lei le uniche sale operatorie funzionanti e utilizzabili erano proprio quelle di Emergency.

La Sierra Leone è un paese dove cristiani e musulmani convivono pacificamente: un esempio se si pensa al clima di queste ore dopo l'attentato in Francia. Gente poverissima che ha però una serenità interiore eccezionale.

(p.c.)

3 milioni dal Vaticano per combattere la malattia

08 gennaio 2015

vaticano ebola

Il Vaticano ha annunciato lo stanziamento di 3 milioni di euro per poter aiutare nella lotta contro il virus ebola. La Santa Sede, come spiegato in un comunicato del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, ha stanziato nuovi fondi che serviranno per poter potenziare le attività delle chiese locali per far fronte all'emergenza nei paesi dell'Africa Occidentale maggiormente colpiti dal virus, vale a dire Guinea, Sierra Leone e Liberia.

La Santa Sede concentrerà i suoi sforzi sulle parrocchie, realtà locale che, secondo quanto sottolineato dal Vaticano, è l'istituzione basilare nella lotta alle conseguenze provocate dal virus ebola nei paesi africani dove la malattia, purtroppo, è ancora un'emergenza. Le conseguenze si stanno dimostrando devastanti soprattutto per i sopravvissuti, le cui condizioni destano altrettante preoccupazioni quanto quelle delle persone affette che sono in cura.

I fondi della Santa Sede

saranno a disposizione di strutture sostenute dalla Chiesa per migliorare l'assistenza che esse offrono attraverso istituzioni sanitarie, iniziative comunitarie e la cura pastorale dei malati e del personale sanitario.

Inoltre, i soldi saranno utilizzati

per l'acquisto di forniture sanitarie di prima necessità, per il trasporto dei malati e per il rinnovamento delle strutture

oltre che per aiutare

i residenti di aree circoscritte al fine di sviluppare e potenziare strategie tese a fermare l'espansione dell'Ebola

e per sostenere

le famiglie colpite dal virus e i minori rimasti orfani.

Intanto il bilancio dell'Oms in merito alle persone colpite dal virus nel mondo continua ad aggravarsi: secondo i dati del 6 gennaio 2015, sono 8.153 le persone morte per il virus, con la Sierra Leone che rimane il paese più colpito. Nei tre paesi dell'Africa Occidentale oggetto dell'attuale epidemia, invece, sono 20.656 i casi finora accertati e registrati, mentre in Liberia, paese libero dallo scorso autunno dal virus, dopo sei mesi di chiusura sono state riaperte le scuole.

(p.c.)

Via | Agi

Caso accertato in Scozia e falso allarme all'Aquila

07 gennaio 2015

ebola inghilterra

Primo caso di ebola in Scozia. Lo stesso governo scozzese, infatti, ha confermato il suo primo paziente: si tratta di una persona da poco rientrata dalla Sierra Leone nella città di Glasgow. Il paziente è stato trasferito in isolamento presso l'ospedale Royal Free di Londra.

Si tratta di un operatore sanitario rientrato il 28 dicembre dalla Sierra Leone in aereo: secondo gli esperti, il rischio di infezione per gli altri passeggeri che hanno volato insieme a lui sui tre mezzi presi da Freetown per raggiungere Glasgow è davvero molto basso, anche se si stanno eseguendo dei controlli su tutti i passeggeri che hanno viaggiato vicino a lui sui diversi voli. L'uomo non aveva ancora manifestato i sintomi della malattia durante il viaggio, quindi il rischio di contagio è veramente basso.

In Italia, invece, si è parlato nelle scorse ore di un possibile caso di ebola all'Aquila, dopo che un volontario di Sulmona si è presentato presso il pronto soccorso dell'ospedale della città abruzzese con la febbre, dopo essere rientrato dall'Africa. Nonostante la psicosi che si è scatenata nel nosocomio e nella città dopo la notizia, l'allarme è presto rientrato, dal momento che il volontario, che ha lavorato nei mesi scorsi in Sudan per un'organizzazione umanitaria, non soffriva di ebola, ma era affetto da malaria, malattia che si trasmette per la puntura di zanzare infette.

