Fecondazione eterologa, verso un Far West regionale?

La bocciatura del decreto legge proposto dal Ministro Lorenzin ha lasciato in una situazione di stallo il "caso" eterologa, ma alcune Regioni non sono intenzionate a fermarsi ad aspettare

L'evoluzione di quello che ormai potrebbe essere definito il “caso (o caos?) fecondazione eterologa” sembra suggerire che in Italia qualunque azione possa essere compiuta solo se c'è una legge che specifica che è possibile compierla e in che modo eseguirla. Poco importa se la voce che dovrebbe essere ritenuta più autorevole rispetto a qualunque altra (quella dei giuristi) grida ripetutamente che l'impianto normativo è sufficiente a regolare qualcosa che non essendo negato dovrebbe essere consentito. Poco importa se la norma che diceva “non si può fare” è ufficialmente svanita nel nulla, sancendo di fatto la liceità dell'azione. Quando si tratta di fecondazione eterologa, secondo il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin

i centri, pubblici e privati, non si possono muovere.

Ma la fecondazione eterologa non è prima ancora che “eterologa” “assistita”? E non esiste una legge (la celeberrima Legge 40) che sostiene che in Italia la fecondazione assistita è consentita? E perché se in questa legge non c'è (più) scritto che se si chiama “eterologa” la fecondazione assistita non è legale ci viene detto che in realtà non è legale?

Dopo la decisione del Consiglio dei Ministri di bocciare il decreto legge proposto dal Ministro Lorenzin e di rimettere tutto nelle mani del Parlamento, lo stesso Ministro della Salute ha spiegato che

senza legge non si può istituire un registro nazionale dei gameti, verificare la loro tracciabilità o controllare quante donazioni fa una persona in un anno. E non si può recepire la direttiva europea sull’autorizzazione dei centri.

Nei giorni successivi fonti del Ministero avrebbero fatto sapere che a settembre Lorenzin proporrà un nuovo tavolo per un approfondimento giuridico in tema di fecondazione assistita, possibilmente includendo la Corte Costituzionale, in modo da mettere a punto norme da seguire in attesa che il Parlamento approvi una legge ad hoc. La realtà resta però che per ora tra chi dice “si può” e chi dice “non si può” ciò che è consentito non è assolutamente chiaro e che la situazione che rischia di venire a crearsi è quella di un vero e proprio Far West.

Un Far West che si inquadrerebbe a livello regionale. Se, infatti, alcune Regioni si sono mostrate d'accordo con il pensiero del Ministro, altre vi si oppongono drasticamente. E' questo il caso della Toscana, la prima ad aver regolamentato la fecondazione eterologa dopo la caduta del divieto imposto dalla Legge 40.

Il ministro Lorenzin non può dire “fermatevi”

ha dichiarato alla stampa Enrico Rossi, presidente della Regione, aggiungendo:

La Corte Costituzionale ha stabilito che è vietato vietarla.

Partendo da questo presupposto, Rossi non ha nessuna intenzione di rivedere la delibera regionale in tema di fecondazione assistita.

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La Liguria sembra del tutto intenzionata a seguire le orme della Toscana. Claudio Montaldo, assessore regionale alla salute, ha sottolineato:

In Liguria, con le strutture ospedaliere genovesi dell'Evangelico e di San Martino, saremmo in grado di praticare l'eterologa nel giro di qualche settimana. Se il vuoto normativo dovesse protrarsi proporrò alla giunta regionale di deliberare sulla questione.

Diversa, invece, la posizione dell'Emilia Romagna

Serve un atto di regolamentazione a carattere nazionale, per evitare che un argomento così delicato e sensibile si trasformi in una giungla

ha dichiarato Carlo Lusenti, assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna.

Voglio precisare

ha aggiunto Lusenti

che proprio per assicurare la fruizione di un diritto, pertinente alla sfera della salute, in condizioni di uniformità su tutto il Paese, riteniamo sia doveroso andare oltre l’assunzione di atti da parte delle singole Regioni: ciò comporterebbe inevitabilmente il rischio di una variabilità da territorio a territorio.

L'assessore non ha sottolineato anche l'urgenza di avere a disposizione una regolamentazione uniforme “da adottare con urgenza e tempestività”.

Noi siamo pronti

ha precisato Lusenti

e sollecitiamo a lavorare da subito per adottare un provvedimento entro i primi di settembre. Lo dobbiamo alle tante coppie in attesa di veder riconosciuto questo loro diritto.

Coppie che qualora dovessero decidere per una fuga in Toscana non si troverebbero di fronte a porte chiuse o sbattute in faccia. Interpellato sulla questione, Rossi si è infatti mostrato disposto ad aprirle.

Vedremo se arriveranno cittadini da altre Regioni

ha dichiarato il governatore toscano

e comunque le nostre strutture li accoglieranno. Però mi auguro che anche il resto del Paese segua quanto ha detto la Corte.

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Via | Regione Emila-Romagna; Ansa; Italpress

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