Presto che è tardi: l'uomo non vuole più tempo per pensare

Nel mondo moderno tutti hanno sempre qualcosa da fare. Ma cosa si nasconde dietro a questa iperattività? E' un modo per fuggire dai problemi o è un motivo più profondo a tenerci lontano dai nostri pensieri?

Fare per non pensare: sembra essere questa una delle attività preferite dall'uomo occidentale moderno. "Fare", non importa cosa. Ciò che conta è che la mente non venga lasciata libera di vagare. In caso contrario la noia (o forse l'ansia?) potrebbe prendere il sopravvento e spingere addirittura ad autoinfliggersi una scossa elettrica, un finale che potrebbe sembrare eccessivo e piuttosto fantasioso, ma che in realtà è proprio quello scritto da alcuni dei partecipanti di uno studio pubblicato su Science da un gruppo di ricercatori dell'University of Virginia di Charlottesville, negli Stati Uniti.

Guidati da Timothy Wilson, docente di psicologia presso l'ateneo statunitense, gli autori di questo studio hanno condotto 11 diversi esperimenti in cui hanno valutato cosa succede quando le persone vengono lasciate libere di non fare assolutamente nient'altro che rimanere in compagnia dei propri pensieri. Niente televisori da accendere, smartphone con cui immergersi nei social network o libri da leggere: solo se stessi e i propri pensieri, per un tempo variabile tra i 6 e i 15 minuti.

I ricercatori erano abbastanza preparati all'eventualità che in molti casi stare soli con se stessi non sarebbe stata un'esperienza entusiasmante: già in passato alcuni studi avevano svelato che il 95% degli Americani occupa sempre un po' del tempo della giornata guardando la televisione o leggendo, ma che l'83% può trascorrere intere giornate senza passare qualche minuto a pensare senza fare nulla. I risultati dei loro esperimenti sono però davvero netti e in qualche modo preoccupanti.

Abbiamo scoperto che i partecipanti in genere non gradiscono passare da 6 a 15 minuti in una stanza da soli senza nulla da fare se non pensare, che amano di più fare attività mondane esterne, e che molti preferiscono somministrarsi una scossa elettrica piuttosto che essere lasciati da soli con i loro pensieri

spiegano i ricercatori sulle pagine di Science. In particolare, ben il 67% degli uomini preferisce decidere di darsi volontariamente una scossa pur avendo in precedenza dichiarato di essere disposto a pagare 5 dollari piuttosto che farsela dare. Questa percentuale scende al 25% quando si analizza il comportamento delle donne, ma resta comunque significativamente elevata.

La maggior parte delle persone preferisce fare qualcosa piuttosto che fare nulla

concludono i ricercatori

anche se questo qualcosa è negativo.

Impegni
Stare soli con se stessi, insomma, è per molti una gran brutta esperienza. Come mai?

La prima spiegazione che potrebbe venire in mente è che non avere altro da fare che pensare porti a riflettere sulle proprie mancanze e i propri problemi. Stephanie Brown, psicologa autrice del libro “Speed: Facing Our Addiction to Fast and Faster — and Overcoming Our Fear of Slowing Down”, sottolinea come in realtà tenersi occupati per evitare di pensare ai propri problemi potrebbe avere risvolti fortemente negativi.

E' opinione diffusa che pensare e riflettere possa solo rallentarci e intralciarci, ma in realtà è vero il contrario

spiega l'esperta, precisando che sopprimere i pensieri negativi li rafforza, facendoli riemergere all'improvviso e aumentando l'impegno necessario per tenerli a bada, lastricando la strada a disturbi psicologici come l'ansia e gli attacchi di panico, ma anche sindrome del colon irritabile, mal di testa, asma e cali delle difese immunitarie.

In effetti anche gli autori di questo studio hanno vagliato questa ipotesi, ma giungendo alla conclusione che non sempre rimanere soli con i propri pensieri rende meditabondi e che non favorisce necessariamente pensieri negativi. Un'altra possibile spiegazione è che anche i momenti di riflessione debbano essere in qualche modo pianificati. Ancora una volta, però, i dati raccolti da Wilson e colleghi non sembrano confermare che sia questa la regola.

Impegni

Ai ricercatori non rimane che un'ultima teoria: il problema alla base di questa frenetica necessità di tenersi impegnati è che controllare la mente e direzionarla verso pensieri positivi non è impresa semplice. Per questo molte persone per imparare a farlo si affidano alla meditazione e ad altre tecniche, raggiungendo anche ragguardevoli risultati. Senza un aiuto di questo tipo, invece, controllare una mente libera di vagare è difficile, e l'azione, qualunque essa sia, torna ad essere la scelta preferita, le nostre vite si riempiono di impegni e diventiamo incapaci anche di stare in fila alla cassa del supermercato senza brandire lo smartphone e farci quantomeno un giro virtuale su Facebook.

Bisogna però fare attenzione ad assumere comportamenti di questo tipo. Il nostro benessere psicofisico potrebbe non essere l'unico a fare le spese di questa smania di iperattività. Secondo gli esperti l'incapacità di entrare in contatto con i propri pensieri rende anche meno empatici, rischiando così di compromettere i rapporti interpersonali. Non solo, una mente non libera di vagare è anche meno creativa. In altre parole a rimetterci potrebbe essere ogni aspetto della nostra vita.

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Via | Science; The New York Times

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