Il volontario, ritornato in Italia per le vacanze di Natale, dopo qualche giorno di febbre ha chiamato il 118 ed è stato trasportato in ambulanza presso il Santissima Annunziata, dove è stato subito attivato il protocollo di emergenza per i casi sospetti di ebola. L'Asl, che ha seguito costantemente il caso, che poi si è rivelato infondato, ha commentato in una nota:

Il sospetto di ebola va escluso poiché l’uomo non proviene da uno dei Paesi in cui si è manifestato il virus, ha febbre con valori di entità inferiori a quelli dei parametri della malattia e non è stato a contatto con persone a rischio. Il paziente da Sulmona verrà trasferito nel reparto malattie infettive dell’ospedale dell’Aquila per essere sottoposto ai controlli necessari per debellare la febbre le cui caratteristiche, va ripetuto, non presentano alcun richiamo a ebola. In ogni caso all’ospedale di Sulmona l’uomo è stato trattato con la scrupolosa adozione di tutte le procedure stabilite per casi sospetti.

La conferma è poi arrivata dall'ospedale dell'Aquila:

Il paziente è affetto da una forma di malaria che si manifesta sostanzialmente con febbre alta e alterazione di emocromo. Le sue condizioni rispetto a ieri sono lievemente migliorate e viene trattato con farmaci specifici ai quali risponde positivamente. Proseguiremo il trattamento nel reparto e monitoreremo il suo stato nei prossimi giorni. La forma di malaria da cui è affetto il paziente - aggiunge Grimaldi - è una malattia tipica di alcune aree dell’Asia e dell’area subsahariana e non si trasmette da persona a persona ma solo tramite zanzare.

(p.c.)

Via | Ilcentro

Il plasma del medico di Emergency in Africa per curare i malati

05 gennaio 2015

Il plasma di Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency ricoverato il 25 novembre 2014 allo Spallanzani di Roma dopo aver contratto il virus ebola in Sierra Leone e dimesso, per completa guarigione a inizio 2015, servirà per curare altri pazienti malati in Africa. Lo stesso dottore, che in questi giorni è tornato nella sua Sicilia, ha ammesso che vorrebbe tornare in Sierra Leone per dare una mano. Ma il suo aiuto arriverà anche dal suo sangue.

Come annunciato dallo stesso ministro della salute italiano Beatrice Lorenzin, il sangue di Fabrizio verrà spedito in Africa per poter curare altri malati. Il ministro, dopo aver ammesso di aver temuto per le condizioni di salute di Fabrizio Pulvirenti, che si sono aggravate nel corso del tempo, per poi, fortunatamente, migliorare, è stata felicissima di poter annunciare la sua guarigione. Ed era anche felice di aver visto che tutte le esercitazioni fatte allo Spallanzani da maggio 2014 sono servite:

Certo, ma la realtà è ben altra cosa. Conoscevamo il potenziale della nostra organizzazione. Ora l’abbiamo testata sul campo nel Paese dopo tante esercitazioni. Professionalità e consapevolezza del rischio hanno fatto tenere sempre la guardia alta a tutti. Quando si è troppo sicuri possono accadere gli incidenti ed è su questo che abbiamo lavorato per mesi.

Ed ora il plasma del medico guarito andrà in Africa per cercare di aiutare altri malati: come ricordato dal ministro, non rimarrà in Italia, ma verrà inviato per cercare di portare aiuto dove c'è maggiore bisogno:

Perché questa malattia vuole la solidarietà. Perché là, in quella parta di Africa, ci sono quattro cinque Paesi che continuano a contare i morti. Là ci sono ancora tanti medici di tutto il mondo che cercano di dare assistenza e speranze concrete. Anche Fabrizio Pulvirenti ha dichiarato che vuole tornare là dove si è infettato. E’ giusto così.

(p.c.)

