Verso una cura dell'HIV: virus sparito dopo trapianto di midollo

Due nuovi pazienti sembrano aver sconfitto il microbo dopo una terapia contro il cancro. La notizia dall'HIV Cure Symposium

La ricerca di una cura contro l'HIV non si ferma e anche se in alcuni casi quelli che inizialmente sembrano poter rappresentare il punto di svolta nelle terapie per eradicare il virus finiscono per trasformarsi in insuccessi dietro l'angolo c'è sempre una nuova notizia a riaccendere le speranze dentro e fuori la comunità scientifica.

E' questo il caso dei trapianti di midollo osseo. Lo scorso anno dall'Aids Society Conference di Kuala Lumpur era arrivata la notizia di due pazienti, diventati famosi come “pazienti Boston”, che sembravano sulla strada giusta per sconfiggere l'HIV grazie a un trapianto di cellule staminali. Oggi dobbiamo purtroppo dare notizia dell'insuccesso del trattamento cui sono stati sottoposti: una volta sospesa la terapia con i farmaci antiretrovirali il virus è tornato a farsi vivo. Allo stesso tempo dobbiamo però fare anche un annuncio positivo: due uomini sottoposti a trapianto di midollo osseo a Sydney sembrerebbero non presentare più traccia del virus nel loro organismo.

La notizia arriva dall'HIV Cure Symposium, evento svoltosi nell'ambito della 20ma Conferenza Internazionale sull'AIDS in corso a Melbourne. Dei due “pazienti Sydney” il primo ha ricevuto un trapianto di midollo osseo nel 2010 per combattere un linfoma non-Hodgkin da un donatore che portava una copia del gene che protegge dal virus. Il secondo, invece, ha ricevuto nel 2011 cellule senza alcuna copia di questo gene, una situazione del tutto simile a quella dei “pazienti Boston”. Nel suo caso il trapianto è stato effettuato per combattere una leucemia mieloide acuta.

Al momento entrambi i pazienti sembrano aver sconfitto il tumore e, allo stesso tempo, aver eliminato il virus, ma sono ancora in terapia con gli antiretrovirali. Cosa dobbiamo aspettarci?

hiv cura

Per ora solo il “paziente Berlino”, sottoposto a due trapianti di midollo osseo (uno nel 2007 e uno nel 2008), continua a non presentare tracce misurabili del virus anche se non sta più assumendo la terapia antiretrovirale. Nel suo caso, però, il secondo donatore era portatore della variante che protegge dall'HIV in entrambe le copie del gene CCR5. Che sia questa la situazione ideale? Solo seguendo il caso dei “pazienti Sydney” sarà possibile tentare di dare una risposta a questa domanda. In ogni caso, gli esperti non credono che il trapianto di midollo osseo potrà trasformarsi nella cura del futuro che renderà l'infezione definitivamente eliminabile. A rendere questa prospettiva pressoché utopica sono, al momento, gli elevati costi del trapianto e le difficoltà insite nella procedura. Per di più come ha spiegato David Cooper, responsabile dello studio presentato all'HIV Cure Symposium

è molto difficile trovare donatori di midollo osseo compatibili e lo è ancora di più trovarne che offrano l'immunità protettiva nei confronti dell'HIV.

Tuttavia, i due casi di Sydney potrebbero gettare le basi per nuove ricerche contro l'HIV e offrire nuove speranze ai pazienti sieropositivi contemporaneamente affetti da una leucemia o da un linfoma.

E' un risultato altamente inattesi per persone con un cancro e l'HIV

ha commentato Sam Milliken, coautore dello studio.

Potrebbe darci una visione totalmente nuova dell'HIV, utilizzando i principi del trapianto di cellule staminali.

Per il momento, però, resta da scoprire anche perché nei “pazienti Sydney” non ci siano più tracce rilevabili del virus.

Una teoria

ha spiegato Kersten Koelsch, primo nome dello studio,

è che la terapia di induzione aiuti a distruggere le cellule in cui il virus si nasconde e che qualsiasi cellula infetta residua sia distrutta dal nuovo sistema immunitario del paziente.

Tuttavia, Koelsch ammette che sono necessarie ulteriori ricerche sia per spiegare in che modo il trapianto elimini il virus, sia perché riesca a farlo.

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Via | Unsw

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