Via | Il Messaggero

Ricoverato a Berlino un operatore sanitario sudcoreano

4 gennaio 2015

Un operatore medico sudcoreano impegnato nella lotta contro l'Ebola in Sierra Leone è stato trasportato in Germania dopo essersi ferito con un ago. Ad annunciarlo sarebbe stato l'ospedale Charite di Berlino, dove l'uomo sarebbe stato ricoverato nella speciale unità di isolamento nella giornata di sabato 3 gennaio, 5 giorni dopo l'incidente.

Come spiegato da Frank Bergmann, il medico che supervisiona il trattamento dei pazienti altamente infettivi ricoverati al Charite,

il paziente non è stato trasportato in Corea del Sud perché il governo coreano ha chiesto all'Europa di intervenire.

Prima di tutto, dal punto di vista degli spostamenti è una buona idea venire qui e in secondo luogo è meglio essere trattati qui in Europa per mantenere l'anonimato del paziente.

Il governo sudcoreano e i medici hanno infatti chiesto espressamente che sia divulgato il minor numero possibile di dettagli sulle generalità dell'uomo, rifiutandosi di chiarire la sua professione , l'età, il datore di lavoro e persino il genere.

Al momento la struttura ospedaliera tedesca non ha fatto sapere se l'infezione da virus Ebola è stata o meno confermata. Ciò che si sa è che lo scorso lunedì l'operatore medico si stava occupando di un paziente delirante a causa della malattia da virus Ebola e che a un suo sobbalzo si sarebbe punto con una siringa piena di sangue del paziente.

Il giorno dopo

ha raccontato Bergman

il paziente aveva una carica virale molto elevata ed è morto, fatto che significa che c'era un rischio di infezione molto alto.

Al momento, però, l'operatore sanitario ricoverato a Berlino non mostra nessun sintomo dell'infezione. Nei prossimi 15 giorni che devono trascorrere prima della fine del periodo di incubazione sarà tenuto in stretta osservazione.

(s.s.)

Via | Daily Mail/AP

Le reazioni e i ringraziamenti per il medico guarito


3 Gennaio ore 11.30

La guarigione di Fabrizio Pulvirenti, il medico italiano contagiato dall'Ebola e ricoverato per 37 giorni all'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma, è stata una vera vittoria per la sanità italiana: nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri nel nosocomio romano alla presenza delle istituzioni e della presidente di Emergency Cecilia Strada, della cui associazione fa parte il medico, vedere Fabrizio Pulvirenti presente e sorridente, per quanto provato dalla lunga convalescenza in ospedale, è stato davvero un sollievo.

I messaggi di augurio, forza e ammirazione per il medico italiano e soprattutto per i colleghi sanitari dello Spallanzani sono stati numerosissimi su Twitter, tra personalità più note e gente comune che ha voluto partecipato alla gioia collettiva della guarigione del medico di Emergency contagiato dall'Ebola.

In prima fila il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha twittato gli auguri e la felicità per il risultato ottenuto dai sanitari italiani:

Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha voluto sottolineare la professionalità dei medici e del personale dello Spallanzani: attorno a Fabrizio Pulvirenti si sono alternati 30 infermieri.

Al coro di auguri e ringraziamenti si è unita anche la presidente della Camera Laura Boldrini:

Cecilia Strada ha scritto un messaggio commovente:

Il vignettista Mauro Biani (che collabora anche con Blogo) ha pubblicato una vignetta che sintetizza l'importanza del lavoro del personale specializzato nella lotta al virus e alla sua diffusione:

Ancora più intense e calorose sono state le parole delle persone che hanno voluto partecipare all'affetto collettivo verso il medico italiano guarito dall'Ebola e il personale sanitario che si è occupato di lui: dai ringraziamenti per la categoria degli infermieri ai messaggi d'augurio per il dottor Pulvirenti.

(a.g.)

2 gennaio 2015 ore 13.00

fabrizio-pulvirenti-medico-emergency-guarito-ebola

Fabrizio Pulvirenti, il medico italiano di Emergency contagiato dal virus Ebola, è guarito ed è stato dimesso dall'Istituto Spallanzani di Roma dove era ricoverato dal 25 Novembre scorso.

La notizia era nell'aria già da ieri ma la conferma è arrivata nella mattinata di oggi, 2 Gennaio 2015. nel corso di una conferenza stampa tenutasi alla presenza del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, della presidente di Emergency Cecilia Strada, oltre al direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito e dei medici e sanitari che lo hanno avuto in cura: il sollievo nel poter annunciare la completa guarigione del medico era davvero palpabile.

Il medico di Emergency guarito, presente alla conferenza stampa, ha tenuto un piccolo intervento nel quale ha voluto ringraziare gli specialisti e il personale che si è occupato di lui nel corso di questo mese di apprensione e monitoraggio delle sue condizioni di salute. Fabrizio Pulvirenti è apparso in buona forma.

In collegamento dalla Sierra Leone anche Gino Strada, fondatore di Emergency, che in un intervento via Skype ha porto le sue felicitazioni per la guarigione del paziente senza dimenticare la condizione della zona occidentale dell'Africa, dove invece l'epidemia continua ad essere fuori controllo.

L'assessore alla sanità della Regione Lazio ha sottolineato l'eccellenza del polo dello Spallanzani in merito alla qualità e alla sanità pubblica.

La soddisfazione del ministro della Salute Lorenzin è nelle sue parole:

L'Italia comincia l'anno bene, con una bellissima notizia e una dimostrazione di quello che noi siamo capaci di fare: dall'individuo, da chi gestisce e fa delle scelte coraggiose come Fabrizio [...] L'Italia bella è questa. È da queste storie che prendiamo la forza di andare avanti, sono storie di ordinario coraggio. Una squadra che ha funzionato: ringrazio tutto il coordinamento perché fare un'evacuazione così non era semplice, la direzione che ha seguito l'evacuazione. Ringrazio gli operatori e gli infermieri, e le loro famiglie che giustamente sono stati ringraziate

(a.g.)

1 gennaio 2015

E' stata fissata per domani, venerdì 2 gennaio, una conferenza stampa sulle condizioni del medico catanese di Emergency ricoverato all'Irccs “Lazzaro Spallanzani” di Roma dallo scorso 25 novembre, dopo essere rientrato dalla Sierra Leone dove aveva contratto il virus Ebola. All'appuntamento è prevista la partecipazione del direttore scientifico dello Spallanzani, del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e di Cecilia Strada, presidente di Emergency, oltre che del personale del nosocomio capitolino.

Il medico è riuscito a sconfiggere la temibile infezione, è ormai nella fase di convalescenza e secondo indiscrezioni potrebbe essere dimesso già domani. Di lui ha parlato anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso di fine anno. Ringraziandolo per il lavoro svolto nel Paese dell'Africa occidentale al centro delle cronache ormai da numerosi mesi a causa del suo coinvolgimento diretto in quella che è stata definita la più grave epidemia di Ebola della storia, il Presidente Napolitano ha incluso il collaboratore di Emergency nel numero degli italiani “esemplari” esempio di “valori di cultura e di solidarietà” insieme al direttore del Cern di Ginevra, Fabiola Giannotti, all'astronauta Samantha Cristoforetti e a Serena Petrucciolo, l'ufficiale medico della Marina che ha aiutano, a Natale, una profuga proveniente dalla Nigeria a partorire.

L'essere citato dal Presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno agli italiani è stata una sorpresa che mi ha profondamente commosso

ha commentato l'uomo

Un riconoscimento come questo, per il quale sono grato, comporta responsabilità che sarò onorato di continuare a osservare e lo voglio idealmente condividere con tutti i miei colleghi di Emergency che sono ancora sul campo per fronteggiare Ebola.

Il medico ha colto l'occasione anche per rivolgere delle parole alle persone che si sono prese cura della sua salute in queste settimane.

In questo momento

ha infatti aggiunto

non posso infine non ringraziare i colleghi e gli operatori dello Spallanzani che hanno fatto di tutto per salvare la mia vita.

(s.s.)

Via | Agi; Rai News